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  • Garante infanzia dell'Umbria, 'con il Ddl Zan anche sesso con cose o animali'

Garante infanzia dell'Umbria, 'con il Ddl Zan anche sesso con cose o animali'

Associazioni chiedono la revoca dell'incarico. M5s, parole gravissime

"Il concetto d'identità cambia non è più quello antropologico che conosciamo da sempre e che distingue persona da persona a ragione di evidenze biologiche, ma diventerà qualcosa che io, cittadino, posso decidere arbitrariamente secondo la percezione del momento. Di conseguenza ogni desiderio sarà considerato un bisogno e il bisogno un diritto", lo afferma Maria Rita Castellani, Garante per l'infanzia dell'Umbria, in un testo inviato ai mezzi d'informazione sul disegno di legge Zan. 

"A partire da queste considerazioni preliminari - sottolinea la Garante - si deduce che il sesso biologico non avrà più importanza dal punto di vista sociale perché conterà soprattutto il sesso culturale cioè quello percepito come, d'altra parte, si potrà scegliere l'orientamento sessuale verso cose, animali, e o persone di ogni genere e, perché no, anche di ogni età, fino al punto che la poligamia come l'incesto non saranno più un tabù, ma libertà legittime". 

Una richiesta di revocare l'incarico alla Garante  per le "gravissime affermazioni" sul Ddl Zan è stata avanzata alla presidente della Regione Donatella Tesei dall'associazione Omphalos Lgbti e da una cinquantina di organizzazioni del territorio. Insieme hanno sottoscritto una lettera di protesta firmata - sostengono - da oltre 300 tra professionisti, accademici e privati cittadini, inviata alla Garante nazionale dell'infanzia e dell'adolescenza, al presidente dell'Assemblea legislativa umbra, nonché ai capigruppo.
    Omphalos ha inoltre reso noto di avere inviato una segnalazione ufficiale per "discorso d'odio a livello istituzionale" all'Unar, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali e difesa delle differenze.
   

Le dimissioni della Garante umbra sono state già chieste dai consiglieri dei gruppi di minoranza dell'Assemblea legislativa, Pd, civici e M5s, mentre il capogruppo regionale Lega Stefano Pastorelli e il senatore Simone Pillon, responsabile delle politiche familiari del partito in Umbria, si sono schierati dalla parte di Castellani.
   

"Il concetto d'identità cambia - ha tra l'altro scritto la Garante in un testo inviato ai mezzi d'informazione sul disegno di legge Zan -, non è più quello antropologico che conosciamo da sempre e che distingue persona da persona a ragione di evidenze biologiche, ma diventerà qualcosa che io, cittadino, posso decidere arbitrariamente secondo la percezione del momento. Di conseguenza ogni desiderio sarà considerato un bisogno e il bisogno un diritto". A partire da queste considerazioni preliminari si deduce che il sesso biologico non avrà più importanza dal punto di vista sociale perché conterà soprattutto il sesso culturale cioè quello percepito come, d'altra parte, si potrà scegliere l'orientamento sessuale verso cose, animali, e o persone di ogni genere e, perché no, anche di ogni età, fino al punto che la poligamia come l'incesto non saranno più un tabù, ma libertà legittime". 

Attacca il M5s. "Le parole espresse dalla garante sul ddl contro l'omotransfobia sono di una gravità inaudita. Per il ruolo che ricopre la Castellani dovrebbe quantomeno garantire la correttezza dei concetti che esprime. Dire che con il ddl in discussione al Senato 'si potrà scegliere l'orientamento sessuale verso cose, animali, e/o persone di ogni genere e, perché no, anche di ogni età, fino al punto che la poligamia come l'incesto non saranno più un tabù' è un insulto al lavoro che sta facendo questo Parlamento. Un insulto ai diritti che vogliamo garantire, un insulto a tutte le persone LGBT, un insulto a tutti i bambini che avrebbero bisogno di essere 'garantiti' nella loro formazione e nella loro vita e non ingannati con teorie assurde che vogliono solo screditare una legge che punta alla tutela di tutti. È una vergogna. Riteniamo che Castellani non sia adeguata a ricoprire questo ruolo di garanzia e debba dimettersi". Così, in una nota, le parlamentari e i parlamentari del MoVimento 5 Stelle del gruppo Pari Opportunita'.

   

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