Renzi: 'Non è un voto di protesta, il Pd rifletta'

Raggi: "Noi più forti, non ci hanno fermato"

Redazione ANSA

"Una vittoria molto netta e indiscutibile dei Cinque stelle". Matteo Renzi non prova a "coprire" la fotografia: Virginia Raggi e Chiara Appendino sono sindaci di Roma e Torino, dopo aver strappato le due città al Pd. E così nel pomeriggio il premier riconosce: dal voto dei ballottaggi, sia pure a valenza "locale", emerge il successo M5s come "elemento nazionale molto forte". Non solo. "Non è un voto di protesta ma di cambiamento", afferma il premier. E per una volta Beppe Grillo è assolutamente d'accordo: "Non è una protesta, è un cambiamento", dice raggiante il fondatore del Movimento. E aggiunge: "Ora voliamo verso il governo". All'indomani del voto, il Pd avvia quella che Renzi annuncia come una "riflessione" e una discussione interna "vera, franca e sincera".

A Roma Raggi è sindaco con il doppio dei voti di Roberto Giachetti ("Il Pd di 'mafia capitale' è all'origine della sconfitta", sostiene Matteo Orfini). A Torino Appendino strappa a Piero Fassino, staccandolo di nove punti, il governo di una città di centrosinistra da oltre venti anni. A Napoli, dove il Pd è fuori dal ballottaggio, l'arancione Luigi De Magistris festeggia una riconferma "contro i poteri e gli apparati", doppiando lo sfidante di centrodestra Gianni Lettieri. A Trieste il centrodestra guidato da Roberto Dipiazza strappa il municipio al sindaco Pd uscente Roberto Cosolini. Sconfitte pesanti per il partito di Renzi, che quasi offuscano le vittorie. Da Milano, dove Beppe Sala vince staccando di misura Stefano Parisi (51,7% a 48,3%), a Bologna, dove Virginio Merola (54,6%) si riconferma contro Lucia Borgonzoni (45,3%). L'esultanza dei Cinque stelle a Roma e Torino fa esplodere le tensioni latenti nel Pd: la minoranza questa volta non fa sconti. E' una "sconfitta severa che merita risposte chiare", dice Gianni Cuperlo. E mentre Pierluigi Bersani non nasconde l'amarezza, Roberto Speranza afferma che è finito il tempo "dell'arroganza: serve un cambio di rotta nelle politiche del governo e nella gestione del partito". Sotto accusa, il doppio incarico del premier: "Renzi si dimetta da segretario", arriva a chiedere Davide Zoggia. La sinistra chiede al Nazareno di abbandonare Verdini e sposare lo "schema Milano": centrosinistra unito. E invoca a gran voce modifiche all'Italicum. Cambiare la legge elettorale "non è all'ordine del giorno", taglia corto Renzi.

E per una riflessione interna rinvia alla direzione di venerdì: "A me emozionano sempre le lasagne della nonna - dice dopo aver incontrato lo chef Massimo Bottura - ma bisogna coniugare i valori con la capacità di aprirsi al nuovo senza scadere nel nuovismo". Il premier intanto fa gli auguri ai sindaci, a partire da Raggi: "C'è totale impegno del governo a collaborare con tutti", afferma. E aggiunge che non hanno vinto i populismi ma "l'ansia di cambiamento". Ovunque, anche dove ha prevalso il Pd: perciò l'azione del governo "va avanti". Poco lontano da Palazzo Chigi, in Campidoglio, i Cinque stelle festeggiano: "Cambia tutto, ora tocca a noi", promette Raggi. E Appendino a Torino annuncia un rovesciamento di linea, dal no alla Tav ai vertici delle partecipate. "Da una parte i partiti tutti insieme e di qua noi, da soli. Ora l'obiettivo è cambiare quota e puntare alla guida dell'Italia", pensa in grande Grillo. Mentre Luigi Di Maio invia messaggi rassicuranti ai governi stranieri: "Venite a conoscerci". Dal centrodestra, intanto, si fa notare l'analisi di Angelino Alfano: "Il vecchio centrodestra come lo abbiamo conosciuto non esiste più: c'è il tentativo di Matteo Salvini di far nascere una destra estrema, noi dobbiamo far nascere un'area liberale e popolare che sia competitiva". "Per Alfano non c'è posto nel centrodestra che ho in mente - replica il leader della Lega - credo che si voterà per le politiche la primavera prossima. Io lavoro all'unità del centrodestra, col traino della Lega non ce n'è per nessuno". Forza Italia intanto rivendica i "buoni risultati dei moderati". Prossimo appuntamento, il referendum costituzionale di ottobre: in gioco, la vita del governo.

"Confermiamo che il voto ha ragioni di forte valenza territoriale ma c'è un elemento nazionale: una vittoria netta e indiscutibile nei comuni dei 5 stelle contro di noi", ha detto Matteo Renzi. "Non è un voto di protesta ma di cambiamento non solo nei comuni in cui ha vinto M5S. Ha vinto chi ha interpretato meglio l'ansia di cambiamento", ha detto ancora Renzi. "Se c'è una cosa che il governo deve dire è un caloroso buon lavoro a tutti gli eletti. Il governo aiuterà tutti a cercare di fare bene. E noi andiamo avanti ad occuparci delle priorità istituzionali". 

Il punto del direttore Luigi Contu sui Ballottaggi 2016 - VIDEO

I ballottaggi consegnano un risultato 'storico' per M5s, che ora punta al governo del Paese: "è solo l'inizio, ora tocca a noi", dice Beppe Grillo. Virginia Raggi (Guarda la festa al comitato elettorale) e Chiara Appendino, rispettivamente con il 67,2 e il 54,5% delle preferenze, guideranno dunque la Capitale e il capoluogo piemontese dopo aver messo ko il Pd. "E' un momento storico, ora parte una nuova era", ha detto la prima sindaco donna di Roma. "E' giunto il nostro tempo, dobbiamo ricucire una città profondamente ferita", le parole della neo prima cittadina di Torino.

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A Napoli e Bologna gli elettori riconfermano Luigi De Magistris e il Pd Virginio Merola
. A salvare i democratici è però soprattutto la vittoria del candidato renziano Beppe Sala, che dopo un iniziale testa a testa chiude in vantaggio col 51,7% contro il 48,3 di Stefano Parisi. Il centrodestra perde in molte città, con l'eccezione di Trieste dove Roberto Dipiazza scalza il pd Roberto Cosolini. Torna sulla scena Clemente Mastella, che a Benevento batte il candidato del centrosinistra Raffaele Del Vecchio. Il Pd ammette la sconfitta "senza attenuanti" a Roma e a Torino e la "durezza" della perdita a Novara e a Trieste. Anticipata a venerdì 24 la Direzione nazionale, prevista inizialmente per il 27. "Gli italiani non credono più a Renzi", commenta il leader leghista Matteo Salvini.

Boldrini, bisogno chiaro di cambiamento - I risultati dei ballottaggi di ieri sono "un segnale chiaro di un bisogno di cambiamento". Lo ha detto oggi a Beirut la presidente della Camera, Laura Boldrini che ha sottolineato in particolare il forte calo dell'affluenza alle urne. "E' come se gli italiani non ci credessero più" ha affermato. "Bisogna riattivare la partecipazione - ha aggiunto - e i partiti devono essere centri di aggregazione. Bisogna fare in modo che i partiti siano più trasparenti, più puliti".
 

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