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Marcia pace a Genova, stop ai traffici di armi nei porti

Centinaia di persone chiedono rispetto legge su export armamenti 

 "Chiediamo innanzi tutto che sia rispettata la lettera della legge del 1990 che regola l'export degli armamenti, in particolare all'articolo 6, e sia rispettata la lettera del Trattato internazionale sul commercio delle armi nei punti dove si prescrive che le autorità non devono consentire il transito di armamenti di cui si possa presumere l'impiego in conflitti che violano gravemente i diritti umani, o in cui si possano commettere crimini di guerra e genocidi". È quanto si legge nella lettera che i partecipanti alla Marcia per la pace che si è svolta oggi pomeriggio a Genova hanno rivolto all'Autorità di Sistema portuale del Mar Ligure Occidentale e al suo presidente, Paolo Emilio Signorini. Il testo è stato letto da alcuni manifestanti davanti alla sede della stessa Autorità portuale genovese. Tra le richieste, l'apertura di una "discussione pubblica intorno ai rischi che le navi cariche di armi e munizioni rappresentano al loro arrivo e sosta in porto, dal punto di vista della sicurezza dei lavoratori in banchina e della cittadinanza residente nelle aree vicine al porto" e di un dialogo che "si svolga in una cornice di trasparenza, come peraltro previsto dalle legge sopra citate, e che l'Autorità portuale risponda positivamente alle richieste di accesso agli atti più volte reiterate, riguardanti gli armamenti caricati su alcune navi in transito e la destinazione di tali armamenti: dialogo che dovrebbe coinvolgere la società civile e le sue rappresentanze". Parlando davanti allo striscione del Calp con su scritto "Stop ai traffici di armi nei porti", i partecipanti alla Marcia per la pace hanno quindi ricordato che "una parte dei lavoratori del porto di Genova lotta da tre anni contro il passaggio di navi cariche di armi. Questi lavoratori hanno raccolto la solidarietà ampia dell'opinione pubblica sia della città che del Paese, e anche la simpatia e l'attenzione da paesi lontani" e che "Papa Francesco li ha elogiati pubblicamente".

Tasca: Legittima difesa è realtà

 "Noi ci focalizziamo su una guerra che è veramente terribile ma pensiamo a quante guerre ci sono nel mondo di cui nessuno purtroppo parla". Così l'arcivescovo di Genova Marco Tasca parlando a margine della marcia per la pace che si è svolta a Genova organizzata da Pax Christi con numerose associazioni del mondo laico ed ecclesiale genovese e ligure tra cui il Calp, l'Anpi, la Comunità San Benedetto al porto, Libera Liguria, Centro Italiano Femminile, The Weapon Watch, Agesci Liguria, Arci Genova, Acli Liguria, Genova Aperta alla Pace. "La posizione della chiesa la prendo dal catechismo della Chiesa cattolica e dal Compendio della dottrina sociale della chiesa. La legittima difesa è una realtà. Il punto, semmai, è con quali armi mi difendo? Sono armi davvero per la legittima difesa mia e della mia gente o altro? Credo che questa sia la domanda più seria che possiamo farci. Non so se siano armi legittime o no, non sono un esperto di armi - ha aggiunto -. Il punto cruciale è stabilire se queste armi servono per difendere me stesso, la mia gente, o per offendere in qualche maniera qualche altro. Questo saranno gli esperti a dirlo". In merito alla posizione dei lavoratori del porto di Genova che si sono rifiutati di caricare le cosiddette 'navi delle armi' ha aggiunto: "I lavoratori del porto hanno fatto benissimo, anche con tutte le motivazioni morali che ci sono, ma il motivo fondamentale è quello della illegalità".

Il vescovo di Savona Calogero Marino ha invece affermato che "da questa situazione ne usciremo non trafficando ulteriormente armi ma proponendo e pensando una cultura diversa che parta innanzi tutti dall'ascolto delle vittime". Ha quindi aggiunto che "grazie ai fotografi e ai giornalisti in questi giorni abbiamo visto tanti volti di bambini, vecchi e donne sfigurati dalla sofferenza e dal dolore della guerra, soldati dell'una e dell'altra parte, donne anziane in fuga. Noi costruiremo la pace nella misura in cui innanzitutto sapremo guardare il volto dei fragili e delle vittime. A partire da quello sguardo capiremo quali sono i percorsi più adeguati per costruire la pace" (ANSA).
   

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