• Quirinale, Mattarella presidente della Repubblica: 'Il mio pensiero va alle difficoltà e speranze degli italiani '

Quirinale, Mattarella presidente della Repubblica: 'Il mio pensiero va alle difficoltà e speranze degli italiani '

Oltre quattro minuti di applausi in Aula. Napolitano: 'E' una figura imparziale'

Di Fabrizio Finzi

Quindici parole fuori dal politichese, le prime e le uniche, tutte dirette agli italiani ("il mio pensiero va soprattutto e anzitutto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini") e una mossa inattesa con una visita privatissima alle Fosse Ardeatine: "se questo è l'incipit ci saranno delle sorprese", spiegano alcuni parlamentari a lui vicini. Sergio Mattarella ha immediatamente segnato le sue priorità a poche ore dall'elezione al Colle che verrà formalizzata solo martedì con il giuramento e il discorso alle Camere. Che, confermano i suoi collaboratori, si muoverà proprio su queste linee: "rapporto diretto con gli italiani, grande attenzione ai bisogni della gente, agli interventi per agganciare la ripresa, alla coerenza internazionale" per fronteggiare una sfida quasi paragonabile a quella nazista, cioè il nuovo terrore che avanza e decapita in nome di Dio. Senza dimenticare, certo, le riforme che tanto hanno segnato il settennato di Giorgio Napolitano. Anche quelle economiche alle quali guardano con attenzione le cancellerie occidentali come dimostra il primo messaggio proveniente da Berlino, quello del presidente Joachim Gauck che gli chiede di continuare con "avvedutezza e perseveranza" sulla "strada delle riforme intrapresa dall'Italia".

E certamente, conferma chi ha potuto parlarci in queste ore, ci sarà "continuità" con l'esperienza Napolitano e va da se che il suo carattere scrupoloso e riflessivo, la sua esperienza alla Consulta, garantiranno "una grande attenzione ai principi fondamentali della carta costituzionale".

Il che non vuol dire, come ha spiegato lo stesso premier Renzi alla vigilia dell'elezione, che Mattarella diventerà un custode "dell'intangibilità" della Costituzione. Quello che tutti i parlamentari a lui più vicini confermano è che Mattarella sarà "silente ma non assente", "agirà più con gli atti che con le parole" e leggerà di persona ogni decreto o provvedimento al suo esame. E saprà anche dire dei "no". Cattolico osservante non farà pesare i suoi "credo" rispetto alle riforme in cantiere del Governo sui diritti civili e temi etici in nome di un laicismo della Repubblica ben metabolizzato in anni e anni di politica e di passaggi che lo hanno portato dalla vecchia Dc fino al Pd dalle mille anime di oggi.

"Sarà un continuatore di Napolitano, è un riformista - assicura Pierluigi Castagnetti - sempre stato schierato sul versante progressista. E seppe innovare con fantasia in un momento difficilissimo con l'Italia alle prese con Tangentopoli". Anche la sua visita alle Fosse Ardeatine dice più di quanto non sembri: c'è un ritorno ai valori forti che hanno cementato l'Italia della Resistenza e permesso la rinascita dell'Italia. Un luogo carico di simboli profondi spesso annacquati dalla routine di cerimonie commemorative ma che riemergono vividi nell'eccezionalità della scelta odierna di Mattarella.

E al di là del suo appello a ritrovare l'unità dell'Europa per battere "chi vuole trascinarci in una nuova stagione di terrore", la sosta alle Fosse Ardeatine, spiegano i suoi collaboratori, ha il senso profondo "di un pellegrinaggio laico" di un presidente che si muoverà "nel rispetto delle religioni" e delle diversità. Gesto colto immediatamente dalla comunità ebraica italiana: "L'altissimo significato simbolico del suo primo atto istituzionale, le parole a presidio dei valori fondamentali e contro ogni forma di odio, razzismo e antisemitismo pronunciate alle Fosse Ardeatine rappresentano un chiaro segnale per tutto il paese", ha osservato il presidente Gattegna.

Mattarella presidente con 665 voti. Renzi, Sergio sarà grande arbitro
di Serenella Mattera

Sergio Mattarella è il dodicesimo presidente della Repubblica italiana. Eletto al quarto scrutinio, con una maggioranza molto larga di 665 voti: quasi i due terzi. Alle 12.58, non appena il superamento del quorum ufficializza l'elezione, a Montecitorio scatta un applauso lungo quattro minuti: batte le mani, in piedi al centro dell'Aula, anche l'ex presidente Giorgio Napolitano. A braccia conserte solo Movimento 5 Stelle e Lega. "Buon lavoro presidente Mattarella! Viva l'Italia", esulta Matteo Renzi, che testimonia con la larga condivisione di non aver scelto "un supporter" del Pd ma "un arbitro" che "sarà un grande presidente". Nel nome di Mattarella si ricompattano i Dem. Ma il centrodestra esce dal voto dilaniato. Ncd è spaccato: tra gli alfaniani c'è chi si dimette. FI vota scheda bianca, ma nel segreto dell'urna Silvio Berlusconi perde una quarantina dei suoi. "Il pensiero va soprattutto e anzitutto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini", sono le prime parole di Mattarella dopo l'elezione. E' il primo siciliano al Quirinale il giudice della Consulta ed ex ministro, fratello di Piersanti, vittima di mafia. "Ci siamo commossi" nell'assistere in tv all'elezione, racconta Bernardo, uno dei tre figli, che era con lui. Poi assicura: "Papà è già al lavoro".

Nel pomeriggio, la prima visita è alle Fosse Ardeatine, luogo simbolo della lotta al totalitarismo, a simboleggiare "unità contro il terrore". "E' un gentiluomo, una persona perbene", esulta Renzi. "Se dirà dei sì e dei no lo farà sulla base delle sue convinzioni e della Costituzione". 

"Sarà un punto saldo di riferimento molto alto per le riforme", gioisce anche Napolitano, che delle riforme ha fatto la cifra del suo mandato. Le modifiche della Carta e la legge elettorale "vanno avanti", assicura in serata il premier: nessuna ipotesi di elezioni anticipate, considerato che "ci sono segnali di ripresa". Avanti con le riforme, dunque: anche se Berlusconi smetterà di sostenerle. Ma Renzi "scommette" che il patto del Nazareno, vacillante dopo la spaccatura sul Colle, resterà in piedi. Perché la decisione di FI di votare scheda bianca e non uscire dall'Aula è un "gesto - commenta - che testimonia una volontà di incontro". Anche la maggioranza di governo non porterà "i lividi" dello scontro consumatosi all'ombra del Quirinale, assicura il Pd. Anche se solo dopo tensioni e un forte pressing del premier, Area popolare (Ncd-Udc) in un'assemblea a ridosso della quarta votazione ufficializza la decisione di votare il candidato Dem e non più scheda bianca. Quei voti, che si sommano a quelli di Pd, Sel, centristi e autonomie, mettono la maggioranza per Mattarella al riparo dal rischio di una quota fisiologica di franchi tiratori. Ma il dietrofront deciso all'ultimo minuto spacca il partito di Alfano: si dimettono il capogruppo Sacconi, la portavoce Saltamartini, il tesoriere Bernardo. C'è chi, come Formigoni, invoca una riflessione e una verifica di governo. Al momento del voto in Aula però non solo il fronte per Mattarella tiene, ma si allarga fino a includere anche alcuni esponenti di Forza Italia, che non si allineano alla scelta della scheda bianca e mettono a nudo una profonda spaccatura nel partito. Le schede bianche alla fine sono 105. M5S, che rivendica una "discreta vittoria", dà a Ferdinando Imposimato 127 voti. Fdi e Lega votano Vittorio Feltri, che prende 46 voti; 17 ex grillini indicano Stefano Rodotà. Due voti ciascuno vanno a Bonino, Napolitano, Prodi e Martino: quasi una passerella. Il Pd tira un sospiro di sollievo, dopo aver cancellato l'onta dei 101 franchi tiratori di Prodi, e festeggia.

"E' stato un parto un po' lungo, di due anni, ma poi è arrivata" la scelta di Mattarella, rivendica Pier Luigi Bersani, che quel nome l'aveva già proposto nel 2013. Da domani riprenderà il confronto interno sulle riforme, ma oggi il Pd è come mai compatto. Intanto a Mattarella arrivano auguri di buon lavoro da tutto il mondo. Dal presidente americano Barack Obama al tedesco Joachim Gauck. Da Vladimir Putin a Francois Hollande. Anche il Papa scrive al nuovo capo dello Stato un telegramma perché possa esercitare il suo "alto compito al servizio dell'unità del Paese".

Il primo tweet, appena raggiunto il quorum necessario di 505 voti, è stato del presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

 

 

 

 

 

 

 

 

QUANDO LA POLITICA ERA IN BIANCO E NERO - LE FOTO

 

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