Bce. Draghi: "Tassi fermi a lungo". Nuovi interventi a marzo

Tassi a minimi storici a lungo, obiettivo inflazione verso 2%

La Bce è pronta a rivedere la propria politica monetaria a partire da marzo, mentre i tassi "sono rimasti fermi e resteranno così o più bassi per un lungo periodo di tempo". Sono le parole pronunciate dal presidente della Bce Mario Draghi dopo il direttivo, che hanno dato una scossa ai listini europei, già positivi in vista del suo intervento. E ieri Milano (Ftse Mib +4,2% nel finale) ha guidato la riscossa con Mps balzato del 43%. Parigi, Madrid e Francoforte hanno segnato una crescita di quasi il 2% dopo le ultime débacle. Un andamento che ha influenzato anche Wall Street, in rialzo di circa 1,5 punti percentuali, dopo un avvio timido a seguito di un inatteso aumento dei sussidi di disoccupazione negli Usa, spingendo anche sui futures a Tokyo (+3%), mentre lo spread Btp/Bund tedeschi è sceso a 111 punti.

Secondo Draghi "i rischi al ribasso aumentati di nuovo" a causa di una "forte volatilità" e di una "inflazione che resta debole". Le aspettative sull'andamento dei prezzi si sono abbassate nel corso dell'anno rispetto a dicembre e quindi i tassi possono scivolare in territorio negativo nei prossimi mesi e risalire nella seconda parte dell'anno. Il presidente della Bce si è poi rivolto ai Governi, invocando "riforme strutturali, che devono accompagnare la politica accomodante" dell'Eurotower. La Bce da parte sua "è pronta ad agire" e a "mettere in campo tutti gli strumenti a sua disposizione entro il suo mandato" per raggiungere l'obiettivo di un tasso d'inflazione vicino anche se sotto al 2%. Strumenti che sta "adattando" a "condizioni che cambiano", con l'impegno a fare "tutto ciò che è necessario" per portare a termine il mandato. "Non ci arrendiamo davanti a questi nuovi fattori", ha rassicurato Draghi, indicando che su questi temi il Consiglio è unanime. Un Consiglio "consapevole" che, pur non essendoci quei segnali di una "potenziale instabilità finanziaria" che si erano visti prima della crisi, non ha posto limiti all'intervento della Banca Centrale sui mercati, intervento che resterà comunque all'interno del mandato stabilito. Quanto alle cause delle recenti tensioni finanziarie Draghi non ha mostrato una eccessiva preoccupazione per i "prezzi bassi" delle materie prime. Questi ultimi, però, in caso di persistenza nel lungo periodo possono "avere effetti secondari che vogliamo contrastare". Una situazione congiunturale causata dal rapporto sfavorevole tra le scorte e la domanda di greggio e dal rallentamento dell'economia cinese, grande divoratrice di energia e metalli. Per questo la Bce di Mario Draghi sta "monitorando da vicino" la situazione dell'ex-Celeste Impero, che - spiega - sta vivendo una "graduale decelerazione della crescita".

In ogni caso "le autorità stanno riguadagnando il controllo della situazione", ha indicato Draghi, che ha potuto rinviare la definizione di un quadro "più chiaro" a marzo con le nuove stime della Bce, che "comprenderanno anche il 2018". Draghi ha poi fatto il punto sul "piano di acquisto titoli", che "procede bene, con effetti positivi sul costo del credito a famiglie e imprese". Inoltre le misure messe in campo dalla Banca Centrale dalla metà del 2014 "stanno funzionando". Giudizio positivo infine sulle decisioni prese a dicembre, di allungare "almeno fino a marzo 2017" gli stimoli all'economia (Qe) e di reinvestire i proventi dei bond maturati "fino a quando sarà necessario". A suo dire sono state misure "del tutto appropriate

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