Cambia legge elettorale, sì a elezione diretta anche nei piccoli comuni

Consiglio approva a larga maggioranza nuove regole

L'elezione diretta del sindaco e del vice sindaco anche nei 42 piccoli Comuni con meno di mille abitanti, una diversa ripartizione tra maggioranza e opposizione nei consigli comunali, una quota di genere minima del 35% nelle liste (anziché del 20%): queste alcune delle novità introdotte dalla norma, approvata oggi a larga maggioranza dal Consiglio regionale, che modifica la normativa riguardante le elezioni comunali. I voti favorevoli sono stati 28, quelli contrari 7 (Stefano Ferrero e Roberto Cognetta del gruppo Mouv' e i gruppi Adu e M5s). La legge introduce anche delle modalità di scrutinio, attraverso il mescolamento delle schede, a garanzia della segretezza del voto. Vengono poi modificate le indennità dei sindaci, riparametrate su base demografica. "Vi è stata da parte di tutti grande disponibilità al confronto e le decisioni sono sempre state prese a maggioranza, - ha spiegato la relatrice Patrizia Morelli (Av) - ma, in modo trasversale, prescindendo dalla rigida e consueta opposizione maggioranza-minoranza".

 Neppure garantisce un'equa retribuzione", ha detto il capogruppo Luigi Vesan. Per Stefano Ferrero (Mouv') l'iniziativa è solo una "cura palliativa": "Continuiamo - ha detto - a fare dei 'maquillages' alle leggi elettorali, senza affrontare il vero tema, che è quello di avere l'altissimo numero di 74 Comuni". Daria Pulz (Adu) ha espresso un voto contrario dopo la bocciatura del suo emendamento che avrebbe previsto un maggiore equilibrio nella rappresentanza di genere, anche nelle giunte comunali. Nel corso del dibattito Pulz ha tuttavia evidenziato "aspetti positivi, e penso al ritorno all'elezione diretta del Sindaco, così come al riconoscimento del lavoro dei Sindaci e degli amministratori che hanno responsabilità crescenti anche nei piccoli Comuni".
Apprezzamento alla legge è stata espresso da Andrea Manfrin, capogruppo della Lega: "Questo è un provvedimento con moltissimi aspetti positivi, a partire dalla libertà di scelta portata dallo spoglio centralizzato". "Questa norma - ha aggiunto Claudio Restano (Gruppo Misto) - recepisce gli input del territorio e permette al Consiglio di riappropriarsi del diritto di legiferare". Secondo Joel Farcoz (Uv), vice presidente del Consiglio, "questa legge tocca un aspetto intimamente connesso alle competenze primarie della nostra Regione: delle competenze che abbiamo il diritto di esercitare e dobbiamo fare uno sforzo di immaginazione per elaborare dei testi che siano adatti alle nostre esigenze". "Il nostro obiettivo - ha spiegato Pierluigi Marquis (Stella Alpina) - è stato infatti quello di porre chi amministra nelle condizioni di poter svolgere al meglio l'impegno che si è assunto con grandi responsabilità". "Pur con qualche perplessità e dubbio, valuto positivamente l'approccio di questa proposta di legge che ha teso a coinvolgere il più possibile l'Aula", ha aggiunto Alberto Bertin (Rc), rammaricandosi che "non si sia introdotta la preferenza unica e che le minoranze siano parzialmente sottorappresentate". La presidente del Consiglio regionale, Emily Rini (Fv) ha spiegato di "non condividere la scelta per quanto attiene alla preferenza di genere: credo che tutti abbiamo le stesse opportunità sin dalla nascita, e oggi, quasi nel 2020, vorrei vedere candidate e poi elette persone motivate e capaci, siano esse uomini o donne". Nel dibattito è intervenuto anche il presidente della Regione, Antonio Fosson: "Siamo ad una nuova tappa di capacità legislativa, è segno di una vitalità dell'intera Assemblea legislativa. Siamo di fronte ad una sfida molto importante perché intervenire sui numeri dei Comuni è doveroso ma non è facile: forse il territorio non è ancora pronto. L'impegno di tutto il Consiglio è di andare verso una legge che sia molto innovativa per il bene di tutta la Valle d'Aosta".
   

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