Sisma&Ricostruzione

Sindaci Marche, ricostruzione non c'è

'Qui non si muove nulla', 'se dobbiamo morire ce lo dicano'

(di Giuseppe Ercoli e Alessandra Massi) (ANSA) - CAMERINO (MACERATA), 27 OTT - Da una parte c'è la rabbia del sindaco di Castelsantangelo sul Nera Mauro Falcucci, che denuncia l'uso di "tre pesi e tre misure" nel decreto Genova, a tutto svantaggio dei terremotati del Centro Italia. Dall'altra l'atteggiamento lucido e amareggiato del collega di Camporotondo di Fiastrone Emanuele Tondi, geologo dell'Università di Camerino: "l'emergenza attuale è quella che scaturisce dal vedere che non si muove nulla. Le persone si deprimono nell'assistere a questo immobilismo". A due anni dalle scosse del 26 ottobre (due in successione, di magnitudo 5.4 alle 19:11, l'altra 5.9 alle 21:18) e di quella del 30 ottobre poco dopo le 7 di magnitudo 6.5, che hanno allargato l'area del cratere sismico, dopo tre diversi governi e altrettanti commissari alla ricostruzione, la ricostruzione stessa stenta a partire e i primi cittadini devono governare un territorio che rischia lo spopolamento, mentre crescono le possibilità di attriti 'istituzionali'. I presidenti delle Regioni si sono visti togliere la condivisione delle decisioni con il commissario, il geologo Piero Farabollini, indicato dal governo M5s-Lega, e hanno reagito non presentandosi al primo incontro. Ora l'appuntamento è per il 30 ottobre a Camerino. Ma Falcucci è categorico: "A Genova hanno dato il sindaco commissario e poteri speciali al governatore, a Ischia un condono tombale. Noi abbiamo dovuto faticare per avere l'ampliamento al 20% delle sanatorie per piccoli abusi, che ci sono state rifiutate nettamente l'estate scorsa, per poi passare con l'emendamento di Lega e M5s pochi giorni fa. Abbiamo dovuto aspettare mesi.... Perché?". Non basta, Falcucci, e i colleghi di Arquata del Tronto, Montegallo, Visso e Muccia sono stati convocati il 13 novembre a Rieti dal commissario Farabollini per riesaminare i criteri di perimetrazione. "Che facciamo? Torniamo indietro? Ma questo - si sfoga - vuol dire tornare indietro di vari mesi". A Camerino hanno deciso di fare dell'anniversario del sisma un'occasione di confronto e riflessione tra Comune, Università, il comitato "Io non crollo" e altri soggetti. Emblematico il titolo dell'appuntamento "Due, non arrendersi agli anni e ai governi che passano". L'Ateneo, in particolare, è un elemento propulsore: "a differenza di altre situazioni, qui abbiamo preferito non aspettare i fondi della ricostruzione". E l'attività di fatto non si è mai fermata. In pratica, bisogna fare da soli. E, tra le altre cose, bisogna affrontare il rischio di spopolamento delle zone interne. Un trend già in atto, accelerato dal terremoto, spiega Nico Bazzoli, ricercatore dell'Università di Urbino, presentando i primi dati di uno studio: prima del terremoto c'era un calo di 750 persone l'anno, "nei due anni successivi al sisma il dato è salito a 3.000 persone ed è come se sparisse un Comune delle dimensioni di Sarnano". "Siamo in una situazione di limbo, di tempo fermato - osserva Valerio Valeriani, direttore dell'ambito sociale XVIII di Macerata - Ma il terremoto non è uguale ovunque. Un forte peso lo ha avuto quella che chiamo l'utopia del ritorno, ossia l'ansia iniziale di ritornare nel proprio paese, ma quando è accaduto grazie alle Sae, ci si è accorti che comunque il paese che conoscevamo non esiste più. Ora serve un piano strategico per i territori, dei servizi". "Se qui non si vuole più ricostruire, se questo territorio deve morire, ce lo dicano chiaramente" è la conclusione del sindaco Falcucci.
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