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Omicidio Cella: testimone anonima, l'abbiamo vista in cinque

Nuove intercettazioni, 'dice 'ti spacco la testa',ha l'ardire'

Sarebbero almeno cinque le persone che la mattina del 6 maggio 1996, quando venne uccisa Nada Cella, avrebbero visto Annalucia Cecere andare via col motorino posteggiato in via Marsala. E' quanto emerge da nuovi spezzoni di intercettazioni diffusi dalla squadra mobile e dalla procura di Genova per identificare la donna che tre mesi dopo l'omicidio della giovane segretaria telefonò a casa di Marco Soracco, il commercialista presso cui lavorava Nada. "Sì la conoscono signora. È che stanno tutte zitte. Le altre stanno tutte zitte ma eravamo diverse. Io non faccio nomi ma eravamo diverse, io non so perché le altre non parlano. Eravamo in cinque", dice nella telefonata a cui rispose la madre di Soracco, Marisa Bacchioni. Quest'ultima non ha mai saputo o voluto indicare il nome della donna al telefono. Bacchioni e Soracco sono indagati per false dichiarazioni al pm mentre l'ex insegnante, Cecere, oggi 53 anni, per omicidio aggravato. "Ma pensa un po' che il sospetto mi è venuto al pomeriggio quando l'ho saputo ... ho detto Madonna questa stamattina... Poi abbiamo parlato con qualche ragazza tra noi e abbiamo detto ce l'ha l'ardire... quando dice 'ti spacco la testa in due'", si sente nell'intercettazione come si volesse fare riferimento all'atteggiamento violento avuto in altre occasioni dalla sospettata. Nei giorni scorsi era stato diffuso un altro spezzone della chiamata in cui la donna diceva di avere visto Cecere "tutta sporca mettere tutto sul motorino e andare via".

Questa estate gli investigatori le hanno sequestrato un motorino Piaggio immatricolato negli anni '90 sottoposto ieri ad accertamenti tecnici. Per gli investigatori, coordinati dal procuratore Francesco Pinto e dal sostituto Gabriella Dotto, sul veicolo potrebbero esserci dunque ancora possibili tracce di sangue e di Dna nel caso in cui l'ex insegnante avesse ucciso Cella. A fare riaprire il caso è stata la determinazione della criminologa Antonella Pesce Delfino insieme all'avvocata Sabrina Franzone. Tra gli elementi non presi inizialmente in considerazione anche alcuni bottoni trovati all'epoca in casa dell'indagata uguali a uno rinvenuto sotto il corpo della segretaria. Ma non solo. Tra le carte la criminologa ha scovato una vecchia intercettazione in cui la donna diceva a Soracco di "non riuscire a togliersi di mente quella scena". L'ex insegnante era stata indagata quasi subito ma nel giro di due settimane la sua posizione era stata archiviata. Per gli inquirenti Cecere avrebbe ucciso per gelosia nei confronti di Soracco, che avrebbe avuto un interessamento invece per la segretaria, e per prendere il suo posto di lavoro.    

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