• Pd, Bersani, 'La scissione c'è già'. Ma Renzi deciso sul congresso

Pd, Bersani, 'La scissione c'è già'. Ma Renzi deciso sul congresso

Tentativo mediazione su data ma spazi manovra si assottigliano

Nel "Partito di Renzi" la minoranza non ci sta. Pier Luigi Bersani lo dice chiaro e tondo. La scissione sembra a un passo, all'indomani dalla direzione del Pd in cui Matteo Renzi ha proposto da subito l'avvio del congresso. Anzi, attacca Bersani, "la scissione è già avvenuta tra la nostra gente, dovremmo tentare di recuperarli e invece Renzi mette loro le dita negli occhi". Bersani e i suoi invocano la discesa in campo di 'mediatori', da Dario Franceschini e Andrea Orlando, ai 'padri' del Pd Romano Prodi e Walter Veltroni. Obiettivo, indurre il segretario a un ripensamento e tenere il congresso in autunno. Ma Renzi non sembra intenzionato a cedere: ogni volta, è la convinzione espressa dai suoi, la minoranza alza il tiro cercando un pretesto per rompere. "La scissione non c'è, non si può giocare sulle parole. Dobbiamo restare uniti - è l'appello di Graziano Delrio - perché divisi siamo nulla".

IL CONGRESSO- TAPPE E TEMPI 

LE REAZIONI.

Con le amministrative a giugno, osservano i renziani, il congresso non si può che tenere a fine aprile o al massimo a inizio maggio: non si può tenere la campagna congressuale mentre è in corso la campagna elettorale. Mentre di fare un passo indietro e convocare il congresso a ottobre, come gli chiede Bersani, Renzi non ne vuol sapere. Anche perché, elenca un fedelissimo, ha già compiuto diversi tentativi di mediazione: a dicembre ha chiesto il congresso e la minoranza voleva la conferenza programmatica, poi ha proposto la conferenza programmatica e loro volevano le primarie, ha annunciato le primarie e dicevano 'congresso o scissione': ora convoca il congresso e dicono che corre troppo e sarà scissione. A questo punto, il percorso tracciato è il congresso subito. Mentre sulle elezioni, sembra chiusa la finestra di giugno ma i renziani non archiviano l'idea di un voto a settembre o ottobre. Ieri in direzione è finita 107 a 12, ricordano i dirigenti Dem. A favore del congresso subito e contro la scissione è partita anche una raccolta di firme tra sindaci e presidenti di Regione ex Ds ora in linea con Renzi. Domenica l'assemblea, dopo che il segretario avrà annunciato le sue dimissioni, avvierà il percorso, convocando una nuova direzione per eleggere la commissione per il congresso: in quella sede si decideranno le date. In queste ore Franceschini sta cercando di mediare perché le primarie per la scelta del segretario, che chiudono il congresso, si facciano a metà a maggio, con le stesse regole del del 2013: il tentativo è evitare, afferma chi è vicino al ministro, che la sinistra Dem possa attaccarsi a formalità come alibi per la scissione. Ma oltre sulla data, è la convinzione che sarebbe condivisa anche da Matteo Orfini e dal ministro Maurizio Martina, che vede Renzi al Nazareno, non si può andare. Anche Orlando, che avrebbe con sé 28 deputati e 17 senatori, sta cercando di mediare e perciò in serata incontra Gianni Cuperlo. La sua proposta resta quella di tenere una conferenza programmatica prima del congresso. La priorità che indica è mettere "al bando" la scissione, perché "la nostra gente non capirebbe". Orlando, osservano dalla minoranza, potrebbe essere il candidato anti-Renzi in grado di unire la sinistra Dem. Lui per ora non si sbilancia: "Non è all'ordine del giorno".

LA GALASSIA PD

 

La minoranza, intanto, alza i toni, lancia allarme dopo allarme. Davide Zoggia si considera fuori dal partito "al 70%". E Bersani, che chiede di blindare il governo fino a fine legislatura e non esclude di mancare domenica in assemblea, dice di non fidarsi più di Renzi: chiede una mediazione dei dirigenti della maggioranza Pd ("Non siamo un gregge") e tiene i contatti con gli altri esponenti di minoranza, da Francesco Boccia che è vicino a Emiliano a Cuperlo. La scissione, dice quest'ultimo, sarebbe una "sciagura" ma è quanto mai vicina: "Ieri (lunedì, ndr) in direzione era evidente la disistima reciproca. Rischiamo di distruggere un progetto cui la sinistra ha lavorato per venti anni". Questo fine settimana se non cambierà niente la scissione tanto evocata, avvertono i bersaniani, potrebbe consumarsi.

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