Terrore a Bruxelles, il racconto dei testimoni

"Ho soccorso una bambina di tre anni, da sola, cercava la mamma, aveva un braccio ustionato".

Da Bruxelles le prime tesimonianze dopo gli attacchi kamikaze e con bombe all'aeroporto e alla metro.

"E' stato l'orrore. Stavamo cominciando a lavorare in rue de la Loi, accanto alla stazione della metro quando alle 9.10 c'è stata la deflagrazione. Siamo andati per strada subito per aiutare ". Così Rodolph Devilles, uno dei primi soccorritori dopo l'attentato alla metropolitana di Maalbeek a Bruxelles, racconta quei primi concitati momenti. "Ho visto una bambina di tre anni con un braccio bruciato. Piangeva. Cercava i genitori, l'ha accompagnata fuori una donna che era nel panico e non voleva salire sul bus fatto arrivare dalle autorità per evacuare perché aveva paura che potesse esplodere anche quello". "La gente sanguinava - racconta ancora - avevano il volto bruciato, non sapevano dov'erano. Erano disorientati. C'era il panico. E' stato l'orrore, per loro l'inferno. Ho tutto in testa, non lo dimenticherò mai".

"Non auguro a nessuno di vedere la scena che mi sono trovato di fronte io" stamani all'uscita della metro di Maalbeek. "E' stato terrificante". Trattiene a stento le lacrime Massimo Medico, di Caltanissetta, impiegato di una ditta che si occupa di logistica per conto della Commissione Ue a Bruxelles. "La gente urlava, piangeva, erano feriti, bruciati, con dolori dappertutto. Abbiamo cercato di metterli al riparo nel miglior modo possibile. Nel frattempo sono cominciate ad arrivare le ambulanze. Abbiamo dato una mano anche a loro, perché all'inizio erano pochi. Abbiamo cercato di fare il meglio possibile"

"Qui c'è davvero il delirio, non immaginavamo potesse succedere davvero, né che si arrivasse a questo punto". Racconta Francesco Cisternino, pugliese, che lavora a Bruxelles come 'policy advisor' per Confcommercio,  "Venendo al lavoro - dice - ho visto persone in lacrime per strada: dai taxi stanno facendo scendere tutti per i 'security check', stanno controllando chiunque". Francesco riferisce che una sua collega "che si trovava sul treno in metropolitana è stata fatta scendere, insieme agli altri passeggeri che hanno dovuto camminare sui binari per uscire dalla Metro". Per ora, aggiunge, "le linee dei telefoni cellulari sono tutte in tilt mentre i social funzionano". "Stavolta - conclude - è veramente brutto".

Una giovane in lacrime, cerco mia madre ,avete notizie?
 "Cerco mia madre, era sulla metro. Non ho sue notizie. Sapete a chi posso rivolgermi?", ha i capelli scuri e gli occhi pieni di lacrime, questa ragazza che arriva a piazza Marie Louise. Con lei c'è un uomo. Non vogliono parlare con i giornalisti. Poi si avvicinano alla polizia. Gli agenti danno loro il numero del centro di crisi e i due si allontanano per riprendere la loro ricerca.

"Il mio ragazzo è salvo, ma oggi potevo esserci anche io...". Scoppia in lacrime la giovane Larissa che attende con la futura suocera nel centro di raccolta di Zaventem l'arrivo del fidanzato Stef, 25 anni, addetto alla sicurezza dell'aeroporto. "Ci ho parlato, sta bene. Stava lavorando al controllo bagagli e passeggeri, lo stesso lavoro mio. Ha detto di aver sentito due esplosioni poco prima delle otto, nella zona prima dei controlli di sicurezza. C'era sangue dappertutto. Ha detto di aver visto un grande fucile in terra. Lui si è subito nascosto in una toilette, ma poi la polizia ed i soldati hanno evacuato tutti attraverso i gate di imbarco, verso le piste".    

Hussein, un pachistano di 53 anni che vive nelle Fiandre ha la voce rotta dalla paura e dalla rabbia: "Questo non è l'Islam. No, non è l'Islam".  Porta gli abiti tradizionali e la barba dei musulmani osservanti. E' con gli anziani genitori, sconvolti e in lacrime. Era in partenza dall'aeroporto di Bruxelles per Doha, da dove avrebbe raggiunto Sialkot in Pakistan. Con lui, Akhtar Pervez, 44 anni. "Erano le otto e cinque - racconta - Avevamo superato i controlli di sicurezza ed ero nel reparto profumi del duty free. Ho sentito un 'pofff' ed il tetto di vetro è crollato su di noi. Due secondi dopo, un'altra esplosione, ma stavolta veniva da fuori, alle nostre spalle. Sono felice che mi sia andata bene. Ma sto male. La situazione è molto brutta. Non so se tutto questo dipenda dalla cattura di Salah o meno. Nessuno lo sa". Akhtar vive da più di cinque anni in Belgio, parla correntemente fiammingo. Sente che l'atmosfera è cambiata drammaticamente: "La gente ormai è spaventata dagli islamici. Il mondo sta cambiando. Tutto è molto difficile. Guardi chi ti passa accanto e non capisci chi è buono e chi è cattivo. Ma intanto la mia vacanza è finita qui. Me ne torno a casa, prendo il primo treno per Anversa appena lo trovo". 

L'attacco arriva dopo l'arresto nei giorni scorsi di Salah, il ricercato numero uno dopo le stragi di Parigi. (LEGGI LO SPECIALE)

"Sono vivo per miracolo, ho ancora le gambe che mi tremano". E' il drammatico racconto di uno steward italiano atterrato poco fa a Fiumicino, di ritorno da Bruxelles. "Proprio nel momento del decollo abbiamo sentito le esplosioni - racconta con la voce ancora tremante -. Sono passato nell'area coinvolta dalle esplosioni solo qualche minuto prima. Siamo terrorizzati".

L'ALLERTA E' MASSIMA ANCHE IN ITALIA (LEGGI)

 

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