Terrore a Bruxelles, gli attacchi Isis del 22 marzo

Gli approfondimenti, le foto e i video della giornata di terrore nella città belga

Enrico Tibuzzi

Il 22 marzo la strage a Bruxelles. Prima due kamikaze nella hall dell'aeroporto, poi una bomba nella stazione della metropolitana Maalbeek all'ora di punta hanno seminato morte e paura colpendo il cuore dell'Europa. Il bilancio degli attacchi, di cui l'Isis ha rivendicato la paternità, è di 32 morti e oltre 200 feriti.

Il duplice attacco è il più grave mai subito dal Belgio in tempo di pace e il premier Charles Michel, a cui è arrivato il sostegno di tantissimi leader europei e non - da Obama a Renzi, da Merkel a Cameron a Erdogan - ha promesso che la caccia ai colpevoli sarà condotta "senza tregua, giorno e notte", perché "noi siamo uniti e determinati a proteggere la nostra libertà che è stata colpita". "E' ancora presto per dire con certezza se gli attacchi siano legati a quelli di Parigi", ha detto durante una breve conferenza stampa il procuratore federale Frederic Van Leuw a cui sono state affidate le indagini. Ma intanto numerose perquisizioni sono state subito lanciate in diverse parti di Bruxelles e del Paese.

E in un covo nel comune di Schaerbeek, quartiere della capitale già setacciato dopo gli attentati di Parigi, sono stati trovati un ordigno esplosivo con chiodi, prodotti chimici e una bandiera dell'Isis. E proprio due ordigni con chiodi, secondo fonti ospedaliere, sarebbero stati utilizzati per l'attacco kamikaze condotto a Zaventem, l'aeroporto di Bruxelles. Qui, poco prima delle 8, ha preso il via la scia di sangue che ha sconvolto la capitale del Belgio e dell'Ue, frequentata ogni giorno da migliaia di persone provenienti dai quattro angoli d'Europa. La prima bomba è esplosa nei pressi dei banchi accettazione delle compagnie aeree. La seconda, dopo pochi secondi, ha devastato la zona di collegamento tra i banchi check-in e i controlli di sicurezza. I superstiti e i soccorritori si sono trovati davanti a una scena raccapricciante: corpi smembrati, sangue e vetri ovunque, una colonna nera di fumo che si levava verso il cielo. Neanche il tempo di capire che cosa fosse successo e un altro attentato, alle 9.11, seminava morte e terrore dentro un vagone nella metropolitana mentre il convoglio era fermo alla fermata di Maalbeek, nel centro del quartiere che ospita le istituzioni europee. A questo punto è scattato l'allarme rosso: tutta l'area è stata blindata dalle forze di polizia, lo stato di allerta è stato portato al massimo livello (4) in tutto il Paese, i trasporti pubblici sono stati sospesi e le stazioni chiuse.

Le prime indagini condotte dagli inquirenti hanno portato all'individuazione di tre sospetti grazie a un fermo immagine preso dalle telecamere dell'aeroporto che li riprende mentre spingono dei carrelli-bagaglio con sopra dei grossi borsoni: due si sarebbero fatti saltare in aria, il terzo, con occhiali e cappello calato sulla testa, è oggetto di una caccia all'uomo per la quale la polizia ha chiesto l'aiuto della cittadinanza. I due presunti kamikaze indossano entrambi un solo guanto sulla mano sinistra: secondo i media, sarebbero serviti a nascondere i detonatori degli ordigni. Intanto, per proteggere gli obiettivi sensibili - stazioni, centrali nucleari, porti e aeroporti - il governo ha deciso di schierare altre centinaia di soldati e altri poliziotti che avranno anche il compito di sorvegliare le frontiere. E si fa strada l'ipotesi che l'arresto di venerdì scorso del più ricercato d'Europa - quel Salah Abdeslam membro del commando di Parigi che poi non ha avuto il coraggio di farsi saltare in aria ma è rimasto nascosto a Bruxelles per quattro mesi - abbia potuto imprimere un'accelerazione all'esecuzione di attentati che sicuramente sono frutto di un'accurata pianificazione.

"Continueremo a colpire l'Isis", ha assicurato Barack Obama da Cuba. Renzi ha sottolineato che la "minaccia è globale, ma i killer sono anche locali. Non è tempo né di sciacalli né di colombe". Per Hollande, con gli attacchi di Bruxelles "è stata colpita tutta l'Europa", cosa che impone di prendere "misure indispensabili" e proporzionate alla minaccia: la guerra "sarà lunga". Scioccato e preoccupato si è detto anche Cameron. E in una nota congiunta, i leader Ue hanno parlato di "attacco alla nostra democrazia". 

 

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