Disoccupazione a minimi 3 anni. Pil rallenta, verso +0,8%

Senza lavoro a 11,5%,tornano inattivi.Male export e investimenti

La disoccupazione scivola ai minimi da tre anni, con il tasso che si ferma all'11,5%, ma l'attesa revisione al rialzo della stima del Pil non arriva: anzi, la limatura è stata al ribasso. Gli ultimi dati dell'Istat oscillano quindi tra segni più e meno ma il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha le idee chiare sul risultato finale della crescita per quest'anno: "Secondo me chiudiamo allo 0,8 anche se il Mef sostiene che comunque sarà lo 0,9", il target fissato nel Def. Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, invita infatti all'ottimismo. Fra la fiducia e la paura, dice il ministro, "penso prevalga" la prima. Ad oggi tuttavia i numeri dell'Istituto di statistica non hanno soddisfatto le speranze della vigilia. La crescita nel terzo trimestre del Prodotto interno lordo si è fermata allo 0,2%, confermando il dato preliminare, mentre il valore annuo è passato allo 0,8% dallo 0,9%. Il Tesoro e lo stesso Renzi non avevano nascosto di attendersi una revisione al rialzo che non c'è stata.

Per ora l'Italia ha messo in cascina un incremento che non va oltre lo 0,6% per il 2015. C'è quindi molta strada da fare per centrare l'obiettivo indicato dal Governo e un solo trimestre per recuperare il rallentamento. Gli analisti di Intesa San Paolo e Unicredit indicano uno sprint che per gli ultimi tre mesi dell'anno, che però non andrebbe oltre lo 0,4% (lontano dall'1% necessario secondo gli economisti per raggiungere il valore previsto dall'Esecutivo). Certo nel terzo trimestre non hanno aiutato le esportazioni, ma la loro discesa era data per scontata. "Sono venuti meno alcuni motori dei paesi emergenti", sottolinea Padoan, citando tra gli altri il Brasile che in contemporanea con il Pil italiano segna una contrazione dell' 1,7% nel terzo trimestre. La doccia gelata è arrivata piuttosto dagli investimenti, la cui frenata potrebbe comunque essere motivata dal rinvio per agganciare i maxiammortamenti. Bene invece i consumi. Di certo la ripresa sta investendo in pieno la fiducia, come mostra anche l'indice Pmi sull'attività manifatturiera, con l'ad di Fca Sergio Marchionne che parla di "sistema industriale" che "sta tirando a 100 all'ora". Alla fiducia si appella anche Padoan, ministro che 'ha richiamato' Renzi, rileva lo stesso premier sorridendo, per aver parlato di una crescita limitata allo 0,8%: "Mi ha inviato un sms Padoan: sullo 0,9% di crescita del Pil tieni la linea, non è Roma-Fiorentina...". Di sicuro per Renzi "i segnali di ripartenza ci sono". E in serata altri dati di miglioramento giungono dal fabbisogno (a 64,4 miliardi nei primi 11, "in linea" dice il Mef con il calo del deficit). E a rassicurare sui conti arrivano anche i risultati della Voluntary Disclosure sulla regolarizzazione dei capitali all'estero: frutteranno 3,8 miliardi di gettito ma solo 1,5 miliardi è già impegnato sulle coperture della Legge di Stabilità. Il resto è manna per il bilancio pubblico.

La raffica di dati macroeconomici è però partita con le cifre sul lavoro. La buona notizia è la riduzione dei senza posto, ormai sotto la soglia dei tre milioni, con 410mila persone in meno a caccia di un impiego nell'arco di un anno. L'arretramento non vale però per tutti: tra gli under25 il tasso torna a salire, attestandosi al 39,8%. E nel mese non fa progressi l'occupazione (-39mila), che scende a causa dalla contrazione registrata tra gli 'indipendenti', in cui rientrano sia gli autonomi che i collaboratori. Un dato che per il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, deriva dalla "riduzione delle false partite Iva e delle collaborazioni a progetto". Resta invece in positivo l'occupazione dipendente, che su base annua macina risultati, grazie, guardando a ottobre 2015 su ottobre 2014, ai contratti a tempo. Poletti sottolinea anche come si restringa "ulteriormente il gap rispetto alla media dell'area euro", dove pure si rileva una flessione del tasso di disoccupazione (10,7%). Ma, parlando dell'Italia, un aiuto è arrivato dagli inattivi, coloro che né hanno un posto né lo cercano, che si sono tornanti ad aumentare (quasi +200 mila in un anno).

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