Francesca Cavallo, vi racconto una favola di Natale rivoluzionaria

La coautrice delle Ragazze ribelli racconta la sua ultima opera da sola, in esclusiva all'ANSA

FRANCESCA CAVALLO, ELFI AL QUINTO PIANO (FELTRINELLI, PAG. 128, EURO 14) - Francesca Cavallo, la coautrice con Elena Favilli di quel fenomeno da quattro milioni di copie che è stato Storie della Buonanotte per bambine ribelli, affronta il suo primo libro per ragazzi da sola e sceglie l'impianto classico della favola di Natale per raccontare il mondo dal suo innovativo punto di vista. Domani 22 novembre alle 17:30, nella Biblioteca Civica Centrale di Torino (via della Cittadella 5) si terrà la presentazione del volume "Elfi al Quinto piano" (edizioni Feltrinelli), organizzata dalla Fondazione Circolo dei lettori. Dialogherà con l'autrice Francesca Cavallo la giornalista de La Stampa Elena Masuelli.

L'abbiamo intervistata per voi.

1) Cara Francesca lei definisce Elfi al quinto piano una storia di Natale rivoluzionaria, perché? Per il modello familiare che propone? O per quello di organizzazione sociale?

La definisco rivoluzionaria perché mette al centro di una struttura narrativa classicissima come quella della fiaba di Natale una famiglia birazziale e omosessuale. Molti considereranno questa una provocazione, ma non lo è. È solo un modo di esporre i bambini a personaggi ancora troppo rari nei media, per educarli al rispetto della diversità. Credo che questo di per sé sia un messaggio semplice ma fortemente rivoluzionario, specialmente nel periodo storico che il nostro Paese sta attraversando.

2) I temi sociali ed etici ed il ruolo della donna pensa che siano quelli da cui dipende il futuro?

Credo che il modello di società in cui viviamo, il patriarcato, sia entrato fortemente in crisi e che richieda un grosso ripensamento. I temi intorno ai quali il bisogno di cambiamento è più impellente sono l’uguaglianza di genere e il rispetto dell’ambiente. Sono temi strettamente interconnessi, perché entrambi sono legati a un’idea di società che non si basa allo sfruttamento selvaggio e violento di persone, animali e cose intorno a noi.

3) E sono sempre i bambini che fanno il futuro o i genitori che ne segnano la crescita?

Credo che entrambe le cose siano vere. Ovviamente i genitori e gli adulti in generale hanno un’influenza enorme nella formazione delle nuove generazioni. Allo stesso tempo, ogni generazione ha un tema proprio, nuovo, una battaglia o un insieme di battaglie che porta avanti, a volte comprensibili per gli adulti, a volte no. È affascinante vedere il futuro del mondo affacciarsi nello sguardo dei bambini. È una delle ragioni per cui amo il mio lavoro.

4) C'è secondo lei qualcosa di cui ai bambini non si può parlare e qualcos'altro di cui sarebbe in qualche modo obbligatorio farlo?

Credo che ai bambini si possa parlare di tutto, facendo attenzione a non essere gratuitamente provocatori e rispettando la loro capacità di comprensione di un tema. A età diverse si può parlare ai bambini in modi diversi dello stesso tema. La cosa importante è fare in modo che i bambini non sentano che ci sono degli argomenti tabù dei quali non si può o non si deve parlare e questo riguarda sia questioni familiari private, che temi più generali. Il peso dei tabù e dei segreti è infinitamente maggiore di quello che immaginiamo e genera dei rimossi che hanno conseguenze pericolose sia nella vita privata degli individui che nella vita di un Paese.

5) Vive a Los Angeles perché? Le pare che ci sia differenza nel ruolo sociale della donna tra USA e Italia?

Vivo a Los Angeles da diversi anni e la adoro. Ho un amore sfrenato per le palme e per i colori di questa città e credo che non ci sia un posto più bello al mondo per persone alle quali piace raccontare storie. La cultura della città è strettamente legata alla narrazione, principalmente dal punto di vista di cinema e tv sicuramente, ma il fatto che il cinema sia l’industria principale la rende un posto molto ospitale per gli artisti. Mi ci sento a casa.

Il sessismo è vivo e vegeto anche negli Stati Uniti, ma c’è una maggiore consapevolezza del tema nel dibattito pubblico e nei media. Questo mi ha fatto molto maturare e mi ha aiutato a superare una gran parte della misoginia che ho interiorizzato crescendo.


6) Il libro lo ha scritto da sola, è finita del tutto l'esperienza a 4 mani con Elena Favilli o si tratta solo di un momento della sua storia lavorativa del resto molto ricca e composita ma il sodalizio continua?

“Elfi al Quinto Piano” è il mio primo libro “da solista” sì. L’esperienza con Elena Favilli è finita e sono pronta a vedere cosa ha in serbo per me il prossimo capitolo della mia vita.

7) Come immagina il suo futuro quale sogno sta inseguendo?

Ho fondato una nuova società con la quale, oltre che creare nuovi libri, mi piacerebbe anche produrre per il cinema e la televisione.

8) Nel libro c'è una forte critica sociale all'isolamento dovuto alla paura dell'estraneo, qui risolve tutto Babbo Natale ma nella realtà quale pensa possa essere la soluzione?

In realtà, nel libro Babbo Natale non risolve nulla, sono i bambini della città a prendere in mano la situazione, ad aiutare Babbo Natale e a dare una lezione agli adulti della città. Nella realtà, credo che si debba costantemente costruire ponti verso gli altri e creare occasioni di confronto con persone diverse da noi. Per isolarsi, spesso, non serve alcuno sforzo. Per incontrare gli altri, invece, soprattutto quelli diversi da sé, bisogna mettere da parte la paura che possa accaderci qualcosa di inaspettato e rendersi un minimo vulnerabili. Credo che se più persone si sforzassero di andare oltre la propria paura dell’ignoto, il mondo sarebbe un posto molto più ospitale.

9) Lei crede a Babbo Natale? In cosa crede?

Certo che credo a Babbo Natale! Credo che sia fondamentale non farsi vincere dal cinismo, e che molto spesso crescendo ci sia il rischio di diventare cinici perché si ha l’impressione che solo cosi si possa soffrire di meno. Babbo Natale è un personaggio potente, che ci ricorda che credere nella magia nonostante le difficoltà può aiutarci a tenere il cuore aperto e a vivere la nostra vita con slancio.


10) Come passerà il Natale?

Come l’ho sempre passato, in Puglia, con la mia grande famiglia. Saremo una quarantina, sarò circondata da bambini di tutte le età e, a un certo punto della serata, verrà a farci visita Babbo Natale in persona.

11) La letteratura per ragazzi negli ultimi anni ha prodotto storie che hanno saputo incidere nell'immaginario collettivo più di quanto abbia fatto la letteratura per adulti. Perché a suo avviso?

È un fenomeno molto interessante e credo che abbia a che fare con una crescente necessità da parte dei bambini di sentirsi coinvolti e di partecipare ai discorsi del proprio tempo. Credo che alcuni scrittori abbiano risposto a questo bisogno confrontandosi con temi e storie che fino a poco tempo fa non sarebbero stati considerati “adatti” alla letteratura per l’infanzia, che è rimasta per moltissimo tempo una letteratura principalmente d’intrattenimento con un impianto valoriale conservatore. Usciti da questo schema si è scoperto un mercato che non si credeva esistesse.

12) Esiste ancora la capacità degli intellettuali di incidere sul loro tempo?

Non so chi possa definirsi un intellettuale oggi. Il mondo è cambiato in modo molto profondo e può difficilmente essere compreso con un approccio solo “intellettuale”. L’esposizione a culture ed esperienze diverse richiede un approccio alla conoscenza che passi da più sensi e da una capacità di usare una varietà di strumenti che sarebbero guardati con scetticismo dagli intellettuali di un tempo.

Per queste ragioni, credo che oggi siano gli artisti più che gli intellettuali ad avere la capacità di incidere sul tempo che stiamo vivendo.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Video ANSA