Festival di Berlino: Applausi per Fuocoammare, unico italiano in gara

Gianfranco Rosi l'ha girato a Lampedusa: 'Abbiamo un occhio pigro verso l'immigrazione'

Applausi per Fuocoammare di Gianfranco Rosi, unico film italiano in corsa in questa 66/ma edizione del Festival di Berlino. Il documentario, girato dal regista durante tutto un anno nell'isola di Lampedusa, racconta la realtà degli isolani anche rispetto al fenomeno dell'immigrazione. "Noi abbiamo un occhio pigro verso l'immigrazione, perché non vogliamo vedere", ha detto Rosi stamani in un incontro con la stampa italiana. "Il mio - ha aggiunto - non è un film politico ma va detto che la politica fa davvero poco se non alzare continuamente muri". All'inizio del documentario che sarà distribuito da 01 dal 18 febbraio "mi sono ritrovato nell'isola senza sbarchi - ha detto Rosi - e così più che fare un documentario sull'immigrazione stavo filmando uno stato d'animo. Poi la cosa durante l'estate è cambiata anche dopo aver acquistato la fiducia delle navi militari che operano in soccorso".

"Le persone che sbarcano a Lampedusa sono persone sanissime, fortissime, che mettono in conto la possibilità di morire", ha detto Rosi. Ma al centro di Fuocoammare c'è sicuramente l'atteggiamento umanitario dei lampedusani. "Gli isolani sono da premio Nobel - dice Pietro Bartolo, medico di Lampedusa addetto ai primi soccorsi ai migranti. Gente di mare che accoglie con piacere e naturalezza tutto ciò che viene dal mare. Quando nel 2011 c'è stata la primavera araba e sono arrivati ben settemila migranti si era creata una situazione paradossale: settemila persone accolte contro cinquemila abitanti dell'isola". E ancora Bartolo a Berlino: "Non mi piace di parlare di certe cose, ma sono stato testimone di fatti terribili. Però bisogna parlarne perché spero che così cambi la sensibilità delle persone e si pensi davvero a cosa fare".

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