Zavattini, il viaggio come impegno

Ritratto inedito su ruolo e fortuna dell'artista all'estero

La ricchezza vivida delle idee mai disgiunta dall'impegno; lo sguardo "neorealista" capace di andare oltre le apparenze della realtà attraverso il cinema, la letteratura, il pensiero; il viaggio inteso come scoperta ma anche come occasione di diplomazia culturale. Sarà un ritratto inedito quello offerto dalla mostra "Zavattini oltre i confini.
Un protagonista della cultura internazionale", in programma a Reggio Emilia negli spazi di Palazzo Da Mosto dal 14 dicembre al 1 marzo, che racconta al pubblico non solo lo spirito eclettico ma soprattutto il ruolo rivestito all'estero da Cesare Zavattini.
Il progetto, che prende vita nel trentennale dalla morte dell'intellettuale di Luzzara, ha richiesto ben 2 anni di lavoro da parte di uno "staff multidisciplinare composto da 12 studiosi per approfondire, accanto all'attività svolta da Zavattini nei diversi ambiti artistici, la sua capacità di intessere relazioni straordinarie anche al di fuori dall'Italia", ha detto in un'intervista all'ANSA Alberto Ferraboschi, curatore della mostra. In particolare l'esposizione svela di Za, come lo chiamavano gli amici, lo spiccato talento di "stabilire reti in tutto il mondo partendo dalla cultura come veicolo di pace, fratellanza, incontro e conoscenza di altre culture", ha aggiunto. Una sorta di "diplomazia informale" la sua, sviluppata a partire dagli anni '50 e portata avanti con determinazione in periodi di certo non facili per gli equilibri internazionali, tra Guerra Fredda e contrapposizioni ideologiche. Ecco dunque la sua amicizia con lo scrittore Gabriel García Márquez, i rapporti con gli ambienti ebraici e la mediazione culturale in quelli del patto di Varsavia, l'impegno per la decolonizzazione e la nascita di una cinematografia sperimentale in Africa: aspetti che rivelano la modernità innegabile e l'intelligenza di un personaggio centrale nella cultura del '900 in Italia e che oggi forse andrebbe riscoperto soprattutto dai più giovani.
Il percorso, sviluppato in 9 sale come un lungo viaggio seguendo i Paesi visitati da Zavattini - dalla Francia alla Spagna, dall'Americano Latina agli Usa all'Europa orientale fino all'Africa - si compone di immagini fotografiche, carte originali, libri, video, manifesti, annotazioni autografe, ma anche di dettagli che restituiscono l'uomo, come il basco, la macchina da scrivere, la borsa da viaggio. Interessantissima la sezione dedicata al rapporto stretto con l'arte e i suoi protagonisti: "Zavattini aveva la passione del collezionismo e ai suoi amici artisti chiedeva di ricevere due piccoli quadretti, di formato 8x10cm, uno con l'autoritratto e l'altro a soggetto libero", prosegue Ferraboschi. E la mostra documenta questa passione, presentando 150 quadretti (dei 1500 della collezione di Zavattini) firmati da artisti del calibro di Burri, Fontana, Guttuso, Balla, Sironi, de Chirico, Depero. Non manca il tema del ritorno a casa, a Luzzara, "la sua piccola patria a cui era legatissimo, anche con alcuni scatti inediti di Gianni Berengo Gardin, fotografo al quale Zavattini aveva chiesto di rileggere il suo libro su Luzzara fatto nel 1955 con Paul Strand", ha spiegato il curatore.
Promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani, Regione Emilia-Romagna-IBC, Comune di Reggio Emilia e Archivio Cesare Zavattini, la mostra prevede anche una corposa attività didattica per far conoscere ai bambini e ai ragazzi delle scuole la fondamentale e attualissima figura di Zavattini.

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