Komagata, come nascono le forme d'arte create per i bambini

Il pluripremiato designer giapponese si racconta

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Primo cartoncino in bianco e nero per creare un contatto visivo con la figlia appena nata. Forme d'arte che richiamavano i seni della mamma, forte richiamo per la bambina. Così Katsumi Komagata, pluripremiato e poetico designer giapponese, ha raccontato in un incontro a Cagliari come sono nati i suoi primi lavori. "Non avevo idea di come si dovesse comportare un padre con una figlia - ha detto con molta tenerezza - e sono partito dai disegni".
    Dal bianco e nero si è passati presto al colore. Una sorta di pedagogia artistica molto semplice con forme sempre più complesse: mele rosse, uccelli blu, farfalle gialle. È la base dei dieci libri Petit yeux, gioielli semplici semplici. Ma pieni di fantasia. "Creavo i miei libri sulla base della crescita di mia figlia", ha raccontato. Molta attenzione, in generale, alle nuove generazioni. E infatti oggi Komagata ha lavorato e creato insieme ai ragazzi del Liceo Artistico di Cagliari.
    Komagata, considerato l'erede del progetto artistico e didattico di Bruno Munari e che nel 2012 è stato tra i protagonisti del MoMA di New York in occasione dell'allestimento "Century of the child: growing by design 1900-2000", è stato ospite di una giornata di incontri e laboratori organizzata da Sardegna Ricerche, nell'ambito della mostra "Ri-Creazione".
    L'artista giapponese ha mostrato e spiegato i particolari delle sue opere, entrando nei dettagli raccontando come anche la fase adolescenziale della figlia sia stata in qualche modo decisiva per la sua produzione. "Come capita a quell'età si è creato un po' di distacco da parte sua e non c'era più possibilità di fare libri per lei".
    Ed è stata la svolta per passare ad altro: l'ideazione di libri tattili per bambini non vedenti. Volumi che si aprono e pendono forme a tre dimensioni. Non solo. Si è dedicato anche alla creazione di opere per le persone che non percepiscono con esattezza i colori. Raccontando con poesia i suoi tentativi per avvicinarsi anche a questo mondo.
    Moon phase è la sua ultima produzione. È in fase di stampa in Giappone ed è dedicato ai bambini daltonici. Un volume pieno di forme e colori spettacolari. Storie che ritornano: "Ora mia figlia - ha scherzato l'artista - ha trent'anni e ha avuto una figlia: posso di nuovo lavorare con un neonato". (
   

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Più ecologici gli alberi di Natale naturali o di plastica?

Nell'anno del Natale green tra fake news e best practice

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Nell'anno del Natale green ci si chiede: sono più ecologici gli alberi di Natale naturali o quelli di plastica? Sicuramente quelli che non buttiamo via il 7 gennaio dopo le feste, sia che siano finti da riporre per tutto un anno, sia che siano veri in vaso per quanto sul balcone o in terrazzo con il caldo estivo a meno di non risiedere nel Nord Italia difficilmente arriveranno all'8 dicembre (la data classica per cominciare le decorazioni casalinghe) 2020. Non c'è cosa più anacronistica e dolorosa di vedere a fine feste il povero albero senza piedi nè radici, mezzo seccato, a testa in giù nel cassonetto. In assoluto il più ecologico degli alberi è quello che si ricicla, anno dopo anno, cambiando magari decorazioni puntando a nuove ispirazioni - un'idea: l'albero di Natale da mangiare, scoprilo qui. Per un albero di Natale di plastica medio (10 kg circa) occorrono 20 kg di petrolio e 23 kg di CO2 emessa nell’atmosfera, alle quali si aggiunge il petrolio che serve al trasporto dalla Cina, da cui viene l’80% di questi prodotti. Si calcola servano 2 secoli per smaltirli. La fonte è l'associazione dei Florovivaisti Italiani che in questo dicembre stima una crescita del 10% per l’acquisto degli alberi di Natale naturali, con un giro d’affari complessivo di 30 milioni di euro. Nonostante il trend positivo, nelle case degli italiani entrano di preferenza ancora gli abeti sintetici (7 su 10 dei 12 milioni di alberi venduti), con un notevole danno per l’ambiente.
“Fortunatamente –dichiara il presidente dell’associazione, Aldo Alberto- la sensibilizzazione verso i temi della sostenibilità ha aumentato la domanda per gli abeti naturali, cogliendo di sorpresa persino i produttori, tra i quali molti giovani che stanno ripristinando il florovivaismo nelle zone montane per soddisfare questa fetta di mercato in crescita. Gli alberi italiani sono generalmente abeti rossi, diffusi soprattutto nelle Alpi orientali, e gli abeti bianchi dell’Appennino. In Italia la produzione si concentra in Toscana e in Veneto ma il nostro obiettivo è arrivare competere con la Germania, dove la coltivazione di abeti di Natale arriva a quasi 20 milioni di alberi prodotti”.
“E’ importante –sottolinea Alberto- combattere le fake news e ricordare ai consumatori che gli abeti natalizi non vengono sradicati dalle foreste ma provengono da aziende vivaistiche dove sono coltivati appositamente per il mercato delle feste e vengono piantati di nuovo, dopo la vendita".

Ikea storicamente è stata apripista in Italia almeno della campagna pro alberi naturali rimborsando a patto della restituzione dopo le feste l'importo speso. Con “Compostiamoci bene” di Ikea, l'azienda svedese sostiene anche progetti di riqualificazione in aree a forte rischio di dissesto idrogeologico. L'associazione dei  Florovivaisti Italiani auspica di preferire gli alberi veri ai sintetici per aiutare  anche lo sviluppo del comparto italiano," incrementando il reddito delle popolazioni che vivono in aree rurali. Importante anche l’effetto benefico sull’ambiente per il contributo alla riduzione della CO2 assimilata durante le loro crescita e per la prevenzione del degrado idrogeologico. La coltivazione in Italia, oltretutto, garantisce la freschezza del prodotto, in quanto tagliato pochi giorni prima della consegna e sagomato a cono durante tutta la coltivazione per renderne compatte le fronde”.

Nelle nostre case le dimensioni degli alberi natalizi sono diminuite, anche per gli spazi ridotti nelle abitazioni. Nel dettaglio, più del 70% degli italiani si orienta su alberi più "corti", spendendo in media tra i 20 e i 40 euro. A concedersi il lusso di oltrepassare i due metri di altezza solo il 5% degli italiani, che destinano all'albero di Natale anche una spesa di 100 euro. Mentre per addobbare i cortili dei condomini si può arrivare fino a 400 euro per alberi ancora più alti. Nelle piazze cittadine si fa a gara di altezza: l'ormai celebre Spelacchio a Roma è alto 23 mt , mentre Milano svetta a 37 metri con l'albero di Piazza Duomo interamente di luci, a basso impatto ambientale, alimentato da energia da fonti rinnovabili. Cresce il fenomeno del noleggio, ma è ancora molto caro e può arrivare fino a 1500 euro per un albero da 4 metri.

Scelto l'albero naturale ecco qualche prezioso consiglio:

Vanno scelti esclusivamente gli abeti con radici, bagnando la zolla regolarmente e posizionando l’albero a debita distanza dai caloriferi.
Vanno inoltre evitati gli addobbi pesanti per non spezzare i rami o disperdere troppi aghi sul pavimento.
Non bisogna neanche spruzzare neve sintetica perché l’albero è vivo e respira.
Dopo l’Epifania si potranno reimpiantare in giardino e chi vive in città e non ha uno spazio verde potrà riciclarlo facilmente, compostandolo in modo che torni terriccio e completi l’equilibrio ecologico o usarlo per accendere il barbecue.
Un’ultima curiosità per chi ha animali domestici: anche i veterinari consigliano alberi naturali rispetto ai sintetici. I nostri pet non amano essere punti dagli aghi e difficilmente si arrampicheranno sugli abeti naturali come fanno sugli alberi di Natale finti, evitando danni o piccoli incidenti domestici.

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Olga Misik, la Greta di Mosca, per i giovani voglio 'il futuro'

Attivista russa, se andrò in prigione avrò tempo per un libro

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Chiudi Olga, la 'Marianna' delle proteste di Mosca (ANSA) Olga, la 'Marianna' delle proteste di Mosca

Olga Misik, l'attivista russa che ha protestato con la Costituzione in mano, diventata a 17 anni il simbolo delle battaglie pacifiche per i diritti civili in Russia, vuole "il futuro per i giovani" ed è convinta che "le proteste saranno sempre più frequenti, anche in Russia". "Anche se nel mio paese sarà sempre più difficile protestare , prima o poi ce la faremo a risolvere questa situazione perchè arriveremo a un punto di non ritorno e le cose cambieranno.  Anche in Russia arriverà questo futuro luminoso dove i diritti civili saranno riconosciuti a tutti i cittadini" dice all'ANSA Olga, piccolina con un bel sorriso e un'anima da combattente, al suo primo viaggio in Italia.
    Considerata la Greta russa, Olga supporta tutte le battaglie per un futuro migliore, anche il movimento delle Sardine ma della sua coetanea che si batte per il clima dice: "Greta mi piace, la supporto. In tante cose siamo simili, abbiamo la stessa età, un'immagine che ci avvicina sui media però le proteste di Greta non sono pericolose. Lei non rischia nulla. Io sì, specialmente dopo il mio viaggio in Italia perchè io qui incontro giornalisti, rilascio interviste. Il rischio più grande adesso è tornare in Russia perchè il governo vede negativamente le persone che lavano la biancheria sporca fuori casa. Se uno rimane in silenzio, pensano, tutti i problemi si risolveranno da soli".
    In Russia, racconta la Misik che parla spedita per superare la sua balbuzie, "il governo parla molto della stabilità e invece c'è instabilità con la stagnazione. In Europa se a una persona non piace una cosa, come in ogni società sana, comincia a protestare. E' del tutto normale e ovviamente la forza motrice del cambiamento sono i giovani. In Russia la situazione sarà sempre più difficile. In futuro tutti i sistemi di sicurezza statale diventeranno sempre più severi. Il potere farà di tutto per mettere in cattiva luce tutte le manifestazioni che ci saranno" sottolinea la diciassettenne, attesa e applaudita da tanti giovani alla fiera 'Più libri più liberi', alla Nuvola di Roma, che vive a Mosca mentre la sua famiglia sta a due ore di treno dalla città.
    "I miei genitori hanno reagito male alle mie proteste: mia mamma sta cominciando a cambiare opinione ma pensa che io faccia una cosa che ha poco senso. Mio padre ama Putin, lo sopporta in tutto ciò che fa. Non gli piaccio ne io ne la mia attività.Ho due fratelli, uno più piccolo, che sta dalla mia parte, e l'altro più grande. Abito da sola, in uno studentato dell'Università dove studio giornalismo" dice Olga che ha iniziato le sue proteste in modo graduale e su Putin ovviamente ha un'opinione diversa da suo padre però "a differenza di molti altri russi non provo odio verso di lui perchè capisco che la causa di molti problemi è proprio il modo in cui il sistema sta funzionando. Per me Putin è una allegoria di una unità politica in quanto tale" dice.
    La scorsa estate, durante una delle prime proteste antigovernative, e' stato un gesto assolutamente naturale per lei leggere la Costituzione : "un mio amico la aveva in mano e io ho preso il testo e lo ho letto ad alta voce" dice e tra gli articoli cita: "il 212 del codice penale della Federazione Russa sui disordini di massa e sul numero di volte che si può partecipare a una manifestazione. E poi l'articolo 31 della Costituzione sulla libertà di assemblee e l'articolo 29 sulla libertà di parola e di stampa".
    Fermata più volte ormai, dice Olga "mi sono abituata ad essere arrestata e me la sto godendo. Non mi rilasciano subito, la polizia ti ferma, ti porta via, si prepara il protocollo per la violazione compiuta. E se sei minorenne, come me, chiamano i genitori per poterti rilasciare. E questo fino a poco tempo fa è stato un grande problema perchè i miei genitori vivono in un'altra città e venirmi a prendere era problematico. Quindi a settembre abbiamo preparato dal notaio una scrittura per i miei legali che possono così venirmi a prendere dalla polizia per il rilascio" spiega la Misik alla sua seconda tappa in Europa, dopo il viaggio in Danimarca, lo scorso settembre.
    Di questioni climatiche ed ecologiche "capisco poco, mi batto per i diritti civili, però li supporto e partecipo alle loro manifestazioni, cerco di essere aggiornata sulla loro agenda" sottolinea. E racconta che sta tenendo un blog dal complicatissimo nome russo che significa più o meno l'istinto di sopravvivenza atrofizzata. "Ho tantissimi pensieri e sentimenti che basterebbero per scrivere un libro. Al momento non ci ho pensato. Forse, se sarò imprigionata, avrò tanto tempo per scriverlo" afferma non escludendo assolutamente di finire in prigione.
   

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Classic Blue colore dell'anno, ecco come indossarlo

Da Pantone Color Institute il n. 19-4052 per il guardaroba 2020

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Chiudi Cate Blanchett in balzer pantaloni blu @Mango (ANSA) Cate Blanchett in balzer pantaloni blu @Mango

Pantone lo ha chiamato Classic Blue, indicandolo con il numero 19-4052, e sarà il colore-bussola della moda nei prossimi dodici mesi, com'è accaduto gli anni precedenti con le altre tonalità indicate dall'istituto americano. E' difficile accostare a qualcosa di preciso quel rilassante, seppure brillante colore, nominato dal Pantone Color Institute "nuance" dell'anno 2020.  Alle sfilate sulle collezioni per la primavera/estate che verrà, lo abbiamo visto da Salvatore Ferragamo e Marco De Vincenzo. Elisabetta Franchi ha voluto farne un colore per mamme e figlie, mentre Alberta Ferretti ha decisamente puntato sull'indaco per la nuova collezione Cruise. Cate Blanchet in blazer e pantaloni di velluto a coste blu (Mango) è la star apripista per il Pantone Classic Blue, ma si sa l'attrice australiana è sempre super chic.
    Il blu ha conquistato Maria Grazia Chiuri per Dior che ne ha fatto il colore unico di intere collezioni. Il blu è da sempre uno dei colori preferiti di Giorgio Armani. Alessandro Michele per Gucci infrange le regole con un blu più cupo che diventa 'cappotto pretino'. Ma l'arrivo del Classic Blue 19-4052 era inevitabile a pensarci bene, dopo l'esplosione di energia contagiosa del Living Coral, colore dell'anno 2019. Questa tonalità vicina all'indaco, si distingue dalle altre per la sua versatilità, abbinandosi a bionde e brune con facilità, e si annuncia come nuovo colore basico, un neutro da abbinare a molti altri colori, una tonalità rivale del nero che potrebbe andare ad affiancarlo anche per scelte importanti, mise da red carpet e occasioni notturne. Il 2020 è il ventesimo anniversario del Color of the Year di Pantone, una serie iniziata nel 1999, alle soglie del nuovo millennio. Quell'anno, come colore simbolo del 2000 Pantone aveva scelto un'altra tonalità di blu, il Cerulean, chiaro e rasserenante in risposta all'eccitazione e alle ansie che accompagnavano l'ingresso negli anni 2000. Ma come per la nuance di blu iris, il Cerulean, citato in una lezione ai suoi assistenti come colore apparso non casualmente su un maglione, dalla temibile Miranda Presley-Meryl Streep, nel film cult Il Diavolo veste Prada, il Classic Blue è anche un simbolo di fiducia nel futuro e di speranza, di cui si ha davvero bisogno in questi tempi bui e incerti. Il Classic Blue sarà la base no season di guardaroba 2020. Un punto di riferimento per scegliere il lavaggio dei nuovi jeans e per i pezzi chiave del nostro guardaroba, ma anche la nuance su cui puntare tutto per le occasioni migliori. 
   

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Una mail al giorno per dieta vegetale, arriva Veganuary

Joaquin Phoenix, 'possiamo fare qualcosa contro crisi climatica'

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Una mail al giorno per tutto un mese, con tutti i consigli utili per passare a una dieta vegetale: arriva in Italia Veganuary, l'iniziativa nata in Gran Bretagna 5 anni fa a cui - dicono i promotori - hanno già aderito circa 250.000 persone in oltre 190 nazioni aderenti, grazie alla collaborazione con ong locali. A favorirne l'approdo anche in Italia l'associazione Essere Animali.
    Global Ambassador della campagna è l'attore Joaquin Phoenix, reduce dal successo planetario di 'Joker', da tempo attivista per i diritti degli animali, che si è unito quest'anno a Veganuary, insieme ad altri colleghi come Alicia Silverstone."Se guardi - ha detto Phoenix - alla crisi climatica o alla violenza del nostro sistema alimentare e ti senti impotente, pensando 'Vorrei poter fare qualcosa', puoi farlo. Subito. Iscriviti e prova una dieta vegetale nel mese di gennaio".
    In Italia Veganuary ha trovato, tra gli altri, il sostegno di Rosita Celentano, Massimo Wertmüller, Daniela Poggi, lo chef stellato Pietro Leemann.
    La dottoressa Silvia Goggi, medico-nutrizionista autrice del libro 'La mia famiglia mangia Green' (ed. Sonda), sarà a disposizione degli iscritti all'iniziativa durante tutto il mese di gennaio 2020 per supportarli e rispondere a domande, ma anche per sfatare tutti i falsi miti e le fake news che circolano intorno all'alimentazione vegetale. 

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100 Alberi d'autore

Raccolta fondi Unicef a Roma, 25/ma edizione

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   Dall'albero-lampada bianco che prende spunto dalle sfaccettature dei brillanti firmato da Brunello Cucinelli, al Fluffy Effect bianco e oro del designer torinese Carlo Pignatelli, fino a quello in ceramica di Francesco Cuomo, a cui si aggiungono l'albero di Max Mara, di Sylvio Giardina, di Chiara Boni, Martino Midali, Renato Balestra, Enrico Coveri. Sono alcune delle opere della nuova edizione, la 25/ma, de "Il Natale dei cento Alberi d'autore", che il suo patron Sergio Valente ideatore dell'evento dal 1991, ha voluto legare stavolta a Unicef Italia, che beneficerà della raccolta fondi dalla vendita delle creazioni griffate, per i suoi progetti umanitari, in particolare per quello a sostegno dell'istruzione alle bambine del Niger. La vendita comincia il 5 dicembre con un gala nel nuovo spazio eventi di Palazzo Brancaccio, presentato da Cinzia Malvini, e si protrarrà fino all'8 dicembre. Madrine dell'evento: Simona Marchini, ambasciatrice di Unicef Italia ed Eleonora Daniele conduttrice televisiva e volto noto di Rai1. Tra gli alberi realizzati, uno speciale dell'Unicef ispirato alla Pigotta, realizzato appositamente dallo studio romano Corte, che lo descrive così: "Un albero riconoscibile. Come un simbolo, dalla forma astratta in cui tutti si riconoscono. Semplice ed essenziale come lo disegnano i più piccoli. Un albero che stimola i ricordi, come un gioco. Astratto e coinvolgente. Non uno ma un insieme di alberi. Come in un bosco da percorrere". "Grazie a questa iniziativa realizzata in collaborazione con Sergio Valente, sarà possibile sostenere l'istruzione primaria e secondaria delle bambine in Niger attraverso la realizzazione di strutture scolastiche, aule, servizi igienici e la fornitura di materiale scolastico" ha detto Francesco Samengo, presidente dell'Unicef Italia. Tra gli stilisti e gli artisti che partecipano alla rassegna, non mancano le scuole di moda tra cui L'Accademia di Costume e Moda e L'accademia Koefia di Roma, L'Accademia di Moda di Napoli. 
   

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Una casa in Classic Blue, come arredare con il colore Pantone 2020

Dettagli di tappezzeria o tinta alle pareti. In camera da letto per dare idea di rifugio

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Chiudi Rachel Loewen - Houzz 2018 (ANSA) Rachel Loewen - Houzz 2018

‘Classic Blue’ è il colore Pantone dell'anno . Ma in che modo lo possiamo riproporre all’interno delle nostre case? Ecco alcuni consigli di stile semplici e d’impatto per prediligere il ‘Classic Blue’ nell'ambiente domestico, suggeriti da Houzz (www.houzz.it), la piattaforma per il rinnovo e design della casa, che ha già visto questa tonalità scelta nei progetti della propria Community, composta da milioni proprietari di casa e 2,5 milioni di professionisti del settore.

Dettagli di colore. Un’idea per inserire il Pantone dell’anno tra le mura domestiche con naturalità, è quello di avvalersi di questo colore per ravvivare gli ambienti attraverso dei dettagli: può essere la tappezzeria di un divano, un tappeto, un cuscino o un piccolo arredo capace di catalizzare l’attenzione senza appesantire la stanza. 

• Arredamento. Il ‘Classic Blue’ è una tonalità di blu su cui poter sempre contare perché trasmette pace e armonia, e rievoca i colori del mare e del cielo È possibile intervallare il blu con le scale dei grigi, come dimostrano diversi progetti di pareti viste su Houzz, in cui il blu risalta gli angoli funzionali, rendendo movimentata una stanza di grandi dimensioni. Anche le essenze di legno chiaro, usate in combinazione con elementi blu, sono un’accoppiata vincente: restituiscono un tocco di classe ed eleganza.

• Pareti colorate. A chi piace azzardare con l’uso del colore, troverà rilassante l’idea di dipingere di blu le pareti della stanza da letto. I designer suggeriscono di colorarne solo una o tutte, per ricreare quell’ “effetto scatola” che dona una sensazione di rifugio sicuro, dove potersi abbandonare a pace e tranquillità.

• Alternativa al nero e al bianco scandinavo. Il blu restituisce una gradazione intensa, ma dotata di più respiro e profondità del nero. Su Houzz lo abbiamo visto utilizzato come tocco di colore anche nella parete dietro al letto, con le piastrelle di una doccia a filo pavimento, o come colore di base per i pensili delle cucine.
"E' un colore che inneggia alla calma interiore, e che per questo è una scelta spesso per la camera da letto, anche nell’effetto scatola, ovvero con tutte le pareti in blu, per rendere la camera da letto un vero rifugio. Eppure le combinazioni di questo colore sono tante: in cucina col legno, molto amato dai proprietari di casa italiani (e il materiale preferito per il 2020), ma anche abbinato al grigio. Il blu si pone come sostituzione morbida rispetto al nero e al bianco e nero scandinavo, per trovare una gradazione intensa ma dotata di più respiro e profondità del nero”, dice Leonora Sartori, Editor di Houzz Italia.

“Il blu è un colore che ha destato curiosità e interesse nella community di Houzz e che vediamo usato sempre di più nei progetti dei professionisti su Houzz. Un colore che inneggia alla calma interiore, e che per questo è una scelta spesso per la camera da letto, anche nell’effetto scatola, ovvero con tutte le pareti in blu, per rendere la camera da letto un vero rifugio. Eppure le combinazioni di questo colore sono tante: in cucina col legno, molto amato dai proprietari di casa italiani (e il materiale preferito per il 2020), ma anche abbinato al grigio. Il blu si pone come sostituzione morbida rispetto al nero e al bianco e nero scandinavo, per trovare una gradazione intensa ma dotata di più respiro e profondità del nero”, dice Leonora Sartori, Editor di Houzz Italia.

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Classic blue è il colore Pantone dell'anno /VIDEO

Gradazione calmante, tranquilla, profonda per il 2020

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Il Classic Blue è il colore Pantone dell'anno per il 2020. Una gradazione calmante, tranquilla quella decisa dal Pantone Color Institute. "In questi tempi difficili, mentre ci muoviamo verso un nuovo decennio, il Pantone Color Institute è tornato indietro nel tempo", , ha dichiarato Laurie Pressman, vicepresidente dei fornitori globali di consulenza, analisi delle tendenze e analisi del colore. "Il colore è un'ancora che offre stabilità, costanza e connessione".
    Simile al blu marittimo e ma non indaco e più luminoso del blu navy il Classic Blue evoca una sensazione di infinito: è il Pantone 19-4052.

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Fedez: "Sono a rischio sclerosi multipla"

su Nove a Le confessioni: "Ora scelgo mie battaglie"

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 "Sono a rischio sclerosi multipla": è la rivelazione choc di Fedez intervistato da Peter Gomez nel programma sul Nove La Confessione, in onda in prima serata giovedì 5 dicembre alle 21:25.

Durante la "confessione" resa al direttore de ilfattoquotidiano.it l'ex giudice di X-Factor si commuove rivelando un aspetto molto privato di sé. "È successo un evento importante, difficile, che mi ha fatto capire delle priorità. Durante una risonanza magnetica", si confida Fedez, "mi è stata trovata una cosa chiamata demielinizzazione nella testa, che è una piccola cicatrice bianca. Sono dovuto stare sotto controllo perchè clinicamente si dice che quello che mi hanno riscontrato è una 'sindrome radiologicamente verificata'.

    Ovvero le demielinizzazioni è quello che avviene quando hai la sclerosi multipla" spiega con emozione il cantante. "Ti trovano questa cosa e ti dicono che devi stare sotto controllo perchè questa cosa può essere, come no, che si può tramutare in sclerosi. Questo è stato il motivo per me di iniziare un percorso per migliorare e soprattutto per scegliere le mie battaglie".

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Pierpaolo Piccioli: "le mie donne con il cappello rosa"

Direttore creativo di Valentino dedica a Roma edizione speciale A Magazine

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Il colle Palatino, Trastevere, Piazza di Spagna, Pierpaolo Piccioli, direttore artistico di Valentino, ha voluto ripercorrere e immortalare tutti i luoghi di Roma a lui cari nell'edizione speciale n. 20 di A Magazine curata dallo stesso designer. Lo stilista direttore artistico unico della Valentino a luglio 2016, dopo aver lavorato per la prima volta con Valentino Garavani nel 1999, ha apportato alla maison l'uso di colori vivaci e di grandi volumi, in uno stile mai dimentico dei temi della diversità e dell' inclusività.
    Viene esplorata Roma e le sue molte anime: dagli still life di Joel Meyerowitz dei cahiers des défilés segreti dello stilista (i suoi libretti che ad ogni sfilata di moda raccolgono tutto, dalle ispirazioni iniziali al finale in passerella). Segue un portfolio visivo di Charles H. Traub, noto per la sua iconica serie "Lunchtime" per le strade di New York e della Dolce Vita in Italia negli anni '80, che si svolge in capitoli, documentando molti dei luoghi preferiti di Pierpaolo a Roma tra cui Piazza di Spagna, dov'è la sede storica della Valentino.
    Nella serie appaiono personaggi come le modelle Leslye Houenou, Hannelore Knuts e Aurora Talarico, la principessa Nicoletta Odescalchi, l'attrice Alba Rohrwacher, la moglie di Pierpaolo Simona e la figlia Benedetta. Sono messi in risalto i dipinti del Rinascimento italiano e l'opera di Hieronymus Bosch, che contrastano la visione dell'arte di Piccioli e le sue ispirazioni classiche, incluso un dipinto di Caravaggio restaurato dallo Studio Merlini Storti Restauri a Palazzo Odescalchi a Roma. Poi una serie di ritratti in 48 pagine scattati dallo stesso Piccioli: è un omaggio a Franca Sozzani e all'iconico servizio fotografico di Steven Meisel su Vogue Italia dell'ottobre 1992, in cui il grande Meisel catturò una serie di celebrities che indossavano un cappello tenendo in mano un cartello con il loro nome.
    Diversamente da quelle le foto di Piccioli sono a colori e il cappello non è nero ma è l'iconico cappello rosa di Philip Treacy per Valentino. In posa Naomi Campbell, Mariacarla Boscono, lo stilista Joe McKenna, l'attrice Frances McDormand, che appare in copertina in un mantello di paillettes verde.
    L'effetto panno nero della copertina e la striscia rossa fanno accenno al cahiers des défilés di Pierpaolo, impresso con un timbro "P.P" con riferimento a Pier Paolo Pasolini. 
   

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Il manifesto di Chipperfield: "ambiente e disuguaglianze nuove sfide architettura"

Archistar nuovo guest editor Domus, "bisogna rappresentare le esigenze della comunità"

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Chiudi Chipperfield @Domus (ANSA) Chipperfield @Domus

 Architetti e designer devono offrire una visione, affrontando le sfide poste dalla crisi climatica e dalle crescenti diseguaglianze economiche e sociali. E' la presa di coscienza auspicata da una star dell'architettura come David Chipperfield, messa nero su bianco in un manifesto d'intenti elaborato per Domus, di cui l'inglese sarà al timone in veste di guest editor nel 2020. Sulle pagine della rivista ideata nel 1928 da Gio Ponti ha studiato, negli anni '80 ha visto per la prima volta pubblicati i suoi lavori fuori dai confini britannici, e ora Chipperfield ha l'occasione di curarla in prima persona. Dopo l'italiano Michele De Lucchi e l'olandese Winy Mass, sarà il terzo protagonista del progetto editoriale 10x10x10 che vede avvicendarsi alla guida di Domus 10 architetti di fama internazionale per 10 numeri ciascuno nel decennio che porta al centenario della rivista. "In un'epoca di cambiamenti epocali servono visione e prospettiva", ha notato Maria Giovanna Mazzocchi, presidente di Editoriale Domus presentando al trentunesimo piano di Palazzo Pirelli a Milano il nuovo guest editor, autore di opere come il River and Rowing Museum di Henley-on-Thames, nel Regno Unito, la Des Moines Public Library a Des Moines, nell'Iowa e la sede dell'America's cup di Valencia.
Londinese classe '53, a capo di uno studio con sedi a Londra, Berlino, Milano e Shangai, Chipperfield affiancherà il direttore editoriale Walter Mariotti, che lo ha definito "un britannico, con rigore tedesco, temperato dalle esperienze giovanili in Giappone e da humor mediterraneo", nonché "uno dei pochi architetti che ha preso posizione sulla Brexit, non tanto dal punto di vista politico ma per le ricadute sociali". Infatti nel discorso di Chipperfield non è mancato un riferimento al "populismo della Brexit e di Trump, attraente per la parte di popolazione che si sente lasciata indietro". E nemmeno l'auspicio che l'uscita dalla Ue non riporti Londra "a come quando negli anni '80 era isolata e sconnessa dalla cultura europea".
Isolato è diventato invece l'architetto che, secondo Chipperfield, "in un momento estremamente particolare" deve riprendere una posizione centrale nel confronto con i temi della sostenibilità ambientale dell'uguaglianza sociale. "Dobbiamo offrire una visione, diventare funzionali a risolvere i problemi, proporre scenari in cui le esigenze della comunità siano meglio rappresentate, e la qualità della vita sia considerata un diritto. Nei miei 10 numeri pubblicheremo anche esempi di progetti che interpretano questa sfida, dobbiamo creare dibattito con provocazioni e riflessioni", ha chiarito l'inglese, che nel suo manifesto d'intenti elaborato per Domus 2020 (allegato alla monografia a lui dedicata nel numero di dicembre della rivista) indica ad architetti, designer e urbanisti come reagire alle sfide della crisi climatica e delle disuguaglianze sociali ed economiche, per una nuova presa di coscienza professionale. "E' ora di smettere di accettare il paradosso di una posizione che mescola resistenza e complicità, sviluppando teorie per illustrare il nostro disagio - è la tesi dell'architetto -. Oltre a fissare obiettivi per il consumo energetico, a sviluppare tecnologie sempre più intelligenti e materiali sostenibili, dobbiamo anche ridiscutere i presupposti dai quali le nostre posizioni professionali sono diventate dipendenti. Non siamo esperti di scienze ambientali né sociologi, tuttavia sappiamo che le nostre professioni hanno conseguenze sociali e ambientali, e sappiamo anche che possono contribuire a trovare delle soluzioni"

   

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I bambini e il futuro, agire per l'ambiente si può

Tecnologia e natura, laboratori di scienza per l'educazione ecologica

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Chiudi Kidsbit, Festival di arte, ambiente e tecnologia alle Industrie Fluviali di Roma, il 7 e 8 dicembre (ANSA) Kidsbit, Festival di arte, ambiente e tecnologia alle Industrie Fluviali di Roma, il 7 e 8 dicembre

"Non sottovalutate i bambini arrabbiati" dice al mondo la carismatica 16enne Greta Thunberg infaticabile leader delle proteste giovanile contro il cambiamento climatico. I bambini e i ragazzi sono sempre più sensibili al tema della salvaguardia del Pianeta, se non altro perchè è il loro futuro immediato. E la tecnologia fa passi giganteschi per progettare il futuro nel rispetto della natura. Ecco che crescere con l'idea del si può agire per l'ambiente è un'educazione culturale possibile, come immaginare nuove idee e visioni di città e cittadinanza, sensibili ed ecologiche, fantascientifiche e a misura d'uomo. Uno sguardo sul futuro integrato tra natura e tecnologia arriva da Kidsbit, Festival di arte, ambiente e tecnologia alle Industrie Fluviali di Roma, il 7 e 8 dicembre: "A lavoro" sono bambini e ragazzi dai 4 ai 13 anni.

Campi d'azione? Dalla città al patrimonio ambientale. Partendo dai problemi più immediati come la pulizia. Al mondo ci sono più di 7 miliardi di persone. 3 miliardi risiedono in aree urbane e producono 1.3 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi ogni anno. Nel 2025 la produzione di rifiuti salirà a 2.2 miliardi di tonnellate annue. Le immagini delle discariche visualizzano nuovi paesaggi nati dall’accumularsi di rifiuti. Montagne attraversate da uomini, donne e bambini che vi transitano quotidianamente e lavorano al suo interno. Se questa attività fosse invece in mano a robot istruiti dagli umani? Ecco un robot camaleontico, di disneyana memoria, con un cuore luminoso trascinare i rifiuti da differenziare nel giusto modo.

E perchè non capire che cosa vogliono "dirci" gli alberi? È da tempo ormai che scienziati, ricercatori e dottori forestali ascoltano gli alberi. Gli alberi infatti comunicano anche senza parlare e ci raccontano molto di quello che accade alla Terra in cui viviamo sotto gli effetti del cambiamento climatico. Sono suoni astratti ma evocativi, rappresentano una lingua nuova ma familiare, una lingua speciale, forse quella del futuro. Parlare con uccelli, alberi, pesci, conchiglie, serpenti, tori e leoni richiede molta attenzione a voci diverse e apertura al suono di lingue che potremmo non capire. Attuare questa comunicazione significa sospendere la grammatica per ascoltare mormorii e riverberi, ripetizioni e pause. Dobbiamo imparare a farlo ascoltando e rispondendo agli altri esseri con empatia, attenzione e amore. Elettrodi sulle foglie, dunque, per cercare di decifrare, chissà, qualcosa che ci aiuti per un futuro ecosostenibile.

Ancora tecnologia applicata alla natura guardando alla barriera corallina: è possibile insegnare a un robot a prendersi cura della barriera corallina? Sembra di sì.
Da quando la temperatura dell’acqua ha cominciato a salire abbiamo visto uno degli spettacoli di colori più belli in natura scomparire: la barriera corallina, così come raccontano le immagini e i video in Mostra, si sta infatti sbiancando. Ecco quindi un Ozobot Bit in grado di reagire su superfici fisiche e digitali, seguendo percorsi colorati. Un robot che idealmente "tocca" una serie di punti “sensibili”, vicino a riproduzioni di elementi della barriera corallina realizzati con stampa 3D, con l’obiettivo di replicare l’azione di ripopolameto gli habitat distrutti dal cambiamento climatico rilasciando piccole larve di coralli, così come stanno facendo alcuni ricercatori della Queensland University of Technology supportati dalla Great Barrier Reef Foundation.

Infine, perchè non sognare una Città delle bolle: trasparente, ecologica, intelligente e sensibile?
Le immagini della città di Lagos in mostra, ci raccontano di una crescita demografica e una parallela crescita dello spazio urbano caotica e moltiplicatrice di disuguaglianze sociali, in cui tanti problemi vengono nascosti all’interno di strutture architettoniche improvvisate. Una città più giusta e equa in cui scoprirne tante altre. Una città Intelligente perché aiuta l’uomo a ridurre energia e sprechi. E poi ancora videomapping e storytelling per immaginare una città modificata dai colori della natura.

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The Cal 2020, l'amore ha tanti volti ma un solo nome: Giulietta

Evento a Verona con Whoopi Goldberg. Roversi primo fotografo italiano per il Pirelli

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A Verona i protagonisti sono amore e bellezza. E' l'inconico The Cal , il calendario Pirelli 2020 presentato in una serata evento al Teatro Filarmonico il 3 dicembre proseguita con un party tra le meraviglie del cinquecentesco Giardino Giusti.
Whoopi Goldberg, ospite d'onore, dà voce ai versi di Shakespeare e ci mette sulle tracce di Giulietta. Il lavoro del fotografo Paolo Roversi racconta di un amore che "ha tanti volti - quelli di Claire Foy, Mia Goth, Chris Lee, Indya Moore, Rosalía, Stella Roversi, Yara Shahidi, Kristen Stewart ed Emma Watson - ma un solo nome, Giulietta".
"Ero alla ricerca di un'anima pura, colma di innocenza, forza, bellezza, tenerezza e coraggio. Ne ho trovato barlumi negli occhi, nei gesti e nelle parole di Emma e Yara, Indya e Mia. Nei sorrisi e nelle lacrime di Kristen e Claire. Nelle voci e nei canti di Chris e Rosalía. E in Stella (sua figlia, ndr) l'innocenza. Perché c'è una Giulietta in ogni donna e non smetterò mai di cercarla", spiega Roversi che ha realizzato anche un cortometraggio di 18 minuti. "E' una storia su come l'amore ha il potere di trasformare le persone - spiega Roversi - visto che in soli quattro giorni Giulietta si trasforma da ragazza innocente in una ribelle, pronta a compiere il sommo sacrificio per amore".


Scattato lo scorso maggio, il Calendario Pirelli 2020 è il primo realizzato da un fotografo italiano. E' composto da 132 pagine, con il datario in copertina, brani tratti da Romeo e Giulietta e 58 foto, a colori e in bianco e nero. Sulla prima e sulla quarta di copertina risplende a lettere d'oro il calendario vero e proprio, con le date evidenziate della nascita di Giulietta, del suo incontro con Romeo, delle loro nozze e delle loro morti e le date di nascita delle modelle. "Volevo concept legato alla bellezza e all'amore. Un concept molto semplice e molto forte. E amore e bellezza sono elementi della mia ricerca da molti anni. E volevo, come primo fotografo italiano di un progetto di un'azienda italiana, una storia legata all'Italia", spiega il fotografo, nato a Ravenna, fotografo e fotoreporter che dagli anni 70 però vive a Parigi.
E così nasce 'Looking for Juliet', la ricerca di un ideale, di un sogno. "Attraversa le epoche. E' l'ideale di una donna che simbolizza la femminilità, la dolcezza dell'amore e le qualità di una donna che unisce fragilità e forza, timidezza e ribellione. Giulietta è tutto questo. La tragedia di cui è protagonista ben rappresenta quel labile confine che esiste tra sogno e realtà, tra una lacrima e un sorriso, tra la felicità e il dolore, tra bene e male; sono sempre stato affascinato da questo confine così labile, quasi un'ambiguità. Giulietta è un sogno e non diventerà mai realtà. E' questo il suo fascino, la sua bellezza, il suo mistero. Spero che le mie Giuliette faranno sognare". 

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La seconda vita del pane, guai a farne uno scarto

Da chef Teutonico ricettario del pane raffermo. Diventa persino albero di Natale

Lifestyle Food
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Pane raffermo guai a considerarlo uno scarto.  Quando capita di non consumare tutto il pane che è destinato, per sua stessa natura, a perdere la sua umidità e quindi a diventare secco cosa farne? Nessun problema, quel pane non più morbido non è uno scarto, ma è "l'inizio di una varietà di preparazioni più o meno articolate che non sfigurano minimamente con tagli di carne e pesce pregiati sulle nostre tavole", spiega chef Sergio Maria Teutonico che firma un libro che gioca con l'ironia del titolo - "Mi sono mangiato l'albero di Natale. Piccolo ricettario del pane raffermo" (tempesta editore)- per trattare il tema dello spreco alimentare, che condanna senza appello, proponendo una collezione di ricette per fare il pane e utilizzarlo nella sua seconda vita, da pane raffermo.
L'ispirazione per questo progetto arriva con la richiesta di realizzare un albero di Natale commestibile che la fantasia dello chef Teutonico traduce in una creazione fatta con diversi tipi di pane in modo da consentire, al termine dell'esposizione, di poterla mangiare, senza sprecare nulla di quello che è stato prodotto. Nasce così una pubblicazione che mette al centro il pane e le sue ricette, anche nelle diverse declinazioni regionali, con la volontà di mettere in evidenza che si può pensare che "il pane sia solamente un miscuglio di farina, acqua, sale e lievito, che non è del tutto sbagliato, ma è sicuramente limitativo". Prende così vita un ventaglio di una trentina di ricette dall'antipasto al dolce: c'è spazio per verdure ripiene, zuppe, frittate e polpette che richiamano i piatti della tradizione contadina in cui la parsimonia era un valore, oltre che una necessità. La scelta dell'autore è di non indicare le dosi, per consentire a ciascuno personali divagazioni, e di usare un linguaggio semplice per poterlo raccontare anche ai più piccoli, "facendo sì che non diano mai per scontata l'abbondanza consueta sulle nostre tavole". 

   

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The Cal 2020. Il fotografo Roversi, cerco Giulietta in ogni donna

Per la prima volta il calendario Pirelli affidato ad un fotografo italiano

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Paolo Roversi cerca l’anima pura e innamorata, trasforma il calendario in un corto. E' il The Cal 2020, il calendario Pirelli, 47/ma edizione dell'oggetto cult presentato il 3 dicembre a Verona nella città di Giulietta e affidato per la prima volta ad un fotografo italiano."Amore e bellezza sono un’ideale, attraversano le epoche e a loro ci si continua ad aggrappare, soprattutto nei momenti bui per salvarsi o anche solo migliorarsi", dice Roversi che per l'occasione è andato “alla ricerca della Giulietta che esiste in ogni donna”. Giulietta ha il volto di Claire Foy, Mia Goth, Chris Lee, Indya Moore, Rosalía, Stella Roversi, Yara Shahidi, Kristen Stewart ed Emma Watson, le protagoniste della 47esima edizione di The Cal.

 

Oltre al tradizionale Calendario, Roversi ha realizzato anche un cortometraggio di 18 minuti in cui interpreta se stesso nel ruolo di un regista impegnato in una serie di audizioni per scoprire la Giulietta ideale: le protagoniste sono ritratte al loro arrivo sul set, senza trucco né abiti di scena. Vengono riprese mentre dialogano con Roversi del progetto per il quale sperano di essere selezionate, raccontando le proprie esperienze e la loro idea di Giulietta. Poi vestono i costumi disegnati per trasformarle nelle interpreti del dramma shakespeariano. L’effetto è quello di una storia dove realtà e finzione si confondono e i confini, come alcune immagini, perdono nitidezza. “Ero alla ricerca di un’anima pura, colma di innocenza, forza, bellezza, tenerezza e coraggio. Ne ho trovato barlumi negli occhi, nei gesti e nelle parole di Emma e Yara, Indya e Mia. Nei sorrisi e nelle lacrime di Kristen e Claire. Nelle voci e nei canti di Chris e Rosalía_. E in Stella (sua figlia, ndr) l’innocenza. Perché c’è una Giulietta in ogni donna e non smetterò mai di cercarla”, spiega Roversi.

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The Cal 2020, la prima volta di un italiano

Roversi, ho scelto il sogno e una storia di amore e bellezza

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Chiudi Paolo Roversi - foto di Paolo Roversi (ANSA) Paolo Roversi - foto di Paolo Roversi

Paolo Roversi è il primo italiano, dopo 47 edizioni, a firmare il Calendario Pirelli, The Cal, iconica rappresentazione della donna. " Volevo un concept legato alla bellezza e all'amore. Un concept molto semplice e molto forte. E amore e bellezza sono elementi della mia ricerca da molti anni.
    E volevo, come primo fotografo italiano di un progetto di un'azienda italiana, una storia legata all'Italia" spiega il fotografo, nato a Ravenna, fotografo e fotoreporter che dagli anni 70 però vive a Parigi. E così nasce 'Looking for Juliet', la ricerca di un ideale, di un sogno. "Attraversa le epoche. E' l'ideale di una donna che simbolizza la femminilità, la dolcezza dell'amore e le qualità di una donna che unisce fragilità e forza, timidezza e ribellione. Giulietta è tutto questo. La tragedia di cui è protagonista ben rappresenta quel labile confine che esiste tra sogno e realtà, tra una lacrima e un sorriso, tra la felicità e il dolore, tra bene e male; sono sempre stato affascinato da questo confine così labile, quasi un'ambiguità. Tutta la mia fotografia corre su questo esile filo e forse la bellezza che cerco, il mistero che tento di svelare, è proprio il filo stesso" spiega Roversi.
    In questa storia, raccontata non solo dagli scatti del Calendario ma in un vero e proprio cortometraggio, Romeo appare per sottrazione. "Se non ci fosse Romeo, non esisterebbe nemmeno Giulietta. E quando si uniscono insieme diventano l'amore" dice il fotografo. Giulietta invece resta un mistero: "Sono ancora alla ricerca di Giulietta e penso la cercherò sempre, perché in fondo Giulietta è un sogno e non diventerà mai realtà. E' questo il suo fascino, la sua bellezza, il suo mistero. Spero comunque che le mie Giuliette faranno sognare". 
   

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La moda italiana trionfa ai BFA

Premio alla carriera ad Armani. Daniel Lee Designer dell'anno

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 La moda italiana trionfa ai British Fashion Awards 2019 con Daniel Lee, direttore creativo di Bottega Veneta, incoronato Designer dell'anno come stilista del marchio premiato come Brand dell'anno. Con Giorgio Armani, a cui è andato il prestigioso Outstanding Achivement, equivalente al premio alla carriera, per il suo contributo creativo all'industria della moda, consegnato dalle mani di Julia Roberts. Un premio coronato dalla presentazione dell'ultima collezione di alta moda Armani Privé e dalla performance a sorpresa dell'amico Eric Clapton, che ha cantato e suonato Tears in Heaven e Layla. La moda Italiana è stata in pole position anche con Remo Ruffini, patron di Moncler, che si è aggiudicato il premio Business Leader. Ma la protagonista della serata è stata Bottega Veneta, azienda italiana controllata dal gruppo francese Kering, premiata come marchio di moda dell'anno dal British Fashion Council, l'associazione che promuove la moda britannica. Premi speciali sono andati inoltre a Naomi Campbell come Fashion Icon, all'hair stylist Sam McKnight che ha vinto il premio intitolato a Isabella Blow per l'apporto alla moda, a Sarah Burton, direttrice creativa di Alexander McQueen, a Rihanna che con il suo marchio Fenty si è aggiudicata l'Urban Luxe. Alla cerimonia che si è svolta come di consueto nella Royal Albert Hall di Londra hanno partecipato modelle, stilisti, giornalisti, musicisti come il rapper Little Simz, e personaggi famosi come Emilia Clarke, Julia Roberts, Naomi Watts e Cate Blanchett.
    Anche sul red carpet attrici e modelle hanno posato in capi firmati, a dire il vero per la gran parte da stilisti e maison italiane.
    TUTTI I PREMI. La moda italiana ha fatto dunque l'en plein con Bottega Veneta e il suo designer britannico Daniel Lee, approdato alla guida creativa della maison solo un anno e mezzo e già osannato come guru dello stile. Nel curriculum di Daniel Lee, 33 anni, collaborazioni con Maison Margiela, Balenciaga, Donna Karan, e il ruolo di direttore del design per il ready-to-wear (i capi già confezionati che si trovano nei negozi e non quelli fatti su misura dell'alta moda) da Céline. Ai British Fashion Awards Lee ha vinto nelle categorie Designer of the Year, Accessories Designer of the Year, British Womenswear Designer of the Year, mentre il marchio da lui diretto, Bottega Veneta, è il Brand of the Year. Ad aggiudicarsi altri premi per la stessa categoria si sono aggiunti anche Gucci, Jacquemus, Loewe e Prada. Per la serie 'Italia the best come designer sono stati premiati inoltre, oltre al vincitore Daniel Lee, anche Alessandro Michele (Gucci) Jonathan Anderson per JW Anderson & Loewe Kim Jones per Dior Men, Miuccia Prada per Prada. Per la categoria Designer di accessori vince sempre Daniel Lee per Bottega Veneta, seguito da Alessandro Michele per Gucci, Jonathan Anderson per Loewe, Kim Jones per Dior Men, Simon Porte Jacquemus per Jacquemus. Per la categoria British Designer menswear vince Kim Jones per Dior Men, seguito da Craig Green per Craig Green, Grace Wales Bonner per Wales Bonner, Martine Rose per Martine Rose, Riccardo Tisci per Burberry. Per la categoria British Designer - womenswear vince sempre Daniel Lee per Bottega Veneta, seguito da John Galliano per Maison Margiela, Jonathan Anderson per JW Anderson & Loewe, Richard Quinn per Richard Quinn, Simone Rocha per Simone Rocha. Infine il British Emerging Talent per il menswear è stato vinto da Bethany Williams per Bethany Williams. Mentre a vincere il British Emerging Talent per il womenswear è stata Rejina Pyo per Rejina Pyo, seguita da Laura & Deanna Fanning per Kiko Kostadinov, Matty Bovan per Matty Bovan, Phoebe English per Phoebe English, Rosh Mahtani per Alighieri. Nella categoria Business leader conquistata da Remo Ruffini per Moncler, altri riconoscimenti dono andati ad Alexandre Arnault per Rimowa, José Neves per Farfetch, Marco Bizzarri per Gucci, Marco Gobbetti per Burberry. (ANSA).
   

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Essere Youtuber, 5 consigli per passare dalle aspirazioni ai fatti

E' la professione più desiderata dagli adolescenti, merchandising incluso

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Si fanno chiamare “creator”: letteralmente, creatori di contenuti, proprio a sottolineare la componente creativa del lavoro che fanno, indipendentemente dal “canale” su cui trasmettono. E possono arrivare a guadagnare centinaia di migliaia di euro ogni anno, al punto da rappresentare una delle professioni più desiderate dagli adolescenti. Il fenomeno dello “Youtuber” è ormai una realtà consolidata, che si è evoluta in ottica multicanale ed è diventata una professione riconosciuta da tutti, persino dal fisco: sì, perché i creator non guadagnano più soltanto dalle views e dalla pubblicità che ospitano sui loro canali digital, ma generano un indotto, che comprende le voci di eventi, abbonamenti, partnership e, soprattutto, merchandising.
"Il merchandising compone ormai, in media, tra il 20% e il 30% della torta di introiti dei creator, arrivando a generare profitti per 1 milione di euro l’anno per i canali più seguiti e popolari, specialmente se rivolti a un target molto giovane" – testimonia Andrea Manetti, CEO e co-founder di ForStar.shop, il primo e-commerce “all inclusive” dedicato al merchandising di Youtuber e Influencer - "La nostra piattaforma è appena nata, eppure abbiamo già avuto case history di alcuni YouTuber il cui brand, in meno di un anno, è arrivato a vendere tramite l’e-commerce oltre 200 pezzi al giorno. D’altra parte, il mercato del merchandising autorizzato è, globalmente, enorme: vale oltre 132 miliardi, con l’Europa che produce fatturato per 33 miliardi, e molto di questo mercato è composto dalle star del web. »

Le 5 regole d’oro per diventare un creator professionista e monetizzare i propri contenuti

1. Definisci la tua "linea editoriale" 
Proprio come un canale televisivo, anche i canali Youtube o i profili Instagram più di successo hanno una linea editoriale ben definita, un'idea e un'identità che danno solidità e coerenza ai contenuti. Può aiutare scegliere una “nicchia” o un settore, e dar vita a un canale tematico che coinvolga persone con interessi specifici.

2. Costruisci il tuo personale linguaggio
Multimediale, interattivo, video: Youtube è il luogo della sperimentazione del linguaggio! Sperimenta format e modalità espressive per distinguerti e creare il tuo "brand".

3. Metti il 100% del tuo focus sulla produzione di contenuti
È vero, hai l’opportunità di monetizzare la tua passione, ma sei sempre un creator! Circondati di professionisti per tutto quello che gira intorno alla professione: adv, merchandising, partnership commerciali, eventi e autopromozione. 

4. Coltiva la tua community
Le loro views e i loro click sono la chiave del tuo successo: non dimenticarti dei tuoi follower, e dedica una parte del tuo tempo a rispondere ai loro messaggi e interagire con loro, sia online che offline.

5. Crea un brand
Merchandising, sponsorship, eventi... non si tratta solo di vendere prodotti a marchio o di fare pubblicizzare alcuni brand, per avere successo è necessario focalizzarsi nel realizzare un vero e proprio brand!

 

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Come arredare casa con l'arte del recupero

Una guida per ridare vita e apprezzare le cose del passato

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Chiudi Libreria con materiali di recupero foto iStock. (ANSA) Libreria con materiali di recupero foto iStock.

Una barca utilizzata per la pesca dei granchi trovata abbandonata in un porto, rimorchiata via, impermeabilizzata e resa abitabile. Una roulotte Grand Lux del 1961 riempita di oggetti ritrovati e tessuti recuperati. Un tavolo del 1920 proveniente da un vecchio edificio industriale riproposto come lavandino in un'antica canonica. Sono solo alcuni esempi di idee per il riutilizzo di materiali, oggetti ed elementi di arredamento proposti dal nuovo libro fotografico edito da Jonglez "L'arte del recupero, idee insolite per arredare" di Joanna e Oliver Maclennan. Una sorta di celebrazione dell'autosufficienza che descrive una serie di interni decorati con oggetti di recupero, riparati, riciclati o reinventati, ritrovati in natura in tutto il mondo.
    Ideale per chi ricerca la frugalità e l'eco-sostenibilità, il libro illustra anche storie di persone che hanno fatto dell'arte del recupero la propria ispirazione di vita nonché metodi per arredare la propria dimora attraverso la ricerca di oggetti in spiaggia, nella foresta o recuperati in ambiente urbano. Una guida completa per decorare la casa in maniera originale e sorprendente, utilizzando le forme suggerite dalla bellezza della natura e, spesso, a costo zero.
    Nel volume è possibile imbattersi, ad esempio, in un mas della Provenza, tipica casa colonica del XIX secolo, costruita in pietra locale, arredata con oggetti provenienti dai mercatini delle pulci. Nella cucina campeggia una lavagna verde da mercato ritrovata in un edificio destinato alla demolizione. La dimora è abbellita da reperti naturali come piante secche, tessuti francesi e portoghesi, vecchi libri. "Vado spesso alla ricerca di rami: puoi sempre riportare in natura ciò che raccogli, lo prendo solo in prestito", racconta la proprietaria. "Non ti senti male come quando acquisti qualcosa che viene dalla Cina che finirai per buttare nella spazzatura dopo due mesi". Tende e tappezzerie già vissute possono diventare paralumi e rivestimenti per mobili ed elettrodomestici. "L'Arte del recupero" contiene suggerimenti sul momento migliore per fare affari nei mercatini delle pulci, su come comportarsi nelle cosiddette "vendite da cortile" e nei "mercatini dei bagagliai delle auto", un tipo di mercato tra privati molto di tendenza in cui gli oggetti inutilizzati sono esposti dal bagagliaio dell'auto e il cui obiettivo è riqualificare oggetti ed articoli ancora utili ma depositati nelle case o nelle cantine dei privati che vi partecipano.
    Il libro, diviso in 4 capitoli (la costa, l'ambiente rurale, l'ambiente selvaggio e l'ambiente urbano), ciascuno con specifiche proposte, suggerimenti e pratiche virtuose di recupero, illustra anche antiche tecniche di raccolta e recupero del legno, su come realizzare ghirlande e sculture floreali con soli materiali naturali e come cercare oggetti utili nel fango.
    "Con minimi cambiamenti - viene spiegato - si può creare un nuovo mondo, con un'infinita varietà di oggetti e possibilità di raccolta". 
   

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Natale con gli animali domestici, 24 passi felici

Consigli per stare bene durante le feste, dalle coccole ai botti

Lifestyle Pets
Chiudi Il natale dei nostri amici pets foto iStock. (ANSA) Il natale dei nostri amici pets foto iStock.

Natale con i pets. Cane o gatto, oggi il proprio animale domestico è considerato a tutti gli effetti un membro della famiglia e come tale lo si tratta, non solo ricambiando il proprio affetto ma preoccupandosi che abbia tutte le attenzioni e cure necessarie perché stia bene e sia felice creando armonia nel proprio ambiente familiare. Ecco 24 consigli, quasi un calendario dell'Avvento, stilati da un team di veterinari e istruttori cinofili del Gruppo Ca’ Zampa con l’obiettivo di dare utili suggerimenti alle famiglie con animali. E i consigli riguardano certamente anche il Natale, ricorrenza molto sentita dalle famiglie italiane ma amata anche dai nostri piccoli animali che in questo periodo possono passare più tempo con la loro famiglia.:
1. PIANO SALUTE
Il più bel regalo è far stare bene il tuo animale.
2. PASSEGGIATA INSIEME
Anche se a Natale fa freddo, ricordati che il tuo cane ha bisogno di almeno un'ora di passeggiata al giorno.
3. EDUCATI E PIÙ BUONI
Tra i migliori propositi dell'anno c'è sempre quello di essere più buoni. Regalati delle sessioni con un educatore cinofilo per stare bene con il tuo cane ovunque andiate.
4. COCCOLE Almeno una volta al giorno il tuo cane ha bisogno di coccole: non a tutti i cani piacciono però gli abbracci, piuttosto una grattatina dietro le orecchie li gratifica di più.
5. SPAZZOLATURA SETTIMANALE
Spazzola il tuo animale domestico a casa almeno una volta a settimana: è piacevole per lui, lo fai stare meglio e anche la tua casa rimane più pulita.
6. IMPARA A CONOSCERLO
Se vuoi dimostrare affetto al tuo gatto, rispetta i suoi spazi in casa e i suoi tempi: accertati che abbia un tiragraffi e una pallina con cui giocare. Se poi non è lui a venire da te, non rincorrerlo per le carezze: verrà al momento opportuno!
7. ALT AL FUOCO!
Natale è tempo di candele: stai attento però a tenerle fuori portata di zampa!
8. IL CUCCIOLO NON È UN REGALO
Un amico a 4 zampe non si può regalare, deve essere una scelta consapevole. Regala degli incontri gratuiti con veterinari ed educatori per conoscere meglio cosa vuol dire convivere con un animale.
9. NO ALLE DECORAZIONI DI VETRO
Attenzione alle palline di vetro, i gatti le scambiano per un gioco e rompendole possono poi farsi male. Decorazioni di legno, carta, stoffa o di materiali ecologici sono più indicate e “a misura di gatto”.
10. DOLCE SNACK
Scopri come rendere dolce il Natale del tuo pet. Incontra un veterinario nutrizionista per parlare delle golosità consentite nelle Feste.
11. FITNESS X 2!
Natale è anche un momento di vacanza e di svago. Prova l'allenamento a 6 zampe per divertirti insieme al tuo cane e stare in forma.
12. ATTENZIONE AL CIOCCOLATO!
Se hai un cane goloso, fai attenzione al cioccolato: può essere nocivo -anche se difficilmente letale-, basta qualche cioccolatino per avere un mal di pancia. Nel caso accada avvisa subito il tuo veterinario.
13. SPAZZOLA DI BELLEZZA
Se hai un animale a pelo lungo la cura del mantello è d'obbligo: fatti consigliare da un toelettatore la spazzola più adatta al pelo del tuo pet.
14. TEMPO DI GIOCO
In questa vacanza approfitta del tempo libero: gioca in casa con il tuo animale domestico con palla, esercizi di lancio e riporto, giochi da masticare.
15. RISPETTA LA SUA NATURA
Rispetta sempre la natura del tuo amico a 4 zampe: non costringerlo con abbigliamenti scomodi salvo raccomandazioni del veterinario e non trasportarlo nella borsa come se fosse un oggetto.
16. NUOVI AMICI
Natale si festeggia “insieme”. Anche il tuo cane ha bisogno di giocare con altri animali ed altre persone, è la stagione per organizzare incontri nuovi anche per lui.
17. BEAUTY CASE PERFETTO
È periodo di vacanza: preparati al viaggio in compagnia del tuo animale chiedendo consigli al veterinario e al toelettatore su cosa mettere nel beauty case a seconda della vostra destinazione.
18. SICURO IN ASILO
Sotto le feste gli impegni si moltiplicano? Puoi lasciare durante il giorno il tuo cane in un Asilo dove si cureranno di lui, possibilmente con la supervisione di un veterinario e di personale esperto.
19. GIOCO DI... TESTA
Si avvicina la Vigilia, hai già pensato a quale regalo mettere sotto l'albero per il tuo amico a 4 zampe? I giochi di attivazione mentale sono un modo intelligente per farvi divertire insieme.
20. COMBATTI L’ABBANDONO!
Durante le Feste di Natale aumenta il numero di cani abbandonati. Accertati che non avvenga intorno a te!
21. SHOPPING INSIEME
Lo shopping natalizio fatto insieme è più divertente: nei Centri commerciali puoi entrare con il tuo cane ma tienilo sempre al guinzaglio, evita che annusi i prodotti o che sporchi fuori dai negozi.
22. MUSICA ROCK
Anche il tuo pet ha le sue preferenze musicali: durante i giorni di festa ogni tanto metti un po' di musica reggae e soft rock. Questi generi musicali sono i preferiti dai cani e possono ridurre lo stress.
23. PETTINATI E PROFUMATI
È tempo di festa e vogliamo essere tutti al meglio. Passa in toelettatura per regalare al tuo cane un mantello a “prova di Natale”!
24. NO AI BOTTI!
Attenzione ai fuochi d'artificio a Capodanno: deve essere una festa anche per gli amici animali.

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Bottega Veneta piglia tutto ai British Fashion Awards

Daniel Lee stilista dell'anno. Riconoscimenti ad Armani e Rihanna

Lifestyle Moda
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Daniel Lee, il direttore creativo di Bottega Veneta domina ai British Fashion Awards, i riconoscimenti del mondo della moda inglese. Lee, che è 'figlio' della Central Saint Martins College of Art and Design, la scuola di moda e design di Londra tra gli istituti di formazione più importanti al mondo, dal 2018 dopo aver lavorato per diverse maison nell'ambito della sua fulminea carriera (si è laureato nel 2011), è in Bottega Veneta. La sua interpretazione originale del lusso moderno ha trascinato il marchio al top mondiale in questi ultimi due anni, rinnovandolo e dando una impennata alle vendite. Nato a Bradford, nel Nord dell’Inghilterra, Daniel Lee ha vinto numerosi riconoscimenti inclusi i tre più importanti: il premio come designer dell'anno, designer dell'anno per accessori, mentre maison dell'anno è risultata la 'sua' Bottega Veneta . Premio alla carriera per Giorgio Armani (Outstanding Achivement), a Rihanna per la linea Fenty vincitrice per la categoria Urban Luxe, Remo Ruffini (Moncler) ha vinto come business leader. Modella dell'anno è la sudanese Adut Akech, musa di Pier Paolo Piccioli e Naomi Campbell, fashion icon: tra le due quasi un passaggio di testimone La serata a Londra il 2 dicembre ospitata come sempre al Royal Albert Hall di Londra, ha visto tra gli altri la partecipazione di Julia Roberts, Cate Blanchett, Naomi Watts, Tom Cruise. 

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Curvy Pride, contro gli stereotipi la resilienza dei corpi morbidi

C'è associazione anti discriminazioni, ma anche moda inclusiva

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Curvy We Are Knitters (ANSA) Curvy We Are Knitters

 Affermare la cultura della pluralità dei modelli di bellezza contro bullismo e discriminazioni: la storia di Curvy Pride nasce da qui, quando un centinaio di donne il 1 giugno 2013 realizzano la scritta umana “Curvy” in Piazza Maggiore a Bologna per lanciare un messaggio. Quel flash mob è stato una dichiarazione di orgoglio morbido, ne sono seguiti altri due, uno sempre a Bologna nel 2014 e l’altro a Milano nel 2015. Da qui l’idea di creare un’Associazione che non disperdesse l’ondata di rivalsa, allegria e voglia di lottare delle persone che hanno attivamente partecipato alle iniziative. Continua ad essere un punto di riferimento per donne e uomini che vogliono riappropriarsi del rapporto con il proprio corpo senza essere condizionati dal giudizio degli altri per vivere con gioia e pienezza la propria vita. Attraverso eventi, workshop, blog, libri e tanto altro aiuta le persone ad accettarsi e amarsi, sperimentando “le novità e lo straordinario della vita”, a comprendere che tutti hanno hanno diritto di essere felici, sempre. Molti sono i progetti e le iniziative all’orizzonte, come il libro “La mia resilienza in un corpo morbido” di Marianna Lo Preiato.
Nel 2020 ci saranno due nuove edizioni di Pizzaecurve, un evento che coinvolge migliaia di persone che si danno appuntamento in pizzeria lo stesso giorno alla stessa ora ma in contemporanea in molte città italiane, e non solo. Lo scopo è conoscersi, uscire dai social per incontrarsi veramente e affermare che mangiare una pizza ogni tanto non fa affatto male.
Curvy Pride, di cui Marianna è Presidente, è "dare voce alle tante donne, ma anche agli uomini, che hanno vissuto e vivono sulla loro pelle il peso di una storia che fa male più di una malattia da cui non si riesce a guarire. Che sia di non accettazione, di discriminazione, di silenzio forzato, di vergogna, di bullismo, di emarginazione, di solitudine, diversità sessuale, di disagio, di abbandono o anche solo di ribellione agli stereotipi che ci complicano l’esistenza dal buongiorno alla buonanotte". Per questo la storia di Marianna è il primo capitolo di un progetto più grande: Dillo a Curvy Pride. Un’iniziativa rivolta a tutti quelli che vorranno mettersi in gioco e condividere le loro storie con l’Associazione Curvy Pride, in collaborazione con Giraldi Editore, "per scrivere insieme un altro capitolo di liberazione, da se stessi, dalle proprie paure, dallo sguardo inquisitorio degli altri. Non bisogna rendere eccezionali le proprie solitudini. Bisogna normalizzare le proprie paure e prendersi per mano per formare un grande cuore. Questo è Curvy Pride. Questa è la possibilità di essere resilienti insieme". Come scrive la dottoressa Valeria Strada, psicologa e psicoterapeuta relazionale, nella postfazione “Marianna della sua fragilità ne ha fatto un punto di forza”. Questa forza adesso è anche un punto di partenza.

Rispetto a qualche anno fa anche la moda, per quanto lentamente, sta diventando più inclusiva. Linee dedicate, modelle curvy in passerella, anche una recente linea di maglioni fai da te: niente di risolto, ma il tabù curvy comincia ad incrinarsi

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Ristorante solidale, il piatto sospeso nel food delivery

Milano, Torino, Roma e per la prima volta anche Napoli

Lifestyle Food
Chiudi Ristorante solidale @Just Eat (ANSA) Ristorante solidale @Just Eat

S'intitola Ristorante Solidale, il progetto di food delivery solidale  per i giorni in cui si celebra il Natale. E' nato per contribuire a sensibilizzare sul fenomeno dello spreco alimentare e a promuovere l’inclusione sociale attraverso azioni solidali. Come funziona? Dal menù di oltre 50 ristoranti partner a Milano Torino, Roma e per la prima volta anche Napoli, è possibile aggiungere al proprio ordine un Piatto Sospeso del valore di 3,00€, 4,00€ o 5,00€ scegliendo tra riso, pasta, pollo, hamburger, panini e tante altre specialità. I piatti non verranno consegnati insieme all’ordine del cliente, ma lasciati appunto “in sospeso” via app dal 2 al 15 dicembre- come da tradizionale usanza napoletana, ma non solo, del caffè sospeso per cui si lascia un caffè pagato al bar per uno sconosciuto che non può pagarlo da sé - e raddoppiati da Just Eat al termine dell’operazione. Il totale dei piatti raccolti sarà consegnato e donato a ospiti e persone di centri accoglienza, mense e comunità individuate da Caritas Ambrosiana, Caritas Diocesana Torino, Caritas di Roma e Caritas di Napoli, grazie anche alla collaborazione dei ristoranti e dei partner di logistica per le consegne nelle diverse città nelle giornate del 17, 18 e 19 dicembre, in concomitanza con la Giornata Internazionale della solidarietà Umana che cade il 20 di dicembre, a comunità, case accoglienza e centri dedicati selezionate dalle Caritas locali.
Oggi nonostante si registri una generale sensibilità dei ristoranti verso la sostenibilità, generata anche dall’attenzione dei cittadini verso queste tematiche, ci sono molti margini di miglioramento sui temi dello spreco e del minor uso di plastica, buone pratiche  come la condivisione con i dipendenti dei cibi prossimi alla scadenza per quasi il 60% dei ristoranti, la creazione di aperitivi o di menù con piatti creativi e la pratica della donazione ai bisognosi, un comportamento che Just Eat sta contribuendo ad incentivare proprio con Ristorante Solidale dal 2016, anno in cui il progetto è stato lanciato a Milano. 

I piatti sospesi raccolti saranno preparati dai seguenti Ristoranti Solidali aderenti all’iniziativa di Natale:

▪ Milano: Kombu, Chickebot, Mama Burger, This is not a Sushi Bar, Tram Laboratorio Tramezzino veneziano, Let's Wok, Genuino, Maoji Street Food, e Mao Hunan.
▪ Torino: Kombu, Piadineria Cuslè, Rizzelli,T-Bone Station, Hamburgherie di Eataly, Curry & Co.Taco Bang, La Mangiatoja.
▪ Roma: Sushi in the box, Burger King, Pani e Ripieni, Mi Garba La Pizza, Naturale, T-Bone Station, TBSP-The BBQ & Smoke Project, Tyler, Fello Bistrot, Metro Gourmet Attitude, Miss Pizza Centocelle, Food Delivery Ex Mercato
▪ Napoli: Pollo&Patate,Triclinium Gastronomia, Laura Bistrot, Pizza Loca, D'ausilio Macelleria Pub& Grill, Burger King, Hoop Bagel, Rosticceria Magia, Oca Nera, Kokore, O' Sushi, I'm Pokè

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Risotto, cotoletta, ossobuco, ecco le ricette della tradizione milanese

Lo chef Della Salandra spiega in facili passaggi come rifarle

Lifestyle Food
Chiudi Risotto alla milanese. Dallo chef Domenico Della Salandra di Clotilde Brera (Milano) (ANSA) Risotto alla milanese. Dallo chef Domenico Della Salandra di Clotilde Brera (Milano)

Cucina fusion, sushi brasiliano, tex mex, cucina liquida, boom dello smoked, healthy food, e poi ancora vegetariana, vegana, cinese... abbiamo imparato ad amare tutte le cucine del mondo e tutte le declinazioni possibili ma sotto sotto è la confortevole cucina della tradizione, quella scritta nel dna di ciascuno secondo la propria origine e affezione, quella che ci piace di più. Ci sono piatti che hanno scritto la storia della tavola italiana, universalmente famosi. In terra lombarda il risotto, la cotoletta e l'ossobuco sono i tre principali, quelli che nella quotidianità si mettevano a tavola e che oggi sono diventati piatti classici, magari da ordinare al ristorante. Dallo chef Domenico Della Salandra di Clotilde Brera, un indirizzo nel cuore della città arredato con grande gusto e con una terrazza suggestiva, ecco i passaggi principali per riprodurre questa tradizione meneghina nella cucina domestica.

Risotto milanese
Riso riserva San Massimo

Per il Brodo
Composto con pollo, cipolle, carote, sedano e midollo.
Far bollire e filtrare

Per il burro acido
Far ridurre in un pentolino del vino bianco con cipolle e alloro, appena evaporato tutto in vino aggiungere il burro e passare al colino

Finitura del piatto
Tostare il riso con un filo di olio e cuocere con il brodo di pollo e a fine cottura mantecare con burro e parmigiano

Cotoletta milanese
Carrè di vitello

Per la cotoletta
Scalzare il carrè di vitello, tagliare la cotoletta e batterla leggermente. 

Panarla facendo i classici tre passaggi con farina, uova, pane grattugiato.
Scaldare un padellino in ferro e far sciogliere del burro chiarificato preparato precedentemente, fare cuocere la cotoletta per 3/4 minuti per lato e poi servire .

Ossobuco

Per l’ossobuco
Porzionare lo stinchetto per ottenere gli ossibuchi, tostarli in una padella con un filo d’olio da entrambe le parti e lasciarli riposare.
A parte preparare un fondo di cipolle, carote e sedano, stenderlo su una placca dove verrano adagiati gli ossibuchi e cuocerli in forni con del brodo di carne e concentrato di pomodoro.

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Bella Ciao e le Sardine, musica e politica non sono solo canzonette

I casi più eclatanti e discussi della melodia di lotta

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi A Rimini 7mila sardine, cantano 'Bella ciao' e 'Romagna mia' (ANSA) A Rimini 7mila sardine, cantano 'Bella ciao' e 'Romagna mia'

Da Bandiera Rossa all'intramontabile e sempre attuale Bella Ciao (utilizzata dalle Sardine, il neonato movimento anti-Salvini che sta riempiendo spontaneamente le piazza italiane), la musica è sempre stata, grazie al suo potere evocativo e coinvolgente, un canale privilegiato per veicolare emozioni, simboli e idee. Non stupisce quindi che le campagne elettorali e gli ambienti politici siano sempre stati intrisi di note e melodie. Sì, ma quali connessioni esistono tra partiti, movimenti politici e canzoni? Dagli inni ideologici degli anni appena successivi al '45 come “Bandiera Rossa” o “Fischia il vento” , tratto dalla melodia di una canzone popolare russa, per arrivare a quelli studiati a tavolino come il potente inno di Forza Italia, scritto dal Presidente Berlusconi in persona: chi tra coloro che avevano raggiunto l’età della ragione negli anni Novanta non ricorda almeno in parte le parole e la musica orecchiabile?
“Bella Ciao”, utilizzata oggi dalle Sardine e già riportata in auge dalla serie tv La casa di carta era in origine un canto delle Mondine piemontesi dei primi anni del Novecento, attorno al 1906. In questa prima versione non si cantava certo di resistenze belliche, ma dello sfiorire della giovinezza causata dal duro lavoro nelle risaie. Negli anni della Resistenza Bella ciao venne recuperata, trasformata nel testo e utilizzata come canto di saluto alle proprie amate da parte dei partigiani in partenza verso quelle battaglie che, spesso, significavano morte onorevole per i propri ideali. Tanti gli artisti che l'hanno cantata tra cui Milva, Giorgio Gaber, Goran Bregovich, persino Claudio Villa, i Modena City Ramblers.
Andrea Zoboli, dopo averne parlato in un programma radiofonico su Radio Città del Capo (Bologna), raccoglie i materiali frutto di anni di studio in un volume (Musica & politica storie di lotta, censura & reciproca convenienza, Odoya edizioni) che indaga i momenti salienti di questo rapporto dal Secondo dopoguerra ad oggi.
Gli “anni di piombo” diventano nell’ottica di Zoboli “La strategia della canzone” con al centro il concept album di De André “Storia di un impiegato”, che dipinge il percorso personale e politico di un lavoratore disilluso e affranto che da rudimentale bombarolo “anarchico fai da te” trova, ormai in carcere, il noi collettivo dell’organizzazione comune(ista) nella meravigliosa “Nella mia ora di libertà”.
Dall’altro lato i cantautori popolari subivano la richiesta di pezzi sempre più impegnati e schierati con veri e propri agguati ai concerti come quello che subì De Gregori nel 1976 al Palalido. Anche le dichiarazioni di non voler “essere tirati per la giacchetta” creò arte, basti pensare a “Sono solo canzonette” di Bennato, “Cantautore” di Graziani (1976), ma anche l’immortale “Avvelenata” di Guccini.
Il tema non è solo italiano: Zoboli apre il caso Labour-Brit pop. Nell’epoca musicale della Cool Britannia, Demon Albarn e i fratelli Gallagher tirarono la volata a Tony Blair. Ben più terribile ed edificante è la storia della musica contro l’Apartheid in Sud Africa purtroppo poco conosciuta da noi e quindi tutta da scoprire, fatti salvi i grandissimi nomi come Miriam Makeba e Hugh Masekela.
Anche la guerra fredda ha lasuacolonnasonora: dai danni alla canzone popolare statunitense del Maccartismo a quella volta in cui i CCP suonarono a Mosca, davanti a una platea di militari sovietici con la mano sul cuore l’iconica A ja ljublju SSSR. E poi ancora il 9/11 e l’anti-trumpismo, Bersani, Veltroni più De Gregori e Nannini, gli anni della Brexit e i musicisti pro e contro leave. 

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Arrivano i kit maglia per modelli curvy

Lifestyle Moda
Chiudi Curvy We Are Knitters (ANSA) Curvy We Are Knitters

Il brand specializzato in kit per il lavoro a maglia ha lanciato una linea "curvy" di maglioni e cardigan studiati per persone dalle forme generose. In particolare si tratta di una collezione (Plus Size Knits) che vuole combattere ogni tipo di discriminazione verso la moda "curvy". Discriminazioni che hanno alimentato, come altre, il fenomeno del "body shaming". L'intento di We Are Knitters è quello di dare risalto alla silhouette femminile e sensuale, perchè la moda "curvy" deve essere vissuta come gioiosa e creativa: il corpo perfetto non esiste, molto meglio puntare sulle proprie caratteristiche. 

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Il presepe, Vangelo vivo. Storia di una tradizione di stupore e bellezza

A Via San Gregorio Armeno a Napoli il più famoso

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Il presepe napoletano della bottega Ferrigno di San Gregorio Armeno a Napoli @LaRinascente (ANSA) Il presepe napoletano della bottega Ferrigno di San Gregorio Armeno a Napoli @LaRinascente

Il presepe è una grande tradizione del Natale. Il Papa da Greccio (dove San Francesco ideò si può dire il 25 dicembre 1223 il primo presepe vivente) ha chiesto di riscoprirlo perchè "Rappresentare l'evento della nascita di Gesù equivale ad annunciare il mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia", ha affermato il Pontefice, secondo cui il presepe "è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura". Il presepe è molto più di una tradizione ripetuta senza ormai comprenderla. È un esercizio di bellezza, di ingegno, di creatività e di tradizione al tempo stesso. Ma è soprattutto la scena della più grande sorpresa di Dio al mondo ed è uno specchio onesto dell’umanità, di allora e di oggi. Ci sono i poveri e i ricchi, i credenti e gli indifferenti. C’è il buio e c’è la luce. C’è l’uomo e c’è Dio.  
Il presepe ha tante storie locali da riscoprire. Si può allestire in molti modi senza perderne lo spirito originario che è quello ricordato da Papa Bergoglio ma certamente quello d'elezione, il più famoso è quello napoletano. Via San Gregorio Armeno è una strada del centro storico di Napoli, celebre per le botteghe artigiane di presepi. In epoca classica nella strada esisteva un tempio dedicato a Cerere, alla quale i cittadini offrivano come ex voto delle piccole statuine di terracotta fabbricate nelle botteghe vicine. Ma la nascita del presepe napoletano è molto più antica. La consuetudine di allestire presepi nelle chiese iniziò a diffondersi nel Regno di Napoli verso la fine del 1200. Nel 1600 gli artisti napoletani diedero alla rappresentazione della Natività una nuova connotazione, introducendo anche scene di vita quotidiana e nuovi personaggi; ecco, quindi, apparire le statuette delle popolane, dei venditori di frutta, dei mendicanti, insieme a figure di vario tipo, fino a raggiungere l’apice dell’ideazione creativa nel 1700, periodo in cui è ambientato il presepe napoletano che viene realizzato per le feste natalizie. In questa rappresentazione Paradiso e Inferno, Bene e Male, Pagano e Cristiano coesistono. Ogni singolo elemento ha una collocazione precisa e un significato particolare. Oggi via San Gregorio Armeno è nota in tutto il mondo come il centro espositivo delle botteghe artigianali che tutto l’anno realizzano statuine per i presepi, sia canoniche che originali. Ogni anno, infatti, alcuni artigiani realizzano pezzi con le fattezze di personaggi contemporanei, che magari si sono distinti in positivo o negativo. Il presepe storico napoletano, che si vede in molte chiese della città o in mostre apposite in varie luoghi d'Italia (a Roma c'è la tradizionae '100 Presepi' ). Quest'anno, dal 5 dicembre nei flagship Rinascente di Milano e di Roma Via del Tritone c'è un'intera area espositiva con statuine artigianali di tre dei laboratori più noti.

I tre laboratori più famosi di San Gregorio Armeno:

BOTTEGA FERRIGNO DI GIOVANNI E MONICA GIUDICE La Bottega Ferrigno, fondata dal Maestro Giuseppe, padre di Monica, mantiene invariate le caratteristiche che l’hanno resa famosa in tutto il mondo. Tutte le opere sono fatte a mano, direttamente in negozio. In un piccolo spazio vengono realizzati presepi magnifici, anche di grandi dimensioni secondo un saper fare artigianale che si tramanda di generazione in generazione. La scena preferita di Giovanni e Monica è quella del Trino, che unisce la Scena del Sacro con la Natività, la scena del Profano, con l’osteria, e la Scena della Purificazione, che vede protagonista l’acqua purificatrice di tutti i personaggi che si recano da Gesù.

DI VIRGILIO 1830 Di Virgilio si dedica con estro e genialità all’arte presepiale da quattro generazioni. Oggi è Genny a guidare l’attività, un eccezionale maestro nella lavorazione della terracotta napoletana, un’arte ormai di pochi, poiché la realizzazione di oggetti da inserire nei presepi richiede ingegno e dedizione. L’innovazione apportata dal giovane Genny Di Virgilio è stata quella di porre all’interno della tradizione secolare familiare l’attenzione su fatti e personaggi che caratterizzano l’attualità della sfera politica, culturale e sociale dei nostri tempi.

MARCO FERRIGNO 1836 Una tradizione familiare quella di Ferrigno che ha fatto dell’arte presepiale la sua ragion d’essere. Ora l’attività è affidata a Marco che elabora in maniera del tutto personale il mestiere tramandatogli dal padre Giuseppe, apportando un tocco di freschezza e innovazione. Mostre e numerose citazioni della stampa nazionale e internazionale sono per Ferrigno una consuetudine, insieme a riconoscimenti quali il “Primo Premio S.Gregorio Armeno” per tre anni consecutivi, e “The First Award Europe”. I suoi presepi sono presenti a New York, Parigi, Arles, Stoccarda.

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