L'arcobaleno di Benetton apre le sfilate di Milano

Debutto in passerella con direzione artistica Castelbajac

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Chiudi Italy Fashion Benetton (ANSA) Italy Fashion Benetton

 "Giovanni Paolo II mi disse che avevo usato il colore come cemento della fede, oggi con Benetton il colore diventa cemento della democrazia" dice Jean Charles de Castelbajac, il settantenne stilista francese chiamato sei mesi fa alla direzione creativa di United Colors of Benetton. Il debutto in passerella a Milano, alla vigilia della fashion week e nel giorno della morte di Karl Lagerfeld, che Castelbajac conosceva bene e ha voluto ricordare all'inizio della sfilata. E poi via con la 'rainbow machine' che è l'ispirazione della collezione per lui e per lei e dell'allestimento della sala, con i telai e le macchine da cucire azionati dagli artigiani del marchio della famiglia Benetton. E' stato con Luciano Benetton - racconta Castelbajac - che "intorno a un tavolo abbiamo rifatto il mondo". Il riferimento è a un pranzo a casa dell'imprenditore veneto, organizzato da Oliviero Toscani, in cui i due hanno scoperto di avere "lo stesso Dna, l'idea del colore come forza ed eleganza". Ed ecco, dopo l'estate, la proposta di diventare direttore artistico di tutte le linee, "una delle più belle avventure della mia vita perché - dice lo stilista che in Italia aveva già collaborato con Iceberg e Sportmax - sono di fronte a una straordinaria 'Rainbow machine', una casa di alta moda per tutti che porta avanti l'idea di una cultura e di una bellezza democratiche".

Per la sua prima sfilata per Benetton, Castelbajac ha portato in passerella proprio l'arcobaleno, come aveva fatto nel 1997, quando il Vaticano lo aveva chiamato come direttore artistico per la visita del Papa a Parigi. Allora aveva vestito preti e ragazzi nei colori dell'arcobaleno, preoccupandosi della reazione dei religiosi, visto che sono anche quelli della bandiera dei diritti omosessuali. Ma loro gli avevano risposto che non c'è copyright per l'arcobaleno, così come oggi lui dice che "non c'è copyright per il colore: il motto United Colors of benetton non è mai stato così moderno - dice - perché il colore serve a riunire gente di ogni tipo ed età". Ed è un casting multietnico quello che porta in scena la collezione per il prossimo inverno - di cui un assaggio è già in vendita in alcuni negozi, dallo store di piazza Duomo a Selfridges a Londra. Ecco il nuovo piumino corto con il logo colorato, le calze a rombi, gli stivali imbottiti a righe e la mini a pieghe verde prato. E poi il completo in maglia jacquard con le calze a righe e il passamontagna colorato, pensato per piacere ai millennial e il pull con cappuccio messo con il bermuda largo e il piumino logo nei colori della terra. "Questo è un progetto di stile e bellezza a prezzi straordinari - spiega lo stilista - la settimana scorsa abbiamo lanciato una T-shirt a 9 euro ma alcuni pezzi arrivano a 300: la nostra non è fast fashion, noi pensiamo a un guardaroba perenne a prezzi giusti". Per lanciarlo sul mercato, la comunicazione è stata affidata a Oliviero Toscani, che ha anche collaborato alla sfilata, la prima del brand dopo lo show celebrativo per i 40 anni che si è tenuto a Parigi nel 2006. Il 20 febbraio il via alla Milano fashion week , con l'attesissima sfilata di Gucci ma anche quelle di Moncler, N21 e Alberta Ferretti.

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Lagerfeld, Schiffer, mi trasformò in top

L'iconica modella tedesca, era come Warhol per l'arte

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 "Karl era la mia polvere magica, mi ha trasformato da timida ragazza tedesca in una top model. Mi ha insegnato la moda, lo stile e la sopravvivenza nel mondo della moda. Ciò che Warhol era per l'arte, lui lo era alla moda, è insostituibile. Lui è l'unica persona che potrebbe rendere colorato ciò che è in bianco e nero! Sarò eternamente grata a lui". Così la top model Claudia Schiffer.
   

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Lagerfeld e Chanel, come Karl ha reinventato il marchio di Coco

Dalla giacca sartoriale alle borse trapuntate la 'sua' idea di Chanel

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Chiudi Lagerfeld e le sue modelle alla sfilata Chanel 2010 (ANSA) Lagerfeld e le sue modelle alla sfilata Chanel 2010

Il genio artistico di Karl Lagerfeld, la generosità e la sua eccezionale intuizione di anticipare le mode hanno in gran parte contribuito all'influenza della maison Chanel nel mondo. Oltre ad essere un grande creatore, lo stilista tedesco morto il 19 febbraio a Parigi a (forse) 85 anni, "ha avuto carta bianca nei primi anni '80 per reinventare il marchio", ha detto  Alain Wertheirmer, ceo di Chanel ricordando il "vero amico e complice".

Personalità creativa eccezionale, Karl Lagerfeld ha reinventato, a partire dal 1983, i codici del marchio creato da Gabrielle Chanel: la giacca sartoriale, il tubino nero, i preziosi tweed, le scarpe bicolori, le borse trapuntate, perle e bigiotteria.

Lagerfeld ha detto di Coco Chanel: "Il mio lavoro non è non fare ciò che ha fatto, ma ciò che avrebbe potuto fare. Chanel è un'idea, possiamo reinterpretarla indefinitamente'. Uomo colto e spirito illuminato, libero nella sua creazione come nella sua espressione, Lagerfeld ha esplorato molti altri orizzonti artistici oltre la moda, tra cui la fotografia e i cortometraggi. Chanel ha beneficiato del suo talento in tutte le campagne di moda dal 1987.

I vertici della maison,  del presidente della maison Bruno Pavlovskyi e del ceo Alain Wertheimer, hanno già reso noto chi prenderà il suo posto alla direzione artistica: sarà Virginie Viard, direttrice di Chanel Fashion Creation Studio e stretta collaboratrice del couturier, da 30 anni.

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Addio a don Roberto Sardelli, fu il 'don Milani' di Roma

Nel '68 fondò tra le baracche Scuola 725. Nel 2018 laurea honoris causa

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Chiudi Don Roberto Sardelli in una foto d'epoca di Scuola 725, la baracca alla periferia di Roma dove nel '68 fondò la scuola del riscatto (ANSA) Don Roberto Sardelli in una foto d'epoca di Scuola 725, la baracca alla periferia di Roma dove nel '68 fondò la scuola del riscatto

Una vita passata accanto agli ultimi, agli emarginati, tra le baracche e il degrado. Si è spento a 83 anni, don Roberto Sardelli, uno dei protagonisti della Roma degli anni Settanta, il "prete dei baraccati" che con il suo insegnamento ha cambiato la vita a molti di quei ragazzi che fino ad allora vivevano in gravi situazioni sociali. Originario di Pontecorvo, nella Bassa Ciociaria, don Roberto venne ordinato sacerdote nel 1965, a 30 anni. Formatosi alla scuola di don Milani, nel 1968, dopo un soggiorno in Francia, gli venne dato l'incarico di collaboratore nella parrocchia di San Policarpo,all'Appio Claudio a Roma, dove cominciò attivamente il suo impegno a favore di chi, sopratutto immigrati provenienti dalle regioni del Sud Italia, viveva nelle baracche proprio alle spalle della chiesa, ai piedi dell'Acquedotto Felice. Tra i baraccati, i suoi veri parrocchiani, più autentica sentiva la sua missione: don Roberto abbandonò ogni tipo di copertura clericale, ogni privilegio, e testimoniò una condivisione della loro esistenza, delle loro incertezze, delle loro speranze, delle loro lotte. Così animato da "un lampo di follia creativa", nel 1969 acquistò una della baracche da una prostituta e si trasferì nell'insediamento. Lì fondò la celebre "Scuola 725", dal nome della baracca che la ospitava, definita dagli stessi ragazzi "la scuola del riscatto". Era il tentativo di recuperare chi veniva emarginato anche dalla scuola, consentendo loro di proseguire gli studi e conoscere testi e autori come Gandhi o Malcolm X. Le riflessioni venivano collezionate nel quindicinale redatto dagli stessi ragazzi. Da questo lavoro nacque la "Lettera al sindaco" e il libro "Vita di borgata" (Kurumuny).

Subito dopo lo sgombero della baraccopoli, nel 1973, don Roberto si dedicò alle collaborazioni giornalistiche con Paese Sera, l'Unità e Liberazione, ma anche con riviste del mondo cattolico. Nel 1982 fondò lo Studio Flamenco, per avvicinarsi al mondo Rom attraverso la danza, mentre dal 1989 al 1998 seguì negli ospedali i malati di Aids. Nel 2008 venne realizzato, anche con il patrocinio della Provincia, il film "Non Tacere", presentato anche alla Festa del cinema di Roma. Lo scorso anno don Sardelli è stato insignito anche della laurea honoris causa all'Università degli Studi di Roma Tre.   “Crediamo – scriveva don Roberto e il suo insegnamento vale anche oggi – che questo sia il compito di una scuola: creare una comunità di persone e non individui isolati; educare al servizio degli altri e non all’arrembaggio dei primi posti.”

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Sfilata in monopattino apre Milano Donna

Il marchio inglese Matchless London per le vie del centro

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- Con una sfilata in monopattino elettrico per le vie del centro, il marchio inglese Matchless London ha dato il via il 19 febbraio alla fashion week milanese.
    Uno street show all'insegna della sostenibilità che si riflette nella collezione per lui e per lei, fatta da capi componibili realizzati con materiali green e pensati per muoversi in città.
    Parka e biker in pelle e montone, trattati con cere naturali, si affiancano ai trench in nylon spalmato accoppiato con la lana trattata con il teflon. Dopo la sfilata, che verrà ripetuta anche domani, i monopattini elettrici saranno noleggiabili per tutta la fashion week scaricando l'apposita app su www.helbiz.com/go.
    Matchless, marchio con 120 anni di storia, firma la giacca per il nuovo Terminator in uscita a novembre. In questa occasione, Arnold Schwarzenegger ha firmato una capsule di cui parte del ricavato andrà devoluto alla sua organizzazione After School All Stars, che fornisce educazione scolastica a bambini provenienti da famiglie disagiate.
   

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Chanel, successione Lagerfeld passa a Virginie Viard

Pavlovskyi, braccio destro garantirà eredità Coco e Karl

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Chiudi Karl Lagerfeld con Virginie Viard, in una foto del 2018. La Viard sarà alla guida di Chanel, succedendo al 'kaiser' morto il 19 febbraio 2019. (ANSA) Karl Lagerfeld con Virginie Viard, in una foto del 2018. La Viard sarà alla guida di Chanel, succedendo al 'kaiser' morto il 19 febbraio 2019.

Nel segno del cordoglio per la grave perdita, dopo aver presentato in una nota, alla famiglia di Karl Lagerfeld e a tutti i suoi parenti, "sincere condoglianze", i vertici di Chanel, hanno sentito l'esigenza di chiarire che il successore dello stilista tedesco, direttore creativo della maison francese dal 1983. Sarà Virginie Viard, direttrice di Chanel Fashion Creation Studio e stretta collaboratrice del couturier scomparso oggi da 30 anni. L'annuncio in una nota del presidente della maison Bruno Pavlovskyi e del ceo Alain Wertheimer.
   

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"l'altra" Paranza, ecco la Napoli che non si arrende alla camorra

Cittadinanza attiva al Rione Sanità

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Chiudi Rione Sanità a Napoli (Foto da cooperativa La Paranza che gestisce le Catacombe di Napoli) (ANSA) Rione Sanità a Napoli (Foto da cooperativa La Paranza che gestisce le Catacombe di Napoli)

In napoletano la "paranza" è una barca, piccola imbarcazioni da pesca che, in coppia, tira le reti nei fondali bassi, dove si pescano soprattutto pesci piccoli. Negli anni il termine è passato a indicare il gruppo di fuoco di un'organizzazione criminale: le paranze sono quelle che fanno le "stese", le azioni intimidatorie, che terrorizzano alcuni quartieri di Napoli. La "paranza dei bambini", nell'accezione camorristica, indica la batteria di fuoco, ma restituisce anche con una certa fedelta' l'immagine di pesci talmente piccoli da poter essere fritti e consumati all'istante. Proprio come i baby boss e i baby killer. I ragazzini della Paranza c'erano già negli anni '60 e '70, come ha mostrato Francesco Patierno in Camorra: cominciano da piccoli ad arrangiarsi con rapine, spacci ad adattarsi ad una vita che sembra definita, mamme con dozzine di figli, bocche da sfamare, condizioni igieniche fuori controllo. E ci sono ora, gioventù bruciata, raccontati da Roberto Saviano nella Paranza dei bambini, da libro diventato un testo teatrale e ora un film, diretto da Claudio Giovannesi, che ha vinto l'Orso d'argento per la sceneggiatura a Berlino 2019.

Ma a Napoli, c'è anche un altro tipo di paranza, "La paranza della bellezza", come Luca Rosini ha intitolato il bel documentario in onda il 20 febbraio alle 23.30 su Rai2, composta da persone che cercano di cambiare lo stato delle cose, impegnate nella riscoperta del patrimonio culturale, nella musica e nel sociale all'interno di uno dei quartieri simbolo del cuore di Napoli, il Rione Sanità.

    Alcuni sono educatori, altri lavorano nel quartiere come guide turistiche, altri ancora sono semplici cittadini: bambini e giovani, cittadini che desiderano il riscatto sociale. E' attraverso il loro sguardo che si scopre come la bellezza può diventare uno strumento per cambiare la vita delle persone. La Cooperativa "La Paranza", per esempio, creata dai giovani del quartiere per rendere accessibili ai turisti le antiche Catacombe e le bellezze del quartiere; oppure l'Orchestra "Sanitansamble", un progetto di formazione alla musica per bambini e ragazzi. E poi il teatro, uno strumento di liberazione personale che rende i giovani protagonisti al di là delle differenze sociali, e il centro educativo "Sane Stelle": laboratori di espressione artistica e creativa che coinvolgono anche chi è in fuga dalla scuola. Il docu-film è una produzione Rai2 che nasce nel contesto di "Creative memory: the past meets the future", progetto al quale Rai2 partecipa in collaborazione con Copeam (Conferenza Permanente dell'Audiovisivo Mediterraneo), Asbu e altre 12 televisioni del mediterraneo. Si tratta di una coproduzione internazionale che diffonde storie di giovani che cambiano i loro territori attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale.
   

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Addio a Karl Lagerfeld, leggenda della moda senza età

85 anni, direttore artistico di Chanel dal 1983. Sarto, fotografo, stilista, regista, un 'Kaiser' "libero e mercenario". Un mistero il suo anno di nascita

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Chiudi Karl Lagerfeld, morto a 85 anni il 19 febbraio 2019, qui con la modella e musa Claudia Schiffer (ANSA) Karl Lagerfeld, morto a 85 anni il 19 febbraio 2019, qui con la modella e musa Claudia Schiffer

Karl Lagerfeld è morto all'età di 85 anni. Il sarto, stilista e fotografo tedesco era malato da diverse settimane. Celebre per i suoi abiti e i suoi occhiali neri, era il direttore artistico di Chanel dal 1983. Aveva cominciato come assistente di Pierre Balmain nel 1955, è diventato l'imperatore della moda.

"Amo considerarmi un freelance. Questa parola è l'unione di free, libero come ho sempre voluto essere, e lance che ricorda la parola francese lancé, com'era definita un tempo un'ambita cortigiana. Io mi sento libero e mercenario". In questa dichiarazione è racchiusa l'essenza dello spirito di Karl Otto Lagerfeld, lo stilista tedesco scomparso, nato ad Amburgo il 10 settembre 1933, secondo le fonti più accreditate anche se l'anno di nascita rimane un mistero.

Lagerfeld, per decenni ha diretto due prestigiose maison, Chanel e Fendi, a cui ha dato un'impronta inconfondibile. Inamovibile, insostituibile, totalizzante per le griffe che ha disegnato e della cui immagine si è occupato in toto anche curando le campagne pubblicitarie come fotografo e regista. Un asso pigliatutto insomma, non a caso soprannominato "Il Kaiser".

- Leggi anche l'ultima collezione per Chanel, quando a sorpresa non uscì sulla passerella per gli applausi, facendo capire che non era in condizioni ottimali di salute

- Guarda la photogallery su Karl Lagerfeld

In realtà Lagerfeld è riuscito, nella sua lunga carriera, a fare del suo nome una griffe indipendente che ha collaborato con varie maison della moda, non solo Fendi e Chanel, ma anche Chloé. Ha avuto una sua etichetta e nonostante il successo non ha disdegnato le collaborazioni con i colossi del low cost, anzi è stato un apripista del fashion democratico: per H&M ha firmato nel 2004 una collezione a edizione limitata andata a ruba in due giorni. Dal 2010 ha firmato per quattro stagioni le collezioni di Hogan, per cui ha ripensato i modelli classici del brand, sneakers e ballerine. Nel 2006 ha lanciato una collezione casual uomo-donna, K Karl Lagerfeld, che includeva T-shirt e blue jeans.

Nato da Christian ed Elisabeth Lagerfeld ad Amburgo, in Germania, Lagerfeld era figlio unico. Suo padre era socio di una banca d'affari svedese che fece fortuna introducendo il latte condensato in Germania. La sua data di nascita per molto tempo è stata un vero mistero. La scrittrice Alicia Drake sosteneva che fosse nato nel 1933. Lagerfeld diceva di essere nato nel 1935. I registri di nascita in Germania non sono aperti a ispezioni. Certa la data in cui Lagerfeld emigrò a Parigi con sua madre il 1953. Karl incontra la moda grazie a sua madre che nel 1949 lo porta alla sua prima sfilata, di Dior, a Parigi, dove poi si trasferisce e dove nel '54 da Pierre Balmain ha il suo primo lavoro nella moda avendo vinto un concorso per disegnare un cappotto sponsorizzato dal Segretariato Internazionale della Lana. Nel 1962 diventa il primo freelancer dell'industria della moda lavorando tra Francia, Italia, GB e Germania e lancia un'etichetta sua. Nel '65 ha comincia la collaborazione con Fendi. Nel '64 è la volta di Chloe. Un docufilm racconta l'amicizia con lo storico rivale Yves Saint Laurent fino al litigio nel 1975. Aveva vinto anche il concorso per un premio di abiti sponsorizzato da YSL. "Saint Laurent lavorava per Dior- ricordava Karl - altri giovani che conoscevo pensavano che fosse Dio, invece io non ero così impressionato". Dopo tre anni si trasferì da Jean Patou. "Mi annoiavo anche qui perciò mi licenziai e provai a tornare a scuola, ma non studiavo quindi ho passato più due anni sulle spiagge, suppongo di aver studiato la vita in quel modo". L'annoiato Karl con i soldi della sua ricca famiglia ad un certo punto però fonda un piccolo negozio a Parigi. In questo periodo, come altri colleghi, consultava spesso Madame Zereakian, la veggente armena di Christian Dior. "Fu lei a dirmi che avrei avuto successo con la moda e i profumi" rivelo in seguito.

Nel 1980 Lagerfeld fondò la sua etichetta e con il suo nome lanciò in effetti profumi e abiti. Designer carismatico, eccentrico con un'immagine pubblica inconfondibile - occhiali scuri anche di notte, capelli bianchi raccolti a coda e guanti da aviatore di pelle nera, è un personaggio misterioso che un documentario, Karl Lagerfeld - A Lonely King (in onda nel settembre 2018) ha provato a rivelare. Autori del film i francesi Thierry Demaizière e Alban Teurlai. Karl ha vestito pop star come Kylie Minogue e Madonna.

Claudia Schiffer è stata la sua modella preferita degli anni '80-'90, Kaia Gerber l'ultima musa. Lagerfeld possiede una collezione di 50mila libri (ha aperto una libreria nel '99 a Parigi) e modi di relazionarsi agli altri da imperatore come suggerisce il suo soprannome. Ha rilanciato Chanel, di cui è diventato direttore artistico nel 1983. Dal 1987 ha firmato tutte le campagne fotografiche, scoprendo un talento anche con le immagini. Nel 2000 la decisione di perdere 42 kg in 13 mesi seguendo una dieta. La dieta venne pensata apposta per Lagerfeld dal dottori Jean-Claude Houdret, che scrisse il libro The Karl Lagerfeld Diet.

"Ho deciso di vestirmi diversamente - aveva rivelato in seguito il Kaiser - per vestire abiti disegnati da Hedi Slimane. Ma queste mode sono indossate da ragazzi molto magri e non erano per uomini della mia età. Dovevo perdere 40 chili. Ci ho messo esattamente tredici mesi". Lagerfeld era commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore dal 2010. Appassionato di architettura è stato grande amico di Zaha Hadid a cui ha commissionato il Mobile Art Pavilion per Chanel. A Tadao Ando ha affidato la realizzazione della sua casa-studio a Biarritz, in Francia. Aveva colpito la sua assenza all'ultima sfilata di Chanel, lo scorso 22 gennaio: non era mai accaduto prima.

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Morto Karl Lagerfeld, addio all'imperatore della moda

85 anni, direttore artistico di Chanel dal 1983. Sarto, fotografo, stilista, regista: un asso pigliatutto "libero e mercenario"

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Chiudi Karl Lagerfeld in una foto del 2006 (ANSA) Karl Lagerfeld in una foto del 2006

Addio a Karl Lagerfeld. Lo stilista tedesco, leggenda della moda, è morto all'età di 85 anni (IL PROFILO).

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Non solo stilista, ma anche sarto e fotografo, era malato da diverse settimane. Era nato ad Amburgo il 10 settembre 1933, ma in realtà l'anno di nascita resta un mistero. Celebre per i suoi abiti, i suoi occhiali neri, i guanti di pelle sempre indossati, è stato tra l'altro il direttore artistico di Chanel dal 1983. 

Lagerfeld è morto all'ospedale americano di Neully, alle porte di Parigi, dove era stato ricoverato d'urgenza nella giornata di lunedì. 

- KARL LAGERFELD, ecco perchè è stato una leggenda della moda

KARL LAGERFELD, tutte le foto del Kaiser della moda

Ora la successione da Chanel passa a Virginie Viard, direttrice di Chanel Fashion Creation Studio e stretta collaboratrice da 30 anni del couturier. L'annuncio in una nota del presidente della maison Bruno Pavlovskyi e del ceo Alain Wertheimer.

I COMMENTI DELLA MODA

"Karl, il tuo genio ha toccato la vita di così tanti, in particolare di Gianni e mia - ha scritto Donatella Versace su Instagram -. Non dimenticheremo mai il tuo incredibile talento e l'infinita ispirazione. Abbiamo sempre imparato da te". 

 

"Un genio è morto .. un grande amico è morto ... è così triste che non riesco nemmeno a trovare le parole giuste... scusa": un altro messaggio via Instagram da Giancarlo Giammetti, socio e compagno di vita di Valentino Garavani.

"Ho sempre pensato che Karl Lagerfeld fosse un uomo straordinario per il suo talento nel lavoro e nella vita, che ha fuso fino a trasformarli in un'arte unica: il modo di essere Lagerfeld", ricorda Giorgio Armani. "Anche per questo, forse, pur disegnando per marchi dalla grande personalità, la sua presenza - nota Armani - è stata così evidente e riconoscibile da lasciar trasparire sempre il gusto che provava nel disegnare, nel fotografare, nel preparare libri così come nell'allestire sfilate spettacolari. Sono molto colpito dalla sua scomparsa, non posso fare a meno di pensare che fino all'ultimo ha vissuto immerso nel suo piacere più grande: lasciar volare la fantasia dedicandosi al suo lavoro". "Mi ricordo di lui - conclude - quando molti anni fa ci trovammo a Tokyo per una sfilata di vari marchi internazionali. Non dimenticherò mai la gentilezza con cui mi accolse in questo gruppo importante".

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Morto Mendonsa, il marinaio del bacio a Times Square

A 95 anni. Protagonista con infermiera di foto icona fine guerra

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Chiudi Morto Mendonsa, il marinaio del bacio a Times Square (ANSA) Morto Mendonsa, il marinaio del bacio a Times Square

Il marinaio che bacia una donna vestita da infermiera a Times Square in una delle foto più iconiche del XX secolo è morto. George Mendonsa si è spento a 95 anni in seguito ad una caduta in un ospizio di Middletown, Rhode Island, dove viveva con la moglie di 70 anni. Era il protagonista della foto scattata nella più famosa piazza del mondo il 14 agosto 1945, il V-J day, ossia il giorno della resa del Giappone e quindi della fine della seconda guerra mondiale. La gente si riversò nelle strade di New York per celebrare la notizia e Alfred Eisenstaedt catturò con la sua Leica l'immagine di un marinaio che baciava una infermiera vestita tutta di bianco, accompagnandola in un casqué. La foto, pubblicata dal magazine Life, diventò una delle più celebri al mondo, il simbolo del giubilo degli americani per la fine della Seconda Guerra Mondiale. Denominata "V-J day a Times Square" è conosciuta ai più come "Il bacio". Nella concitata euforia della folla, Eisenstaedt non ebbe il tempo di ottenere i nomi della coppia. Per decenni nessuno seppe chi fossero i protagonisti della foto. Molti si fecero avanti ma erano solo impostori. La verità spuntò tardi, solo nel 1980. Lui era Mendonsa, che aveva servito in un cacciatorpediniere ed era in congedo quando fu annunciata la fine della guerra. Lei era Greta Zimmer Friedman, assistente in uno studio dentistico con l'uniforme da infermiera. I due non si conoscevano. "Mi ricordava le infermiere sulla nave ospedale che si prendevano cura dei marinai", raccontò poi Mendonsa. "Non era proprio un bacio, era solo qualcuno che festeggiava, non era un evento romantico, ma solo un modo per ringraziare Iddio che la guerra fosse finita. Quell'uomo era molto forte. Io non lo stavo baciando. Fu lui a baciare me", rivelò in un'intervista la Friedman, morta nel 2016 a 92 anni in un ospedale di Richmond, Virginia. Non a caso negli anni a venire, con l'avvento del femminismo, qualcuno ipotizzò che più che un gesto romantico quella del marinaio verso l'infermiera fu una sorta di violenza. La foto fu scattata alle 17 e 51 minuti, fissando quel momento per sempre nell'immaginario collettivo

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Morto Mendini, rivoluzionò il design

Protagonista design italiano dei '70, aveva 87 anni

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- E' morto, a Milano, l'architetto e designer Alessandro Mendini, uno dei rinnovatori del design italiano dalla fine degli anni '70. Aveva 87 anni: è deceduto nella sua casa nel capoluogo lombardo, città in cui era nato nel 1931.
    Membro del gruppo 'Alchimia', Mendini è conosciuto per i suoi mobili tra i quali la collezione 'Museum Market' del 1993 e la poltrona Proust esposta in diverse collezioni permanenti, quali il triennale Museum design e il Museo delle arti di Catanzaro.
    Per la sua attività di designer ha ricevuto due volte il Compasso d'oro, nel 1979 e nel 1981, inoltre ha ricevuto l'European Prize for Architecture Awards nel 2014 ed è stato nominato Chevalier des Arts et des Lettres in Francia. Da architetto Alessandro Mendini ha progettato il Groninger Museum in Olanda e la Torre del paradiso a Hiroshima.
   

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Il clima sta cambiando i nostri prati, trend verde 2019

Per nuovo clima tropicale italiano, prati a secco, irrigazione sotterranea e robot-giardinieri

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Chiudi Trend prati : prati senza acqua di Botanical Dry Garden (ANSA) Trend prati : prati senza acqua di Botanical Dry Garden

C’era una volta la moda del prato all’inglese, originario del centro e del nord Europa. E c’erano una volta gli italiani che lo irrigavano ogni giorno e, alla domenica, lo falciavano con cura. Richiedeva molte attenzioni, grande consumo di acqua, concimi chimici e diserbanti per ridurre l’attacco delle erbe infestanti. Il clima però sta cambiando, gli italiani hanno una maggiore coscienza ecologica e i giardini stanno evolvendo verso nuovi tappeti erbosi naturalmente resistenti alla siccità o che si bagnano con acqua di mare. Nuovi anche i sistemi per la cura del verde sempre più demandata ai robot perché i ‘pollici verdi’ , in sensibile aumento, stanno invecchiando come tutta la popolazione italiana e a falciare e annaffiare i giardini non ce la fanno più.
Le novità per il giardinaggio e i trend dei prati 2019 sono in mostra a Myplant & Gardine, International Green Expo a Milano dal 20 al 22 febbraio. Nel 2017, attestano i dati della fiera, le vendite del settore hanno raggiunto i 2.76 miliardi di euro e aumenteranno del 2,4% entro il 2022.
“L’amore per il giardinaggio sta aumentando in Italia, - sottolinea Michele Bindi, consigliere dell’Associazione europea produttori di prato ETP e vice presidente dell’Associazione italiana imprese giardinaggio Assoverde. “Gli italiani hanno ripreso a spendere per il verde perché passano più tempo a casa e si dedicano di più ai prati, piccoli o grandi, ma in modo evoluto rispetto al passato. Il clima sta cambiando e da temperato va verso un caldo sub-tropicale, aumentano anche le zone della penisola con carenza di acqua. Cambia anche la sensibilità ambientale degli italiani nell’usare i fitofarmaci, di pari passo alle normative europee che sono diventate molto più stringenti. I tappeti erbosi sono ora fatti di erbe più resistenti alla mancanza di acqua e agli attacchi degli insetti, oppure di tappeti verdi che non vanno annaffiati”.
Sottolinea Bindi: “Si va dalla Zoysia japonica agli ibridi delle graminacee, fino alla Festuca arundinacea. Sono piante fusiformi ma a foglia più larga rispetto al prato classico. Si tratta di ibridi da piante naturali, ottenuti anche per talea e non per semina e che crescono perfettamente anche con climi caldi fra i 25 e i 35 gradi, al contrario del prato tradizionale che oltre i 25 gradi si secca ed ha bisogno di molta acqua. Invece i nuovi tappeti erbosi vanno in dormienza in inverno, ingiallendo un po’ ma riprendono a crescere con la primavera senza necessità di usare concimi chimici o fitofarmaci”.
Se, per annaffiare un metro quadro di prato tradizionale sono necessari 70 litri di acqua a settimana, ai nuovi tappeti erbosi ne bastano anche 25 litri a settimana e ai ‘dry garden’ l’acqua non serve affatto oppure basta quella di mare. “Il futuro per i giardini prevede sempre un minor consumo di acqua , - precisa Michele Bindi. – “Già oggi è possibile realizzare in ‘dry garden’ con piante tappezzanti oppure usare il Paspalum vaginatum, che si irriga con acqua di mare. Nuovissima, seppure ancora costosa, la 'subirrigazione' con tubature interrate. Il sistema evita l’evaporazione e lo spreco dell’acqua e permette alle piante di bere solo quando necessario e direttamente dalle radici”.
Anche il taglio dell’erba è cambiato. Falciatrice e rastrello non servono più perché alla manutenzione ci pensano i robot. Connessi con il gps, i nuovi robot intelligenti ispezionano l’intero perimetro del giardino da curare muovendosi con radiofari wireless. Una volta eseguita la mappatura falciano e si ricaricano da soli. Innovativo anche il ‘mulching’, il riciclaggio biodegradabile, eseguito con i tosaerba che sminuzzano l’erba lasciandola sul prato come fertilizzante organico e che hanno eliminato la fatica di passare il rastrello dopo la falciatura.

 

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Oscar, chi sono gli otto attori candidati per la prima volta

Da Rami Malek a Olivia Colman alcuni di loro sono tra i favoriti

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Chiudi Rachel Weisz e Olivia Colman in una scena della Favorita (ANSA) Rachel Weisz e Olivia Colman in una scena della Favorita

Tra gli interpreti candidati agli Oscar 2019 sono otto gli attori e le attrici quest'anno nominati per la prima volta e che la notte del 24 febbraio 'rischiano' di uscire dal Dolby Theatre di Los Angeles con la statuetta dorata in mano. Nella categoria miglior attore ce n'è uno solo al debutto nella nomination ed è tra i favoriti: Rami Malek, che ha impressionato con la sua metamorfosi interpretativa, tutt'altro che scontata, di Freddie Mercury in Bohemian Rapsody. Malek, 37 anni, californiano, figlio di immigrati egiziani, tanti ruoli minori prima di incrociare la grande occasione, ha già vinto il Golden Globe con una performance giudicata fantastica ovunque.

Tra le migliori attrici al 'debutto' nella candidatura spicca l'inglese Olivia Colman, l'insuperabile regina Anna della Favorita di Yorgos Lanthimos. Classe 1974, già pluripremiata per serie come The Night Manager, attesa Elisabetta II in The Crown 2, ora ha regalato una grande prova al cinema: la capricciosa, volubile, appassionata regina Anna al centro degli intrighi e degli amori della corte inglese di fine 1600 condivisi con Rachel Weisz e Emma Stone in La favorita. Per l'interpretazione la Colman ha già vinto, oltre al Golden Globe, anche la Coppa Volpi alla Mostra del cinema di Venezia. Debuttante assoluta è poi Yalitza Aparicio, la sensibile, generosa domestica Cleo del capolavoro di Alfonso Cuaron 'Roma'. Esordiente, la 25enne Yalitza, indigena messicana di origini mixtecas, è un'attrice per caso (ha fatto il provino al posto della sorella), ma ha rivelato un'umanità e una naturalezza che sono una delle cose più potenti del film. Vincere per lei sarebbe un triplo salto mortale. Marina De Tavira, la 'padrona' di Cleo nel film di Cuaron, è un'altra delle candidate per la prima volta: nomination nella categoria come miglior attrice non protagonista, l'interprete messicana si era già fatta notare a livello internazionale in La Zona di Rodrigo Plá. Altra 'debuttante' e nella stessa categoria non protagonista è Regina King per l'interpretazione di Sharon Rivers nel film Se la strada potesse parlare di Barry Jenkins, che già le ha fatto vincere il Golden Globe. Sono tre su cinque, nella categoria non protagonisti, gli attori che corrono per la prima volta: Richard E. Grant con Copia originale di Marielle Heller (nonostante una già lunga carriera che comprende tra gli altri Pret-a-porter di Robert Altman e Jackie di Pablo Larrain), Adam Driver grazie alla sua interpretazione nel film di Spike Lee Blackkklansman e Sam Elliott, il volto di tanti western, che in A star is born, con l'interpretazione del fratello maggiore di Bradley Cooper, si è fatto notare dall'Academy

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A un imprenditore cinese per 30 milioni villa simbolo di Portofino

E' la Buonaccordo che fu di Herbert Pagani

Lifestyle Lusso
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Un imprenditore cinese ha acquistato per circa 35 milioni di lire villa Buonaccordo, lussuosa dimora padronale che domina Portofino. L'immobile per la sua posizione e il suo colore giallo è presente in tutte le foto che ritraggono lo skyline del borgo ligure. L'acquirente è Zhang Liang Johnson già leader della Kinetic Mines and Energy Limited, azienda leader in Cina nella filiera del carbone e attualmente nella Top Dynamic International, holding che si occupa principalmente di semiconduttori per l'elettronica.
    L'acquisto è stato trattato dall'agenzia immobiliare fiorentina Lionard, che cura immobili di lusso.
    Villa Buonaccordo, nota nel borgo come Villa Pagani, appartenuta alla famiglia dell'artista Herbert Pagani, era di proprietà di un imprenditore italiano legato al mondo dei cellulari. La dimora è completamente restaurata. Un'altra dimora storica di Portofino, Villa Altachiara che fu della contessa Francesca Vacca Agusta circa un anno fa era stata venduta a un russo per una cifra simile

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Burberry a Londra, Tisci tiene banco nel british day

Luci anche su Westwood e Victoria Beckham a London Fashion Week

Lifestyle Moda
Chiudi Burberry - Riccardo Tisci - Autunno/inverno 2019/2020 (ANSA) Burberry - Riccardo Tisci - Autunno/inverno 2019/2020

 Giornata clou all'insegna dei quadrettini di Burberry, ma non solo, alla London Fashion Week, che ha visto in pedana i big del panorama della moda inglese: dai brand e dai volti più iconici (incluso quello di dame Vivienne Westwood), al nuovo glamour rampante di Victoria Beckham.
    Riccardo Tisci ha fatto il bis, presentando la sua seconda collezione per Burberry, che ripropone lo schema con cui ha esordito la scorsa stagione, ovvero un guardaroba con due anime: streetwear per i più giovani seguaci del marchio e classico per la clientela più agée e legata alla tradizione. La sfilata si è svolta in ambienti diversi all'interno del Blavatnik Building della Tate Modern, nuova ala del museo, con le mannequin capeggiate da super top come Natalia Vodianova e Maria Carla Boscono che passavano dalla cornice ruvida e industrial della prima sala, all'eleganza formale e borghese della seconda, scivolando sullo sfondo di diversi scenari sonori in un'alternanza di musica classica e rock. In pedana, montoni profilati di Shearling, paltò in finta pelliccia abbinati a corsetti per la ragazza Burberry, alternati a Montgomery di piumino e Vintage Checks in patchworks audaci con tanto di stampa animalier per i boys. Sartoria bon ton dal taglio pulito invece sia per le signore che per i gentlemen, ravvivato da frange, catene metalliche e cristalli applicati a mano per le Ladies, in una palette dominata da beige, nero, con accenti di verde, rosso, marrone e flash oro per la sera. Anche Vivienne Westwood ha presentato oggi la sua collezione e ancora una volta ha approfittato del podio delle sfilate per fare un appello a favore della tutela dell'ambiente e per lanciare un'invettiva contro la Brexit. Più che un défilé, una vera manifestazione di protesta con tanto di cartelli e Dame Vivienne con il microfono in mano. Sullo sfondo, i tipici motivi stilistici della designer: tartan, check e silhouette Cool Britannia. Moda allo stato puro senza messaggi trasversali, invece, da Victoria Beckham che ha presentato in mattinata una collezione autunno inverno ispirata al tailoring maschile, con citazioni Seventies. In prima fila ad applaudirla, il marito David con i figli, seduti accanto all'inossidabile direttrice di Vogue Usa, Anna Wintour. 
   

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Podcast, l'ascesa in Italia dello storytelling da ascoltare

Matteo Caccia racconta il nuovo mondo e La Piena, storia dell'infiltrato tra i narcos

Lifestyle Tempo Libero
Chiudi Matteo Caccia, foto di di Paolo Carlini (ANSA) Matteo Caccia, foto di di Paolo Carlini

S'intitola La Piena il racconto della storia di Gianfranco Franciosi, un meccanico nautico coinvolto in un traffico di cocaina proveniente dal Sud America, che inizia a collaborare con la polizia italiana diventando di fatto un infiltrato. Anzi, diventa il primo civile infiltrato sotto copertura nella storia della lotta al narcotraffico in Italia. Il racconto, con una lunga intervista a Franciosi, arriva al pubblico attraverso il podcast, il modo di fruizione attraverso l'ascolto che sta da qualche anno anche in Italia diventando un mezzo narrativo di grande fascino e importanza. Secondo un rapporto Nielsen che per la prima volta a novembre 2018 ha monitorato i podcast si tratta di un segmento in espansione. In tre anni gli ascoltatori abituali in Italia sono più che triplicati (+217%). Secondo la ricerca si è passati da 850 mila ascoltatori nel novembre 2015 a 2 milioni e 700 mila nel novembre 2018.

Matteo Caccia, voce nota agli ascoltatori della radio (un passato a Radio Popolare, ora è tra l'altro autore di Pascal quotidiano su RadioRai), ha realizzato per Audible Originals Italia, "La Piena", convinto che il podcast abbia una fascinazione particolare e un grande futuro davanti. "Il podcast - racconta ad Ansa Lifestyle - lo scegli, lo vai a cercare, lo ascolti con attenzione e se qualcosa ti distrae e devi interrompere vuoi riprendere la storia da dove l'hai lasciata. Il podcast può permettersi di andare a fondo nelle cose perchè è un racconto senza fretta, senza durata prestabilita, senza un palinsesto da seguire e il livello di attenzione di chi ascolta è molto alto". Per La Piena, Caccia è andato nella Liguria di Franciosi, a Bocca di Magra, ha fatto un'indagine ambientale proprio come un autore di copioni ma non si è fermato alla scrittura. "In un podcast il primo elemento che ti arriva è il mondo sonoro, le voci, la musica, si crea suggesione, tensione, una drammaturgia non lineare non legata solo al testo scritto", spiega. La storia affascinante di Franciosi è arrivata con il libro autobiografico Gli orologi del diavolo (Rizzoli) scritto con il giornalista Federico Ruffo, che per primo ha raccontato la storia di Gianni in una sua inchiesta a Presadiretta poi la produzione podcast per Audible, la piattaforma Amazon che nel 2018 ha varato le produzioni originali italiane sull'onda dell'espansione del nuovo mezzo che unisce innovazione tecnologica allo storytelling.

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Cittadinanza attiva, a Roma si riparte col verde

Per il bene comune quartieri in prima fila e Retake è un 'caso' di eccellenza

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Roma, dalla cura del verde dei cittadini, il nuovo impegno sociale (ANSA) Roma, dalla cura del verde dei cittadini, il nuovo impegno sociale

Al primo appuntamento al mercato rionale dello storico Testaccio sono stati adottati oltre 150 giovani alberi che saranno piantati a breve nelle buche sparse in grande quantità sui marciapiedi del quartiere. In tutto gli spazi da riempire sono cinquecento e, una volta, ospitavano splendide piante che fiorivano ogni primavera. Ora gli alberi sono caduti e le vecchie aiole sono piene di spazzatura ed escrementi, nonché minacce per chi sui marciapiedi ci cammina distrattamente. La piantumazione è una iniziativa intrapresa spontaneamente dagli abitanti del quartiere e si chiama ‘Ripartiamo col verde’. E’ organizzata da diverse associazioni afferenti al gruppo ‘Quartieri attivi’ (www.quartieriattivi.org) che hanno già provveduto a piantare più di 400 alberi e si aggiunge alle sempre più numerose attività che nascono spontaneamente nella capitale per sopperire alla mancanza di manutenzione dell’amministrazione cittadina e ai cattivi comportamenti degli abitanti che sporcano senza, pare, alcun interesse per il bene comune.

Le adozioni degli alberi prevedono non solo la copertura delle spese per comprare i giovani biancospino (Crataegus Monogyna), frassino meridionale (Fraxinus angustifolia) o albero pagoda (Parrotia persica). Pagando 100/150 euro, si ha diritto ad una targa col proprio nome che sarà fissata al tutore ma si acquisisce anche l’onere delle annaffiature. Per attecchire le piante hanno bisogno di almeno 60 litri di acqua alla volta per i primi due anni, da erogare una volta alla settimana nei periodi caldi dell’anno. “L’adozione è un vero e proprio impegno civile. I cittadini non si scoraggiarono e si organizzano con delle taniche da trasportare su e giù dai palazzi, anche coinvolgendo portieri e vicinato o riempiendo secchi alle fontanelle sparse nella zona, - commenta Elisabetta Galgani dell’associazione Via Marmorata 169. Il progetto ha l’approvazione del Comune di Roma che fornisce i giardinieri per eseguire le piantumazioni ma, purtroppo, non svolgerà la manutenzione.

Sono invece 40 gruppi sparsi per la citta, in totale circa 5.000 persone dal centro alla periferia, i volontari di ‘Retake Roma’, movimento spontaneo, apartitico, no profit nato per la manutenzione del decoro urbano. Rebecca Jean Spitzmiller, la fondatrice di Retake Roma, ha ricevuto da Sergio Mattarella l'onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana “per il suo coinvolgente impegno nella lotta contro il degrado urbano e nella difesa dei beni comuni.

Diffuso a macchia d’olio supera ora i confini della città, presente da Agrigento a Torino, e, in occasione della ‘festa della Terra' del 31 marzo 2019, ha organizzato la più grande operazione di ripulitura e di rigenerazione su Roma. Migliaia di cittadini di tanti quartieri della città, forniti di ramazze, decespugliatori, sacchi dell'immondizia e pale, si occupano di ripulire quattro punti strategici noti per il loro stato di abbandono come il Canale dei Pescatori di Ostia, il deposito Atac di piazza Ragusa, largo Fratelli Lumière nel III Municipio e il Parco del Colle Oppio a Monti.

I romani si rimboccano le maniche, abbelliscono e mantengono puliti anche i parchi giochi dei bambini, abbandonati e sporchi. Spazzano i marciapiedi all’ingresso dei palazzi e fanno rinascere giardini (come a San Giovanni l'associazione del Parco di Carlo Felice) e perfino parchi cittadini.  E’ il caso del signor Stefano Vaida, odontotecnico in pensione, antesignano dell’impegno civile, che da solo cura circa 5.000 mq di verde che circonda molti palazzi del quartiere della Serpentara, il ‘parco della Torricella’. “Era una valle che è stata riempita dal Comune con la terra di risulta che arrivava dal quartiere Flaminio, dall’area della caserma di via Guido Remi e del Maxxi. Purtroppo includeva anche materiali non salubri. Poi la zona è stata ricoperta con molti metri di terra tanto da divenire un colle. Ho iniziato circa dieci anni fa’ a ripulirla dalle sterpaglie, dall’immondizia e dai rovi. Inizialmente lavoravo con delle vanghe e delle zappe ma era molto difficile. Ho chiesto aiuto agli abitanti del quartiere e, con il supporto di alcuni condomini e del vicinato, abbiamo comprato un trattorino. Ho piantato degli alberi nuovi, ho costruito delle panche ed una casetta di legno per i bambini. Il parco oggi è molto frequentato”. Vaida fa un appello agli abitanti della Serpentara: “Purtroppo negli anni l’aiuto dei cittadini è calato e ci vorrebbe un gruppo organizzato di persone per proseguire con la cura di questa area”.

 

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Addio Lee Radziwill, sorella di Jacqueline Kennedy e icona di stile

Regina del jet set, fu amica di Warhol, Nureyev e Capote

Lifestyle People
Chiudi Lee Radziwill nella foto con Rudolf Nureyev - 1974 (ANSA) Lee Radziwill nella foto con Rudolf Nureyev - 1974

 Lee Radziwill, la sorella di Jackie Kennedy Onassis e una delle donne più chic del ventesimo secolo, è morta il 15 febbraio 2019  nella sua casa di New York. Icona di stile, regina del jet set, aveva 85 anni. Sette decenni sotto gli occhi del pubblico e i flash dei fotografi. Influencer prima del tempo. E' stato il quotidiano della moda Women's Wears Daily a dare per primo l'annuncio della morte, rimbalzato poi sui siti online delle riviste di moda di tutto il mondo e confermato alla Cbs da un amico di famiglia, e a ricordare la lunga vita, i matrimoni e gli amori della figlia minore di John Vernou Bouvier III (un sosia di Clark Gable, stockbroker e playboy) che però non faceva mistero di preferirle la primogenita.

Jackie, che le soffiò l'armatore Aristotele Onassis e i suoi miliardi, non le lasciò nulla alla morte nel 1994, arrivando a sostenere nel testamento che aveva fatto abbastanza in vita per aiutare la sorellina. Per sostenere il suo stile di vita dorato, Lee aveva dovuto lavorare: aveva fatto brevemente (e senza successo) l'attrice, poi la stilista di interni, testimonial di brand, coordinatrice di eventi speciali per Giorgio Armani.

Tre mariti e altrettanti divorzi: Stanislaw Albrecht Radziwill, principe polacco e secondo consorte dopo l'executive dell'editoria Michael Canfield e prima del regista Herb Ross, nel 1959 l'aveva fatta diventare principessa.
    Nel mondo di Lee Radziwill c'erano tanti amici celebri: da Truman Capote a Cecil Beaton, Rudolf Nureyev, Leonard Bernstein e Andy Warhol che la ritrasse e le affittò la tenuta di Montauk a Long Island dopo la separazione dal principe. Lee, che 1972 aveva seguito i Rolling Stones nel tour americano, viveva in stile jet set al di sopra sopra delle sue condizioni finanziarie. Ciononostante, era sempre impeccabile, vestita da sarti famosi come Givenchy, Courrèges, Halston, Armani e da ultimi Marc Jacob e Michael Kors. Entrata nel 1994 nella Hall of Fame delle "Best Dressed", nel 2016 era stata fotografata alla sfilata di Giambattista Valli a Parigi: giacca Moncler bianca, pochette Azzedine Alaia, "semplici pantaloni neri Armani" di cui, aveva detto, "ne ho a centinaia", ai piedi le Tod's di vernice nera. Al di là dell'innata eleganza, era la relazione complicata con Jackie che aveva fatto la gioia dei tabloid: Jackie era stata sempre avanti a Lee fin da quando erano ragazzine al collegio solo femminile di Miss Porter in Connecticut, poi dopo essere rimasta vedova di JFK, soffiandole il flirt con Onassis.

    Lei offrì l'altra guancia e partecipò al matrimonio (invitata da Ari) dichiarando pubblicamente la sua felicità per la sorella.
    Ora c'è chi parla della fine di un'era: donne della sua generazione, portatrici di vera bellezza e senso dello stile, ne sono rimaste poche, forse soltanto Marella Agnelli. 
   

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Tulipani in fiore e villa diventa quadro

Come quadro impressionista 'Giardinity Primavera' a Vescovana

Lifestyle Design & Giardino
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Come in un quadro impressionista, il giardino cinquecentesco di Villa Pisani Bolognesi Scalabrin, di Vescovana (Padova) si prepara anche quest'anno alla 'esplosione' di colori della fioritura di 100mila tulipani olandesi. E' l'edizione 2019 di "Giardinity Primavera". Dal 23 marzo al 25 aprile il grande prato del parco romantico diventerà un'immensa tavolozza, con le migliaia di colori dei bulbi di Evelina Pisani. Vi saranno 25mila nuove tonalità e specie rispetto alla scorsa edizione, a mescolarsi all'erba e ai fiori spontanei di primavera. L'installazione "naturale" si arricchirà di un sentiero blu di muscari, con infiorescenze tra l'indaco e l'azzurro che disegnerà una fiabesca "strada azzurra" verso i tulipani.
    Ricco il programma di attività: sono previste visite guidate, incontri letterari, laboratori e attività ludiche per bambini, mostre, corsi di composizioni floreali, corsi di cucina con erbe, fiori e frutta, lezioni botaniche e "Le petit festival primaverile di piante, fiori e artigianato". 
   

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Boldini, moda e muse della Belle Époque

A Ferrara viaggio nell'edonismo parigino di fine secolo

Lifestyle Moda
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 Le donne dai volti ammiccanti, ingenui o misteriosi, con gli audaci décolleté e i corpi fasciati da voluttuose stoffe, che iniziano a prendere consapevolezza di sé. E poi il trionfo dell'eleganza della Belle Époque, negli intrecci tra alta moda, arte e letteratura. E' l'immagine luccicante e sfaccettata di un mondo che corre verso la modernità quella restituita dalla mostra "Boldini e la moda", allestita a Palazzo dei Diamanti di Ferrara dal 16 febbraio al 2 giugno. A cura di Barbara Guidi con la collaborazione di Virginia Hill, la mostra approfondisce il rapporto di reciproca influenza che il ferrarese Giovanni Boldini ebbe con la moda e i grandi couturier della Parigi di fine secolo. Il percorso (tra dipinti, disegni e incisioni di Boldini accanto ad alcuni lavori di colleghi come Degas e Manet, e abiti d'epoca, libri e accessori) documenta la capacità dell'artista di intercettare e interpretare il gusto dell'epoca, ma anche di influenzarlo con la sua pittura dinamica.
   

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Aretha Franklin, la voce divina di Amazing Grace

Il film sullo storico concerto del 1972 nella chiesa battista di Los Angeles

Lifestyle People
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'Amazing Grace' è il titolo di un leggendario album di Aretha Franklin, realizzato con il Southern Community Choir e il reverendo James Cleveland nella New Temple Missionary Baptist Church a Los Angeles. Era il gennaio del 1972. Ora un film, firmato da Alan Elliott (ma i materiali sono di Sidney Pollack), e presentato in chiusura al festival di Berlino 2019, racconta il ritorno della regina del gospel da dove era partita, ovvero da quella chiesa dove Aretha e le sue due sorelle, Carolyn ed Erma, intrattenevano i fedeli del padre, il famoso predicatore battista C.L. Franklin. E questo prima che la cantante diventasse un'icona del soul e del R&B e quando aveva già all'attivo brani come Respect, I Say a Little Prayer, (You Make Me Feel Like a) e Natural Woman.

Nel documentario tanti brani di questo album (il diaco gospel di più successo di tutti i tempi), tra cui una straordinaria versione di 11 minuti di Amazing Grace, ma anche Never Grow Old, la straordinaria Wholy Holy e la corale Climbing Higher Mountains. Oltre la voce straordinaria di Aretha (lo Stato del Michigan l'ha dichiarata "una meraviglia della natura") nel documentario il contesto parla ancora con più forza. Si vede infatti un pubblico scatenato che si alza, balla, urla e mima le frasi delle canzoni-preghiera al ritmo incessante della musica estatica dell'orchestra e, da contraltare, un coro altrettanto anarchico, stranamente seduto e che, di volta in volta, si muove all'unisono e poi, subito dopo, si ritrova in preda al più sfrenato individualismo. Nel concerto compare poi il padre della cantante, C.L. Franklin, predicatore e grande voce gospel e, a sorpresa, due giovanissimi Mick Jagger e Charlie Watts dei Rolling Stones in città per registrare l'album Exile On Main Street.

   Ecco la prima strofa di Amazing Grace: "Incredibile grazia, dolce suono che ha salvato un disgraziato come me...Ero perso ma ora mi sono ritrovato, ero cieco, ma adesso vedo"...".

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Ravioli alle viole e garofani e altre ricette con i fiori in cucina

A Sanremo primo festival nazionale sul trend 'fiori nel piatto'

Lifestyle Food
Chiudi Cristina Curri ravioli con garofani e viole Festival cucina fiori (ANSA) Cristina Curri ravioli con garofani e viole Festival cucina fiori

    Fettucine di pane di segale e fiori d'inverno, biscotti alla calendula, ravioli alle viole e garofani, insalate di anemoni, sono solo alcune delle prelibatezze a base di fiori. Utilizzare fiori edibili in cucina è una delle tendenze food in atto e ora nasce persino il  primo Festival Nazionale della Cucina con i fiori . La location? Scontata: Sanremo. Villa Ormond dal 5 al 7 marzo ospita tre giorni di degustazioni e incontri con chef, aziende, operatori del settore. Diverse le pubblicazioni sul tema, come il libro "Fiori nel piatto" dello chef Gianfranco Calidonna. La città dei fiori, e la regione a maggiore vocazione floreale, sono in prima fila sulla tendenza: dal ristorante "Arte e Querce" di Monchiero (CN) di Clelia Vivalda che utilizza fiori messi a disposizione dall'azienda Ravera Bio di Albenga a "Fiori e fornelli", dimostrazione floreale di Paola Zattera Dagnino, insegnante e giudice dell'Edfa di Genova, al progetto Antea a cura di Crea Sanremo..

LE RICETTE FLOREALI. "Di fiore in fiore" ecco i Biscotti alla calendula, chibouste alla calendula, miele e polline con fiori eduli di Donatella Bartolomei.

BISCOTTO ALL'INFUSO DI CALENDULA DI DONATELLA BARTOLOMEI.  Ingredienti •250 ml di latte intero (per ottenere 125 ml di infusione per i biscotti e 90 ml per la chibouste) •10 g di fiori essiccati di calendula •150 g burro •150 g di zucchero di canna •500 g di farina debole •40 g di tuorli •5 g di lievito in polvere •pizzico di sale

Preparazione. La sera precedente preparo l'infusione di fiori di calendula. Scaldiamo il latte e poi uniamo i fiori, lasciamo riposare per una notte al fresco. La mattina successiva scaldo l'infuso e passo al setaccio per eliminare i fiori, ne devo ottenere 125 ml. Nel latte aromatizzato caldo sciolgo il burro. Nella ciotola dell'impastatrice inserisco il latte aromatizzato alla calendula e burro, poi lo zucchero di canna, i tuorli, infine la farina e lievito setacciati, lavoro con la foglia sino ad ottenere un impasto omogeneo. Copro con pellicola e lascio riposare in frigo almeno per 30 minuti. Trascorso il tempo di riposo stendo la frolla ad uno spessore di circa 5 mm e ritaglio con la forma desiderata. Io ho scelto un "foglio cereo" Cottura. Forno preriscaldato a 180° sino a doratura.

CHIBOUSTE ALLA CALENDULA,MIELE, POLLINE.La chibouste è una crema costituita da una base di crema pasticcera ricca di tuorli alleggerita da una meringa italiana povera di zucchero rispetto alla classica meringa. Questa crema ha una particolarità che la rende non semplice da realizzare, per ottenere un'emulsione perfetta delle due basi la loro unione deve avvenire a caldo. Per la meringa italiana •88 g di albume •100 g di zucchero •25 g d'acqua Generalmente si prepara uno sciroppo con acqua e zucchero, si porta a 121° e poi si aggiunge a filo agli albumi che stanno montando. Per la Chibouste al miele •90 g di infuso di calendula preparato in precedenza •90 g di panna •125 g di miele millefiori •110 g di tuorlo •20 g di amido di mais •1 cucchiaino di polline secco più per la decorazione •12 g di colla di pesce in fogli •200 g di meringa italiana

•Fiori eduli Filtrare il latte e portarlo ad ebollizione con la panna, nel frattempo mescolare i tuorli con il miele e l'amido; unire il latte caldo al composto di tuorli e cuocere sino ad addensare a questo punto introdurre la gelatina precedentemente ammollata e strizzata. Unire la meringa italiana alla crema ancora calda e il polline. Quando abbiamo tutte le basi pronte non resta che assemblare seguendo la propria fantasia e decorare con polline e fiori eduli.

RAVIOLI CON GAROFANI E VIOLE DI CRISTIANA CURRI. Ingredienti • Farina 300 g • Uova 3 • Sale pizzico • Ricotta Di Pecora 150 g • Parmigiano Reggiano 50 g • Fiori Eduli Freschi 50 g • Fiori Eduli Essiccati 10 g • Foglie Nasturzio qualche • Cavolo Viola 300 g • Burro 50 g. Preparazione. In una ciotola, unire la ricotta con il parmigiano e i petali dei garofani e delle viole e qualche fiore essiccato. Mescolare con delicatezza. Impastare la farina e le uova fino ad ottenere un panetto liscio e compatto. Lasciare riposare per 30 minuti. Stendere sottilmente e formare dei ravioli quadrati inserendo l'impasto della ricotta con i fiori Lessare il cavolo viola, scolarlo e frullarlo in un cutter. Poi saltarlo in padella con il burro. Porre un fondo di crema di cavolo viola su ogni piatto. Cuocere i ravioli in abbondante acqua salata, scolarli e sistemarli sulle fondine. Sistemare su ogni piatto delle foglie di nasturzio, fiori essiccati e petali freschi.

FETTUCCINE CON PANE DI SEGALE E FIORI D'INVERNO DI PAOLA SARTORI. "Per fare la pasta con fiori di calendula e malva, con i quali ho decorato anche il piatto, ho usato del pane vecchio di segale, che dona un profumo ed un sapore particolare. Ingredienti per fare le fettuccine con il pane di segale: • 200 gr di semola di grano duro • 2 uova • 40 gr di pane croccante di segale • acqua, sale, cumino, fiori di calendula e malva. Preparazione della pasta all'uovo con il pane di segale: 1. In una spianatoia o sopra un piano ben pulito e asciutto, fai una sorta di vulcano con la farina ed il pane che avrai reso a farina. 2. Aggiungi i fiori essiccati, una presa di sale ed il cumino. 3. Rompi le uova al centro del cratere del vulcano di farina. 4. Con la forchetta inizia a sbattere le uova come se volessi fare una frittata. 5. A mano a mano che sbatti le uova andrai a prendere farina che si aggiungerà all'impasto. 6. Quando la consistenza diventerà lavorabile con le mani, inizia ad impastare. 7. La pasta deve risultare compatta ed elastica e devi sentirla umida al tatto, per questo, se serve, dovrai aggiungere qualche cucchiaino di acqua. 8. Non serve lavorarla molto, basterà formare una palla compatta ed elastica che poi andrai a tirare con il matterello. 9. Copri la palla con la pellicola trasparente e lasciala riposare in frigorifero per un 30 minuti.

   Come tirare la pasta con il matterello. Io uso la tecnica insegnatami da mia nonna, a lei riusciva una sfoglia perfetta senza buchi e perfettamente tonda, a me riesce un po' meno perfetta. 1. Infarina per bene spianatoia e matterello, che deve essere lungo, quelli che si usano per la pasta frolla non sono adatti. 2. Prendi la palla di pasta e rendila piatta in modo regolare, devi creare una specie di cilindro che abbia tutto lo stesso spessore. 3. Inizia a far scorrere il matterello partendo dal centro verso l'esterno facendo girare la pasta, come se il tuo matterello seguisse un ipotetico disegno dei raggi del cerchio. 4. Il cilindro si appiattirà e si allargherà sempre di più finché ti troverai il centro della sfoglia con una spessore leggermente superiore a quello dei bordi. 5. Questo sarà il momento di arrotolare la sfoglia sul matterello come fosse un papiro, dopo aver buttato una pioggia leggera di farina perché non si attacchi. 6. Accarezza su e giù la sfoglia che riveste il matterello, facendo una leggera pressione. 7. Continua così, alternando rullate di matterello avanti e indietro sulla sfoglia stesa a carezze alla sfoglia che riveste il matterello. 8. Questa pasta fatta con il pane resterà sempre con uno spessore superiore rispetto alle classiche fettuccine di pasta all'uovo. Questi passaggi possono essere fatti con la planetaria per impastare e con la macchina per sfogliare. Imparare a farli senza strumenti può essere utile!.

   Tagliare le fettuccine è meglio farlo a mano: 1. Arrotola la sfoglia su se stessa, prendi la misura iniziale. 2. Io ho deciso per una larghezza di circa 6mm. 3. Taglia tutto il rotolo di pasta a fettine di 6 mm, allarga le fettuccine sulla spianatoia e lasciale un pochino ad asciugare finché non preparerai il pesto per condirle.

   Ingredienti per il pesto con il fiore d'inverno: • 50 gr di mollica di pane nero di segale • 150 gr di radicchio rosso di Treviso • 40 gr di parmigiano grattugiato • 50 gr di gherigli di noci • 60 ml di latte • 2 cucchiai di miele • 6 cucchiai di aceto balsamico • olio extravergine di oliva • sale - pepe Preparazione del condimento con il fiore d'inverno: 1. Frulla la mollica di pane vecchio e saltala in padella con 4 cucchiai d'olio per un paio di minuti e tienila da parte. 2. Prendi il radicchio, stacca per bene i petali dal torsolo, lavali e asciugali. 3. Prepara questa sorta di pesto con il radicchio. Frullalo con il parmigiano, le noci, 80 ml d'olio, il latte e un po' di pepe fino ad ottenere una crema fluida. 4. Metti in un pentolino l'aceto balsamico e il miele e fai andare a fuoco dolce per qualche minuto, fino a quando il miele si scioglierà e raggiungeranno una consistenza sciropposa. 5. Metti la pentola per la pasta sul fuoco con abbondante acqua. Porta a bollore, metti il sale grosso e butta le fettuccine, circa 350 gr. 6. Nel frattempo, metti il pesto preparato in un recipiente che ti permetta di girare bene la pasta. Se necessario aggiungi un pochino di acqua di cottura al pesto per diluirlo un po'". 7. Metti il pane che hai dorato sopra i piatti, magari aggiungendo anche qualche fogliolina di erba aromatica, come la maggiorana. 8. Scola le fettuccine al dente, mettile nella ciotola con il pesto, mescolando bene. 9. Crea dei nidi al centro dei piatti e decora ogni porzione con qualche goccia di riduzione al balsamico e servi subito.

 

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Italia, il linguaggio di un Paese scettico da 'antitutto' a 'no vax'

1000 nuove voci nell'edizione 2019 del dizionario Zanichelli

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Sit in del movimento No-Vax (ANSA) Sit in del movimento No-Vax

"Antitutto", "antibufale", "buare" "spoilerare", "stalkerare". Sono alcune delle 1000 nuove voci e significati entrati nella nuova edizione dello Zingarelli 2019, a cura di Mario Cannella e Beata Lazzarini. I neologismi del vocabolario edito da Zanichelli, che comprende in totale oltre 145 mila voci e 380 mila significati, disegnano il ritratto di "un Paese scettico, spesso 'contro' e antagonista a prescindere". Vale a dire "antitutto", cioè che si oppone sistematicamente a ogni iniziativa o proposta. Si è sempre pronti anche a "buare", cioè a disapprovare un artista, uno spettacolo, mediante ripetuti 'buu'. E si è diffusa l'abitudine a "spoilerare", cioè ad anticipare alcuni particolari della trama di un film, di un romanzo e di "stalkerare", cioè a molestare insistentemente qualcuno. Siamo nella società in cui convivono fianco a fianco "tecnoscettici" e "tecnoentusiasti". Specchio dei tempi pieni di "anti" sono poi: "antivaccinista" o "no vax", cioè chi è contrario alla vaccinazione obbligatoria. Per contrastare la diffusione delle fake-news arrivano le misure "antibufale". E l'"allertatore" (chi segnala qualcosa di anomalo o di preoccupante) è sempre attivo.

Nel dizionario anche l'Italia dell'"analfabetismo funzionale", la condizione di chi, pur non essendo analfabeta, non è in grado di comprendere o redigere un testo minimamente complesso; del "credito deteriorato", vale a dire quando il debitore è in una situazione di permanente difficoltà nell'onorare il debito e della paura dei "radicalizzati", cioè di chi ha assunto posizioni più radicali e in particolare si è avvicinato a quelle dell'estremismo islamico. Siamo anche nel Paese dove aumentano gli "elusori", cioè chi riduce o elimina il carico tributario mediante comportamento giuridicamente lecito, del "badantato", servizio di assistenza svolto da badanti e dove si discute della "flat tax" e si ostenta il "muscolarismo", esibizione di forza muscolare o, talora, di aggressività. Tra i neologismi dell'edizione 2019 anche "salottismo", il fenomeno delle riunioni nei salotti mondani, "vipparoli", cioè i frequentatori o esponenti del mondo dei vip, "figaggine" che nel gergo giovanile è la caratteristica di chi o di ciò che piace, si fa ammirare, è alla moda. Ed ecco poi i modelli "aspirazionali", detto di chi aspira a livelli di vita e di consumo più elevati e dove si è "iperconnessi" (persona che fa ampio o eccessivo uso di dispositivi digitali connessi alle reti telematiche).

E per lo sport ecco: "var" -v(ideo) a(ssistant) r(eferee), ovvero la tecnologia che consente all'arbitro di rivedere un'azione al replay, nel corso della partita, "triplete", cioè la vittoria ottenuta da una squadra, nel corso dello stesso anno sportivo, nelle tre competizioni principali e "tuttocampista", nel linguaggio del giornalismo sportivo, è il calciatore in grado di coprire con profitto ogni ruolo nelle varie zone del campo. Molte le voci prese dal basket: "lay up" nella pallacanestro, tiro effettuato con una mano a breve distanza dal canestro dopo un'avanzata in palleggio; "imbucata" che nel calcio e nel basket significa passaggio che ha lo scopo di smarcare un compagno tagliando la difesa avversaria. E "pick and roll", l'azione a due nella quale un giocatore viene liberato dal blocco di un compagno, al quale poi passa la palla permettendogli di andare a tiro


   

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Hugo Boss a spasso per le gallerie d'arte di Manhattan

Curated è inno alla raffinatezza con trionfo tailleur

Lifestyle Moda
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L'uomo e la donna di Hugo Boss vanno a spasso per le gallerie di Chelsea a Manhattan. E' l'arte, infatti, in particolare quella della scena newyorkese, ad aver ispirato 'Curated' (Curata) la nuova collezione uomo, donna Autunno-Inverno 2019 di Hugo Boss. Una collezione realizzata attraverso gli occhi del 'curatore' Ingo Wilts che ha portato nei suoi capi un elevato senso di raffinatezza già di per se' caratteristico del brand tedesco. Punto di partenza della collezione il tailleur tuttavia che si evolve inglobando anche elementi sportivi. Gli elementi sportivi hanno accompagnato anche altri look come ad esempio lussuosi cappotti per uomo erano accoppiati con pantaloni da jogger, oppure bomber in pelle erano un match perfetto per pantaloni stile combat. Lo stesso per la donna, per la quale Witts ha pensato di introdurre una gonna più corta con stivali al di sopra del ginocchio.
   

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