Fellini, quando divenne (quasi) vegetariano per amore di curiosità

Sotto casa a Via Margutta il ristorante storico che lui frequentava

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 "Sotto casa di Federico", realizzata dal ristorante il Margutta Veggy Food & Art, proprio a due passi dalla casa romana del Maestro e da lui a lungo frequentato è il titolo di una cena teatrale in omaggio a Fellini, che lunedì 20 gennaio avrebbe compiuto 100 anni. "Fellini non era assolutamente vegetariano - sorride oggi la proprietaria Tina Vannini - Ma al tempo qui vedeva entrare personaggi curiosi: indiani, modelle, stranieri. Così, dovendo a un certo punto mettersi forzatamente a dieta, passò ed entrò". Ne nacque una lunga amicizia e quelle sale divennero per lui un secondo salotto, con un buon Sangiovese camuffato nella teiera e "produttori di tutto il mondo che venivano a mangiare qui con lui pur di parlargli".

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Tendenze, orgoglio ‘local’, il territorio vince sulla globalizzazione

In calo multinazionali e centri commerciali, la rivincita di artigiani e negozi di quartiere con beni e servizi autentici

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Euromonitor Lanre Da Silva, stilista couturier della Nigeria con tessuti 'Adire'  autentici, foto tratta da twitter LDAworld (ANSA) Euromonitor Lanre Da Silva, stilista couturier della Nigeria con tessuti 'Adire' autentici, foto tratta da twitter LDAworld

Si ritorna alle radici, almeno quando si sceglie come spendere i propri soldi. Non si compra più a scatola chiusa: non solo vogliamo sapere di più sulla filiera che è alle spalle di un paio di scarpe, di uno snack e una bevanda, di un abito o di un prodotto di bellezza o, ancora, di una vacanza. Ci interessano le radici e la cultura insiti in un prodotto o servizio fatto sul territorio a noi vicino. Non necessariamente che sia fatto nel proprio paese come il made in Italy, sia chiaro, ma nei luoghi di origine quindi che sia autentico. Il crescente bisogno contagia trasversalmente i paesi e le generazioni, in testa la Gen Z ed i Millenials che guardano al valore etico dello shopping. La globalizzazione è costretta alla ritirata?
Le piccole produzioni al posto delle mega fabbriche, le piccole fattorie invece degli allevamenti intensivi, le sarte al posto dei distretti da alto rendimento, i birrifici e le caffetterie di quartiere invece delle company global. L’artigianalità rosicchia fette crescenti di business alle multinazionali. Assisteremo anche alla rivincita dei piccoli commercianti portatori di autenticità e legame col quartiere sui centri commerciali? Lo credono gli analisti di Euromonitor International nel report sui trend dei prossimi anni dal nome inconfondibile 'Proudly local, going global’ in cui si prevede che l’orgoglio locale e il ritorno alle proprie radici diverrà sempre più distinto e rilevante.
Per avere successo bisogna raccontare il valore dei beni e dei servizi sul territorio dicono gli analisti che snocciolano casi emblematici. Non sarà un caso perciò che in Italia ha successo, ad esempio, la Piccola farmacia letteraria, minuscola libreria indipendente di Firenze come i mini birrifici sparsi per la penisola. A Parigi le librerie di nicchia con le recensioni fatte dai librai attaccate sui libri con semplici spilli. A Roma, presso il mercato del quartiere popolare di Testaccio, il chiosco dei panini con l’allesso è affollato a tutte le ore dagli studenti che disertano i fast food. A Milano (e a Londra) le diverse sedi del Caffè Napoli con autentici espressi napoletani schiumosi rubano clienti al global Starbucks. Per non parlare dei coltivatori locali di frutta e verdura che distribuiscono direttamente col 'porta a porta' e delle fattorie delle periferie di molte città della penisola che hanno saputo reinventarsi puntando alle radici ed al rispetto per l'ambiente.
Quale il successo di 'piccoli' imprenditori, artigiani, produttori locali e perfino negozi di quartiere? Essere sensibili all'autenticità, avere una eccellente confidenza con le vendite online ed i social (e un servizio di consegna a casa che riduce i tempi di consegna inquinando molto meno) , assicurano gli analisti. Chi ci riesce inizia a fare gola ai colossi e ai grandi marchi di diversi settori merceologici. Accade così che le multinazionali, dopo i continui attacchi da parte dei consumatori alle produzioni globalizzate che hanno mostrato molte falle soprattutto per lo sfruttamento della manodopera e delle risorse nei paesi più poveri, si appassionano di localizzazione e comprano piccoli birrifici, produttori di cosmetici radicati sul territorio (il fenomeno indie beauty è l'esempio più calzante) o mini fattorie che si sono distinti con brand 'proudly local'.
Si legge nel report che lo shopping locale piace perché supporta la comunità e soddisfa di più gli acquirenti perché dà loro prodotti più ‘vicini’. Oltre il 27% degli intervistati nel Lifestyle Survey 2019 risponde che prova nuovamente a fare shopping nei negozi di quartiere per ritornare alle radici della comunità e l’attaccamento alle radici sale al 32% nel Medio Oriente e in Africa e al 28% nel Nord America. In questi paesi cresce il senso di lealtà verso le comunità e i grandi mool (mega centri commerciali) statunitensi assistono ad un calo di preferenze. “Le persone vogliono connettersi al loro quartiere e supportare i commercianti locali ed indipendenti” ha spiegato Justinas Liuima, analista Euromonitor International.
“I prodotti alimentari e le bevande sono tra le industrie leader di questo fenomeno con l’85% della produzione venduta localmente, - precisa Liumia. – La tendenza local si estende alle strutture e ai processi di produzione. Le mini fattorie che si trovano molto più vicine al consumatore stanno sostituendo le mega fattorie multinazionali, in linea con la maggiore sensibilità della popolazione alle priorità ambientali e alla ritirata della globalizzazione”.
Lo studio elenca fra i fenomeni ‘orgogliosamente’ locali che hanno successo nel mondo come le company africane note per i loro tessuti tradizionali d’autore, come un tipo di seta e cotone ‘Kente’ e i tessuti nigeriani Adir della provincia di Ogun tinti di indaco e riccamente decorati dotati di un sigillo di autenticità ‘Adire Ogun’ che dà al tessuto una forte identità ufficiale e culturale (con tanto di brevetto). A Lagos la stilista Lanre da Silva, couturier della Nigeria, impiega tessuti metallici, pizzi e fantasie Adire. Anche Allbirds, company digitale fondata dall’ex calciatore neozelandese Tim Brown e dall’ingegnere Joey Zwillinger e poi inglobata in una start-up tecnologica californiana , vende in tutto il mondo scarpe sportive, comode e semplici fatte con materiali naturali e local come lana merino (anche italiana), fibre di eucalipto e canna da zucchero.
Anche il turismo sta cambiando e ai classici hotel e guide classiche si affiancano le vacanze vicine ai sentimenti delle popolazioni e alle loro abitudini. L’hashtag #SpendyoursummerinGeorgia calza a pennello con il cambiamento. Nel 2019, ricordano gli analisti Euromonitor, il governo russo annunciò l'intenzione di annullare i voli diretti verso la vicina Georgia e di evacuare i turisti russi a seguito di scontri accaduti avanti al Parlamento della Georgia dove si stava decidendo la scissione di due regioni georgiane. Una campagna, avviata sui social da cinque amiche #spendyoursummerinGeorgia e iniziata come un semplice messaggio inviato ai loro amici stranieri, divenne virale attirando oltre 250.000 turisti in meno di un mese. I visitatori pubblicarono sui social i loro ricordi di queste vacanze raccontando che i locali avevano offerto loro corse gratuite, tour guidate e perfino ospitalità nelle loro case. A questa campagna nata spontaneamente sui social network è seguita anche #spendyourautumninGeorgia.
“I consumatori vogliono connettersi con le tradizioni e la cultura locali. Accada in modo spiccato nei paesi emergenti che stanno divenendo più ricchi e con una classe media emergente forte come l’Africa sub-sahariana e l’Asia orientale. Rifiutano la globalizzazione, non vogliono gli stessi prodotti o marchi di tutti gli altri. C’è il desiderio crescente di connettersi con le radici del mondo, spesso a partire dalla moda, dalla musica e dalla cucina. Questa riconnessione con le proprie origini autentiche è fondamentale. Una occasione da non trascurare da parte dei piccoli produttori, commercianti e anche dalle multinazionali”, si legge nel report.

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Gli slip compiono 85 anni, una storia legata al pudore

Primo modello con apertura a Y esposto a Chicago

Lifestyle Moda
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Agli inizi, come si apprende dalla Bibbia, fu una foglia di fico a coprire i genitali di Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso Terrestre. Primo gesto di pudore conseguente al peccato originale. Poi arrivarono perizomi, braghe e mutande, che gli artisti del Rinascimento cercarono di abolire dai loro dipinti. Ma 85 anni fa, con l'avvento degli slip, in vendita per la prima volta il 19 gennaio da Coopers a Chicago, avvenne la vera rivoluzione. Era il 1935. L'Europa continuava a dimenarsi in ampi mutandoni, quando un modello con apertura a Y viene esposto in una vetrina di Chicago: in pochi giorni vennero venduti 600 pezzi, in tre mesi 30.000. Con la Prima Guerra Mondiale, la penuria di tessuti aveva fatto accorciare le mutante al ginocchio, mentre bottoni e lacci venivano per la prima volta sostituiti da un elastico in vita nel 1918. Il termine inglese slip era apparso nel 1913, ma già nel 1906 era stata pubblicizzata in un catalogo di moda come indumento adatto agli sportivi, una mutanda maschile in maglia, corta e aderente. Nel Regno Unito gli slip furono venduti per la prima volta nel 1938 e presto si arrivò a vendere 3000 paia di slip a settimana. Ma divennero davvero popolari nel 1948, quando ogni membro della delegazione olimpica britannica ricevette un paio di slip gratis. Una più ampia diffusione degli slip in Europa si ebbe invece a partire dal 1967, anno in cui il governo francese autorizzò il passaggio di spot televisivi riguardanti capi di abbigliamento intimo.
    Simil slip femminili erano già conosciuti nel XVI secolo, ma erano considerati poco eleganti sino al XIX secolo, indossati dalle signore poco freddolose. Solo negli anni Venti comparve un tipo di mutandina simile a quelle attuali. Con l'avvento del primo conflitto mondiale la maggior parte delle donne indossava slip, per avere più possibilità di movimento e per assicurarsi protezione con l'accorciarsi delle gonne. Il primo vero slip femminile comparve al Torneo di Wimbledon del 1949, indossato sotto la gonnellina corta da tennis dalla tennista americana Gussie Moran, che vinse il torneo. Da allora lo slip ha conosciuto varianti solo nei tessuti utilizzati: dal cotone si è passati alla microfibra, alla lycra, al poliammide, senza dimenticare i classici seta e nylon. Stilisticamente l'evoluzione degli slip è il tanga, modello nato per i costumi da bagno consistente in un triangolo di tessuto a coprire la parte anteriore da cui parte una striscia sottile di tessuto che entra nelle natiche. Venne avvistato per la prima volta nel 1972 su una spiaggia di Rio de Janeiro addosso ad una bella ragazza. Da non confondere con il perizoma, che è leggermente più coprente e molto più antico, se anche Toutankhamon ne indossava uno. Altra alternativa allo slip femminile è la pudica culotte, che copre fianchi e natiche. O la più moderna 'brasiliana', una via di mezzo tra tanga e slip.
    Gli uomini invece hanno trovato l'alternativa agli slip con i boxer, che apparvero in verità prima, attorno al 1925, quando Jacob Golomb, fondatore della Everlast, lanciò dei pantaloncini sorretti da un elastico per rimpiazzare quelli sorretti da una cinghia di cuoio utilizzati all'epoca dai pugili. Questi pantaloncini, conosciuti come boxer trunks, divennero subito famosi ma vennero in seguito superati in popolarità proprio dagli slip. Intorno al 1947 vi fu di nuovo una certa diffusione ma gli slip riacquistarono subito terreno. Nel 1975, una pubblicità per boxer creò una leggenda metropolitana. Nel catalogo autunno/inverno Sears furono mostrate le immagini in bianco e nero di due modelli che indossavano, rispettivamente, uno slip e un paio di boxer. Una vera esplosione di popolarità dei boxer si ebbe negli anni Ottanta quando il cantante Nick Kamen apparve in uno spot pubblicitario della Levi's Strauss indossandone un paio. Per quanto riguarda gli slip grande scalpore destarono nel 2010 quelli di Kenzo disegnati dall'allora direttore creativo della maison Antonio Marras: in collaborazione con Durex, Marras portò in passerella a Parigi il suo messaggio sull'utilità dell'uso del preservativo per proteggersi dall'Aids, affidato a uno slip appunto, dotato di taschino porta-profilattico. 
   

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Sexy e passionale, l'accento italiano piace nel mondo

Ipsos, metà degli italiani vorrebbe liberarsi dell'inflessione

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Chiudi Una donna italiana al telefono . foto iStock. (ANSA) Una donna italiana al telefono . foto iStock.

Sexy, pieno di passione e professionale: così è visto l’accento italiano all’estero ma quasi la metà degli italiani vorrebbero liberarsi del proprio accento quando parlano una lingua straniera (il 45%, contro il 35% della media), a un 35% non importa e solo il 15% vorrebbe mantenerlo. E la sensazione si acuisce ulteriormente se si parla di carriera. Questo è quanto emerge da un sondaggio globale commissionato da Babbel all’agenzia di ricerca Ipsos. Sebbene gli italiani pensino che un accento straniero sia in generale qualcosa di cui andare fieri (lo pensa il 78%), evidentemente non ci credono quando si parla del proprio. Addirittura la carriera ne può essere influenzata negativamente: lo ritiene il 55% degli intervistati. “Da un punto di vista linguistico, il report è molto interessante. Mostra chiaramente come le persone abbiano sentimenti contrastanti nei confronti del proprio accento”, commenta Alex Baratta, docente di linguistica e comunicazione all’Università di Manchester, in Inghilterra. E aggiunge: “Da un lato infatti sono orgogliosi del proprio accento perché racconta chi sono da molte prospettive diverse, agendo come una specie di “carta d’identità”. Allo stesso tempo, però, hanno paura di essere giudicati negativamente per vari elementi, come etnia o classe. A partire dalla famiglia fino al posto di lavoro, sembra che ci sia un grande desiderio di vivere in una società senza pregiudizi ma anche la consapevolezza che c’è ancora tanta strada da fare.”

I risultati del sondaggio parlano chiaramente: l’accento italiano piace. Contrariamente a quanto pensino gli italiani, gli aggettivi usati per descrivere l’accento del Bel Paese sono “appassionato”, “sexy” e amichevole. I tedeschi sono tra i Paesi che considerano l’accento italiano sinonimo di passione (43%), seguiti dagli inglesi britannici (42%) e dagli americani (40%). Anche se si parla di stile, l’accento italiano fa sempre la sua bella figura: un inglese su tre e un francese su quattro associa l’italiano al buon gusto (il 140% in più della media nazionale rispetto agli altri accenti). Se si considera il panorama internazionale, sono molti gli aggettivi che caratterizzano l'accento italiano: intrigante (dal 18% al 23%, un terzo in più delle medie con cui sono stati “votati” gli altri Paesi), sofisticato (dal 14 al 18%, una volta e mezzo la media dei voti dati agli altri), professionale (con due volte la media internazionale negli Stati Uniti).

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Chef Bourdain, postumo a ottobre il suo ultimo libro

Lo chef suicida nel 2018 condivide consigli di viaggi e cibi

Lifestyle Food
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L'ultimo libro di Anthony Bourdain, a cui lo star-chef stava lavorando quando quasi due anni fa si è tolto la vita, vedrà finalmente la luce. "World Travel: An Irreverent Guide", una guida illustrata di riflessioni di Bourdain sulle sue mete preferite in tutto il globo, è stato completato da Laurie Woolever, l'assistente storica di Bourdain, mentre il vignettista Tony Millionaire ha curato le illustrazioni di ciascun capitolo.
    L'appuntamento in libreria fissato dalla casa editrice HarperCollins è per il 13 ottobre. "World Travel", oltre ai consigli di Bourdain "su cosa mangiare, dove stare... e in alcuni casi, cosa evitare", raccoglierà testi di membri della sua famiglia e di amici: tra questi il fratello Chris, mentre l'impresario musicale Steve Albini ha curato una guida ai migliori locali di Chicago dove mangiare a buon mercato.
    L'annuncio del libro è arrivato a pochi giorni dalla morte della madre di Bourdain. Gladys Bourdain, 85 anni, era stata a lungo correttrice di bozze al New York Times e in questo ruolo aveva aiutato la carriera del figlio convincendo un redattore, il futuro direttore del New Yorker David Remnick, a pubblicare il primo articolo di Tony.
    La Woolever, che ha lavorato con Bourdain per oltre un decennio e nel 2017 ha scritto con lui "Appetites", aveva raccontato un anno fa alla Cnn il terremoto emotivo provato nel riprendere in mano il libro del maestro: "E' stato terribile tornare a quel manoscritto mentre cercavo di superare il lutto per la perdita della sua gentile, irriverente, sorprendente e brillante esistenza".
    Annunciando l'uscita postuma di World Travel, la Woolever ha commentato che "il libro permetterà ai fan di Tony di continuare a viaggiare sulle sue orme. Dopo essersi formato al Culinary Institute of America, Bourdain divenne famoso nel 2000 con "Kitchen Confidential: Adventures in the Culinary Underbelly", un exposé dietro le quinte del mondo della ristorazione.
    Successivamente era diventato conduttore di programmi televisivi che lo hanno portato a raccontare le tradizioni alimentari di luoghi e popoli diversi: dalle tribù del Borneo alla fibrillazione cosmopolita di Buenos Aires o Shanghai, le foreste della Tanzania e la solitudine del deserto dell'Oman.
    Bourdain, che all'epoca del suicidio era legato ad Asia Argento, si è ucciso nel giugno 2018 mentre girava in Francia un episodio del suo popolare programma per la Cnn "Parts Unknown".
    Lo chef aveva 61 anni e sulle cause del suo gesto nessuno è ancora riuscito a fare completa luce. 
   

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Lividi su volti donne potenti, virali i poster choc

Palombo, io il Banksy sociale, ma in Italia non c'è coscienza

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Le protagoniste della politica mondiale ritratte come vittime di violenza, da Angela Merkel a Brigitte Macron, tappezzano i muri di Milano dal 25 novembre, giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne ma ora le opere manifesto dell'artista aleXsandro Palombo hanno preso una nuova eco. Sui poster affissi all'ingresso dell'università degli Studi, sulla facciata del Teatro Lirico e su quella del Litta, lo slogan "Solo perché sono una donna" è accompagnata da frasi come Sono vittima di violenza domestica - Vengo pagata poco - Sono stata violentata. "Le opere sono state realizzate per il 25 novembre, se avessi usato i miei rapporti con i media per renderle note avrei scatenato qualcosa che non volevo, volevo invece vedere - spiega Palombo all'ANSA - come avrebbe reagito la città a quest'opera. Se l'avessi fatta a Londra o Parigi sarebbe stato facile, ma volevo vedere quanto tempo ci metteva qui ad arrivare alla popolarità, ed è accaduto attraverso gli stranieri di passaggio, che l'hanno resa virale". Per lui "era interessante vedere le reazioni delle persone, spesso c'è chi le reputa troppo forti, io - sottolinea - metto solo a nudo la realtà che nessuno vuole vedere, perché viviamo nel mondo social dove è costantemente alterata: ti posti a petto nudo su Instagram e sei bellissimo, poi magari hai appena pestato la tua compagna, basta vedere cosa è successo al Grande Fratello. Io con il mio lavoro ti porto la realtà e ti dico: questo è il mondo dove viviamo".
Alexsandro, 46enne pugliese con un passato come stilista, da un decennio fa arte a favore dell'inclusione e della parità di genere. "Sono stato il pioniere, nessuno - dice - all'epoca parlava di questi temi, che non vanno trattati con leggerezza, con il marketing, io cerco di creare un percorso sociale, Banksy lo fa con la politica, io con le tematiche sociali e oggi le mie opere sono iconiche e conosciute in tutto il mondo". Eppure in Italia, le sue opere sono state notate dopo quasi due mesi: "non mi interessa essere profeta in patria, l'arte sociale è sdoganata a livello mondiale, mentre noi - riflette - siamo fermi al Rinascimento e per questo fuori dal mercato". Ma non è solo questo, per Palombo, il motivo di questa attenzione a scoppio ritardato: "sulle tematiche sociali in Italia c'è pochissima coscienza sociale". Dopo aver esposto in mezzo mondo, Palombo ha deciso di fare qualcosa a Milano: "abito qui da anni e ho voluto fare un regalo alla città, senza il coinvolgimento di nessuno, in piena libertà. Ora però chiedo al sindaco Sala di prendere le opere esposte di fronte al Teatro Litta e di salvarle prima che i galleristi milanesi se ne approprino, sarebbe un gesto importante per la città e per l'arte". Le donne della politica non sono le prime ritratte come vittime di violenza: sono del 2015 Madonna con il volto tumefatto e Angelina Jolie con un occhio pesto. "Al tempo - racconta Alexsandro - la Jolie era ancora sposata con Brad Pitt, che si arrabbiò moltissimo e mi chiese di ritirare le opere, io risposi di no e, nonostante lui volesse farmi causa, lei capì il valore artistico della serie e lasciarono perdere". Le celebrità erano state scelte "per rompere il muro del virtuale in cui tutti si costruiscono un'identità parallela a quella reale. Il messaggio era che la vita non è una favola se rompi il silenzio". Con le donne della politica "faccio un passo avanti, il messaggio è: "attenzione: i primi a usare la violenza sono gli uomini di potere", come dimostrano gli attacchi alla Ocaso o a Brigitte Macron". E a chi lo accusa di essere troppo forte, Palombo risponde così: "io ho solo fermato il tempo in cui viviamo, se gli storici guarderanno queste opere tra 100 anni, ci troveranno ciò che ci circonda ogni giorno".

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Whitney Houston entra in Rock and Roll Hall of Fame

Anche Depeche Mode, The Doobie Brothers, The Notorious B.I.G.

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Whitney Houston entra nella Rock and Roll Hall of Fame. Lo ha deciso una giuria internazionale composta da oltre mille artisti. Con lei anche i Depeche Mode, The Doobie Brothers, Nine Inch Nails, The Notorious B.I.G. e T-Rex. La cerimonia di ammissione si terrà a Cleveland in Ohio il prossimo due maggio e sarà trasmessa dal vivo da Hbo.
    Tra gli artisti che sono stati nominati, ma che non entreranno nella Hall of Fame, Benatar, Judas Priest, Kraftwerk, Dave Matthews Band, MC5, Motorhead, Rufus and Chaka Khan, Todd Rundgren, Soundgarden e Thin Lizzy.
    "Siamo incredibilmente onorati - hanno detto i Depeche Mode in un comunicato - di essere stati ammessi nella Rock and Roll Hall of Fame e di essere al fianco di altri incredibili performers nella Rock Hall e di quelli che uniranno quest'anno.
    Un immenso grazie va a chi ci ha sostenuti negli anni, sono stati loro a renderlo possibile".
    Per entrare nella Rock and Roll Hall of Fame bisogno aver pubblicato un album almeno 25 anni prima dell'anno in cui si viene nominati. Il Rock and Roll Hall of Fame and Museum è un museo che si trova a Cleveland ed è dedicato alla memoria di alcuni tra i più importanti e influenti artisti, produttori, ingegneri del suono e personalità che hanno influenzato l'industria musicale. (ANSA).
   

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Alla scoperta della montagna, una tre giorni solo per donne

Tra scialpinismo e freeride, dal 6 all'8 marzo in Trentino

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Cascate di ghiaccio e boschi di larici, cucina tipica, prodotti locali e a km 0. Un maso con vista sull'anfiteatro naturale della Valle di Valorz, in Trentino. È questa la cornice in cui si svolgerà il primo meeting nazionale di scialpinismo e sicurezza in montagna tutto al femminile, in programma dal 6 all'8 marzo.
    Il gruppo di partecipanti, alle quali è richiesta una conoscenza base, praticheranno scialpinismo e freeride, non prima di aver ascoltato - all'ora dell'aperitivo - una esperta guida alpina che spiegherà loro come pianificare al meglio le uscite e consiglierà l'equipaggiamento necessario.
    Dalla Val di Sole si affronteranno due escursioni altamente panoramiche di grande soddisfazione in due gruppi montuosi vicini ma differenti: Ortles-Cevedale e Adamello Presanella.
    Il primo giorno si affronterà l'uscita al Monte Sole in compagnia delle Guide Alpine del Trentino: su un tracciato non troppo difficile tecnicamente, sarà possibile migliorare le varie tecniche di salita e discesa nello scenario della Val di Rabbi, nel Parco Nazionale dello Stelvio. Lungo il percorso, durante il quale è prevista una sosta nel piccolo centro benessere Malga Monte Sole Alta, sono previsti diversi momenti formativi con un istruttore del Soccorso Alpino Trentino su sicurezza in montagna e prove pratiche di ricerca soccorso in valanga.
    L'8 marzo è prevista la discesa del ghiacciaio del Pisgana in Adamello, una delle più belle discese delle Alpi, inserita in un ambiente solitario e selvaggio, con oltre 2.000 metri di dislivello in discesa, preceduti da una salita di circa 500 metri da fare con le pelli di foca.
    La tre giorni di 'Skialp & Safety Camp - Donne di Montagna' è un'occasione non solo per conoscere meglio la montagna, ma anche per dedicare del tempo a coltivare le proprie passioni e la socialità fra donne.
   

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Hugo, capsule unisex ispirata a David Bowie

Copertine albume e slogan del Duca Bianco su T-shirt e accessori

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 Hugo (gruppo Hugo Boss) lancia la capsule uomo e donna Hugo loves Bowie, che rende omaggio e s'ispira al mitico David Bowie e al suo stile inimitabile. La collezione combina T-Shirt e accessori che raffigurano le copertine degli album del Duca Bianco e gli slogan che hanno fatto la storia della musica. "David Bowie era uno spirito ribelle che viveva la vita a modo suo" afferma lo stilista Bart de Backer. "Questa capsule è un'opportunità per celebrare l'influenza che ha avuto e i valori che condividiamo".
    La Berlin Trilogy, ossia i tre album ispirati alla capitale tedesca, composta dagli album Low, Heroes e Lodger, è citata in tutta la capsule. La felpa, creata per omaggiare l'album del 1977 Heroes, presenta le fotografie di Bowie scattate per la copertina dell'album da Masayoshi Sukita. Lo slogan Tomorrow belongs to those who can hear it coming, utilizzato per promuovere l'album, è stampato su accessori e T-Shirt. 
   

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L'uomo Valentino romantico ha un fiore sul cappotto

Collaborazione con Onitsuka Tiger per rilettura sneaker icona

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 La nuova collezione maschile di Valentino che ha sfilato a Parigi decreta il trionfo del cappotto e il ritorno a uno stile decisamente romantico per un uomo delicato, che osa mettere il soprabito scuro, con una peonia gigante dipinta e cucita in 3D su un lato, oppure la camicia candida con una enorme rosa colorata. Sono le immagini floreali di Inez e Vinoodh cucite sui capi, e le parole sentimentali di Melanie Matranga (need) ingrandite su tutte le superfici fino a diventare segni e astrazioni. Ma il direttore creativo della maison, Pierpalo Piccioli avverte che "il significato del romanticismo oggi è mutato. Lo è in particolare per gli uomini, che si sono evoluti da modelli imposti per quel che riguarda il loro apparire e il loro sentire. Nuovi contesti creano nuovi significati. Nuovi significati definiscono nuovi atteggiamenti. In questo flusso, il sartoriale sembra essere di nuovo un valore centrale. È lo spirito che è cambiato". Per troppo tempo, l'abito formale è stato considerato un'uniforme grigia, qualcosa in cui nascondersi, un modo di vestire senza personalità. Per Piccioli sono importanti la precisione della costruzione, l'attenzione ai dettagli e, in definitiva, il senso di intimità della sartoria. Per questo in pedana sfilano giacche, cappotti, completi, ma anche capi sportivi in una lettura sartoriale, si mescolano in modi che non obbediscono a norme e regolamenti. Emerge un'idea di sartorialità sensibile e romantica, mentre si materializza una silhouette strutturata, snella e fluida, poggiata su scarpe con suole a carrarmato e completata da cappelli. La palette va dal bianco all'avorio, bordeaux, piombo, blu, nero. La sartorialità, in definitiva, offre un vocabolario, non un modo di conformarsi. Si tratta di avere le parole adatte per esprimersi, con sensibilità e spontaneità. La maison Valentino ha collaborato con il marchio giapponese di sportswear Onitsuka Tiger, per una rivisitazione dell'iconico modello di sneaker Mexico 66 SD reinterpretata da Piccioli in quattro diverse tonalità colori.
   

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Beauty routine, meglio pochi prodotti o riempire il viso di creme?

Dopo i giudizi delle influencer, messi a confronto gli skincare casalinghi con metodi oggettivi. Ecco cosa funziona davvero

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Dubbi atavici allo specchio: quante creme mettere per mantenere la pelle giovane il più possibile? Pochi sieri in nome del nuovo credo ‘clean’ che elimina il superfluo per puntare ai rimedi indispensabili senza affaticare la pelle o seguire una beauty routine complessa e completa (con almeno una decina di prodotti diversi applicati durante il giorno)? Cosa funziona meglio? I social sono il regno dei consigli su cosa scegliere e l’ hashtag #skincare in questo momento ha circa 48 milioni e mezzo di post su Instagram. Sulle bacheche di Pinterest le beauty routine si sprecano, dalla coreana (in media di 10 step) alla giapponese (qualche step in meno), dalla routine in stile Marie Kondo (che rivaluta l’acqua di rose) alla clean routine (pochi prodotti basic, senza prodotti e ingredienti chimici di troppo in pieno stile di vita green), da quelle raccomandate da influencer/marchi di cosmetici/dermatologi/estetiste/chirurghi estetici fino alle innumerevoli skincare check list del 2020 che affollano tutti i social. I confronti fatti dalle influencer del momento sono i più seguiti ma, oltre che fidarsi dei suggerimenti del clan delle Kardashian, del truccatore di fiducia di Chiara Ferragni (con circa 18 milioni di seguaci) e della neo-star di instagram Giulia De Lellis con la passione per trucchi e belletti, c’è un modo più oggettivo per regolarsi? Difficile, almeno fino ad oggi. Qualcosa però sta cambiando. Per la prima volta, a quanto dichiarano gli autori del nuovo esperimento pubblicato sulle pagine di Cosmetic & Toiletries Science Applied di questo mese, sono state messe a confronto le due metodiche fra le più gettonate e raccomandate dagli esperti e dalle company specializzate in skincare ovvero la routine semplice e minimalista in chiave ‘clean style’ (detergente più crema da giorno al mattino, detergente alla sera per lasciare libera la pelle e niente filtri chimici) e la beauty routine più avanzata, di ispirazione orientale ed olistica e senza dubbio più ricca (dieci prodotti, così suddivisi: al mattino detergente, tonico, siero occhi, siero viso e crema da giorno con filtro solare; alla sera detergente, tonico, siero occhi, siero viso e crema da notte nutriente). Alle beauty routine quotidiane inclusa nel nuovo confronto mancano i trattamenti speciali e saltuari come maschere e peeling e chissà che un domani non saranno confrontati anche questi ultimi. Se la prova clinica dedicata alla beauty routine di tutti i giorni è basata su metodi complessi e molto tecnici (coinvolti gruppi di 22 e 47 donne fino a 51 anni di età, confronti fatti con strumenti dermatologici a due giorni dall'inizio del test e dopo 12 settimane di trattamenti, prodotti applicati su metà del viso per fare paragoni migliori etc), andiamo subito alle conclusioni: scrivono gli autori del confronto che 'la routine avanzata e composta da 10 prodotti migliora in modo molto più evidente la pelle del viso rispetto alla routine semplice'. Nel dettaglio: dopo due giorni di test l’idratazione della pelle è aumentata del 12,37 % in più con la beauty routine completa di 10 prodotti, mentre con l’altra i risultati sono stati minimi. Dopo tre mesi di applicazioni la luminosità è migliorata di 11 volte col trattamento completo e di 2 volte con quello semplice. Le rughe si sono assottigliate di oltre il 10% con lo skincare complesso mentre con quello basic i risultati sono stati poco apprezzabili. L’indagine ha anche registrato le sensazioni ed i commenti delle donne che si sono sottoposte a questi test che, curiosamente, hanno votato a favore di entrambe le metodiche, apprezzando anche quella basic i cui risultati percepiti superano di gran lunga quelli registrati con macchinari e occhio clinico. Perché la cosmesi agisce non solo oggettivamente, anche nella nostra mente per un effetto placebo che non va sottovalutato (e che le industrie infatti non trascurano). Infine, quale è la ricetta alla base dei prodotti delle beauty routine osservate? Idratanti (come glicerina, betaine, ialuronato di sodio, butilenglicole, propanediolo); antiossidanti (estratti vegetali, di frutta e fermenti lattici), anti rughe (estratti di colture vegetali e da cortecce), emollienti (esteri e siliconi), esfolianti (i rinomati acido glicolico, lattico e salicilico). Infine illuminanti (come la mica), anti-macchia (dalla caffeina agli estratti di piante) e una giusta dose di filtri solari protettivi per il giorno.

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Pitti Bimbo, eleganza "mignon" ha gusto retrò

Giacche ispirate al mondo dello sci, ma focus su sostenibilità

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 Torna il formale, anche nell'abbigliamento per i più piccini. Da una parte le passerelle della moda maschile hanno appena mostrato i codici di stile del nuovo formale, e così anche la moda junior, in mostra da oggi al 18 gennaio alla Fortezza da Basso, propone la nuova eleganza quotidiana in versione mignon. Vestire bene è l'input del prossimo autunno inverno, un fil rouge che si presenta in molteplici declinazioni. Per i maschietti c'è quella vintage che richiama gli anni Trenta e i look da simpatica canaglia (coppola oversize e shorts con calzettone al ginocchio) o da piccoli lord con abiti in velluto liscio, bordati di merletto e pantaloni alla zuava. Il gusto retrò trionfa anche per lei con abitini e scamiciati in tessuto tartan, con tanto sangallo e tanto crochet. Non manca la variante più urban, ma pur sempre sofisticatissima, che prevede abiti formali, tagliati con dettagli sportivi e sneakers. Invece per i maschietti il nuovo must have prevede tute da meccanico rivisitate in chiave chic. La maglieria si presenta in filati preziosi, personalizzata da ricami fatti a mano e jacquard floreali. Super eleganti anche gli accessori: borse da scuola vintage, bretelle, papillon, borsette, bebè di vernice, colletti e cappellini. C'è poi la parte dedicata alla vita all'aria aperta. Funzionale e confortevole, creato per esplorare il mondo, l'outerwear formato kids riparte dalla ricerca di materiali tecnici e innovativi, mutuati dall'abbigliamento per lo sci: termoregolatori, antipioggia e antivento. Piumini, parka, trench, giacche sono studiati per vivere in città o immergersi nella natura con il massimo comfort, senza rinunciare a essere stilosi e con dettagli che stimolano la fantasia dei più avventurosi, come il cappuccio ergonomico a protezione totale con lenti incorporate. L'attenzione all'ambiente ridefinisce comunque la filosofia dei brand che, imboccata la strada dell'ecosostenibilità, non finiscono mai di stupire per la costante ricerca di nuove fibre. Così accanto ai cotoni organici e alla lana riciclata, compaiono tessuti in faggio, bambù, eucalipto, materiali cruelty free e in pet riciclato. I colori riprendono la molteplicità cromatica della natura, mentre le stampe diventano più realistiche, raccontano di animali in via di estinzione o richiamano la natura più indomita: orsi polari, civette delle nevi, scoiattoli, volpi, puzzole e germani. In effetti l'amore per la natura si impara da piccoli
   

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Calzature sportive, in aumento consumi ed export

A Micam (16-19 febbraio) confermata l'area Players district

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Il mercato delle calzature mostra tendenze che vedono il segmento delle scarpe sportive in crescita, sia per quanto riguarda l'export del Made in Italy, sia per il mercato interno. E Micam, la rassegna internazionale delle calzature, in programma dal 16 al 19 febbraio nei padiglioni della Fiera di Milano a Rho, ripresenta, dopo il successo ottenuto al debutto, Players Discrict, una speciale area pensata per offrire uno spazio inedito al mondo della calzatura sportiva e Outdoor.
Nei primi nove mesi del 2019, secondo gli ultimi dati di Confindustria Moda, le famiglie italiane hanno speso il 3,4% in più per le calzature sportive rispetto allo stesso periodo del 2018, per un totale di circa 750 milioni di euro di valore e 15,4 milioni di paia vendute (+3%). Si tratta di una conferma dopo gli incrementi superiori al 5% registrati nel 2018.
Anche i dati Istat delle esportazioni italiane di scarpe sportive risultano caratterizzati da dinamiche positive: l'Italia ha infatti esportato, nei primi 9 mesi del 2019, 11,8 milioni di paia per 645,4 milioni di euro (con incrementi tendenziali rispettivamente del 9,5% e del 6,7%). Insieme a quello delle sneakers, insomma, il comparto delle sportive è l'unico ad evidenziare un aumento delle vendite sul mercato interno, da lungo tempo in forte stagnazione.
Durante il Micam dello scorso settembre, prima edizione di Players District, le calzature sportive erano state tra le più trattate in fiera, rappresentando l'8,5% degli interessi dei visitatori. rispetto alle tipologie, il 16% dell'interesse in questo comparto si è concentrato su "Calzature da trekking e outdoor" (37% uomo e 37% donna).
   

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La carismatica Cate Blanchett presiederà la giuria di Venezia

La 77/a Mostra del Cinema dal 2 al 12 settembre

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Diversità e uguaglianza di genere cercasi: se gli Oscar, viste le nomination, non lasciano quest'anno speranza - troppo bianchi e troppo maschili - e sembrano riportare indietro rispetto al cambio di rotta innescato la scorsa stagione da #metoo, campagne gender equity e inclusive, ci pensano i festival, i più importanti del mondo, a dare prospettive di progresso. Il festival di Cannes ha annunciato un regista 'contro', punto di riferimento degli afro-americani e della Hollywood più democratica come Spike Lee, tenace oppositore di Donald Trump e oggi la Mostra del cinema di Venezia non resta a guardare. Sarà Cate Blanchett, l'attrice australiana, un mito di carisma e bravura, bellezza algida ed eterea, con una incredibile classe che la fa adorare anche nel mondo della moda, due volte premio Oscar (The Aviator e Blue Jasmine) e cinque altre volte candidata, a guidare la giuria che assegnerà il Leone d'oro della 77/a edizione (2-12 settembre). La Blanchett, sulla linea di una strada già delineata, succede alla argentina Lucrecia Martel e ad Annette Bening, mentre la stessa Blanchett nel 2018 ha presieduto la giuria di Cannes. Predecessore di Spike Lee un anno fa a Cannes il messicano Alejandro Inarritu. Tutti nomi, quelli 2020 e i precedenti recenti, che sembrano andare in una unica direzione di apertura, inclusione, nuove sensibilità (ha tenuto banco lo scorso anno il caso Martel Polanski, tanto per memoria). Sotto queste presidenze sono stati premiati i film dell'anno, molti dei quali sono in nomination: pensiamo al Leone d'oro Joker, 11 candidature e alla Palma d'oro Parasite, sei , senza dimenticare altri candidati C'era una volta a Hollywood (Cannes), Marriage Story (Venezia) e poi The Irishman e Ford V Ferrari (visti, tra l'altro, a Venezia).
Ma allora come mai l'Oscar è quest'anno definito poco inclusivo? Rispetto alle donne i dati parlano chiaro e sono francamente drammatici: solo 5 sono state candidate come miglior regia nella storia degli Oscar, ossia dal 1929 al 2020. Nell'ordine: la nostra Lina Wertmuller, la prima in assoluto, 1977, Jane Campion nel 1994, Sofia Coppola nel 2004, Kathryn Bigelow nel 2010 (prima ed unica ad aver vinto) e Greta Gerwig nel 2018. Al netto di questo secondo gli analisti è il sistema di voto degli Oscar che necessita di una riforma radicale e non solo di un allargamento di piattaforma, diversificando la base elettorale, cosa già avvenuta e non evidentemente sufficiente. L'anno scorso, il 50% dei nuovi membri erano donne e il 29% erano persone di colore. Oggi, il 16% dei quasi 9.000 membri totali sono persone di colore, rispetto a solo l'8% nel 2015. Da una parte i festival sembrano recepire il cambiamento e le nuove sensibilità, dall'altra l'Academy degli Oscar sembra ancora poco reattiva. Il tema è d'attualità e la scelta di Cate Blanchett si presta a questa lettura. Non a caso, il direttore della Mostra del cinema di Venezia, Alberto Barbera, nell'annunciare la scelta dell'attrice ha dichiarato: "Cate Blanchett non è soltanto un'icona del cinema contemporaneo, corteggiata dai più grandi registi dell'ultimo ventennio e adorata dagli spettatori di ogni tipo. Il suo impegno in ambito artistico, umanitario e a sostegno dell'ambiente, oltre che in difesa dell'emancipazione femminile in un'industria del cinema che deve ancora confrontarsi pienamente con i pregiudizi maschilisti, ne fanno una figura di riferimento per l'intera società. Il suo immenso talento d'attrice, unitamente a un'intelligenza unica e alla sincera passione per il cinema, sono le doti ideali per un presidente di giuria. Sarà un enorme piacere ritrovarla in questa nuova veste a Venezia, dopo averla applaudita come magnifica interprete dei film Elizabeth di Shekhar Kapur e I'm not there di Todd Haynes, che le valse la Coppa Volpi come miglior attrice nel 2007". Blanchett ha ringraziato: "Ogni anno attendo la selezione di Venezia e ogni anno essa risulta sorprendente e notevole. Venezia è uno dei festival di cinema più suggestivi al mondo, una celebrazione di quel mezzo provocatorio e stimolante che è il cinema in tutte le sue forme. E' un privilegio e un piacere essere quest'anno presidente di giuria". L'attrice di Che fine ha fatto Bernadette? sta girando la serie tv Mrs America e sarà al festival di Berlino con un altra serie tv, Stateless, mentre è in pre produzione Lucy and Desy, la vita e la carriera della pioniera della tv, Lucille Ball scritta da Aaron Sorkin.
   

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Gli abiti e i gioielli che hanno creato lo 'Stile Milano'

In mostra a Palazzo Morando cambiamenti ed evoluzioni dagli anni '50

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 Ogni città ha il suo stile e Milano, con la sua sobrietà, fatta di capi impeccabili e dettagli preziosi, frutto di alta artigianalità, è la capitale della moda: la mostra 'Stile Milano', aperta a palazzo Morando, dal 21 gennaio al 29 marzo, racconta come lo è diventata, grazie ad artigiani, spesso donne, che hanno permesso la nascita dei grandi brand.
Le 'Storie di eleganza' della mostra ideata da Mara Cappelletti, curata dalla stessa Cappelletti e Cristina Ongania con la collaborazione di Anna Cecilia Russo, uniscono il mondo dell'abito e del gioiello made in Milano sottolineando lo stretto legame che esiste tra il vestito e l'ornamento dagli anni Cinquanta a oggi. Dal dopoguerra in poi le sartorie, da Biki a Jole Veneziani, e i gioiellieri milanesi, da Buccellati a Cusi, da Faraone a Calderoni, hanno creato per le loro clienti abiti e gioielli personalizzati che esprimono un lusso non gridato ma ricercato e 'su misura'. E nel 1952 le Case di Moda di Jole Veneziani, Vanna, Noberasko, Germana Marucelli, partecipando alla storica sfilata della sala bianca di Palazzo Pitti a Firenze, contribuiscono alla nascita dell'Alta Moda Italiana.
Contemporaneamente nascono e prosperano altri atelier milanesi come Fercioni, Giuseppina Tizzoni, Ferrario, Selia, Pirovano, Biki e Gigliola Curiel. Questa - per le curatrici - è l'origine di ciò che eleggerà Milano capitale della moda.
La creatività non è solo nella realizzazione di oggetti, ma anche nel modo di indossarli, nella comunicazione, nel giornalismo, come mostra la ricerca svolta dalle curatrici in diversi archivi privati e pubblici, come quello del Gruppo Rcs e della Rai, dove sono state raccolte memorie, documenti e testimonianze delle sartorie e dei gioiellieri, la cui storia si interseca con quella delle famiglie milanesi. "La collaborazione con il Centro di Produzione Rai di Milano - spiega Cappelletti - ha permesso una ricostruzione e un'interpretazione dello stile, rendendo accessibile al pubblico un percorso che riporta nel presente quello che era la realtà dei diversi periodi del passato riguardante la città e i suoi personaggi. La ricerca ha permesso anche di rileggere, attraverso alcune delle penne più ironiche, intelligenti e fantasiose del giornalismo italiano, tra cui Camilla Cederna, Lina Sotis e Marisa Rusconi, i modi e le mode dell'uso e dell'acquisto del gioiello sullo sfondo degli avvenimenti sociali ed economici che hanno, in maniera diretta o indiretta, contribuito ai cambiamenti dello stile dal dopoguerra al giorno d'oggi".
Ed ecco nell'allestimento, ideato da Maurizio Favetta e Antonio Pio Giovanditto, sfilare il boom degli anni '50, i rivoluzionari anni '60, gli anni di piombo, la spensieratezza degli anni '80, il pop degli anni '90 e il nuovo millennio.
   

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Sotheby's lancia una linea moda ispirata a Old Masters

T-shirts e felpe per attirare nuovo pubblico alle aste

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 I "Grandi Maestri" tornano di moda. Dopo Gucci che nel 2018 si e' ispirato a capolavori del passato per la collezione capsule "Hallucination", dopo Louis Vuitton che l'anno prima, in collaborazione con Jeff Koons, aveva messo la Gioconda e Van Gogh sulle borsette, e dopo le incursioni annuali di Dr. Martens tra William Blake, Hieronymous Bosch e Giannicola di Paolo, adesso e' Sotheby's che si lancia nel mondo della moda attingendo a opere che di qui a pochi giorni finiranno sotto il martello del battitore.
    La casa d'aste ha lanciato una joint venture con Highsnobiety, un popolare blog berlinese a meta' tra trend e e-commerce: magliette e felpe con o senza cappuccio, iconici elementi della moda di strada ma decorati con immagini di dipinti in vendita da Sothebys a fine mese, debutteranno il 20 gennaio con prezzi compresi tra i 65 e i 125 euro. I capi, su cui sono stampate riproduzioni di opere di scuola italiana, olandese e fiamminga di epoca rinascimentale e barocca, saranno in vendita anche in un pop-up shop di Highsnobiety da Selfridges accanto a brand come Prada, Moncler e Bang & Olufsen. Includono, tra gli altri un "memento mori" di scuola olandese del sedicesimo secolo (stima della vigilia da Sothebys 60-80 mila dollari), una sensuale Galatea di Ginevra Cantofoli (40-60 mila dollari) e paesaggio immaginario con le allegorie dell'Abbondanza e della Castità' di scuola praghese.
A prima vista la antica casa d'aste e un brand hip come Highsnobiety sembrano poco azzeccati come compagni di strada. E tuttavia per Sotheby's si tratta dell'ultima incursione di marketing per promuovere un segmento opere d'arte - quelle degli Old Masters - per una nuova generazione di potenziali collezionisti. L'anno scorso la casa d'aste aveva fatto una partnership con Victoria Beckham in "The Female Triumphant", una vendita di opere di artiste donne presentate in precedenza nel negozio della stilista su Dover Street a Londra. Piu di recente Sotheby's aveva collaborato con il batterista degli Stokes Fabrizio Moretti per promuovere la presentazione "In Passing" della collezione di "Old Masters" del gallerista italiano con lo stesso nome che e' stata venduta al 100% in un'asta prima di Natale.

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Il sogno di Jennifer Lopez: 'Vivere in Italia e mangiare pane'

Per popstar un futuro senza riflettori in intervista Vanity Fair

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Vivere in un paesino in Italia e mangiare pane. E' la felicità secondo Jennifer Lopez lontano dai riflettori. In un'intervista a Vanity Fair, la popstar e attrice parla del suo futuro, ma anche della possibilità di di dire addio a Hollywood. In termini di carriera un passo avanti sarebbe dirigere un film, ma se dovesse considerare le cose che sogna di fare prima di morire, la Lopez vuole abbandonare gli Stati Uniti e vivere una vita semplice.
    "Mi piacerebbe - dice - vivere in un posto fuori dagli Stati Uniti, in un paesino in Italia, oppure dall'altra parte del mondo a Bali. Vorrei iniziare un'altra vita che sia un po' più semplice e organica, andare in bicicletta e comprare il pane".
    JLo, che da poco ha compiuto 50 anni, ha anche detto che sogna di cospargere il pane di marmellata, mangiarlo e poi anche dipingere. "Vorrei anche - continua - sdraiarmi su una sedia a dondolo con una bella vista sugli alberi di ulivo oppure delle querce e semplicemente sentire l'odore. Ho fantasie di questo tipo". 
   

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Marianne & Leonard, la storia d'amore tra Cohen e la sua musa è un film

Il documentario in sala il 3 e 4 marzo testimonianze e filmati dalla Hydra degli hippy

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Chiudi Leonard and Marianne Copyright Aviva Layton (ANSA) Leonard and Marianne Copyright Aviva Layton

Nel settembre del 1960, Leonard Cohen acquistò una casa non lontano dalla costa del Peloponneso, sull'isola greca di Hydra, che fra gli anni '50 e gli anni '60 era diventata un rifugio di artisti, raccogliendo una comunità bohémienne di scrittori, pittori, musicisti uniti da uno spirito libero e libertario.
    All'epoca, Cohen aveva da poco compiuto 26 anni e aveva già scritto Let us compare mythologies e The Spice-Box of Earth. A Hydra, il poeta canadese cercava la pace che gli occorreva per scrivere. È proprio per narrare questa esperienza che nasce Marianne & Leonard, Parole d'amore l'ultimo documentario di Nick Broomfield (Kurt & Courtney), composto da filmati d'archivio, testimonianze, immagini di repertorio, in arrivo nei cinema italiani solo per due giorni, il 3 e 4 marzo da Nexo Digital. Presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2019, il documentario racconta la storia d'amore tra Leonard Cohen e la sua musa norvegese, Marianne Ihlen.

Un amore breve e intenso il loro, iniziato nel 1960 proprio sull'idilliaca isola di Hydra. Con immagini inedite, il film segue Marianne e Leonard a partire dai loro primi giorni sull'isola, all'insegna dell'amore libero e dei matrimoni aperti, sino all'evoluzione della loro relazione, quando Leonard divenne un musicista di successo. Il legame speciale tra i due sarebbe continuato, tra alti e bassi, per il resto delle loro vite.
    Spiega il regista: "Ero un ventenne in cerca di avventura e divertimento quando sono arrivato sull'isola di Hydra, in Grecia. Ho avuto la fortuna di incontrare Marianne, l'amante di Leonard Cohen. Fu lei a convincermi a realizzare il mio primo film. Quello è stato uno dei periodi più magici della mia vita.    Fare questo film ha significato tornare a quel punto di partenza".
    La relazione tra Marianne e Leonard, cominciata con Marianne che posava lo sguardo su quel "canadese dai capelli scuri, la coppola, le scarpe da tennis e lo sguardo intenso", durò fino al 1967. Quando si affermò anche come cantautore, Cohen si allontanò pian piano dalla sua musa, ispiratrice di brani come 'Hey, That's No Way to Say Goodbye', 'Bird on the Wire' e naturalmente 'So long, Marianne', ma non smise mai di sentirla.  Marianne Ihlen si spense il 28 luglio del 2016. Leonard Cohen il 7 novembre dello stesso anno. 
   

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Morta a 90 anni Liang Jun, trattorista della banconota

Un'icona dell'impegno delle donne sotto il presidente Mao Zedong

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Chiudi Liang Jun ritratta nelle banconote cinesi (ANSA) Liang Jun ritratta nelle banconote cinesi

Nel 1948, Liang Jun fu l'unica donna, a soli 18 anni, a seguire un corso per guidatori di trattori da 70 persone. "Nessuno lo sapeva portare bene come me", ha ripetuto fino all'ultimo Liang, nata nel 1930 in una famiglia povera della remota provincia dello Heilongjiang.
    Uno spirito pioneristico che nella Cina comunista fondata nel 1949 dal presidente Mao Zedong ben calzava per farne subito un simbolo, un'icona della lavoratrice modello fino agli onori di una decina di anni dopo e con l'importante promozione al rango di ingegnere: comparire sulla banconota più 'popolare' e ambita della 'moneta del popolo', quella da uno yuan.
    Si iscrisse subito al Partito comunista che la mandò, vista l'abilità da trattorista ("fu la prima donna", hanno ricordato oggi i media ufficiali), a Pechino per studiare i macchinari per coltivare la terra con il ruolo di "ricercatrice" ricoperto fino al 1990, alla soglia della pensione quando era ingegnere capo dell'ufficio delle macchine agricole della città di Harbin, capitale dello Heilongjiang, dove lunedì Liang si è spenta a 90 anni dopo una lunga malattia.
    Nel 1962, la terza edizione delle banconote della Cina comunista prese il suo ritratto, mentre guida un trattore con le maniche della camicia rimboccate, i capelli corti e un sorriso fiducioso, in linea con la campagna del Pcc diretta a spingere le donne nella forza lavoro. Un modello di lavoratore-eroe già ampiamente sperimentato e usato nell'Unione sovietica.
    Proprio il sorriso era diventato l'ispirazione per "fare di più e meglio" nel raggiugimento dei propri obiettivi a vantaggio della nazione. E Liang la sua testimonianza l'ha porta avanti ovunque, anche nell'impegno all'Assemblea nazionale del popolo, il parlamento cinese, di cui ha fatto parto per quattro volte.

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Dalla zumba di JLo allo yoga di Gisele Bundchen, sei stili di fitness

Routine giornaliera o passione di una vita, le celebrities amano lo sport e lo postano

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Chiudi Brazilian model Gisele Bundchen (ANSA) Brazilian model Gisele Bundchen

Jennifer Lopez e la Zumba, Barack Obama e il golf. Che siano sessioni giornaliere della propria routine sportiva o semplici passioni di una vita, le celebrity amano lo sport e lo mettono in mostra sui social. Ecco da David Lloyd Clubs sei star e altrettante ispirazione fitness.

• Jennifer Lopez: 50 anni e non sentirli. La cantante sembra non soffrire affatto del tempo che passa. Al contrario. Sempre più in forma, sempre più bella. Palestra e sudore. Ma anche danza e tanta musica latina. Non è strano dunque vederla divertirsi al ritmo di Zumba, una disciplina ideale per chi, come lei, è un tipo energico

• Belen Rodriguez: la bella showgirl spesso si immortala in scatti perfetti durante faticose sessioni di H.I.I.T.(High Intensity Interval Training, un allenamento cardiofitness particolarmente intenso), dove sembra che la fatica nemmeno esista. Il trucco per non mollare? Concentratevi sui risultati e dimenticatevi della fatica! Un costante e duro allenamento ad alta intensità darà sicuramente i risultati desiderati.

• Adriana Lima: Grandissima sportiva e fan del ring da anni, Adriana Lima dichiara di non rinunciare mai al suo allenamento. Alterna la boxe ad allenamenti mirati che aiutano a scolpire e tonificare il corpo. Chi meglio di lei può incoraggiare ad ascoltare il guerriero che c’è in noi?

• Barack Obama: Tra feed Instagram e bacheca Facebook dell’ex Presidente degli Stati Uniti, non è raro imbattersi in qualche indizio sulle sue passioni. Oltre al golf, Obama non ha mai nascosto l’interesse per baseball, basket e calcio. Potrebbe essere un buon mentore per chi, sovrastato magari dalla pigrizia, non sa dire di no alla compagnia della squadra.

• Elisabetta Canalis: anche dall’altra parte del mondo l’ex velina, non smette mai di far parlar di sé! Il segreto? Il giusto mix di scatti eleganti e sensuali e di una costante routine sportiva. Che siano ripetizioni in palestra o incontri sul ring, il profilo Instagram di Elisabetta vi darà la giusta motivazione per alzarvi dal divano e dirigervi in palestra!

• Gisele Bundchen: da anni lontana dalle passerelle, la super top brasiliana sfoggia un fisico davvero perfetto. Il suo profilo Instagram parla chiaro: alimentazione corretta e una buona dose di yoga sono la chiave del successo per restare in forma. Desideri che il 2020 sia un anno di equilibrio e disciplina? Giselle ti farà seguire la retta via!

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Glitter e eye liner, il glam rock di David Bowie compie 50 anni

Genere incrociò moda e leggerezza, diventò fenomeno di costume

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Paillettes, piume, zatteroni, trucco, un recupero della leggerezza nelle canzoni dopo l'impegno degli anni Sessanta. All'alba degli anni Settanta appare un nuovo genere nel variegato mondo del rock: è il glam rock, abbreviazione di "glamour", strettamente intrecciato alla moda tanto da diventare anche un fenomeno di costume. Il capostipite è Marc Bolan, leader dei T-Rex, ma tra gli esempi più popolari ci sono David Bowie e i Roxy Music. E a 50 anni dalla nascita lo stile decadente e alcune canzoni sono sopravvissute al tempo. L'inizio del movimento coincide con l'apparizione, tra fine anni Sessanta e i primi anni Settanta, sulle scene musicali di Marc Bolan, con riccioli, glitter, satin e occhi bistrati, voce melodica e chitarra elettrica. Un misto di sensualità e androginia che colpì le ragazzine dell'epoca. Dopo un inizio in sordina Bolan e i T-Rex pubblicano il disco Hot Love che scala le classifiche, a incoronare il cantante e il movimento glam l'apparizione nello show musicale della Bbc Top of the Pops. Ma se Bolan è considerato il capostipite, il musicista simbolo del 'glam rock' è senza dubbio David Bowie nelle vesti del suo alter ego Ziggy Stardust. I vestiti eccentrici, il trucco ispirato alle geishe, il modo di stare in scena che gli aveva insegnato Lindsay Kemp, l'ostentata bisessualità, portano una ventata di aria nuova. "E' nata una stella", scrive la rivista Melody Maker e i fan lo vedono come un simbolo di liberazione, che li esorta ad essere quello che desiderano. Bowie nei concerti dal vivo raccontava spesso uno dei momenti clou della sua vita, proprio l'incontro con Marc Bolan e il segreto del loro look: "La sera facevamo shopping nei bidoni della spazzatura a Carnaby Street, era un periodo d'oro".
Il fenomeno annovera però altri artisti come Mott the Hoople, Faces, Slade, Gary Glitter e soprattutto i Roxy Music. Nati nel 1970, sono i principi decadenti del 'glam', il lato intellettuale del fenomeno, con un background da classe operaia. Il gruppo combina lo stile dandy del frontman Brian Ferry al genio di Brian Eno che anni dopo, in una stagione musicale totalmente diversa, collaborò con Bowie diventando determinante nella trilogia berlinese. Con il singolo Virginia Plain arrivano dritti nella Top 10 britannica, poi Eno esce dal gruppo e indugiano più sul lato estetico che su quello sperimentale. Tra gli esponenti del 'glam rock' meno ricordati c'è Suzie Quatro, mentre nei primi anni della loro carriera anche Elton John, Rod Stewart e Freddie Mercury adottano stili glam. Così come influenze si intravedono nel celebre musical The Rocky Horror Picture Show. Il fenomeno, inoltre, molto più marcato in Gran Bretagna, suggestiona anche alcuni musicisti americani come Alice Cooper, i New York Dolls, Lou Reed e Iggy Pop, dal look più estremo che anticipa il punk. E in Italia Renato Zero. Il 'glam rock' declina a metà degli anni Settanta e molti dei suoi massimi esponenti a partire da Bowie cambiano stile (Bolan morì nel '77 in un incidente stradale), ma getta il seme per altri generi come il 'new romantic' e il 'synthpop' dei primi anni Ottanta, in particolare Duran Duran, Abc, Ultravox e Japan. Cosa rimane del 'glam' nella musica oggi? "La fissazione con la fama come soluzione o via d'uscita, l'idea di decadenza", ha spiegato a Billboard Simon Reynolds, critico musicale e autore del libro 'Polvere di stelle. Il Glam Rock dalle origini ai giorni nostri', che individua in Marilyn Manson, Lady Gaga e Kanye West gli epigoni attuali del 'glam'
   

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Fellini 100, a Rimini è festa per il compleanno lungo un anno

Dai concerti al circo, tutti in piazza e il 20 gennaio il suo dolce preferito: la zuppa inglese

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Era nato il 20 gennaio del 1920 in Via Dardanelli a Rimini alle ore 21.30, Capricorno ascendente Vergine. E, pur essendosene andato giovane - come ha raccontato ne I Vitelloni – Federico Fellini, con la sua città natale, ha sempre avuto un rapporto molto stretto, tanto da omaggiarla con un capolavoro assoluto come Amarcord. E Rimini diventa il centro delle maggiori attività per ricordare questo genio che amava ripetere “Nulla si sa, tutto si immagina”. Un compleanno unico, nei luoghi che videro Fellini nascere, poi crescere, accumulando ricordi e sogni che poi sarebbero stati linfa poetica per i suoi capolavori, conosciuti in tutto il mondo. "Rimini è un pastrocchio, confuso, pauroso, tenero, con questo grande respiro, questo vuoto aperto del mare", diceva Fellini della sua città che lo festeggia con la manifestazione “Fellini 100. Un compleanno lungo un anno”. Un programma ricco di appuntamenti ed eventi che si svilupperà per tutto il 2020. Iniziato il 14 dicembre scorso, con l’inaugurazione della mostra Fellini 100. Genio Immortale a Castel Sismondo, questo percorso vive i suoi momenti più importanti nelle settimane dal 17 al 31 gennaio, per concludersi alla fine di quest’anno, con l’inaugurazione del Museo Internazionale a lui dedicato.
Spiccano due grandi concerti, uno di Ezio Bosso e l’altro di Vince Tempera, due musicisti di primo piano a livello internazionale; una lettura teatrale, a firma del grande scrittore Daniel Pennac; una conversazione sul cinema di Fellini al quale parteciperanno i registi Marco Bellocchio e Marco Tullio Giordana insieme a Gianluca Farinelli della Cineteca di Bologna e moderato da Francesca Fabbri Fellini. Lo spettacolo del clown/funambolo Kai Leclerc insieme alla danzatrice aerea Elisa Barucchieri e il taglio della monumentale Torta dei Sogni firmata dal maestro pasticcere Rinaldini.
Quinta d’eccezione di questi lunghi festeggiamenti, una intera città vestita a festa che risplende di luci che omaggiano Fellini in forma di parole illuminate e immagini tratte dai suoi film. Frasi tratte dalle sceneggiature dei suoi film che accompagnano i visitatori in un cammino tra Piazza Cavour, Teatro Galli, Castel Sismondo, Corso d’Augusto, Cinema Fulgor: i vari luoghi che ospitano il programma delle celebrazioni.
EZIO BOSSO E LA SUA EUROPE PHILHARMONIC.
Domenica 19 gennaio, Ezio Bosso dirige la sua Europe Philharmonic, orchestra che raccoglie elementi da tutto il continente, per un concerto dal programma tutto da scoprire, che spazierà da Vivaldi a Mozart, da Bach a Beethoven (Teatro Galli, ore 21.00). Non un omaggio classico a Fellini, ma un modo per raccontare i geni che, al pari di Fellini, hanno rivoluzionato il costume e l’arte del proprio tempo e di quelli a seguire. Il concerto sarà preceduto da due giorni di prove aperte (con ingresso a pagamento) venerdì 17 e sabato 18 gennaio: un’occasione per conoscere da vicino il progetto della Europe Philharmonic e per offrire un’ulteriore opportunità al pubblico di assistere ad un appuntamento che si annuncia indimenticabile.
Sempre il 19 gennaio, alle ore 16.00 al Cinema Fulgor (ingresso libero), si terrà Conversazione su Fellini, i ricordi di alcuni protagonisti del cinema italiano. I registi Marco Bellocchio e Marco Tullio Giordana insieme al Direttore della Cineteca di Bologna Gianluca Farinelli parleranno della poetica del cinema di Fellini, una conversazione moderata dalla nipote del Maestro, Francesca Fabbri Fellini.
BUON COMPLEANNO FEDERICO. LA FESTA DI COMPLEANNO IN PIAZZA CON IL CIRCO E LA GRANDE TORTA CON IL DOLCE AMATO DAL REGISTA.
Lunedì 20 gennaio, nel giorno esatto del Centenario della nascita di Federico Fellini, sul palcoscenico del Teatro Galli salirà, alle 21.30, il Maestro Vince Tempera, per augurare “Buon compleanno Federico” attraverso le musiche che hanno reso immortali le pellicole del grande regista. Il Maestro dirigerà la SymphonItaly Orchestra e OLES di Lecce e del Salento in un programma che prevede l’esecuzione delle partiture originali dei temi musicali dei film più celebri del regista riminese. “Partirò da La Strada – ha raccontato il maestro Tempera – forse il tema delle musiche di Rota che più amo ed il modo migliore per aprire un percorso nei sogni e nel mondo magico di Fellini. La musica serve a ricordare”.
Sempre il 20 gennaio ci attende la grande festa di piazza. Alle 17.30, dal Castello Malatestiano, sede del futuro Museo Fellini, partirà un corteo variopinto guidato da figuranti e dalla musica irresistibile dei Musicanti di San Crispino, a precedere la sfilata dei bambini con i disegni dei loro sogni, il loro omaggio al più visionario fra tutti i sognatori. Alle ore 18.00 il corteo festoso giungerà in piazza Cavour per lo spettacolo del performer illusionista dell'acrobazia di fama internazionale, Kai Leclerc, con lo spettacolo Fellini upside down, il tentativo di sorprendere il pubblico proiettando, in un mondo alla rovescia, alcune delle più celebri scene dei film di Fellini. Il pubblico sarà guidato in questo viaggio fantastico non solo dalla musica, ma anche dai tanti riferimenti scenografici a testa in giù. Ad accompagnare Leclerc in questa esperienza ci sarà Elisa Barucchieri, eccezionale danzatrice aerea che porterà lo spettacolo dal cielo alla terra e di nuovo dalla terra al cielo.
Al termine dello spettacolo appuntamento, alle ore 19.00, sempre in Piazza Cavour, per il taglio della monumentale Torta dei Sogni – alta circa 2metri - realizzata dal maestro pasticcere Roberto Rinaldini che ha personalmente reinterpretato il dolce più amato dal regista: zuppa inglese Fellini 100.
LA LEGGE DEL SOGNATORE.
Mercoledì 22 gennaio. Esce il 16 gennaio in Italia La legge del sognatore, nuovo libro di Daniel Pennac pubblicato da Feltrinelli Editore, che è un grande omaggio a Federico Fellini. Un libro che diventa spettacolo: l'autore lo porterà infatti in tournée in forma di lettura teatrale a Milano, Torino e Rimini, grazie ad una produzione firmata Compagnie MIA – Il Funaro, in coproduzione con Intesa Sanpaolo e in un adattamento di Clara Bauer e Daniel Pennac con la regia di Clara Bauer.
La legge del sognatore è ispirato dall’antica passione di Pennac per un maestro del cinema italiano che con il sogno ha dialogato tutta la vita. Un enorme teatro in cui va in scena una meravigliosa rappresentazione della vita. “Il progetto teatrale sulla risurrezione di Fellini è la cosa più reale di tutta questa storia. Dopo averlo sognato, non solo l’ho ideato, ma l’ho raccontato agli attori della nostra troupe, alla nostra banda italiana del Funaro e alla direzione del Piccolo Teatro di Milano”. In scena insieme a Daniel Pennac ci sono Pako Ioffredo, Demi Licata e Gaetano Lucido, mentre le musiche originali sono di Alice Loup.
Dal 3 al 5 aprile si svolgerà la “Settima Arte – Cinema e Industria”, festa del cinema di Rimini. Una tre giorni di eventi, tutti gratuiti ed aperti al pubblico, con masterclass, proiezioni, anteprime, mostre e letture che si pone l’obiettivo di celebrare il cinema come industria artistica e processo produttivo/professionale.
Tutto il 2020 di Rimini sarà un omaggio a Federico Fellini, fino ad arrivare, alla fine dell’anno, all’apertura del Museo Internazionale a lui dedicato, di cui la Mostra “Fellini 100 Genio Immortale” a Castel Sismondo è, in parte, una anticipazione. Tanti saranno gli artisti internazionali che, nel corso di quest’anno, renderanno omaggio ad uno dei più grandi Geni della Settima Arte.

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Profumi e alchimia, Sileno Cheloni lancia Satanel

Il maestro profumiere lancia i profumi personalizzati 'fai date'

Lifestyle Beauty & Fitness
Chiudi Il maestro Sileno Cheloni lancia Satanel (ANSA) Il maestro Sileno Cheloni lancia Satanel

Il maestro profumiere Sileno Cheloni non trascura l'alchimia per le sue fragranze magiche e oltre ad invitare i sui clienti a creare profumi personalizzati, all'insegna del motto latino olere e facere, annusare e fare, lancia il suo nuovo profumo dal titolo evocativo, Satanel, dal nome dell'angelo prediletto di Dio che dopo la sua caduta viene allontanato dal paradiso diventando Satana. Satanel è un Extrait de Parfum con un carattere intensamente deciso che viene sprigionato dalle note olfattive di Rosa Bulgara, Frankincense, Zafferano e Oud. Sofisticata, potente, questa fragranza prende ispirazione dalla raffinatezza e dal calore di lungo caftano in velluto rosso. La bottiglia che la custodisce ha la forma dell'ampolla alchemica che veniva utilizzata in epoca medicea per conservare i veleni. 
   

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Libri per bimbi dominano top 10 della NY Public Library

Primo "Un giorno di neve", poi anche Seuss, Sendak, E.B. White

Lifestyle Teen
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I libri per l'infanzia dominano la top ten dei volumi piu' prestati di sempre dalla Public Library di New York. La biblioteca, la cui sede principale su Fifth Avenue e' guardata a vista da leoni di pietra, ha pubblicato l'elenco in occasione del 125esimo anniversario della fondazione e "The Snowy Day" (Un giorno di neve) di Ezra Jack Keats e' in testa alla classifica con 485.584 uscite dalla pubblicazione nel 1962.
    E' una favola semplice di un bambino afroamericano che per la prima volta si trova in mezzo a una nevicata. L'avventura del piccolo Peter "e' uno di primi esempi di diversità nella letteratura per l'infanzia", ha commentato la Library in una nota che accompagna la classifica.
    Secondo in lista e' il leggendario "Cat in the Hat" di Dr.
    Seuss, preso in prestito per ben 469.650 volte. Altri libri per bambini sono inclusi nella top ten: "Nel Paese dei Mostri Selvaggi" di Maurice Sendak, pubblicato nel 1963, ha circolato per 436.016 volte, seguito da "La Tela di Charlotte" di E.B.
    White con 337.948 prestiti e, al decimo posto, "Il piccolo Bruco Maisazio" di Eric Carle. In lista anche libri per adulti come "1984" di George Orwell, terzo classificato, "Il Buio oltre la Siepe" di Harper Lee, al quinto posto, "Fahrenheit 451" di Ray Bradbury, settimo, e "Come trattare gli altri e farseli amici" di Dale Carnegie all'ottavo posto. Nono, a meta' tra grandi e bambini, "Harry Potter e la Pietra Filosofale". La lista non include "Buonanotte Luna", il popolarissimo libretto illustrato di Margaret Wise Brown e la Library spiega il perché: sarebbe entrato in classifica se non fosse che una bibliotecaria, Anne Carroll Moore, odiava tanto il racconto all'epoca della pubblicazione nel 1947 che la biblioteca non lo inserisco' in catalogo che nel 1972. 
   

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Arte e sostenibilità, nuova frontiera della ristorazione a New York

Chef e ristoratori snobbano la fama globale per la comunità

Lifestyle Food
Chiudi Un ristorante di moda a New York (ANSA) Un ristorante di moda a New York

Dinamica, diversificata, artistica e sostenibile. E' la nuova frontiera della ristorazione a New York con chef e ristoratori più attenti alla comunità in cui vivono e operano che alla fama globale. Una nuova generazione di chef e ristoratori che guida la conversazione sul cibo e definisce cosa vuol dire andare al ristorante oggi nella Grande Mela. Maestri quindi non solo ai fornelli ma anche fonte di ispirazione per i loro pari o per chi si siede a tavola.
    La nuova frontiera della ristorazione a New York è anche una sorta di ribellione contro l'eurocentrismo di quei ristoranti che sono di solito considerati posti 'hotspot'. Oggi chi sceglie di cenare fuori è alla ricerca di uno spazio intimo e di un servizio semplice. Vuole un'esperienza che arricchisca la sua conoscenza, non vuole sentirsi un pesce fuor d'acqua ed essere invece a proprio agio con ciò che gli viene servito. A MáLà Project e Tomorrow, ad esempio, due must per gli amanti della cucina del Sichuan, nonché creature della giovane Amelie Kang, metaforicamente parlano, il piatto principale del menù è il servizio ai clienti oltre alla missione di rendere felici.
    "Siamo un'azienda per il servizio al cliente - ha spiegato - e che si trova a servire cibo".
    Daniela Soto-Innes e Enrique Olvera, chef di Cosme hanno invece fatto uscire la cucina messicana dalla categoria a basso costo per portarla all'altezza dei migliori ristoranti francesi e americani. Juan Correa e Erik Ramirez di Las Llamas (che comprende Llama Inn, Llama San, Llamita) invece hanno fatto capire che la cucina peruviana non è solo ceviche e non a caso il loro progetto ambizioso Llama San, è un inno alla cucina Nikkei del Perù, creata da immigrati giapponesi che lì vi si trasferirono nel 19mo secolo.
    E nel nuovo panorama della ristorazione a New York detta legge anche l'aspetto etico. I clienti dei ristoranti vogliono anche sentirsi coinvolti non solo nella salvaguardia del pianeta ma anche sotto l'aspetto dell'inclusione sociale. Di qui il boom dei ristoranti vegani o plant-based, con sprechi vicini allo zero e più attenti verso la comunità LGBTQ+. "Sempre di più - ha spiegato Ravi DeRossi di Mother of Pearl nell'East Village - i clienti chiedono che bar e ristoranti siano sia sani che in linea con le loro preoccupazioni etiche. La percezione del mondo sta cambiando". In linea con la salvaguardia del pianeta è la filosofia di Osteria 57, ristorante italiano nel West Village che non serve carne. "Non ci riteniamo vegani o vegetariani - ha detto all'ANSA lo Chef Riccardo Orfino - semplicemente crediamo che cucinare carne non sia sostenibile per l'ambiente. Per noi la sostenibilità è basata sulle scelte che uno fa e ognuno di noi può contribuire anche con piccole azioni".
   

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Gucci, nuovi modi di essere maschi

Grembiuli e bermuda, gattini e calzini contro mascolinità tossica

Lifestyle Moda
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E' un invito a "tornare sui banchi di scuola per imparare nuovi modi di essere maschi" la collezione disegnata da Alessandro Michele per Gucci, che chiude le passerelle maschili con un manifesto contro la mascolinità tossica che "é pericolosa - sottolinea - sia per gli uomini che per le donne, perché gli uomini ne sono schiavi e le donne la subiscono". Fin dall'invito, simile a quelli delle feste dei bambini, con 'Ale' che invita al rave del suo quinto compleanno (tanto è passato da quando ha rivoluzionato il mondo della moda come direttore creativo di Gucci), si era intuito che lo show sarebbe stato un ritorno all'infanzia. Ritmato da un enorme pendolo (Foucault, un'altra delle passioni del designer) al centro della sala, il viaggio nel tempo si dipana tra pantaloni corti, grembiulini, magliette in taglie da bambino e scarpette con gli occhietti. E poi T-shirt in collaborazione con Richard Hell che sovrappongono le parole 'Impazienza' e 'Impotenza' e piumini floreali nati dall'incontro con il grande magazzino Liberty of London, il cui nome viene ripreso anche sulle borse stampate, da alternare a quelle a tracolla rubate alla mamma, portate con i jeans usurati e le camicie lunghe come caftani o in una taglia da bambino. E poi i calzini ricamati bianchi, tormento di tutti i piccoli di un tempo, i bermuda e i pullover in angora pastello con il gattino o il pulcino, il bauletto della merenda, il pantalone di velluto e la marsina, la collana di cristalli sopra al loden e il pantalone di broccato. Quanto di più lontano ci possa essere dall'idea dell'uomo che non deve chiedere mai, ed è proprio questo il punto, che Michele affronta in maniera meno istintiva degli inizi, quando con la sua moda ha rotto i limiti dell'identità di genere. Oggi, a 5 anni di distanza, ha sentito il bisogno di una riflessione sul mondo maschile, stampata sulla cartella stampa, a metà tra tema scolastico e manifesto, che accompagna la collezione. "Vorrei chiarire - è la premessa - che non è una narrazione che esclude la mascolinità mainstream, ma è un raccontare la complessità dell'essere uomo non per forza come sei stato raccontato crescendo". Se a maschi e femmine, con l'età, è stato detto 'i maschi non piangono, le femmine non fanno la lotta' lui per rompere le catene ha "immaginato di tornare un po' bambino, quando ci viene permesso di essere liberi, meno etichettati".

 

Tornare indietro è "un modo per dire 'proviamo a fare qualcosa di diverso'". Se "all'asilo eravamo tutti uguali e a tutti era permesso nell'infanzia fare diversamente", questa collezione per Michele "è un inno al romanticismo e al sesso maschile capace di tante cose, anche di revisionare ciò che gli è stato insegnato. Ed è anche - aggiunge - ciò che si aspettano le donne". E cosa c'è di più forte, per togliere all'uomo la patina del macho, che riportarlo all'infanzia in cui "c'è una bellezza, una delicatezza, un romanticismo pazzesco"?. Ecco perché "reimparare un modo diverso di essere maschi è qualcosa non solo di realmente utile, ma di veramente bello". A chi gli chiede se la mascolinità tossica sia prettamente italiana, Michele risponde che "sicuramente il cattolicesimo è un grande limite e i ruoli interessano la politica, perché se si sciolgono diventa difficile governare". Ma poi ci tiene a dire che lui non è "un sociologo, ma un impiccione delle cose che succedono". "Mi pare solo - riflette - che da piccoli arrivi un momento in cui ci dicono cosa fare e ci si sente sbagliati a voler fare delle cose diversamente. Ma se gli uomini dialogassero con la loro parte femminile sarebbe più facile per loro e per le donne. Questi uomini ci sono, sono più affascinanti e sono tantissimi, io non voglio distruggere il mondo degli uomini, ma ampliarlo". Così la sfilata, con tutte le mises dei bambini di un tempo e le pettinature rockabilly, "era un modo per dire 'siate romantici e attenti a ciò che succede nelle vostre teste'". In questo passaggio, gli viene fatto notare, la sua moda forse ha abbassato i toni, è meno massimalista e più romantica: "mi prendo dei gravi rischi, ma preferisco - commenta - perdere da scommettitore".

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Ispirazione natura per Dior primavera-estate S/S 2020

Foto di Brigitte Niedermair, modelle Selena Forrest e Ruth Bell

Lifestyle Moda
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Dior presenta la campagna per la collezione ready-to-wear primavera-estate 2020 di Maria Grazia Chiuri, ispirata all'armonia della natura. Di fronte all'obiettivo di Brigitte Niedermair, le modelle Selena Forrest e Ruth Bell incarnano lo spirito impegnato delle creazioni del direttore artistico. Un vero inno al giardino e alla bellezza della sua diversità, questa serie di foto, accattivanti ed estive, mette in mostra i codici dello spettacolo, dai set tie & dye alla silhouette reinventata del Bar. I fiori selvatici, come tanti tesori conservati in un erbario, sono delicatamente ricamati sugli sguardi, come un manifesto appassionato di eleganza secondo Dior, punteggiato da preziosi accessori con uno spirito couture.
   

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Il Canada apre le porte a Harry e Meghan, ma chi paga?

Nodo sicurezza per Trudeau. In Gb scontro su 'razzismo' tabloid

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Chiudi Infografica Harry e Megan (ANSA) Infografica Harry e Megan

Il Canada apre le braccia a Harry e Meghan, pur iniziando a domandarsi chi dovrà pagare per la loro sicurezza e per la logistica di un trasloco destinato a suggellare lo sganciamento (parziale) dalla Royal Family. Mentre buona parte della stampa britannica - tabloid in testa - ne saluta il distacco con un'acredine in cui appare difficile non rintracciare almeno qualche venatura di pregiudizio: in particolare, e al di là di ogni possibile e legittima critica o antipatia, contro l'aliena di turno, l'ex attrice afroamericana divenuta consorte nel 2018 del secondogenito di Carlo e Diana.
    La svolta segnata ieri a Sandringham dal via libera della regina Elisabetta, dell'erede al trono Carlo e del fratello maggiore William alla "nuova vita" dei duchi di Sussex ha riportato la faccenda sui binari di una gestione concordata in casa Windsor. Ma rimangono da sciogliere nodi su diversi dossier concreti prima di arrivare a quella soluzione definitiva che Sua Maestà ha ordinato entro pochi giorni, dopo aver detto sì per ora a "un periodo di transizione" verso l'obiettivo di un ruolo più autonomo per Harry e Meghan: membri non più senior e non più "a tempo pieno" del casato, avviati a rinunciare ai contributi pubblici britannici e a rendersi negli auspici "finanziariamente indipendenti" con l'aiuto del proprio trademark 'Royal Sussex'.
    Fra i problemi in ballo, il premier canadese Justin Trudeau indica quello della tutela che il Paese nordamericano - legato tuttora alla corona britannica - dovrà d'ora in poi garantire alla coppia e al piccolo Archie. Non senza evocare la necessità di "colloqui" ad hoc per stabilire la suddivisione dei costi.
    Tanto più che non è ancora chiaro se i Sussex rinunceranno solo alla loro quota di appannaggio reale (Sovreign Grant) finanziato direttamente dai contribuenti del Regno con cui finora hanno coperto un mero 5% di spese; o anche ai 2 milioni di sterline annui (il 95% dei loro introiti) versati dal principe Carlo dalla dotazione del fondo del Ducato di Cornovaglia, che è denaro pubblico solo in modo indiretto. Il primo ministro britannico, Boris Johnson, si chiama intanto fuori dall'affaire. Almeno pubblicamente. Limitandosi a dire alla Bbc d'essere "un grandissimo fan della famiglia reale" e "assolutamente fiducioso" che la dinastia possa ridefinire i suoi equilibri interni "in tutta facilità, senza miei commenti".
    Commenti che invece tracimano sui media sulla falsariga di un'interpretazione prevalente: quella secondo cui i duchi 'ribelli' avrebbero avuto in sostanza partita vinta imponendo il proprio volere - come titola il Daily Telegraph - a "una regina riluttante". Sospettati a più riprese da Harry di "razzismo" e "sessismo", i tabloid - contro cui i Sussex sono da mesi in aperto conflitto legale - si rammaricano del resto che la sovrana "si sia arresa - parola di Philip Dampier, commentatore dell'ultranazionalista Daily Express - alle richieste stizzose ed egoiste di una coppia arrogante e ossessionata dalle pretese". Mentre toni non diversi riecheggiano sul Sun di Rupert Murdoch, sul Mail e anche su giornali meno populisti, fra richiami insistiti al neologismo del momento - Megxit - coniato in assonanza all'attualissima Brexit con l'evidente obiettivo di additare Meghan in veste d'istigatrice (se non di anima nera) di tutta questa vicenda. Toni che nulla hanno a che fare col razzismo, "checché ne dicano i media della sinistra liberal", sbotta Tom Slater, firma del Sun. E che vengono letti viceversa proprio attraverso questo filtro da un corsivo di Nesrine Malik, pubblicato dal progressista Guardian, laddove l'indice è puntato senza mezzi termini contro "l'impatto tossico" di certi tabloid: nemici implacabili tanto di Meghan, straniera privilegiata, quanto "dell'immigrazione" dei dannati della Terra.
   

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Rita Ora nel Magic Garden di Thomas Sabo

La cantante protagonista campagna gioielli del marchio tedesco

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Rita Ora è la protagonista della campagna della collezione di gioielli e orologi per la primavera-estate 2020 del marchio tedesco Thomas Sabo. Ispirata ad un giardino magico, la collezione ruota intorno a inedite creazioni a foggia di colibrì, libellule e caleidoscopi.
    Realizzata in argento sterling, la collezione ispirata alla natura sfodera pietre colorate in nuance che vanno dai toni pastello ai colori dell'arcobaleno, particolari rifiniti in oro giallo e dettagli che si accendono di riflessi iridescenti.
    Classici reinterpretati, charms e orologi coordinati vanno ad aggiungersi alle nuove proposte. 
   

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