23 settembre, 17:06 Primopiano

L'ultimo autostop di Eyal, Naftali, Ghilad

Un' adolescenza dedicata agli studi religiosi

La sera del 12 luglio, nelle ore precise in cui miliardi di persone si accingevano a gustare l'inizio dei Mondiali di calcio in Brasile, ai bordi della Statale 60 della Cisgiordania, nella zona di Betlemme, tre ragazzi allora del tutto anonimi attendevano un passaggio che li portasse a Gerusalemme e da la' alle loro abitazioni: una in Cisgiordania (Talmon) e le altre due in territorio israeliano (Elad e Nof Ayalon). Proprio la coincidenza dei campionati di calcio aveva probabilmente indotto i rapitori ad agire, nella sensazione che forse quella sera le pattuglie militari sarebbero state piu' rade, magari distratte. Otto anni prima un altro israeliano, il caporale Ghilad Shalit, era stato rapito a Gaza proprio durante altri Mondiali di calcio. Quando la Hyundai si fermo' accanto a loro, dalla radio si sentivano i programmi di radio Gerusalemme. All'aspetto, i due passeggeri nei sedili anteriori apparivano ebrei ortodossi. Ghilad Shaer (16 anni), Naftali Frenkel (16) ed Eyal Efrach (19) salirono a bordo senza esitare. Ma pochi minuti dopo avrebbero compreso l'errore e uno di loro avrebbe telefonato di nascosto alla polizia israeliana per dare l'allarme. Un quarto d'ora dopo, a quanto pare, erano gia' stati assassinati. Le loro biografie sono piuttosto scarne. ''Sono figli positivi, dediti agli studi'' avrebbero detto nei giorni successivi i loro genitori.

Due di loro studiavano nel collegio rabbinico di Kfar Etzion: una istituzione reputata piuttosto aperta ed avanzata all'interno della corrente del nazionalismo religioso ebraico. ''Siamo fieri di loro perche' uno di essi ha avuto la presenza di spirito ed il coraggio di dare un allarme, anche se esso purtroppo e' stato ignorato'' ha detto la madre di Naftali. Eyal Yifrach viveva nella cittadina israeliana a maggioranza ortodossa di Elad, a Nord-Est di Tel Aviv. La famiglia abita al pianterreno di un condominio ormai ricoperto di slogan e di bandiere israeliane. Uno striscione a lettere cubitali dice ancora: ''Vi aspettiamo a casa''. Accanto ci sono anche stasera le immagini dei tre rapiti. ''Eyal - ha detto il padre Uri Yifrach alcuni giorni fa al Presidente del Senato Pietro Grasso, giunto in visita di solidarieta' - e' un ragazzo allegro, che ama lo sport, la pallacanestro. Suona la chitarra. E' amato da tutti. Fa parte di un movimento giovanile, di una comune. Socialmente e' molto attivo''. ''Questi ragazzi - aveva rilevato ancora Yifrach - sono stati rapiti mentre rientravano a casa, da scuola.

Hamas, i terroristi, cercano di colpirci in tutti i modi, anche attraverso i nostri ragazzi''. ''L'esercito - aveva proseguito - fa tutto il possibile per riportare i ragazzi a casa. Noi siamo comunque gente credente. Crediamo nel Signore onnipotente: abbiamo fiducia che torneranno''. Ieri a Tel Aviv decine di migliaia di persone si sono riunite in una manifestazione di solidarieta' alle famiglie. Da quell' evento, a cui avevano partecipato cantanti celebri, i familiari dei ragazzi erano usciti rincuorati. Oggi pomeriggio le telefonate dei responsabili militari li hanno raggelati. ''Tornate subito a casa, dobbiamo farvi una comunicazione importante''. Loro hanno immediatamente capito, e si sono rinchiusi nel loro profondo dolore. In ossequio alla tradizione ebraica, i funerali avranno luogo oggi

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