Prima stretta del Parlamento europeo a norme su copyright

Consumatori, contenuti degli utenti rischiano filtri

Primo ok da parte dell'Europarlamento a nuove norme Ue sul copyright che, rispetto a quelle proposte da Commissione e stati membri, rischiano di essere più restrittive soprattutto in materia di contenuti prodotti dagli utenti e condivisi su piattaforme come Youtube o Facebook. La partita è però appena cominciata: la commissione affari giuridici ha approvato la posizione dell'Europarlamento di giustezza, con 14 voti a favore, 9 contro e 2 astenuti, preannunciando così battaglia per il prossimo voto in plenaria di luglio.

Gli stessi gruppi politici, tra cui Alde e S&d, sono spaccati internamente. Questo potrebbe quindi ancora riaprire il testo con cui l'Aula si presenterà ai negoziati con Consiglio e Commissione, dove comunque si giocherà la partita decisiva per la riforma definitiva del diritto d'autore. Il testo adottato dall'Europarlamento, rispetto a quello più equilibrato proposto dalla Commissione - che lasciava fuori questo tipo di contenuti autoprodotti - e a quello con misure mitigatrici degli stati membri, prevede invece misure con un impatto maggiore su utenti e piattaforme - rendendo necessari accordi ombrello tra i detentori dei diritti e le piattaforme - per i contenuti individuali non a scopo commerciale ma che contengono per esempio immagini o musiche di per sé coperte da copyright, come video delle vacanze con una hit di sottofondo o i 'meme', immagini celebri rielaborate.

Nel testo del Pe ci sono norme "pasticciate" - e secondo diverse altre fonti europee addirittura contraddittorie - che, accusano i consumatori del Beuc, rischiano di obbligare le piattaforme "a filtrare in modo sistematico i contenuti che gli utenti vogliono caricare", quindi se "la giusta remunerazione dei creatori è importante", però "i consumatori non devono essere la parte perdente". Sul fronte delle tutele per gli editori, anche il testo dell'Eurocamera consente di continuare a postare gratuitamente i link agli articoli, anche se è più rigido rispetto alla posizione del Consiglio Ue. Sul data mining dei testi, invece, la posizione è allineata a quella dei 28, prevedendo un'eccezione sul copyright. Questa si estende al materiale didattico e museale.
   

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