Asse Grandi Ue su web tax, stretta contro Google & co.

Documento Italia-Francia-Germania e Spagna a prossimo Ecofin

BRUXELLES - I giganti dell'economia digitale, da Google a facebook, da Airbnb a Booking.com, hanno fatturati in costante crescita ma non pagano le tasse in modo proporzionato, perché i loro guadagni per servizi 'virtuali' sfuggono al fisco dei Paesi europei. Per questo la Ue ha deciso di muoversi verso una 'web tax' comune, spinta anche dai grandi Paesi (Italia, Francia, Germania e Spagna) che hanno sottoscritto una dichiarazione politica da portare all'Ecofin di Tallinn di venerdì e sabato prossimi, lanciando il dibattito.

I ministri dell'economia dei quattro Paesi firmatari sono molto duri: "non dobbiamo più permettere che queste imprese facciano affari in Europa pagando il minimo di tasse. E' in gioco l'efficienza economica, l'equità fiscale e la sovranità", affermano nella lettera inviata alla presidenza di turno dell'Ue, l'Estonia. E chiedono alla Commissione Ue di lavorare a una proposta che risolva il problema del 'fatturato virtuale': le aziende digitali, come tutte le altre, devono essere tassate in tutti i Paesi dove generano reddito, e non più soltanto dove hanno la base fiscale. La presidenza estone presenterà all'Ecofin anche un suo contributo, partendo dal presupposto che "le regole fiscali internazionali sono datate e non possono affrontare le sfide della digitalizzazione dell'economia". Nemmeno le recenti misure anti-evasione delle multinazionali introdotte dalla Ue, come la direttiva che combatte lo spostamento a scopo elusione dei profitti, aiutano gli Stati a recuperare le somme che perdono dalle attività dei giganti del web.

Una delle principali lacune è che il diritto di una giurisdizione a tassare "esiste solo quando l'azienda ha una presenza fisica" in quello Stato. Ma la new economy ha per definizione una presenza fisica ridottissima. Va quindi superato il "concetto di stabilimento permanente" dell'impresa. In base a questo nuovo approccio, "anche senza presenza fisica", un'azienda con una "presenza digitale significativa" nei Paesi dove opera, dovrebbe prendersi una "residenza virtuale" che lo costringerebbe a sottostare alla loro tassazione sulle imprese. "Meglio tardi che mai", ha commentato Francesco Boccia, presidente della Commissione bilancio e autore della web tax transitoria in vigore in Italia dal 2017. Ma, aggiunge, "voglio vedere il documento dei ministri alla prova della Commissione europea che non ha mai avuto il coraggio di superare l'intollerabile libertà delle multinazionali di decidere dove risiedere fiscalmente".

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