Spiato attraverso cuffie, fa causa a Bose

Dati su abitudini d'ascolto raccolti e venduti ad altre aziende

ROMA - Abitudini d'ascolto spiate attraverso le cuffie e poi vendute ad altre aziende, all'insaputa dell'utente: è con questa accusa che uno statunitense ha fatto causa alla società Bose, produttrice di sistemi audio, per violazione della privacy.

Nella denuncia, per cui si chiede lo status di class action, ad essere incolpate non sono tanto le cuffie wireless, dal prezzo di 350 dollari, quanto un'applicazione, chiamata "Bose Connect", che collega le cuffie allo smartphone. Attraverso questa app, si legge nel documento, Bose avrebbe raccolto e registrato i titoli di canzoni e podcast ascoltati, e li avrebbe trasmessi, insieme a dati identificativi dell'utente, ad aziende esterne.

Per i legali dell'uomo, che si chiama Kyle Zak e vive nell'Illinois, la condotta di Bose violerebbe l'Electronic Communications Privacy Act del 1986 e una serie di leggi statali sulla privacy. "La selezione personale di materiale audio - tra cui musica, radio, podcast e letture - fornisce un'incredibile quantità di informazioni sulla personalità, il comportamento, le opinioni politiche e l'identità personale dell'utente", scrivono gli avvocati. Ad esempio "chi ascolta una preghiera musulmana è molto probabilmente di fede musulmana, chi ascolta un podcast su Hiv e Aids ne è probabilmente affetto".

Il valore della causa supera i 5 milioni di dollari, sostengono i legali, che chiedono un'ingiunzione per fermare la presunta raccolta di dati.
   

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