Dopo picco Wannacry calo dei ransomware

F-Secure, ha inciso anche il prezzo dei bitcoin

Dopo il picco registrato a metà 2017 con Wannacry, il virus che ha colpito 150 Paesi e bloccato migliaia di pc, c'è stato un calo dei ransomware, quei malware che prendono in ostaggio un dispositivo e per riavere i dati bisogna pagare un riscatto. E' quanto sostengono i ricercatori della società di sicurezza F-Secure nel report The Changing State of Ransomware. La ricerca evidenza come gli attacchi con questo tipo di virus sono cresciuti in volume di oltre il 400% nel 2017 rispetto all'anno precedente, ma nel corso dei mesi successivi "sono diventati meno comuni, il che evidenzia un cambiamento nel modo in cui i criminali informatici utilizzano il malware".

Le minacce prevalenti durante l'anno hanno incluso famiglie consolidate di ransomware come Locky, Cryptolocker e Cerber. Ma è stata WannaCry la minaccia rilevata con più frequenza nel 2017: sui ransomware rilevati fino alla fine dell'anno, nove volte su 10 si è trattato del famigerato virus. F-Secure rileva che se la famiglia ransomware WannaCry è rimasta prevalente nella seconda metà del 2017, si è registrato un declino nell'uso di altri ransomware da parte dei cyber criminali. "Negli ultimi due anni abbiamo visto cyber criminali sviluppare molti nuovi tipi di ransomware, ma quell'attività è andata diminuendo dopo la scorsa estate. Sembra quindi che la 'corsa all'oro' del ransomware sia finita", spiega Sean Sullivan, Security Advisor di F-Secure. Uno dei motivi del rallentamento è il calo del prezzo dei bitcoin, la valuta digitale usata nei riscatti, che ha reso i ransomware "molto meno attrattivi per i criminali informatici".
   

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