S.Siro freddo con Mourinho. 'Un giorno tornerò'

Ma la Curva lo celebra: per sempre grazie José

Applausi, anche piuttosto tiepidi, hanno salutato il ritorno di José Mourinho a San Siro. Le ovazioni sono andate perse nell'alba del 23 maggio 2010, quando il popolo interista aspettò invano allo stadio il portoghese per festeggiare la Champions. Due squadre più tardi quella festa imperfetta, il portoghese torna nel posto giusto ma non necessariamente nel momento più consigliato. E' il più delicato per Roberto Mancini, accolto invece con calore prima della sfida contro la Sampdoria. E forse per questo la Curva Nord attende l'intervallo per ricordare i successi del triplete, scandire il nome dello Special One e dirgli "per ogni giorni, ogni istante, ogni attimo... Per sempre grazie José". Ancora Inter-Samp, esattamente sei anni dopo (20 febbraio 2010) le manette di Mourinho, uno dei gesti che i nostalgici rimpiangono almeno quanto i successi. "Sono sei anni ma sembrano sei giorni", dice il portoghese, che ha più capelli bianchi di un tempo ma parla di Inter sempre con il 'Noi' perché, assicura, "arrivai da professionista me ne andai da interista". 'Wish you were here', 'Torna un giorno grande Mou, so che hai il sangue nero-blu', gli scrivono alcuni tifosi. E' solo fantacalcio una nuova staffetta fra Mancini e Mourinho come nel 2008, ma lo Special One è il tipo che non chiude mai definitivamente una porta: "Tornare? Non l'anno prossimo ma forse in futuro, perché no. Sono già tornato al Chelsea, ma ora hanno il progetto con Mancini e spero che vada bene", sorride durante il blitz milanese che ha creato una certa agitazione in casa Manchester United. Mourinho è il successore designato di Louis Van Gaal (appena incappato nell'esimia figuraccia in coppa con i danesi del Midtjylland), e la dirigenza dei Red Devils avrebbe contattato il suo agente per assicurarsi che fosse solo una visita di cortesia. Allarme rientrato. "E' felice, va al Manchester", si è lasciata sfuggire Bedy Moratti, dopo averlo ospitato assieme al fratello Massimo (per un paio di giorni alla ribalta come ai vecchi tempi) in quello che resta un pranzo fra amici. "Abbiamo rivissuto il 2010 e altri ricordi del passato", ha spiegato l'ex presidente, che più di tutti nella notte di Madrid soffrì l'addio di Mourinho, già virtualmente allenatore del Real mentre il popolo nerazzurro festeggiava a San Siro all'alba. "Sarebbe stato troppo difficile per me controllare l'emozione" si giustifica ma non può aspettarsi un'assoluzione plenaria. A dispetto dell'enfasi dell'operazione, San Siro con lui è freddino mentre si accomoda in tribuna d'onore salutando il presidente interista Erick Thohir e accomodandosi fra Moratti e Zanetti. Peggio ancora va a Ronaldo, accolto da fischi e insulti: Moratti lo ha perdonato per la parentesi al Milan, con gol nel derby nel 2007, i tifosi no.

"Per ogni giorno, ogni istante, ogni attimo... Per sempre grazie José": la Curva Nord dell'Inter ha atteso l'intervallo della partita con la Sampdoria per rendere omaggio a José Mourinho, attraverso questa citazione di una canzone degli 883 e una coreografia con le immagini della coppa Italia, del trofeo dello scudetto e della Champions League, i titoli del Triplete 2010. Per quasi tutto l'intervallo gli ultrà nerazzurri hanno scandito il nome del portoghese.

 

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