• B. Craxi: "Berlusconi ha fatto bene al calcio, non alla politica"

B. Craxi: "Berlusconi ha fatto bene al calcio, non alla politica"

"Non ha avuto stessa passione; papà incoraggiò quella scelta"

"Grazie presidente" non ce la fa proprio a dirlo e nemmeno l'orgoglio del tifoso milanista 'doc' riesce ad avere il sopravvento su tante battaglie politiche e 25 anni di scontri, diaspore, alleanze, prima create e poi buttate a fiume. A 30 anni dall'acquisto del Milan da parte di Silvio Berlusconi, Bobo Craxi, figlio dell'ex leader socialista e prima fedele alleato del Cavaliere poi suo oppositore, è uno di quelli che può a buon diritto dire "io c'ero", consigliere d'amministrazione del club rossonero tra l'88 e il '93. Appassionato tifoso da una parte, fiero avversario politico dall'altra, Bobo Craxi promuove il trentennio milanista del Cavaliere che però - dice in una chiacchierata all'Ansa - "non ha mostrato la stessa capacità e passione come Premier.

Quella di Berlusconi e del Milan è una storia infinita, una bellissima storia italiana e secondo me è stato migliore come presidente di calcio che di governo. E aggiungo - sottolinea con leggera vena maliziosa l'ex sottosegretario agli Esteri del 2/o governo Prodi - che secondo me era più difficile farlo al Milan, dove ha pur vinto titoli su titoli". La spiegazione è semplice, chiosa Craxi: "Al Milan è stato un grande presidente e avrebbe dovuto avere la stessa passione per la politica, ma Berlusconi è uno che la passione l'ha avuta sempre e solo per il suo lavoro, la sua azienda, l'editoria e forse la passione per la politica gli è venuta tardi". Un grande merito però gli riconosce: "E' stato un grande innovatore nel mondo del calcio, è stato protagonista di un'impresa per nulla semplice, che ha restituito alla città di Milano e al calcio italiano una grande protagonista".

"Ho un ricordo vivido di 30 anni fa - ricorda oggi il 51enne Craxi - e all'epoca ricordo che anche mio padre Bettino incoraggiò quella scelta. Papà teneva per il Torino ma pensava che il Milan potesse essere una grande attrazione per Berlusconi e Milano. In particolare ricordo Confalonieri e i milanisti di stretta osservanza della famiglia e che erano miei compagni di stadio all'epoca, che spingevano per l'acquisto. L'inizio non fu semplice, anzi il primo anno della nuova proprietà con Liedholm in panchina fu abbastanza complicato e anche i primi mesi con Sacchi, ma allora Berlusconi fu bravo e insistette su Arrigo. Insomma, Berlusconi introdusse un modo di fare calcio che non si vedeva dagli anni '50: non più padre padrone ma capo azienda". Trent'anni di successi, di coppe e di scudetti non si dimenticano facilmente ma anche il tifoso più accanito, spiega Craxi, negli ultimi anni si è un po' disamorato del Berlusconi rossonero: "Forse sarà perchè gli amori non possono durare in eterno ma ad un certo punto mi è sembrato si fosse disamorato. Non mi sono piaciute certe campagne acquisti che andavano in qualche modo di pari passo con le campagne politiche, però - la puntualizzazione di Craxi che si è detto talvolta "orgoglioso e imbarazzato allo stesso tempo" - non ho mai dubitato del suo sincero attaccamento alla squadra". Il binomio Milan-Berlusconi è stato ed è un sodalizio aziendale e familiare importante ma Bobo Craxi non se la sente di definirlo potere occulto: "In chiave sportiva penso che sia stato molto maggiore lo strapotere degli Agnelli con la Juventus che non quello di Berlusconi col Milan. In fondo, il Milan è stata sempre una squadra simpatica al di là della controversa figura del suo presidente che però è stato abile a governarlo". Dopo 30 anni Berlusconi potrebbe ora farsi da parte: "Comunque andrà Berlusconi e il Milan saranno sempre un tutt'uno, e una fede comunque non si può vendere". Trent'anni dopo "la cosa che ricordo con più piacere e con una certa nostalgia - chiude Bobo Craxi - sono i primi tempi, quando si faceva più fatica e sono orgoglioso di esserci stato, penso allo scudetto '86". Di converso, lo hanno fatto arrabbiare certe scelte tecniche "come vendere campioni come Pirlo o Thiago Silva. O i capricci sugli allenatori: Leonardo, Seedorf, Inzaghi, è stata una fase di gestione 'capricciosa' che non mi è piaciuta".

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