• L'analisi / 28 aprile - Colle contro incarichi al buio, timori Finanziaria

L'analisi / 28 aprile - Colle contro incarichi al buio, timori Finanziaria

Mattarella osserva le contorsioni di un Pd dalle cento anime. Ed è costretto a esplorare anche gli scenari meno voluti, a partire dal ritorno alle urne

Fabrizio Finzi ROMA

Dopo aver sondato per 20 giorni la tenuta del centrodestra Sergio Mattarella osserva scettico le contorsioni di un Pd dalle cento anime. Ed è costretto a esplorare anche gli scenari meno voluti, a partire dal ritorno rapido alle urne. Il presidente della Repubblica riceve chiari segnali sulle difficoltà che sta incontrando Maurizio Martina nel cercare di portare un partito unito all'interno di un processo di dialogo con l'M5s. Forzatamente quindi deve già pensare alla prossima mossa, che è quella di tentare un "Governo di tregua" chiedendo senso di responsabilità a tutte le forze politiche.

Una richiesta forte che si basa su una convinzione suffragata da dati ripetuti: per tornare a votare in tranquillità, a ottobre o agli inizi del 2019, servirebbe una modifica alla legge elettorale che appare impossibile in questo scenario. Soprattutto in caso di urne a ottobre. Ma sicuramente serve un Governo che approvi la Legge di Bilancio 2019 e scongiuri l'aumento dell'Iva previsto dalle clausole di salvaguardia. Mattarella farà il possibile per evitare che si ripeta quanto visto in queste settimane: tre forze politiche prive di maggioranza autonoma, ancora mentalmente ancorate alla logica del maggioritario e per niente disposte a collaborare. Fornire all'estero un bis di questo stallo danneggerebbe l'immagine internazionale dell'Italia e aprirebbe le porte alla sfiducia dei mercati.

Più o meno per la stessa ragione il Capo dello Stato ha deciso sin dall'inizio delle sue riflessioni di non considerare neanche l'ipotesi di dare un incarico a una forza politica senza maggioranza autonoma per tentare la sorte in Parlamento come invece chiedono Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, entrambi favorevoli ad un incarico al centrodestra che vada poi in Aula a cercare i voti mancanti. I salti nel buio non appartengono proprio a Sergio Mattarella che, infatti, sta esplorando con cura la possibilità di Governi di coalizione.

Gli unici possibili dopo il verdetto del 4 marzo. Un ritorno al voto prima dell'estate non è nelle ipotesi della realtà avendolo Mattarella sempre escluso sin da quando ancora nessuno lo chiedeva. Lo schema quirinalizio in caso si chiudesse anche la porta M5s-Pd prevede la ricerca di una figura terza (è già iniziato il "toto-nome", per ora in pole il presidente della Consulta Giorgio Lattanzi) che possa coagulare consensi e guidare un esecutivo il più largo possibile.

Un Governo di tregua appunto, che possa approvare la Legge di Bilancio 2019 e - perchè non sperarci? - cambiare il Rosatellum per tornare al voto nel febbraio 2019. Se anche questo fosse impossibile ecco che dal passato ritorna il Governo balneare per gestire un'inedita campagna elettorale sotto gli ombrelloni.

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