Cittadinanza: da 13 anni la discussione in Parlamento

L'ok della Camera due anni fa

a cura di Alessandra Chini

Il testo, che introdurrebbe nel nostro ordinamento il cosiddetto 'ius soli soft' per i figli di immigrati nati in Italia è in discussione da anni e, a un anno e mezzo dall'approvazione a Montecitorio è fermo in commissione a Palazzo Madama.

E' da moltissimo tempo che il tema è all'ordine del giorno delle Camere e a metà ottobre 2015, Montecitorio ha anche approvato un testo, finito, poi, però, nelle 'sabbie mobili' in commissione a Palazzo Madama. A un anno dall'ok a quel testo un gruppo di giovani ha deciso di scrivere direttamente ai senatori e organizzare iniziative per porre l'accento sulla questione. Che tocca un milione di ragazzi. "Paula, Mohamed, Marwa - dice l'ex ministro Cecile Kyenge - sono i nomi dei compagni di scuola e degli amici che ogni giorno giocano con i nostri figli, crescono con loro ma non hanno i loro stessi diritti. Sono un milione, sono italiani, ma non per la legge italiana. Hanno il diritto di essere come noi, perché lo sono: italiani. Ogni giorno che passa è un giorno perso, anche per il Paese. Perché lo ius soli è un bene per il nostro Paese. Per questo deve diventare legge il più presto possibile. Ius soli subito".

La mobilitazione dei ragazzi, che hanno anche creato su Facebook un gruppo per spingere la proposta di legge li ha portati a un incontro con il presidente del Senato, Pietro Grasso che si è impegnato sul tema. "Ho incontrato i promotori della legge sulla cittadinanza - ha detto - e mi sono espresso sulla necessità che venga approvata al più presto. M'impegno a sollecitare la trattazione di questa proposta". "Purtroppo le Commissioni stabiliscono priorità - ha aggiunto Grasso - che sfuggono a quelle che possono essere le percezioni e le esigenze dei cittadini".

E' da tredici anni anni che in Parlamento si discute di una riforma in materia di cittadinanza.

LE TAPPE DEL PROVVEDIMENTO - Tra il 2003 e il 2004 la commissione Affari Costituzionali della Camera esamina diverse proposte parlamentari ed elabora un testo unificato che, dopo l'esame in commissione, approda in Aula ma viene rimandato in commissione il 16 maggio 2004. Nella XIV legislatura la Camera ci riprova. Se ne riparla a partire dal 3 agosto 2006 con una indagine conoscitiva. Nel gennaio 2008 per il testo sembrerebbe la 'volta buona' dopo una discussione in commissione ma la legislatura si interrompe e l'iter deve ricominciare da capo. Anche la successiva legislatura mette all'ordine del giorno la questione ma il 12 gennaio 2010 il testo approda nuovamente in Aula e nuovamente viene rimandato in commissione per approfondimenti. Dal 14 giugno 2012 è partito un nuovo tentativo in commissione con l'esame di alcune proposte. Il 31 luglio 2012 si è concluso l'esame preliminare delle proposte di legge ma la commissione non è riuscita a elaborare un testo base e l'esame è stato interrotto l'8 novembre 2012. Dal 27 giugno del 2013 si riprende l'esame alla Camera ed è stato approvato a metà ottobre del 2015. Il provvedimento è stato da allora in discussione in commissione Affari Costituzionali in Senato ed è approdato in Aula il 15 giugno per essere incardinato.

IUS SOLI - Può diventare cittadino italiano chi è nato in Italia da genitori stranieri, dei quali almeno uno sia in possesso del diritto di soggiorno permanente o del permesso di soggiorno di lungo periodo. Incrociando le norme, vuol dire che almeno un genitore deve essere in possesso del permesso di soggiorno da almeno 5 anni. POSSIBILE FINO A 20 ANNI, POI STOP - La dichiarazione della volontà di acquisire la cittadinanza italiana deve essere espressa dai genitori entro il compimento della maggiore età dell'interessato. Qualora il genitore non abbia reso la dichiarazione di volontà, il ragazzo può presentare lui stesso la richiesta di cittadinanza tra i 18 e i 20 anni. SPAZIO ANCHE ALLO IUS CULTURAE - Vale per i minori stranieri nati in Italia o che siano arrivati entro i dodici anni: possono acquisire la cittadinanza qualora abbiano frequentato regolarmente un percorso scolastico per almeno cinque anni nel territorio nazionale. Anche in questo caso i genitori devono essere in possesso di un permesso di soggiorno. Nel caso in cui la frequenza riguardi l'istruzione primaria, é necessario che il bambino o la bambina abbiano concluso l'iter scolastico positivamente. 

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