• Legge sull'omofobia, ferma tre anni e mezzo dopo l'ok della Camera. Che fine ha fatto?

Legge sull'omofobia, ferma tre anni e mezzo dopo l'ok della Camera. Che fine ha fatto?

Il testo fermo è in Senato dopo il primo ok di Montecitorio il 19 settembre 2013

a cura di Alessandra Chini

Mentre fa discutere la recente denuncia di una coppia gay che si è sfogata su Facebook denunciando di essersi vista negare l'affitto perchè omosessuale, è al palo in Parlamento la legge sull'omofobia.

Il testo, che ha come prima firma quella del sottosegretario Dem Ivan Scalfarotto, approvato dalla Camera il 19 settembre 2013, e trasmesso dopo 4 giorni a Palazzo Madama, non è nel calendario dell'Aula e non procede da tempo, anche se sono stati da molto presentati gli emendamenti. 

Il provvedimento introduce nel nostro ordinamento il reato di discriminazione e istigazione all'odio e alla violenza omofobica. E nella legge Mancino, l'aggravante di omofobia. Temperata, pero', dalla previsione esplicita che "non costituiscono discriminazione la libera espressione di convincimenti o opinioni riconducibili al pluralismo delle idee", anche nel caso siano "assunte" in "organizzazioni" politiche, sindacali, culturali, religiose.

Viene previsto, tra l'altro, il carcere fino a un anno e 6 mesi o la multa fino a 6.000 euro per chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi fondati sull'omofobia o transfobia.

Reclusione da 6 mesi a 4 anni per chi in qualsiasi modo "istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi» fondati sull'omofobia o transfobia".

Reclusione da 6 mesi a 4 anni chiunque partecipa - o presta assistenza - ad organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi aventi tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi fondati sull'omofobia o transfobia. Tali formazioni sono espressamente vietate dalla legge. La pena per coloro che le promuovono o dirigono è la reclusione da 1 a 6 anni.

Nel testo viene specificato che 'non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all'odio o alla violenza. 

Infine è previsto che l'Istat faccia rilevazioni con cadenza almeno quadriennale sulle discriminazioni e sulla violenza, misurandone le caratteristiche fondamentali e individuando i soggetti più esposti al rischio.

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