Caos M5s. Di Maio nel mirino ma insiste, no a alleanze

E vola in Sicilia. Preoccupazione di Conte. A Roma arriva Grillo

In campo, da soli, in Emilia-Romagna e Calabria. Nel caos del M5S Luigi Di Maio prova a tenere la barra dritta e si appella a quello che, al momento, sembra il suo alleato più forte: il voto di Rousseau. Il capo politico rivolta la narrazione dei dissidenti - secondo qui gli iscritti hanno sconfessato la sua linea - plaudendo alla democrazia interna del Movimento e cogliendo al balzo la volontà degli attivisti per allontanarsi ulteriormente dall'alleanza con i Dem. Sono ore cruciali, tuttavia, per Di Maio e per tutto il Movimento. A Palazzo Chigi non si nasconde una certa preoccupazione per le tensioni interne e, nel pomeriggio, arriva a Roma Beppe Grillo, l'uomo della "salvezza" per una parte del Movimento e forse anche per il Pd. Ma, salvo colpi di scena, fino a lunedì sera non ci sarà nessun faccia a faccia tra Grillo e Di Maio. Il capo politico, poche ore prima dell'arrivo del Garante, vola in Sicilia dove resterà - rispetto al programma iniziale - fino alla tarda sera di domenica. E lunedì Di Maio sarà prima in Calabria e poi in Emilia-Romagna. Mettendoci la faccia, lui per primo, su una scelta invisa ai vertici ma voluta da parlamentari e gran parte degli attivisti: correre in Emilia-Romagna e Calabria. Anzi lunedì partirà il lancio ufficiale della campagna elettorale. Una campagna dove, si sottolinea nel M5S, Di Maio apre una sorta di sfida ai parlamentari chiamandoli ad un impegno di massa.

Il capo politico sembra intenzionato a difendere la sua leadership mostrando come, in realtà, non sia lui a decidere. Sul voto di Rousseau ammette di averla pensarla diversamente e, senza risparmiare una frecciata a chi sperava in una desistenza a favore dei Dem, sottolinea: "Col voto online il M5s ci ha detto "a Roma c'è il governo, ma sul territorio c'è il Movimento", e non possiamo asservire il M5s alle logiche del governo". E quindi avanti, pur nella consapevolezza che, salvo miracoli, il M5S otterrà al massimo qualche consigliere Regionale. Una linea che vede la piena condivisione dell'anima "più movimentista", Alessandro Di Battista. Eppure, lo strappo del M5S sulle Regionali rischia di essere un'altra picconata al governo. Il leader nega qualsiasi ripercussione ma a Palazzo Chigi l'aria che si respira è pesante. Fonti della maggioranza raccontano di frequenti contatti telefonici tra Conte e Grillo. Di un premier che qualcuno vorrebbe a capo di un suo partito ma che al momento attende, consapevole che solo un vero rilancio della coalizione di governo potrà evitare le urne. "Diamo un attimo di tempo al Movimento per completare questa fase di transizione", spiega Conte predicando, ai cronisti e al Pd, la giusta calma. Eppure, non si sa, al momento, cosa avverrà alla fine della transizione, anche perché la rivolta anti-Di Maio si condisce di nuovi attacchi.

"Facciamo votare a Rousseau se andare in coalizione, il ruolo del capo politico singolo ha fallito", sottolinea Roberta Lombardi. "Luigi, basta, serve una gestione collegiale", gli fa eco Emanuele Dessì. E tutti guardano a Grillo, più che alla ristrutturazione annunciata da Di Maio. Il Garante, per ora tace. "Noi biodegradati? Siete comici...", si limita a dire ai cronisti entrando con la moglie all'hotel Forum. Qualcuno, nella maggioranza, prevede persino un suo incontro con Conte o con Nicola Zingaretti, al momento negati dai rispettivi staff. Di certo Grillo sarà chiamato a un mezzo miracolo: mediare sulla leadership di Di Maio assicurando che il Movimento non perda la via imboccata con il Conte 2.

Anche candidato M5s Emilia Romagna affidato al web
Sarà scelto con le 'Regionarie', ribadito no ad alleanze col Pd
Dopo il 'ribaltone' del voto della piattaforma Rousseau di giovedì sera, anche il candidato presidente del M5s in Emilia-Romagna sarà scelto sul web. Il metodo è lo stesso di cinque anni fa, ovvero le cosiddette 'Regionarie': sul portale dei Cinque Stelle nei prossimi giorni, o forse già domani, sarà possibile per gli attivisti proporre la propria candidatura e il nome del candidato presidente verrà scelto tra chi riceverà più voti. In pole position, tuttavia, restano i consiglieri uscenti Andrea Bertani e Silvia Piccinini, anche se alcune voci parlano ancora di una soluzione civica. La giornata ha visto una lunga riunione operativa a Roma tra i portavoce emiliano-romagnoli e Luigi Di Maio. Nel summit è stata ribadita la volontà di correre da soli, senza alleanze con il Pd, l'ipotesi evocata da Roberta Lombardi, che aveva chiesto un'ulteriore votazione in questo senso. Il M5s, invece, al massimo farà accordi "con liste civiche collegate" e mai con i dem. A confermarlo è stato lo stesso Di Maio.

In Emilia-Romagna c'è da recuperare il terreno perso in queste settimane di indecisione: "La nostra campagna elettorale partirà lunedì e terrà conto della grande voglia di partecipazione, espressa su Rousseau, ma che abbiamo anche raccolto nei tanti incontri portati avanti nelle ultime settimane", ha sottolineato Bertani. I temi saranno soprattutto il rispetto dell'ambiente e la legalità: "Argomenti che non sono emersi nel dibattito politico degli altri due schieramenti e che oggi possono ancora offrire un segnale di vero e autentico cambiamento", prosegue ancora il capogruppo uscente M5s. Di certo, sarà da valutare l'effetto sui due principali contendenti, Lucia Borgonzoni e Stefano Bonaccini. Proprio quest'ultimo, che ha tentato la strada di un accordo fino alla fine, potrebbe essere il più danneggiato: "Se vorranno andare per la loro strada, amici come prima, avversari leali, ma secondo me si schiacceranno in una polarizzazione tra noi e la Lega", ha ribadito nuovamente il governatore uscente.

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