Gentiloni: 'Berlusconi non è populista ma niente larghe intese'

Il premier in un'intervista alla Cnbc a Davos: ''Il Pil italiano ha doppiato le stime. Centrosinistra pilastro di una possibile coalizione'

Il premier Paolo Gentiloni a Davos presenta l'Italia come un Paese sano, in crescita, che non arretrerà sulle riforme. I populisti, dice, non vinceranno il 4 marzo. In ogni caso, il Pd non farà intese con la coalizione di Berlusconi. 'Il mio impegno finisce con le elezioni. Poi vedremo', aggiunge. "Un anno fa - ha detto Gentiloni - il Fondo monetario internazionale dava la crescita italiana a un magro 0,7% per il 2017, poi è stata dell'1,6%, il doppio secondo lo stesso Fmi". 

Alle prossime elezioni in Italia "non trionferanno i populisti e gli anti europei", ha dichiarato Gentiloni in un'intervista alla Cnbc a Davos, auspicando una vittoria del centro sinistra. "Dobbiamo essere molto attenti con queste elezioni a non interrompere il processo di riforme che abbiamo realizzato negli ultimi cinque anni con lo sforzo dei lavoratori e delle imprese italiane. Sarebbe molto grave", ha proseguito Gentiloni sottolineando che "siamo sulla strada giusta, visto che l'economia è tornata a crescere, ma come tutti sappiamo il fatto che abbiamo numeri di crescita positivi non comporta automaticamente che abbiamo risolto tutti i nostri problemi sociali e politici".

Il premier si è detto quindi "non interessato" a formare una coalizione con il centrodestra guidato da Silvio Berlusconi ed ha rimarcato il fatto che l'esito elettorale di un Parlamento in stallo non sarebbe positivo per il Paese. "Speriamo che non sia questo il caso e che il centro sinistra che rappresento abbia la maggioranza. In ogni caso penso che saremo il pilastro di una possibile coalizione". Ed ha precisato: "Non chiamerei Berlusconi un populista, ma prendo atto del fatto che nella sua coalizione populisti e anti europeisti non solo sono presenti ma sono predominanti".

E sulla possibile instabilità politica nel paese dopo le urne ha commentato:  "Non faccio campagna elettorale a Davos. Ma abbiamo una certa esperienza nelle soluzioni flessibili all'instabilità politica...". "Potremmo persino dare consigli gratis", ha ironizzato il presidente del Consiglio secondo il quale "decideranno gli elettori, sono fiducioso che in ogni caso avremo un buon successo grazie alle riforme fatte" e in ogni caso "l'Italia con tutti i suoi cambi di governi ha sempre mostrato una notevole stabilità economica e in politica estera, ponendosi fra i maggiori e più stabili Paesi d'Europa".

"Sono in buona salute - ha aggiunto parlando di sé stesso - ma il mio impegno, 13 mesi fa, era portare il paese alla fine della legislatura, portare avanti le riforme e affrontare alcune crisi serie come quella migratoria e delle banche. Questo era il mio impegno e termina con le elezioni. Dopo, vedremo". 

"Come minimo c'è curiosità, c'è attenzione sul prossimo voto in Italia - ha osservato il capo del Governo - tutti pensano che il nostro paese sia sulla strada giusta e dovrebbe evitare di abbandonare il percorso delle riforme". A Davos "si percepisce l'Italia come un paese tornato a crescere dopo anni di difficoltà. Finalmente, dopo molti anni nei quali eravamo percepiti come un paese un po' ammalato, l'Italia viene percepita per come effettivamente è, ossia con grandissime potenzialità e in crescita". "Il sentimento che circola qui è 'speriamo che continui così', che questa spinta di riforme non debba essere messa in discussione e che anzi prosegua", ha aggiunto Gentiloni, che ieri ha cenato con una decina di ad delle principali multinazionali.

Parlando quindi del recente annuncio di Trump sui dazi, il premier ha ammonito a"fare molta attenzione che non ci sia una rincorsa verso posizioni protezionistiche". Il protezionismo - ha spiegato Gentiloni - "apparentemente tutela i singoli Paesi, ma alla lunga creerebbe enormi problemi economici" e finirebbe per "tagliare il ramo" su cui poggia la crescita.

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