Davide Casaleggio a Otto e mezzo 1,37 milioni, share 5,5%

A dicembre con Cacciari 2,55 mln, share Renzi a settembre 9,35%

E' stata vista da 1,37 milioni di spettatori, pari al 5,56% di share, la puntata di Otto e mezzo di ieri sera che ha visto l'esordio in un talk televisivo di Davide Casaleggio. Secondo un'elaborazione di Barometro.com su fonti auditel, quella di ieri è al 120esimo posto tra le puntate della trasmissione di La7, che ha in media uno share del 6%, andate in onda dal settembre dello scorso anno. In cima agli ascolti per numero di spettatori c'è una puntata di dicembre con ospiti Massimo Cacciari, Antonio Padellaro e Matteo Richetti, vista da 2,55 milioni di persone per il 9,23% di share. La più seguita in termini di share (9,35%) è stata l'intervista a Matteo Renzi del 22 settembre, con 2,28 milioni di spettatori. 

L'intervista - Riservato, "schivo come mio padre", un po' impacciato e un po' infastidito per l'insistenza sui temi più politici, Davide Casaleggio ha affrontato la sua "prima" davanti ad una telecamera, ospite di Lilli Gruber su La7, con una previsione: "sarà molto raro rivedermi in Tv". Ma l'occasione, il figlio del co-fondatore del Movimento, l'ha colta almeno per mettere alcuni puntini sulle "i", per sfatare insistenze e critiche sul suo ruolo, sulle accuse di successione 'dinastica'.

"Il capo politico del Movimento non sono io, è Grillo", "il mio obiettivo non è sostituire mio padre", così come la Casaleggio Associati non è il Movimento, casomai lo strumento che ha consentito la nascita del "sogno" M5s e che gli ha fornito lo strumento per la sua espressione in base ai principi della democrazia partecipata.

"Ad oggi è l'Associazione Rousseau che si occupa del M5s, la Casaleggio associati si occupa di strategie di rete ed ha donato al Movimento la piattaforma Rousseau che si occupa poi del blog 5 Stelle e di tutta la comunicazione". Lui, invece, non si occupa di politica: "questo tema lo sto lasciando ad altri" dice dopo aver bocciato anche il gioco degli scacchi come parafrasi della lotta per il potere. "Il contesto degli scacchi in politica non ha senso: in politica non serve la tattica ma qualche ideale, qualche idea, qualche sogno". Quello, ricorda, che aveva suo padre quando si è lanciato nella visionaria scommessa del M5s per "dare rappresentanza politica ad un'ampia fascia di cittadini che non l'aveva". Radici che cercherà di far riemergere in occasione del convegno organizzato ad Ivrea, alla Olivetti dove iniziò a lavorare suo padre, questo sabato.

Dove si tornerà a parlare di futuro e di prefigurare una direzione a "questo difficile contesto italiano". Non a caso anche il prossimo punto del programma elettorale che il Movimento si appresta a votare su Rousseau sarà, annuncia Casaleggio, proprio il lavoro. Quanto ai ruoli, concede con sollievo il compito di garante a Beppe Grillo, cosa che gli consente di salvaguardare il principio della democrazia diretta e partecipata. "In un Movimento aperto è necessario avere una figura che faccia da garante di tutto il Movimento. E' giusto che il garante intervenga nei momenti in cui ritenga che le scelte prese possano recare danno al Movimento". IL caso di Genova insegna, e lì, "Grillo ha esercitato una sua prerogativa".

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