Vatileaks 2, la denuncia del Papa: "La cassa non è in ordine"

"C'è una quasi totale assenza di trasparenza nei bilanci, sia della Santa Sede che del Governatorato". Una mancanza che "rende impossibile fornire una stima eloquente della reale posizione finanziaria del Vaticano". Le parole dei revisori della Prefettura indirizzate direttamente a papa Francesco, con una lettera del 27 giugno 2013, fotografano forse meglio di ogni altro documento lo scandalo che sta emergendo dopo gli arresti del segretario della Cosea, monsignor Lucio Vallejo Balda e di Francesca Immacolata Chaouqui. Uno scandalo raccontato - con documenti riservati e 'virgolettati' del santo padre, che qualcuno ha registrato e portato fuori dalle mura leonine - in due libri: 'Via Crucis', di Gianluigi Nuzzi (Chiarelettere) e 'Avarizia' di Emiliano Fittipaldi (Feltrinelli).

LA CASSA NON E' IN ORDINE: Per capire meglio bisogna forse partire dalle parole del Papa, nell'ormai famosa riunione del 3 luglio del 2013. "La cassa non è in ordine - dice ai cardinali - bisogna mettere un po' di ordine nella cassa". Una settimana prima sul suo tavolo era arrivata la lettera dei revisori, con parole durissime: "la gestione finanziaria generale all'interno del Vaticano può essere definita, nella migliore delle ipotesi, scarsa...i processi di pianificazione e di determinazione dei budget sono senza senso....i costi sono fuori controllo...". I revisori sottolineano anche che queste cose le hanno dette "per anni" e, "in realtà, ci sono stati dei miglioramenti". "Ma - aggiungono subito - sono così lenti!". Papa Francesco vuole dare dunque una scossa e nella riunione annuncia la costituzione della Commissione, la Cosea, che dovrà far luce. Perché, dice, "tutti siamo buoni, ma anche il Signore ci chiede un' amministrazione responsabile per il bene della Chiesa". Il papa chiede "sorveglianza", auspica "oculata prudenza e massima attenzione" sugli investimenti, chiede di fare "uno sforzo" per arrivare alla fine del percorso e "dire tutto chiaramente"

I NIET ALLE RICHIESTE DELLA COSEA: La Commissione si mette così al lavoro, ma trova un muro di fronte alle proprie richieste. Ad esempio sull'Obolo di San Pietro, i fondi che arrivano da tutto il mondo destinati alle opere di carità. "E con rammarico che vi comunico che non siamo in grado di completare la posizione finanziaria consolidata della santa sede a causa della mancanza di dati fondamentali" scrive Balda al papa. Alla fine il documento arriva e la commissione scopre che dei 53,2 milioni incassati 2012, 35,7 vengono spesi per la curia. "Ogni 10 euro incassati - dice Nuzzi - 6 vanno a sanare i conti della curia, due vengono accantonati in un fondo che ammonta a 400 milioni e solo 2 vanno per la beneficienza". UN BUCO NERO: Alla fine, la Commissione arriva a risultati che spaventerebbero qualsiasi amministratore: un buco nei fondi pensioni di 700/800 milioni di euro; il reddito dagli immobili di Propaganda Fidae che potrebbe aumentare del 50% se solo le case fossero vendute e affittate a prezzi di mercato; 93 milioni non registrati nel bilancio del 2012; 1,6 miliardi di perdite per la mancanza di merci nei magazzini che invece dovrebbero esserci: 700mila euro solo al supermercato, 300mila in farmacia, 500mila nei depositi d'abbigliamento, 100mila di tabacchi.

I 332 MILA EURO PER UN SANTO CHE NON C'E': E, perfino, 332mila spesi dal 2008 al 2013 per fare santo chi santo non c'è ancora diventato, l'arcivescovo e telepredicatore americano Fulton John Sheen. Soldi, scrive Fittipaldi, indicati nella nota spese di Andrea Ambrosi, avvocato romano e principe indiscusso dei postulatori vaticani. Che spiega così costi tanto alti: "la causa "si trova al termine della fase romana del processo di beatificazione...ho dovuto farmi mandare e leggere - per trovare spunti aggiunti sull'esercizio virtuoso - la sua opera omnia, ammontante a ben ottantatré volumi...oltre alle mie forze, si sono aggiunte anche quelle di due mie collaboratrici, con le quali ho lavorato per due anni". Come è finita? La beatificazione è stata sospesa a tempo indeterminato.

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