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30 DICEMBRE - Verso il Quirinale/ Per il dopo Napolitano, si cerca nome non divisivo

Renzi punta a personaggio autorevole. Il Cav senza pregiudiziali

Milena Di Mauro ROMA

30 DICEMBRE

C'è uno spartiacque, nel dibattito sul nuovo Presidente della Repubblica che come una slavina prende corpo, forza e velocità, alla vigilia dell'atteso discorso di fine anno di Giorgio Napolitano. E' l'asserita volontà di Silvio Berlusconi di concorrere alla scelta senza pregiudiziali di alcun tipo, nemmeno verso un uomo del Pd o di quell'area, purchè garante, equilibrato, serio, competente.

Un'apertura che spiana la strada di Matteo Renzi, senza per questo renderla facile. Dalla bocca del premier non escono nomi ma solo criteri per orientare la scelta su un nome autorevole, non divisivo, indipendente, espressione di saggezza, equilibrio, freschezza, cambiamento, eletto da una maggioranza il più possibile ampia. Un identikit perfezionato ancora ieri, con due significative aggiunte: qualcuno che goda dei requisiti indicati dalla Costituzione e rappresenti l'unità nazionale (più che vantare standing internazionale) e che svolga funzioni politiche con la 'P' maiuscola (più che avere doti tecniche).

Dall'Assemblea dei grandi elettori del Pd usciranno uno o più nomi da proporre agli alleati di governo, a Forza Italia e ai M5s. E "al momento giusto" (presumibilmente dal quarto voto, quando il quorum richiesto al Parlamento in seduta comune si abbassa da 672 a 505 consensi) Renzi è certo di avere non solo i numeri, ma una "maggioranza ampia" per eleggere il nuovo inquilino del Colle. Stanti le divisioni nel Pd, il premier non può però escludere imboscate, come quelle dei 101 franchi tiratori che nel 2013 affossarono Prodi. E per questo, pur essendone indiscusso king maker, non lega la partita ai suoi destini personali: quello sul Quirinale "non è un test politico o un voto di fiducia sulla maggioranza", mette le mani avanti.

Oltre ai grandi elettori Pd, la maggioranza ampia che il premier ha in mente dovrebbe includere i 150 di Forza Italia (lacerata però dall'opposizione delle truppe di Fitto, che ne controlla 40), i 100 di Area Popolare (nata dalla recente e non del tutto pacifica fusione di Ncd-Udc e altri moderati), i 130 grillini (che faranno le loro 'quirinarie' per poi eventualmente consultare di nuovo la rete sulla rosa di nomi in lizza).

Le prove generali del grande accordo sul Quirinale andranno in scena molto presto nell'Aula del Senato, dove il 7 gennaio si vota l'Italicum 2.0. Sarà lì che Renzi vedrà se davvero esiste una maggioranza per varare la legge elettorale (con la garanzia di una clausola di salvaguardia che ne sposti l'entrata in vigore nel giugno 2016) o se tirare fuori l'elmetto e preparasi alla battaglia sul Colle.

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