Jobs Act: ok commissione, Pd spaccato

"Nel testo attuale, il contratto a tutele crescenti non contiene la previsione della reintegra ma questo non vuol dire che non possa contenerla nelle prossime versioni". Lo ha detto Debora Serracchiani, vicesegretario del Pd e presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, questa mattina ad Agorà Estate, su Rai Tre. "L'emendamento del governo - evidenzia Serracchiani parlando della delega sul lavoro - è stato votato all'unanimità dal Partito Democratico in commissione lavoro. Questo articolo - aggiunge - lascia libertà di decidere. Mi auguro che attraverso i decreti di attuazione si riesca a semplificare un sistema che oggi ha una rigidità pazzesca. E' arrivato il momento di adattare lo Statuto dei lavoratori a una realtà che dal '70 è cambiata radicalmente. La situazione è di emergenza straordinaria, mi auguro ci sia la maggiore condivisione possibile".

Il governo non punta ad un decreto con le nuove norme sul mercato del lavoro entro l'8 ottobre, bensì all'approvazione della legge delega da parte del Senato entro quella data, cosa che rappresenterebbe un "segnale" all'Ue. Lo ha detto Filippo Taddei, responsabile economia del Pd a "La telefonata di Belpietro" su Mattino 5.

di Barbara Marchegiani

Il Jobs act passa l'esame della commissione Lavoro del Senato, martedì prossimo approderà nell'Aula di Palazzo Madama, ma dopo le novità che pendono sull'articolo 18 (il superamento del reintegro sostituito da un indennizzo commisurato all'anzianità) la spaccatura nel fronte politico - a partire dal Pd - è netta e il malessere evidente. La delega sul lavoro viene approvata con l'ok della maggioranza. Protestano le delegazioni di Sel e M5s che non votano e abbandonano la seduta durante la discussione: è "una delega in bianco, di fatto si modifica lo Statuto dei lavoratori - attaccano i 5 Stelle - non è accettabile". I senatori di Forza Italia si astengono. Gli otto componenti del Pd presenti in commissione votano sì. Ma il mal di pancia, fuori, c'è.

Il presidente del Partito democratico, Matteo Orfini, sostiene la necessità di "correzioni importanti" al testo: "i titoli del Jobs act sono condivisibili. Lo svolgimento meno: ne discuteremo in direzione". L'ex segretario dem, Pier Luigi Bersani, chiede che il governo chiarisca, di fronte a quelle che giudica "intenzioni surreali": invece, "è ora di poter discutere con precisione cosa intendiamo quando diciamo che bisogna superare il dualismo e l'apartheid nel mercato del lavoro", afferma richiamando le parole del premier Matteo Renzi. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, prima esclude "correzioni", rispetto all'emendamento presentato dal governo che interviene proprio sul punto più dibattuto, quello del contratto a tutele crescenti per i neoassunti. E poi, dopo l'ok della commissione del Senato, si dice soddisfatto per l'approvazione della delega e per il lavoro "positivo" svolto dalla stessa commissione "che ha consentito di apportare miglioramenti su punti significativi del provvedimento". Il ministro insiste sul fatto che solo con i successivi decreti attuativi si prenderà una decisione sull'articolo 18 ed esclude che sia mai stato in discussione il reintegro per il licenziamento discriminatorio.

Soddisfatto anche il presidente della commissione Lavoro del Senato e relatore del provvedimento, Maurizio Sacconi (Ncd), secondo cui le norme varate rappresentano "l'incontro tra due riformismi", di destra e di sinistra: è "una pagina storica", dice. L'obiettivo di approvare definitivamente il Jobs act entro novembre resta confermato. Entro dicembre, secondo Sacconi, potrebbero essere pronti i primi decreti delegati. "Difficilmente le pagine storiche dell'Italia si scrivono con le deleghe", gli replica il presidente della commissione Lavoro di Montecitorio, Cesare Damiano (Pd), che "oltre al positivo confronto previsto il 29 settembre nella direzione del partito sui temi economici e del lavoro è necessario - chiede - convocare tutti i parlamentari del Pd in una riunione con il governo per un'approfondita riflessione".

Se al Senato, dunque, la strada sembra ormai in discesa, non è detto che alla Camera non si incontrino ostacoli. L'8 ottobre, intanto, si terrà il summit Ue sul lavoro a Milano. Mentre il Fondo monetario internazionale plaude ala riforma del lavoro del governo Renzi: "Va nella giusta direzione", scrive l'Fmi, apprezzando in particolare l'idea di un "singolo contratto". Dal fronte sindacale, Cgil, Cisl e Uil si preparano ad una iniziativa unitaria, che sarà concordata in un incontro tra i tre leader, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti: una mobilitazione di sabato che dovrebbe unificare le iniziative già annunciate dalle singole confederazioni, a cui non è escluso si possa affiancare un pacchetto di ore di sciopero.

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