Grillo chiama Renzi, su legge elettorale facciamo sul serio

Di Maio, ora dialogo. Pd si fida poco, i timori di FI e Ncd

Grillo e Casaleggio costringono a rimescolare l'agenda delle riforme istituzionali e della legge elettorale: l'appello a Matteo Renzi ad un confronto, rilanciato oggi, mette un pò in secondo piano l'incontro tra il premier e Silvio Berlusconi, che sembrava essenziale per il prosieguo delle riforme. Renzi ha a questo punto davanti addirittura tre "forni": quello con FI, quello con M5s ed anche quello della sola maggioranza. Di questo ha parlato oggi con il presidente Giorgio Napolitano, con il quale ha sottolineato di puntare sempre ad un sistema maggioritario che assicuri governabilità. Con un post sul Blog, Grillo si è rivolto a Renzi chiedendo un incontro a livello di capigruppo per aprire un confronto "serio" sulla legge elettorale, per la quale i pentastellati propongono un proporzionale con una soglia di sbarramento implicita del 3%. In questo modo, hanno spiegato in una conferenza stampa, chi raggiunge il 40% (come il Pd alle europee) può avere la maggioranza dei seggi e governare. Ma al di là dei contenuti della proposta, Grillo ha insistito sulla "serietà" dell'atteggiamento, come ha fatto anche Luigi Di Maio. I dubbi sulla strumentalità della nuova linea di Grillo (che ha spiazzato senatori e deputati del Movimento) non li hanno sollevati però gli esponenti del Pd, ma quelli di FI e gli alleati di governo dei Dem. Entrambi temono che Renzi preferisca l'interlocuzione con il M5s. D'altra parte, sul versante di Forza Italia, si registrano una freddezza verso l'Italicum e un improvviso interesse verso un sistema proporzionale, come quello che è emerso dalla sentenza della Consulta. Gli attuali sondaggi non danno chance di vittoria a una coalizione di centrodestra, mentre un proporzionale puro, senza vincitori, regalerebbe comunque una centralità a una Forza Italia pur ferma al 17%. Viceversa, al Nuovo Centro Destra un maggioritario come l'Italicum continua a piacere, perché costringe FI ad una alleanza con il partito di Alfano. Renzi, parlando ai suoi collaboratori, ha detto di "prendere sul serio" l'apertura di Grillo (un incontro potrebbe esserci la prossima settimana), che gli consegna uno scenario nuovo: non deve necessariamente inseguire FI per approvare riforma Costituzionale ed elettorale. Davanti a se ha dunque tre strade, tre possibili accordi sui due "dossier": andare ancora a braccetto con FI, con il M5s o restare nei confini della sua maggioranza di governo, ipotesi quest'ultima rilanciata con forza da Gaetano Quagliariello, leader di Ncd. Oggi di tutto questo Renzi ha parlato con Napolitano al Quirinale, e in serata ha affermato di ritenere "decisiva" questa settimana per entrambe le riforme. Di sicuro Renzi pone un paletto, ripetuto al Capo dello Stato: un sistema elettorale maggioritario, ma anche la riforma di Senato e Titolo V. Insomma nessuno si illuda di fermare quest'ultima, rimettendo sul tavolo il dossier della legge elettorale. A confermare esplicitamente la linea è il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerrini, secondo il quale il partito è pronto "a confrontarsi con tutti, nel rispetto dei ruoli e delle posizioni diverse, sapendo bene che per noi la priorità restano le riforme istituzionali, Senato, Titolo V e legge elettorale che garantisca la governabilità".

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