Diario da Gaza - 1 AGOSTO Khuzaa, il villaggio che non esiste più

Le testimonianze di sopravvissuti e soccorritori

1 AGOSTO - Da giorni aspettavano, terrorizzati, questo momento. Stamane, con quello che doveva essere l'inizio di una tregua umanitaria di 72 ore, molte centinaia di palestinesi originari del villaggio di Khuzaa (Khan Yunes) si sono lanciati verso le loro abitazioni alla ricerca di congiunti che non davano più notizie di sé da quando, 13 giorni fa, quel posto è stato teatro di battaglia. Per prima cosa, hanno avvertito un odore acre di morte. Poi hanno visto, divelto, il cartello su cui era scritto: 'Benvenuti a Khuzaa'. Infine, increduli, hanno scoperto che il loro villaggio esiste ormai solo nei loro ricordi. Sul terreno si vedevano adesso solo ruderi e distruzione. La strada principale è stata interamente cancellata dalle ruspe di Israele. Il deserto è tornato padrone e per entrare in quello che era l'abitato occorreva procedere in jeep, o a piedi. Le gambe li hanno portati verso il luogo da dove avevano ricevuto l'ultima telefonata dai loro congiunti: "Aiutateci", piangevano. "Ci uccidono. Che qualcuno ci salvi". Ma nessuno aveva potuto farlo. Molte telefonate erano giunte dalla moschea, ora in rovina. Sotto le macerie sono stati trovati i cadaveri di persone che avevano sperato in extremis di trovare là rifugio. Ma dopo oltre 10 giorni di calura, l'opera di riconoscimento era non solo straziante, ma anche improba. Senza guanti, a mani nude, senza mascherine sul volto, sfidando l'odore terribile dei corpi in decomposizione, molti hanno tentato di riconoscere i loro cari dagli indumenti, da un orologio, da altri piccoli segni particolari. Avevano portato con sé modesti sacchi di plastica, nella speranza di poter ricomporre almeno un cadavere, e dargli in seguito sepoltura. Nel frattempo altri vagavano nella zona, incerti di dove fosse con esattezza la loro abitazione. Il panorama era cambiato del tutto. All'ingresso del villaggio, oltre i cordoni di sicurezza, un gruppo di donne tentava disperatamente di entrare a Khuzaa alla ricerca dei loro cari. In principio si è tentato pietosamente di fermarle. Poi le più determinate sono riuscite a farsi largo. Cosa sia avvenuto a Khuzaa non è per il momento possibile ricostruire. Né le forze armate di Israele né Hamas hanno finora divulgato la ricostruzione della battaglia. E' possibile che i soldati, che erano accompagnati da grandi ruspe, fossero alla ricerca di tunnel. Di certo ci sono stati scontri ravvicinati fra combattenti palestinesi e reparti dell'esercito israeliano. Molte abitazioni sono esplose, forse con carichi di dinamite piazzati all'interno, altre ancora sembrano essere state rase al suolo dall'artiglieria. Dopo aver notato corpi ancora semi-sepolti fra le macerie e altri resti umani sparsi sul terreno, i giornalisti entrati a Khuzaa avevano creduto di aver ormai testimoniato la gamma intera dell'orrore, quando sono entrati in un edificio di cui restavano ancora le pareti. Nel bagno c'erano i cadaveri anneriti di sei combattenti palestinesi, stesi vicini uno accanto all'altro. Indossavano le divise delle Brigate al-Qassam, l'ala militare di Hamas. Il sangue raggrumato sul pavimento e i fori di proiettili sulle pareti lasciavano pensare che siano stati colpiti a morte in quella stanza.

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