Trump minaccia dazi sui vini francesi, l'Ue insorge

Boris all'Ue, 'via backstop o Brexit senza accordo'

Donald Trump minaccia dazi anche sui vini francesi, per rappresaglia contro la legge che tassa i giganti del web americani. E l'Europa insorge, minacciando di scendere sullo stesso piano del capo della Casa Bianca. A smorzare i toni ci prova il G7 di Biarritz, dove Trump ha esordito sedendosi a tavola con l'omologo francese, Emmanuel Macron, e trovando "elementi di convergenza" proprio sul delicato tema del commercio. In modo diverso, hanno provato a convincere Trump che non può coinvolgere nella disputa commerciale il vino francese due sindaci, quello di Bordeaux e quello di Libourne, due luoghi mitici per l'enologia. Il sindaco del capoluogo della Gironda, Nicolas Florian, ha annunciato l'iniziativa postando su Twitter la foto del prezioso dono pronto per il capo della Casa Bianca, una bottiglia di Saint-Emilion Chateau-Figeac del 2000: "Spero che questa bottiglia che rappresenta l'eccellenza del nostro territorio conduca alla benevolenza e alla moderazione ogni velleità di aumento dei dazi sui vini".

Boris all'Ue, 'via backstop o Brexit senza accordo' - A piccoli passi, fra moniti e spiragli, va delineandosi in queste ore la trattativa sulla Brexit in corso anche al G7 di Biarritz. Boris Johnson, che è al suo primo vertice internazionale da primo ministro, ha mandato un messaggio chiaro ai 27: per evitare un no deal sulla Brexit l'Unione europea dovrà "sbarazzarsi" del backstop sull'Irlanda contenuto nell'attuale accordo per l'uscita britannica dall'Ue. Quest'ultima intanto, se non offre proprio aperture, qualche spiraglio lo fa intravedere, quantomeno nel dirsi disponibile ad ascoltare eventuali proposte concrete. "Non voglio una Brexit no deal - ha affermato Johnson poco prima di arrivare in Francia -. Ai nostri amici nell'Ue dico che se non vogliono una Brexit no deal, dobbiamo sbarazzarci del backstop". Il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk aveva dal canto suo già messo il dito nella piaga, ovvero quel rischio di un divorzio traumatico che fino ad ora non si è riuscito a scongiurare. Così l'appello a Johnson diventa personalizzato, nell'augurarsi che il primo ministro non passi alla storia "come Mister No Deal". Parlando a Biarritz, dove i due si incontreranno domani, Tusk si è detto "disposto ad ascoltare idee che siano operative, realistiche e accettabili per tutti gli Stati membri dell'Ue, compresa l'Irlanda, se e quando il governo del Regno Unito sarà pronto. L'unica cosa su cui non collaborerò è un no deal". Parole a conferma dello spiraglio anticipato dal negoziatore dell'Ue per la Brexit Michel Barnier che ieri, nel ribadire che per l'Unione "il Withdrawal agreement (l'accordo concordato tra Bruxelles e l'allora premier Theresa May, ndr) è il migliore possibile", ha anche precisato che l'Ue "è pronta ad esaminare proposte del Regno Unito che siano realistiche, operative e compatibili con i nostri principi".

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