• Erdogan torna in piazza, 'taglieremo testa a golpisti'. Juncker: 'Vorrei Turchia vicina a Ue ma con pena morte è fuori'

Erdogan torna in piazza, 'taglieremo testa a golpisti'. Juncker: 'Vorrei Turchia vicina a Ue ma con pena morte è fuori'

Commemorazioni nella notte, 'pronto ad approvare pena di morta'

"Io auspico che la Turchia si avvicini all'Europa invece di allontanarsene. Ma una cosa deve essere chiara: chi vuole entrare nell'Unione europea sposa anche i suoi valori". Lo dice, in un intervento alla Bild am Sonntag, il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, che cita esplicitamente valori come "diritti umani, libertà di stampa e stato diritto". E poi ribadisce: "Se la Turchia dovesse introdurre la pena di morte, il governo turco sbatterebbe la porta in faccia a un ingresso in Europa definitivamente".  "Taglieremo la testa" alle reti dei golpisti. Davanti a decine di migliaia di sostenitori accorsi alla sua 'marcia di unita' nazionale', sul primo ponte che unisce Asia ed Europa a Istanbul, Recep Tayyip Erdogan è tornato a vestire i panni del leader giustiziere. Un anno dopo, il presidente turco ha rispolverato la retorica della vendetta che aveva accompagnato i giorni successivi al fallito golpe. Gli imputati, ha detto Erdogan, dovrebbero entrare in tribunale indossando una "uniforme, come quella dei detenuti a Guantanamo". Il bagno di folla sul Bosforo e' stato solo l'antipasto della lunga notte di commemorazioni per quella che ha definito l'"epica del 15 luglio". Poco prima delle 2,32 locali (l'1,32 in Italia), l'ora esatta in cui l'aviazione golpista inizio' a bombardarlo, Erdogan è arrivato nel piazzale davanti al Parlamento di Ankara, dove migliaia di sostenitori lo hanno atteso festanti. Da un lato le donne, quasi tutte velate, dall'altro gli uomini: come in moschea. La folla ha inneggiato ad Allah e ha salutato i leader sul palco con il gesto ultranazionalista dei lupi grigi e quello con le quattro dita della Rabia, simbolo dei Fratelli musulmani, declinato da Erdogan in chiave turca: "Una nazione, una bandiera, una patria, uno stato". Una lunga preghiera accompagnata dalla massima autorita' islamica turca, Mehmet Gormez, ha segnato il ricordo delle vittime del golpe.

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