Perquisizioni nella sede del Front National

Nel quadro dell'inchiesta sugli assistenti al Parlamento europeo

Guai con la giustizia, difficoltà a reperire i fondi per la campagna elettorale, oggi addirittura la polizia nella sede del partito: eppure Marine Le Pen non conosce ostacoli e aumenta vertiginosamente nei sondaggi, specie quelli sul ballottaggio per l'Eliseo. E' intanto fallita l'operazione per rilanciare le speranze della gauche con un'alleanza fra i socialisti di Hamon e il Front de gauche del radicale Melenchon: inconciliabili le due posizioni, nessuno ha voluto cedere terreno. E anche Emmanuel Macron, finora in luna di miele con i sondaggi, conosce la sua prima crisi di popolarità. A poco più di due mesi dal primo turno elettorale, in primo piano ci sono sempre le inchieste. Dopo quella che ha fatto vacillare il candidato della destra, Francois Fillon, per gli incarichi da assistenti parlamentari ai familiari, torna in primo piano quella sugli assistenti di Marine Le Pen a Strasburgo. Una spina nel fianco ormai da due anni per la presidente del Front National, insieme con il boicottaggio delle banche francesi al finanziamento della sua campagna elettorale. "Per la seconda volta - scrive il partito in un comunicato - è in corso una perquisizione nei nostri uffici e trattandosi della seconda volta, significa che la prima perquisizione non ha dato frutti". La Le Pen è sospettata di aver fatto stipendiare dall'europarlamento due assistenti - la sua ex guardia del corpo Thierry Légier e una collaboratrice, Catherine Griset - il cui effettivo incarico era a Parigi, nel partito. Per il Fn si tratta di "un'operazione mediatica" mirante a "perturbare il corretto svolgimento della campagna elettorale presidenziale" proprio mentre le intenzioni di voto della Le Pen si stanno impennando "soprattutto al secondo turno". In effetti, complice il crollo di Fillon e la prima piccola crisi di Macron, gli avversari più pericolosi per la Le Pen, la leader del Front National - in un sondaggio OpinionWay per Les Echos stabilisce un record: mai finora, al ballottaggio, tanti francesi avevano dichiarato di voler votare per lei. Adesso sarebbe il 44%, contro il 56% di Fillon (che ha perso 6 punti in 2 settimane). Se fosse Macron l'avversario, avrebbe il 58% dei voti contro la leader del FN, con una forbice che - anche in questo caso - si restringe vistosamente. Due settimane fa, Macron aveva 8 punti in più nelle inchieste. Macron - anche se un ultimo sondaggio di questa sera lo dà in recupero - ha perso consensi negli ultimi giorni dopo le frasi controverse sulla colonizzazione, definita "crimine contro l'umanità", che ha fatto imbestialire non solo la destra. Per par condicio, l'ex ministro ha fatto infuriare anche gli ex compagni della gauche di governo, rimproverandoli di aver "umiliato" gli avversari della legge sulle nozze gay. Nei sondaggi, la gauche continua a risultare "non pervenuta", con il vincitore delle primarie, Benoit Hamon, fra il 14 e il 15%, e il leader della sinistra alternativa, Front de gauche, Jean-Luc Melenchon fra il 10 e il 12%. Nel fine settimana era annunciato il tentativo decisivo per la creazione di un'alleanza, naufragata prima di vedere la luce. Melenchon si è detto risentito: "ho aspettato, non volevo precipitare le cose, ora è troppo. Tre settimane...e la data l'avevo proposta io. Adesso dicono che ho sbattuto la porta. Sul vecchio carro funebre del PS non ci salgo". E dalle parti di Hamon la risposta non è più tenera: "la strategia di Melenchon è di non esporsi. Se ti vuoi sposare riesce a trovare qualche qualità nel tuo partner"

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