Violento terremoto in Cile: si aggrava il bilancio, almeno 12 morti

Onde alte quattro metri, evacuazioni su tutta la costa

In Cile torna l'incubo terremoto-tsunami. Una scossa di magnitudo 8.4 ha fatto tremare Santiago e un'ampia zona del Paese. Tanta paura, da nord a sud, almeno 12 morti, qualche decina di feriti, un milione di evacuati preventivamente in poche ore. L'allarme tsunami è stato cancellato in quasi tutte le regioni del Cile, ad eccezione di Coquimbo e Atacama, più vicine alla zona dell'epicentro.

Lo tsunami ha pero' raggiunto le coste orientali del Giappone, dove sono finora state osservate onde anomale alte fino a 40 cm nella prefettura di Iwate. La Japan Meteoroglogical Agency ha lanciato in piena notte l'allerta su maremoti di un metro massimo, stimando l'arrivo sulle coste settentrionali di Hokkaido verso le 5 locali (le 22 di ieri in Italia) e le regioni del Tohoku e Kanto nella mezz'ora successiva.

Al momento non ci sono "vittime o feriti di nazionalità italiana". Lo riferisce su Twitter l'ambasciata italiana a Santiago. L'ambasciata fa sapere che "proseguono le verifiche in raccordo con l'Unità di Crisi e informa i connazionali che "e' attivo 24 ore su 24 il numero di emergenza +56978098998".

 

L'epicentro è stato localizzato a 11 chilometri di profondità nella zona di Illapel, circa 200 km a nord di Santiago, la capitale dove molti edifici hanno tremato con violenza. E lo stesso è successo a molti chilometri di distanza, ben al di là della Cordigliera delle Ande: il terremoto è infatti stato avvertito chiaramente in diverse regioni del nord e del centro dell'Argentina, tra l'altro anche in città lontane dal Cile, quali Buenos Aires e Rosario. Dal Pacifico, la scossa è sembrata voler raggiungere persino l'Atlantico, attraversando il continente, visto che i riflessi del sisma sono stati sentiti anche in Uruguay e Brasile.

Il ministro degli Interni, Jorge Burgos, ha confermato che una riunione di emergenza del gabinetto di governo della presidente Michelle Bachelet sarà organizzata oggi nella regione di Coquimbo, dove si trovava l'epicentro del sisma e che dunque è risultata la zona più colpita.

Oltre che in Ecuador e Perù, dove si sono accese le allerta tsunami. La protezione civile cilena (Onemi) mantiene il proprio "monitoraggio allerta rossa per sisma di maggior intensità e allarme tsunami" in alcune regioni del paese, mentre in altre aree è rientrato. L'allerta rimane rossa ad Atacama, Coquimbo, Valparaiso, Metropolitana, O'Higgins, Maule, Biobio, mentre è passata a gialla ad Arica e Parinacota, Tarapac, Antofagasta, Araucania, Los Rios, Los Lagos, Aysen, Magallanes e Antartica. Dopo la prima scossa ci sono state circa 50 repliche.

Nonostante i cileni siano abituati ai terremoti, a Santiago e non solo questa volta la paura è stata tanta e i nervi sono saltati a molti dei 6,6 milioni di abitanti della città. "Lunga, molto lunga", così è stata definita la prima scossa di magnitudo 8.3 registrata alle 19:54, poi seguita da altri 'sacudones', d'intensità minore ma consistente: la terra è infatti tremata cinque minuti dopo (7.1 la magnitudo), alle 20:03 (6.1), alle 20:16 (6.8) e così via. Cinque ore dopo la prima scossa, le repliche registrate erano ben 32. La presidente Michelle Bachelet ha in una conferenza stampa cercato di portare tranquillità, ma si è mostrata anche molto prudente "di fronte a questo duro colpo della natura. Anche se c'è stato uno tsunami il flusso delle ondate sta calando, ma ci possono essere, ha precisato, altre repliche. Stiamo quindi valutando minuto per minuto la situazione".

La guardia rimaneva insomma alta. A preoccupare era tra l'altro proprio l'allerta maremoto che ha innescato l'ordine di evacuare lungo tutta la costa, fatta scattare via telefonini e con grande tempestività dalla Protezione civile, forte di un'esperienza fatta dopo la megascossa e conseguente tsunami nel sud del paese il 27 febbraio 2010: i morti furono 524. E infatti in qualche punto della costa, a nord della capitale, il mare si è ritirato per poi risalire e penetrare nella terra con onde di quattro metri e più: alla Serena, 470 km al nord di Santiago, e nel balneario di Pichidangui, un pò più vicino alla capitale. Dopo l'allarme, l'obiettivo per tutti è stato quindi quello di allontanarsi dal Pacifico, e dal rischio appunto delle mareggiate. Il destino è sembrato tra l'altro aver teso quasi una trappola a molti cileni che si stavano preparando per un atteso ponte venerdì in occasione di una popolare festività. In tanti si stavano quindi dirigendo alle tante località di mare del Paese: poi la terra si è mossa, il mare è diventato una minaccia e l'ordine giunto da Santiago è stato proprio quello di fare retromarcia e allontanarsi quanto prima dalla costa.

   

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