Ambasciatore Cina, 'bullismo Usa minaccia economia mondiale'

Li Ruiyu, con il governo Conte nostri rapporti sempre migliori

    "Il 'bullismo' commerciale degli Stati Uniti non danneggia soltanto gli interessi di Cina e Usa, ma minaccia pesantemente anche il libero commercio e il sistema multilaterale globale, Europa compresa, ostacolando la ripresa economica mondiale". L'ambasciatore cinese a Roma Li Ruiyu, in un'intervista all'ANSA, fa il punto sull'escalation della guerra commerciale tra Washington e Pechino e sottolinea che "le accuse americane di invasione economica da parte della Cina per giustificare l'applicazione dei dazi ignorano le regole e oscurano la realtà". E se, è la riflessione del diplomatico, "Cina e Stati Uniti sono le due più grandi economie del mondo, non c'è da stupirsi che ci siano degli attriti a livello commerciale. Il punto però è che occorre trovare delle soluzioni logiche e lecite per risolverle e non ricorrere al bastone dell'unilateralismo e del protezionismo". Non manca, quindi, la mano tesa. "La storia ci dice che Cina e Stati Uniti quando "sono uniti ottengono vantaggi reciproci, quando sono in lotta perdono entrambi. Spero che gli Stati Uniti tornino quanto prima sulla retta via della cooperazione bilaterale di mutuo vantaggio che è essenziale per contribuire alla ripresa economica mondiale". Quanto ai rapporti con l'Italia - tradizionalmente ottimi - l'ambasciatore Li Ruiyu sottolinea la volontà di un impegno comune "per ampliare costantemente la cooperazione in settori come commercio e investimenti, innovazione, scienza e tecnologia, energia,". In altre parole per "incentivare lo sviluppo del partenariato strategico globale". In questo quadro il diplomatico ricorda l'incontro, al recente vertice Asem di Bruxelles, tra il premier Li Keqiang e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel corso del quale è stato avviato il meccanismo dei colloqui periodici tra i due capi di governo. "Dall'insediamento del nuovo governo italiano - ribadisce Li Ruiyu - i rapporti sino-italiani stiano vivendo uno sviluppo particolarmente positivo. I contatti e le interazioni ad alti livelli sono frequenti, la fiducia politica reciproca si è approfondita" come dimostrano le visite in Cina del vice premier Luigi Di Maio, del ministro dell'Economia Giovanni Tria e la firma del 'Memorandum d'intesa sulla cooperazione in Paesi Terzi'. Inoltre, da non molto, l'Italia ha istituito la 'Task Force Cina', una serie di provvedimenti a sostegno della cooperazione multisettoriale nel quadro dell'iniziativa Belt and Road (Nuove Vie della Seta). Ma la cooperazione tra Italia e Cina, spiega l'ambasciatore, ha anche una nuova opportunità. All'inizio di novembre, si svolgerà a Shangai la prima edizione della 'China International Import Expo', una evento che vuole mostrare la "volontà della Cina di aprire al resto del mondo il suo mercato e di condividere i profitti che lo sviluppo cinese crea". L'Italia, afferma il diplomatico,"è uno dei Paesi che per primi hanno aderito all'Expo e attualmente sono circa 200 le aziende italiane che parteciperanno come espositori. Sono convinto che una partecipazione italiana di così alto livello possa giocare un ruolo importante per il successo dell'Expo". L'anno scorso le esportazioni italiane verso la Cina sono aumentate del 22%. La manifattura italiana, la moda, i prodotti agro-alimentari d'eccellenza vengono molto apprezzati dai consumatori cinesi. L'Expo "aiuterà le aziende italiane, soprattutto le Pmi, a sviluppare la loro presenza sul mercato cinese e promuoverà un più equilibrato sviluppo del commercio multilaterale".

    Rispondendo poi alle accuse di media e istituzioni occidentali sulla repressione, da parte di Pechino, della minoranza degli uiguri nella provincia dello Xinjiang, l'ambasciatore ha assicurato che "la Cina sostiene l'uguaglianza tra i diversi gruppi etnici e la libertà di culto e, allo stesso tempo, è impegnata fermamente nella lotta all'estremismo religioso e al terrorismo". Secondo Li Ruiyu, "negli ultimi anni la provincia occidentale dello Xinjiang ha messo in atto una serie di misure politiche per promuovere la stabilità e sviluppo, e contemporaneamente tutelare efficacemente la sicurezza nazionale e la vita e i beni della gente". Lo Xinjiang, spiega all'ANSA il diplomatico, "insiste sulla lotta antiterrorismo ma soprattutto sulla prevenzione. Sta utilizzando la formazione professionale per prevenire le infiltrazioni di estremisti religiosi e riportare sulla retta via coloro che sono stati influenzati da idee estremiste, in modo da garantire loro un lavoro". Un metodo, sostiene l'ambasciatore, che "sembra essere efficace nello sviluppo economico-sociale stabile della provincia che ha raggiunto una stabilità generale con una compresenza armoniosa tra i diversi gruppi etnici". "Lo sviluppo economico mostra un trend positivo. Nel 2017, lo Xinjiang ha registrato un incremento del 7,6% del suo Pil provinciale. Da gennaio a settembre di quest'anno, i turisti nella regione sono stati 132 milioni, un flusso in crescita del 40% rispetto all'anno scorso".

 

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