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Netanyahu non sfonda, Israele ancora senza maggioranza

Il premier: 'O un mio governo o un quinto voto'. Il Likud primo partito

Dopo lo spoglio del 64% dei voti delle elezioni legislative in Israele, resta confermato lo stallo fra il Blocco delle destre che sostiene Benyamin Netanyahu e i suoi oppositori. Il partito nazionalista Yemina di Naftali Bennett, che mantiene una posizione intermedia fra i blocchi, resta per ora l'ago della bilancia. I fautori del premier, aggiorna Haaretz, dispongono di 56 seggi sui 120 della Knesset e Bennett ne ha sette. Senza il suo sostegno il Likud - che si conferma il primo partito (31 seggi) - non potrebbe formare un nuovo governo.

"L'unica alternativa ad un governo della destra guidato da me, è un quinto voto", ha detto il premier, fotografando la situazione uscita dalle urne. Netanyahu - parlando in nottata ai suoi sostenitori - ha sottolineato che "una chiara maggioranza" degli eletti alla Knesset condivide la "sua politica" e che per questo intende spendere le prossime "parlando con tutti i deputati" che possono aiutarlo a costruire un governo stabile.

Questa al momento la ripartizione dei seggi. Blocco delle destre: Likud 31, Shas 10, Religiosi Torah 9, Sionismo religioso 6. Totale: 56. Blocco anti-Netanyahu: Yesh Atid (Lapid) 17, Blu Bianco 8, Israel Beitenu 7, Lista araba unita 6, Laburisti 7, Nuova speranza (Gideon Saar) 6, Meretz 6. Totale: 57. Non schierato: Yemina (Naftali Bennett) 7. Durante lo spoglio notturno dei voti era apparso che il partito arabo indipendente Raam (che pure non si schiera con i due blocchi principali) fosse riuscito a raccogliere 4 seggi. Ma al momento è tornato sotto la soglia di ingresso del 3,25 per cento dei voti validi. A quanto pare resta comunque vicino all'ingresso alla Knesset.

Il voto è stato contraddistinto dalla più bassa affluenza dal 2009: alle 20 di ieri sera quasi il 5% in meno dello scorso anno.

E sembra riguardare soprattutto il settore degli arabo-israeliani: pare abbia registrato un circa 10% in meno. Per questo tutti i partiti - soprattutto quelli minori, sia a destra sia a sinistra, preoccupati di non oltrepassare la soglia di sbarramento del 3,25% - hanno esortato incessantemente la gente andare a votare. Ma anche nei seggi destinati ai malati di covid e alle persone in quarantena - nonostante il grande dispendio di energie e di mezzi messi in campo dallo Stato in quelle che sono state le elezioni più costose della storia di Israele - non è andata bene, come hanno riferito i media. Ieri pomeriggio, i dati segnalavano che solo 1.200 malati su 6.700 avevano votato. Insomma, la democrazia 'socialmente distanziata' - come è stata definita Israele in questa fase - non sembra almeno in questo caso aver funzionato.

L'esercito israeliano ha effettuato stanotte bombardamenti contro postazioni di Hamas nella Striscia di Gaza, dopo il razzo lanciato ieri dall'exclave palestinese sul sud di Israele. Lo rendono noto le Forze di difesa israeliane (Idf). "In risposta a questo lancio, jet da combattimento ed elicotteri militari hanno preso di mira una fabbrica di missili e una postazione militare di Hamas", afferma l'Idf in un breve comunicato. Il razzo lanciato da Gaza si è abbattuto ieri in una zona disabitata nei pressi di Beersheva. L'attacco è avvenuto poco dopo che il premier Benyamin Netanyahu aveva finito un appuntamento elettorale in città.

 

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