Il giorno dell'attacco alle armi chimiche di Assad

Trump: 'Missione compiuta ma pronti a colpire ancora'. Ira di Putin

Redazione ANSA ISTANBUL

Sono le nove di sera a Washington, poco prima dell'alba del 14 aprile a Damasco, quando la tempesta di missili promessa da Donald Trump si abbatte sulla Siria. Il presidente americano sta ancora parlando alla nazione in diretta tv dalla Casa Bianca quando alcuni dei bersagli prescelti dal Pentagono, in accordo con Londra e Parigi, sono già stati colpiti. A poca distanza l'uno dall'altro, arrivano anche gli annunci di Emmanuel Macron e Theresa May, gli unici alleati degli Usa che non si sono sfilati dall'azione militare per punire il regime di Assad per l'uso delle armi chimiche. L'offensiva dura circa un'ora. E per il momento si tratta di un 'one-time shot', come l'ha definita a caldo il numero uno del Pentagono James Mattis, un'azione unica. A cui però potranno seguirne altre se Damasco farà nuovamente ricorso ai gas: "Abbiamo dato alla diplomazia chance su chance.

Ora il tempo delle parole è finito, e se la Siria userà ancora i gas gli Stati Uniti hanno il colpo in canna e sono pronti a sparare", ha minacciato senza mezzi termini l'ambasciatrice Usa all'Onu Nikki Haley durante la riunione del Consiglio di sicurezza convocata d'emergenza al Palazzo di Vetro di New York. Intanto, nonostante ci vorrà del tempo per una valutazione completa sui risultati dei raid, Trump esulta: "Missione compiuta", ha scritto di primo mattino su Twitter. Mentre a Mosca, dove si minacciano "conseguenze", monta l'ira di Vladimir Putin, che parla di "aggressione" e definisce l'azione di Usa, Francia e Regno Unito come "una violazione del diritto internazionale".

Anche se la Russia si è vista bocciare una risoluzione di condanna dell'attacco dal Consiglio di sicurezza dell'Onu. Per ora dunque si è trattato di una sola ondata di raid aerei e di missili partiti dalle navi posizionate nelle acque del Mar Rosso, una pioggia di circa 100 colpi. E un'azione "limitata e proporzionata", mirata a colpire il cuore del programma di armi chimiche del governo siriano. Tre gli obiettivi militari centrati: un centro di ricerca scientifica a Damasco, un sito di stoccaggio per armi chimiche a ovest di Homs e un importante posto di comando situato nei pressi del secondo obiettivo. Ma la lista dei target possibili è molto più lunga. "L'attacco di stanotte ha azzoppato il programma di armi chimiche di Damasco, lo ha riportato indietro di anni e ha quindi indebolito la possibilità di futuri attacchi chimici da parte del regime di Assad", hanno spiegato i vertici del Pentagono, che a dispetto della versione di Mosca assicurano: "Ogni bersaglio scelto è stato colpito con successo".

Dietro la guerra di parole tra Washington e Londra da una parte e Mosca dall'altra, appare però sempre più evidente come l'operazione della coalizione guidata dagli Usa sia stata in qualche modo 'condivisa' con le autorità russe, di fatto informate sui target individuati per limitare i danni ed evitare incidenti. "Il canale con Mosca per prevenire conflitti in Siria è aperto già da diversi mesi", hanno affermato i vertici del Pentagono rispondendo a chi chiedeva se i russi fossero stati avvisati prima dell'attacco. E al momento dal Pentagono e dagli 007 Usa si assicura come non ci sia alcun segnale o indizio della preparazione di una rappresaglia, né da parte della Russia né da parte di Damasco, né tantomeno da parte di Teheran, che pure ha minacciato "conseguenze regionali". Intanto in Siria sono arrivati gli ispettori dell'Opac, l'organizzazione che vigila sul rispetto dei trattati sulle armi chimiche. Il loro lavoro per raccogliere prove dell'uso di gas da parte di Assad comincia in queste ore. Trump, Macron e May non hanno voluto aspettare, convinti che cloro e sarin a Duma lo scorso 7 aprile siano stati davvero usati dalle forze di Damasco.

 

 

 

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Parigi, 'distrutta buona parte arsenale' - Una "buona parte dell'arsenale chimico" del regime di Damasco è stata distrutta dai raid aerei di questa notte sulla Siria. Lo ha detto il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, intervistato da BFM-TV. "L'obiettivo di questa operazione - ha dichiarato il ministro - era di distruggere gli strumenti chimici clandestini del regime di Bashar al Assad e, per quanto riguarda questo, l'obiettivo è stato raggiunto".

Corbyn si smarca, le bombe non portano la pace  - "Le bombe non salvano le vite e non portano la pace". Così oggi il leader laburista britannico Jeremy Corbyn sui raid in Siria. Raid "legalmente discutibili" che rischiano di aggravare "un conflitto già devastante". "La Gran Bretagna - accusa Corbyn - avrebbe dovuto assumere un ruolo di leadership" per "spingere Russa e Usa a concordare un'investigazione indipendente guidata dall'Onu" sul presunto attacco chimico di Duma, non "seguire le istruzioni" di Trump. Corbyn critica poi Theresa May per non aver chiesto l'ok in Parlamento.

"Gli obiettivi fissati sono stati raggiunti": lo ha detto il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, intervistato da BFM-TV sugli attacchi in Siria, e avverte: "Se la linea rossa (di attacchi chimici) sarà di nuovo oltrepassata, ci saranno altri raid, ma penso che la lezione sia stata compresa".

E' giallo sul coordinamento dei raid, Mosca avvisata? 



 

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