• Migranti: Austria fissa quota, 80 domande asilo a giorno

Migranti: Austria fissa quota, 80 domande asilo a giorno

Non verranno fatte transitare non più di 3.200 persone al giorno che vogliono trovare tutela internazionale in uno Stato confinante

L'Austria ha fissato l'annunciata quota giornaliera per i profughi e non accetterà più di 80 domande d'asilo al giorno. Lo ha comunicato il ministro dell'Interno austriaco Johanna Mikl-Leitner, come riporta l'agenzia austriaca Apa. Inoltre verranno fatte transitare non più di 3.200 persone al giorno "che vogliono trovare tutela internazionale in uno Stato confinante", ha aggiunto il ministro.

Questo doppio tetto avrà validità "fino a nuovo ordine" e suddiviso a ore nel corso della giornata. Nel caso uno dei due limiti venisse superato, prosegue l'Apa, gli ingressi verranno temporaneamente sospesi. Per Mikl-Leitner "è importante che ciascun Paese sulla rotta balcanica agisca in maniera restrittiva alle frontiere"

Italia insiste, rivedere Dublino. Ma strada Ue in salita  - Il principio di Dublino "è sbagliato, non funziona. E bisogna avere la consapevolezza che una strategia non può essere solo donare un obolo a un singolo Stato". Il messaggio del premier Matteo Renzi alla vigilia del vertice Ue è chiaro: l'Italia va avanti nella sua battaglia sulla revisione del regolamento. Renzi tornerà a sollevare la questione al tavolo del summit, nonostante numerose capitali, con Londra (impegnata nel negoziato sulla Brexit) e Parigi in testa, non ne vogliano sentir parlare. Molti leader ritengono che non sia il momento di imbarcarsi nella discussione, anche per evitare di complicare una situazione già ingarbugliata. In particolare fonti Ue ricordano che la Commissione Ue presenterà le sue proposte sulla riforma di Dublino il mese prossimo, in vista del summit del 17 e 18 marzo. Ma l'Italia vuole ribadire che assieme all'europeizzazione delle frontiere, occorre una distribuzione più equa dell'onere dei richiedenti asilo. Perché, avverte il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, "non c'è nulla che faccia più male all'Europa di far finta di applicare regole inapplicabili. Lavoreremo per modificare regole superate". A restare indigesto è in particolare il meccanismo permanente obbligatorio di ricollocamento dei rifugiati, su cui spingono Italia e Germania. "Ci sono molte riserve ma non è agonizzante", spiega una fonte diplomatica. Mentre un'altra mette in guardia: "La Francia e tanti altri Paesi" pensano che "non ci sarebbe niente di peggio che aprire nuovi cantieri" quando ancora si è "in alto mare" per mettere in atto le decisioni già prese. La cancelliera Angela Merkel preme anche sul piano d'azione Ue-Turchia, per ridurre il numero degli arrivi in Grecia. Ma dopo il nuovo attentato ad Ankara, il premier turco Ahmet Davutoglu ha annullato la sua visita a Bruxelles e l'annunciata riunione della Coalizione dei volenterosi per un'intesa sui reinsediamenti dalla Turchia, è in forse. Da Berlino arriva anche la richiesta di accelerare la procedura per attivare l'articolo 26 del codice Schengen, quello che permette controlli alle frontiere interne fino a due anni. La Grecia ha accelerato sugli hotspot e Bruxelles registra "progressi" che fanno ben sperare anche sul fronte dei flussi, ma i tre mesi a disposizione di Atene potrebbero essere pochi per rimediare ai buchi alle frontiere esterne dell'Ue. D'altra parte la cancelliera Merkel (la cui politica delle porte aperte è stata così lodata da Jean-Claude Juncker: "la storia le darà ragione") ammonisce: una barriera al confine fra Macedonia e Grecia rischierebbe di creare ad Atene problemi insormontabili. "L'isolamento non può essere la risposta Ue". La questione della barriera di filo spinato in Macedonia che i quattro Paesi di Visegrad (Polonia, Ungheria, Rep. Ceca e Slovacchia) oltre a Slovenia e Croazia, vorrebbero veder sorgere tra Macedonia e Grecia, è al centro dell'incontro di pre-vertice dei presidenti di Commissione e Consiglio Ue Jean Claude Juncker e Donald Tusk con i leader croato Tihomir Oreskovic, lo sloveno Miro Cerar, il serbo Tomislav Nikolic, ed il macedone Gjorge Ivanov. Da Bruxelles c'è un ok al rafforzamento dei controlli alla frontiera ma il no al muro è più che netto. "Le decisioni che vengono prese a sud della rotta balcanica - osserva però una fonte Ue - sono una reazione di quello che accade più a nord". E più a nord accade che Vienna fissi una quota giornaliera per l'accoglienza dei profughi: non ne accetterà più di 80. Quotidianamente poi, ne faranno transitare un massimo di 3.200 verso Paesi confinanti. Tutte misure unilaterali che rafforzano la possibilità di un effetto domino in Europa, con potenziali stravolgimenti nel percorso dei migranti verso l'Ue, e con l'Italia che potrebbe finire di nuovo al centro dello tsunami, con arrivi sulla rotta adriatica attraverso l'Albania, oltre che dal Mediterraneo centrale, già in primavera. Intanto l'Ungheria, per ora unico Paese Ue a farlo, chiede di respingere i barconi dei migranti, così come avviene in Australia.

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