Libia: rinvio 48 ore annuncio governo

Termine previsto è scaduto alla mezzanotte di sabato

La Germania non esclude un intervento militare in Libia per stabilizzare il Paese. Lo dice la ministra della Difesa Ursula von der Leyen alla Bild. "La Germania non potrà tirarsi indietro dal dare il suo contributo", sostiene. Bisogna evitare che il terrorismo islamico istituisca un asse del terrore in Nord Africa, spiega ancora. L'Isis cerca infatti delle connessioni con Boko Haram nel centro del continente. "E se questo riuscisse potrebbe destabilizzare altre parti dell'Africa.

Intanto più o meno a sorpresa, è stato rinviato di due giorni l'annuncio dei nomi dei ministri del governo libico di unità nazionale previsto dagli accordi raggiunti il mese scorso per ricomporre la frattura fra Tripoli e Tobruk che spacca la Libia post-Gheddafi e per dare al mondo un esecutivo con cui concordare un contrasto all'Isis in espansione sul golfo della Sirte. Lo stallo, secondo dichiarazioni e indiscrezioni, è dovuto fra l'altro al futuro del generale Khalifa Haftar, il capo delle milizie che sostengono uno dei due esecutivi rivali, quello riparato a Tobruk. La "necessità di aggiornare, per le prossime 48 ore, l'annuncio del governo" è stata dichiarata dal Consiglio presidenziale del premier designato Fayez al-Sarraj. L'inviato dell'Onu per la Libia, Martin Kobler, ha espresso "rammarico" e ha esortato Sarraj "ad attenersi alla nuova scadenza" di martedì. Avvertendo che "la Libia non può più attendere" e che si rischia una saldatura fra Isis e altri gruppi terroristici come i Boko Haram nigeriani, il diplomatico tedesco si è subito portato dove evidentemente c'è il maggior problema: il campo di Tobruk, la cui Camera dei rappresentanti (HoR) è il parlamento libico riconosciuto dalla comunità internazionale e che dovrà approvare l'imminente scelta dei ministri in dieci giorni. Kobler, secondo indiscrezioni, ha ricordato la scadenza ad Aqila Saleh, il presidente dell'Hor. L'inviato Onu ha potuto salutare "una rinnovata accettazione" dell'accordo politico del mese scorso da parte dell'esponente cirenaico che pure era notoriamente contrario all'intesa tanto da brillare fra gli assenti alle firme apposte il 17 dicembre a Skhirat, in Marocco, al termine di quasi un anno e mezzo di negoziati. In ballo al Residence Hotel di Tunisi, dove sono in corso i negoziati per la formazione dell'esecutivo, c'è un ginepraio di nomine con relativi interessi e appetiti: i nove membri del consiglio presidenziale guidato da Sarraj devono definire una lista di 22 ministri, 44 vice e 17 rappresentanti istituzionali, dal capo della Banca Centrale fino a quello dell'Agenzia per il petrolio (Noc). Secondo indiscrezioni del sito Alwasat, ci sarebbe uno scontro sulla nomina del ministro degli Esteri fra Sarraj e un suo vice, Ahmed Maetig (l'agenzia egiziana Mena dà in pole-position Ashraf El-Mesmary). Ma secondo un falco di Tobruk c'è una fronda, interna allo stesso consiglio presidenziale, che chiede di lasciare il generale Haftar alla guida dell' "Esercito nazionale libico" (Lna) anche se è formato da milizie come la coalizione Fajr Libya al potere a Tripoli: senza garanzie sul generale e gli altri vertici della Lna, potrebbero esserci defezioni dal consesso guidato da Sarraj. Di fronte a una Libia in cui il gruppo energetico italiano è fortemente presente, l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, intervistato a "In mezz'ora" su RaiTre ha giudicato "essenziale che l'unione nazionale libica avvenga il prima possibile". Analisti citati dal sito di Al Jazeera si sono detti scettici che Sarraj, pur formando un governo, sia in grado di rendere coeso il paese a livello militare, vista la pletora di milizie sul terreno. 

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