Taiwan ha la prima presidente donna, 'Cina ci rispetti'

Tsai Ing-wen, no a provocazioni da entrambi i Paesi

Taiwan ha la prima presidente donna della sua storia. Tsai Ing-wen, la candidata anti-Pechino del Partito Democratico Progressista (Dpp), ha trionfato alle elezioni sconfiggendo Eric Chu, il rappresentante del Partito Nazionalista (Kuomintang) al potere da otto anni. 

Ex docente di diritto laureatasi a Londra, Tsai, 59 anni, ha incassato il 56% dei consensi, ed è così la prima donna asiatica
ad essere eletta capo di Stato senza 'l'eredità' di un cognome già reso famoso da un padre o un marito entrati per primi in politica. La sua piattaforma elettorale ha riguardato in gran parte la necessità di raffreddare le relazioni fra Pechino e Taipei e modificare le condizioni economiche e di amministrazione dell'isola, dopo otto anni di governo nazionalista sotto il presidente Ma Ying-jeou. Questi ha effettivamente portato ad un notevole riavvicinamento con la Cina con l'inizio di collegamenti postali, navali ed aerei diretti, l'apertura al turismo cinese e il moltiplicarsi di scambi economici che hanno però aumentato la dipendenza dell'isola nei confronti del gigante continentale.

Molti elettori taiwanesi hanno avvertito infatti come questo rapido riavvicinarsi all'altra sponda dello stretto abbia reso più vulnerabile Taiwan, sia dal punto di vista militare che da quello della sicurezza nazionale. Taiwan, dove le elezioni presidenziali a suffragio universale sono una realtà ormai da vent'anni, ha dunque celebrato una nuova successione al potere in modo democratico e pacifico, instaurando un'alternanza fra i due maggiori partiti senza violenze o colpi di mano.

L'euforia sull'isola viene però guardata con malcelata rabbia al di là dello stretto di Formosa: per Pechino, infatti, Taiwan rappresenta nient'altro che una "regione ribelle" e fa di tutto per impedire che quest'isola di 28 milioni di persone sia riconosciuta come uno Stato indipendente dal resto del mondo, limitandone la presenza anche ad avvenimenti sportivi.

Pechino e Taipei sono divise dal 1949, quando, dopo essere uscito sconfitto dalla guerra civile contro le truppe comuniste di Mao Zedong, Chiang Kai-shek riparò a Taiwan, con l'intenzione iniziale di riconquistare da lì il continente cinese. Da allora però Taiwan si è evoluta in una democrazia pluralista e moderna, mentre la Cina, malgrado i suoi importanti progressi economici, mantiene il potere del partito unico, rifiutando ogni forma di
dissenso e libertà di espressione.

Nel discorso tenuto alla stampa subito dopo la conferma della sua elezione, Tsai ha espresso l'orgoglio di essere "taiwanesi e democratici", e ha ribadito la sua volontà di "proteggere la sovranità nazionale". "Pechino - ha avvertito - deve rispettare la nostra democrazia". Il giorno delle elezioni è stato contrassegnato da uno scandalo riguardante la cantante Chou Tzu-yu, una taiwanese di sedici anni, costretta a scusarsi in un video per aver sventolato la bandiera di Taiwan invisa alla Cina. Chou, che canta in un gruppo pop coreano, conta molti fan anche in Cina, dove il governo ha sempre penalizzato attori e cantanti di Hong
Kong o Taiwan troppo inclini a posizioni "indipendentiste" da Pechino. Ma l'immagine di una ragazzina spaventata e umiliata costretta a scusarsi per un gesto innocente ha provocato sdegno nell'isola, contribuendo sicuramente al trionfo di Tsai.

La vittoria delle forze politiche che si oppongono a Pechino si è del resto confermata anche al parlamento, dove Tsai e il Dpp potranno contare su una comoda maggioranza. Questo grazie in particolare al voto giovanile che, come a Hong Kong, si è rivelato essere molto politicizzato e inquieto davanti ai tentativi di Pechino di imporre a tutti un'unica definizione dell'essere cinesi - rendendola sinonimo di sostenitori del Partito Comunista. Fra i neo-eletti al parlamento, dunque, si trovano anche indipendentisti del Nuovo Partito del Popolo, una forza giovane e disposta a sfidare Pechino per perseguire il sogno della completa indipendenza di Taiwan.

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