Al funerale della candidata curda: 'Governo mente'

Pochi giorni fa il suo selfie con Demirtas, leader anti-Erdogan

Nella piccola moschea Bayraktar, tra le stradine strette e sfasciate del quartiere Egitim, sulla sponda asiatica di Istanbul, i partecipanti alla cerimonia funebre aspettano stipati in uno stanzone non abituato a queste folle. Amici e parenti di Kubra Meltem Mollaoglu, la candidata del partito filo-curdo Hdp uccisa sabato dalle bombe di Ankara, attendono a testa bassa l'arrivo di Selahattin Demirtas. Neppure una settimana fa, l'uomo che a giugno ha interrotto il cammino di Erdogan verso un presidenzialismo forte e ora potrebbe sbarrargli definitivamente la strada appariva sorridente in un selfie accanto alla sua candidata uccisa. Erano insieme a un comizio, a pochi km da dove adesso è dovuto tornare per commemorarla.

Di lei dicono fosse entusiasta di condurre questa campagna elettorale, sognando un successo dell'Hdp in grado di cambiare corso alla Turchia di Recep Tayyip Erdogan. Portando un dolore composto, a turno arrivano tutti a stringere la mano a 'Selocan', come lo chiamano affettuosamente i suoi. Sabato notte, mentre il bilancio delle vittime si faceva sempre più spaventoso, ha dato voce alla loro rabbia accusando il governo di Ahmet Davutoglu di avere "le mani sporche di sangue" per non aver protetto i manifestanti.

Dentro lo stanzone, una tenda protegge gli abbracci più dolorosi da curiosi e giornalisti. Perché la commemorazione funebre diventa anche momento pubblico in cui tornare sulla strage. "Il premier ha mentito - dice nel video -  Degli attentati di Suruc e Diyarbakir, come degli attacchi alla nostra sede di Adana, non sono mai stati trovati i veri colpevoli", accusa Demirtas. "Da ora in poi non faremo più grandi manifestazioni, sarebbe impossibile e sbagliato. Come potremmo, in questo clima? La vita di una persona è più importante dei nostri successi elettorali", annuncia una volta fuori dalla moschea.

"Noi possiamo garantire la nostra sicurezza da soli, non siamo preoccupati di questo. Ma vogliamo proteggere la nostra gente", dice mentre guardie del corpo in borghese non tolgono neanche per un momento la mano dalla tasca interna della giacca. Poi, mentre sta per salire sull'auto che lo porterà al terzo funerale della sua giornata, un uomo gli grida: "Cammina un po' tra di noi". Lui sorride ed entra in macchina, si capisce che è meglio di no. Mentre si allontana, un applauso lo accompagna verso il ricordo di un'altra delle vittime.

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