Messico: evasione da film per El Chapo, il narcoboss Guzman, da una prigione di massima sicurezza

Evaso da un carcere di massima sicurezza attraverso un tunnel sotto la cella. Era detenuto dal febbraio del 2014

E' libero l'uomo più ricercato del mondo. Così come aveva già fatto nel 2001, il potente narco-boss Joaquin 'Chapo' Guzman è riuscito a evadere usando condotti e scale di un carcere di massima sicurezza messicano, e infine un tunnel scavato da complici che lo ha portato lontano dal penitenziario. Una fuga degna di un film, in pieno 'stile Alcatraz'. L'evasione è avvenuta ieri notte, tra l'incredulità di milioni di messicani e mettendo in ridicolo la sicurezza del paese. Il 'Chapo' (tarchiato), 58 anni, è stato considerato dalla rivista Forbes tra gli uomini più ricchi del mondo, ed è noto per la sua spietata violenza.

Per anni è stato alla guida del temibile cartello narco di Sinaloa. Nel febbraio del 2014, l'arresto del 'Chapo' nella città costiera di Mazatlan era stato accolto come un grande successo della polizia non solo nel paese, ma anche negli Stati Uniti. Quel giorno Guzman era caduto in trappola, ponendo così fine ad una caccia all'uomo lunga tredici anni, da quando nel 2001 il 'boss' era riuscito a scappare da un carcere di massima sicurezza di Jalisco nascosto in un carrello di panni sporchi della lavanderia. Una fuga che ha dell'incredibile, proprio come quella avvenuta nella notte di sabato. A raccontare l'evasione dal carcere di Altiplano - vicino alla città di Toluca e fino ad oggi considerato a prova di fughe - è stato Monte Alejandro Rubido, responsabile della sicurezza messicana.

Il 'Chapo' è scappato pochi minuti prima delle 21 di ieri, dal settore "delle docce, al termine di una giornata normale. Alle otto di sera aveva preso la sua dose giornaliera di medicine. Scoperta l'assenza dalla cella grazie alla videosorveglianza, è scattato l'allarme. Dopo aver passato al setaccio il carcere, è stato trovato un buco di 50 per 50 centimetri che portava ad un tunnel un metro e mezzo sotto al pavimento". L'edificio dove si trova il tunnel comunica con un "condotto verticale di dieci metri di profondità raggiungibile con una scala, che porta a sua volta - ha aggiunto - ad un altro passaggio di 1,70 m. di altezza e 70 cm. di larghezza". Questo è stato probabilmente il passaggio chiave della fuga: "da lì si raggiunge un tunnel lungo 1.500 metri costruito in Pvc, forse con ventilazione, luce e con una motocicletta riadattata a trazione su dei binari usata probabilmente per portare via i detriti e trasportare i mezzi impiegati nella fuga".

Sul tunnel sono stati d'altra parte trovati "bombole d'ossigeno e altri oggetti", ha aggiunto il responsabile della sicurezza. "Il condotto sfocia in un immobile abbandonato nella zona della 'Colonia Santa Juanita'": e anche qui sono chiare le tracce "di uomini che hanno lavorato sul posto", ha concluso il testo letto da Rubido, che non ha risposto alle domande dei cronisti. Fin da ieri notte è scattata nella zona del carcere un'ampia operazione di rastrellamento e l'aeroporto di Toluca è stato chiuso.

Dopo la prima fuga, quella del 2001, il 'Chapo' riuscì a raggiungere il Guatemala, ricordano i media, mentre tutto il paese si chiede come sia stata possibile la fuga, la cui preparazione ha evidentemente richiesto molti mesi di lavori, sul terreno e sul piano della logistica.

Una prima risposta prova a darla un esperto, lo scrittore Don Winslow, autore del celebre Il potere del cane, dedicato al narcotraffico e in parte ispirato alla figura del Chapo. Winslow ha pubblicato su Kesq.com un post intitolato Non c'è luce alla fine del tunnel di Chapo.  Definito da Winslow un brillante e spietato businessman e non la caricatura del boss messicano, per lo scittore El Chapo è un 'sopravvissuto', che ha vinto una guerra durissima contro i suoi rivali a Tijuana e che è già fuggito una volta da una dll più terribili prigioni messicane. Winslow, che ricorda di aver monitorato la carriera  di Guzman negli ultimi quindici anni, dice di non aver dubbi 'che ci fosse un tunnel' ma che sia parecchio improbabile che Chapo sia fuggito di lì: "per di più senza aiuto". E cosa stava facendo, si chiede Winslow,  un detenuto in un carcere di massima sicurezza con la sua doccia? "Possiamo davvero credere - sichiede Winslow - che un tunnel di 1,5 km con illuminazione, ventilazione e quelle tracce sia stato scavato sotto un carcere di massima sicurezza senza che nessuno abbia visto o sentito nulla?". Winslow ricorda che la precedente evasione costò a Guzman 2,5 milioni di dollari: "Da allora immagino che i prezzi siano saliti. Ma i soldi sono l'ultimo problema  del Chapo".

  Insomma, conclude Winslow, Chapo non è né Il conte di Montecristo né il protagonista di Le ali della libertà. "E ha una sola paura: l'estradizione  negli Stati Uniti".  

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