• Whirlpool, Di Maio: "Nessuna chiusura". Presidio sotto al Ministero

Whirlpool, Di Maio: "Nessuna chiusura". Presidio sotto al Ministero

La protesta di circa 300 lavoratori della multinazionale: "Napoli non molla"

"Nessuna chiusura, nessun disimpegno e la piena occupazione dei lavoratori coinvolti in questa vicenda: questi sono i capisaldi che abbiamo ottenuto e sui quali possiamo ricostruire. Oggi abbiamo avuto delle conferme importanti che fanno segnare uno step decisivo per la situazione del sito di Napoli". Così in una nota il vicepremier Luigi Di Maio, dopo l'incontro al Mise del tavolo Whirlpool con l'azienda, le Regioni coinvolte, i rappresentanti sindacali e le figure apicali della multinazionale.

"Il risultato dell'incontro è positivo. Abbiamo ribadito la strategicità dell'Italia e che investiremo 250 milioni. Abbiamo confermato come richiesto dal ministro Di Maio lo scorso incontro che non chiudiamo il sito di Napoli e che garantiremo l'occupazione". Lo afferma l'amministratore delegato di Whirlpool per l'Italia, Luigi La Morgia. "Adesso grazie anche all'aiuto del ministro - aggiunge - ci muoveremo su un tavolo di discussione di merito per andare a analizzare tutte le possibili soluzioni con il supporto delle parti sociali e le istituzioni".

Intanto sotto al Ministero dello Sviluppo economico si è svolto un presidio di circa 300 lavoratori della multinazionale di elettrodomestici e dell'indotto che scandiscono slogan come "Dignità dignità" e magliette con scritto "Whirlpool Napoli non molla". 

"La gente come noi non molla mai", cantano suonando trombette e vuvuzelas in attesa del tavolo sul futuro dello stabilimento con il vicepremier e ministro Luigi Di Maio. L'incontro, previsto inizialmente per il 21 giugno, è stato rimandato per permettere al vicepremier di incontrare l'azienda, che ha nello stabilimento campano 420 dipendenti.

I sindacati aziendali intanto hanno denunciato la spedizione di lavatrici in magazzini in Polonia ed altri depositi, diversi da quelli ordinari, una mossa che confermerebbe, secondo le Rsi, "la volonta' di disimpegnare definitivamente il sito di Napoli e successivamente di spostarsi dall'Italia" nonostante l'accordo sottoscritto con il governo a ottobre.
   

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