Usa tirano dritto al G20, scompare lotta a protezionismo

L'offensiva di Trump su commercio, surplus e valute

Gli Usa giocano duro al G20 di Baden Baden. Nella prima uscita al G20, dopo un lungo negoziato, sotto la pressione della nuova amministrazione Usa scompare l'impegno, prassi comune da oltre un decennio, a evitare il protezionismo. Via anche il riferimento al Wto, l'Organizzazione mondiale del Commercio, come foro per risolvere i problemi commerciali. E non c'è alcun cenno al cambiamento climatico né all'Accordo di Parigi.

E' la rottura di un tabù, il segnale che Trump intende tirare dritto nella sua offensiva commerciale a "difesa dei lavoratori americani" e che ha nel mirino, in particolare, il surplus di Cina e Germania. 

Delusi i partner europei, a partire da Francia e Germania, mentre tace il Fondo monetario internazionale, che proprio sul protezionismo aveva invitato pochi giorni fa il G20 a non "farsi male da solo". 

Dopo due giorni di negoziati fra gli Usa da una parte, la Cina e l'Europa dall'altra, Washington non è riuscita a far inserire nel comunicato il riferimento a un commercio 'fair', espressione che avrebbe rimandato direttamente alle parole di trump pronunciate ieri accanto ad Angela Merkel, quando il presidente Usa ha deto che gli Stati Uniti sono stati trattati "molto, molto male" negli accordi commerciali.

Ma sparisce l'impegno sul protezionismo e l'unica formula utilizzata sul tema dell'export è uno striminzito uno striminzito "lavoriamo per rafforzare il ruolo del commercio nelle nostre economie".

Come ha spiegato il ministro dell'Economia per Carlo padoan, sul commercio internazionale c'è stata "una discussione fino all'ultimo su quale linguaggio adottare. La parola commercio è menzionata, e non è banale alla luce degli scambi sviluppati al vertice": un riferimento alla possibilità che su un tema così incandescente il G20 alla fine avrebbe semplicemente potuto glissare, rinviando tutto ai capi di Stato e governo che si riuniscono a luglio ad Amburgo.

Il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan ha avuto a margine dei lavori del G20 anche un bilaterale con il segretario di Stato Usa al Tesoro, Steven Mnuchin, per parlare delle priorità dell'agenda del G7 dei ministri finanziari a presidenza italiana. Secondo quanto riferiscono fonti, nell'incontro c'è stata "consonanza e disponibilità a lavorare insieme".

"Abbiamo discusso molto di commercio, non sorprende - ha detto il ministro dell'economia Wolfgang Schaeuble al termine del G20 -, e abbiamo trovato una formula che riflette la volontà di continuare ad astenerci dalla svalutazione competitiva, dalla concorrenza non equa e siamo tutti convinti che il commercio globale rafforza le nostre economie globali. A volte in questi meeting non puoi raggiungere tutti i risultati che vorresti".

La ripresa globale continua a fare progressi, ma vi sono rischi al ribasso: dicono i ministri delle Finanze e i governatori delle banche centrali del G20 nel comunicato finale del vertice a Baden Baden, impegnandosi a usare tutti gli strumenti per stimolare la crescita e a rafforzare il contributo del commercio internazionale. 

I ministri delle Finanze e i governatori delle banche centrali del G20 - si legge nel comunicato finale - s'impegnano a rafforzare l'architettura finanziaria internazionale.

Se Pierre Moscovici, commissario per gli Affari economici della Ue, dice che l'Europa insisterà sul libero commercio, Steven Mnuchin , alla sua prima uscita al G20, ribadisce il mantra di Trump: vogliamo un commercio "libero" ma anche "equo".  E delinea quello che sarà un probabile braccio di ferro nei prossimi anni: "quello che c'era nei comunicati  passati non è necessariamente rilevante dal mio punto di vista".

Il segretario del Tesoro Usa ha poi spiegato che i trattati multilaterali "rivestono molta importanza", ma così vale anche per quelli unilaterali, che l'amministrazione intende riesaminare: fra questi il Nafta. 

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