Bce, nel primo giorno QE comprati 3,2 mld titoli

Lo ha annunciato a Francoforte Benoit Coeuré, membro del direttorio della Bce

Nella sola giornata di ieri, esordio del quantitative easing, la Bce e le altre banche centrali dell'Eurozona "hanno comprato 3,2 miliardi di titoli del settore pubblico". Lo ha detto a Francoforte Benoit Coeuré, membro del direttorio della Bce. Anche se alcuni osservatori suggeriscono il contrario, "al momento non vi sono segni" che la Bce possa avere dei problemi nel comprare le quantità desiderate di titoli nell'ambito del quantitative easing. Lo ha detto a Francoforte Benoit Coeuré, membro del direttorio della Bce, spiegando che uno degli effetti che la banca centrale si aspetta dagli acquisti massicci di bond è che le banche "spostino il proprio portafoglio d'investimenti dai bond verso attività più rischiose, come prestiti alle imprese e famiglie".

"La Bce e le banche centrali nazionali dell'Eurosistema hanno iniziato gli acquisti nell'ambito del Public Sector Purchase Programme". E' quanto si legge in un tweet della Bce che ha così ufficializzato l'avvio del quantitative easing, il piano di acquisti di titoli di Stato. Francoforte ha acquistato titoli di Stato di Germania, Italia, Francia e Belgio.

E Bankitalia annuncia che acquisterà titoli Italiani per 130 mld - La Banca d'Italia acquisterà titoli di stato italiani, nell'ambito del piano Qe della Bce, per 130 miliardi di euro. E' quanto informa l'istituto centrale secondo cui includendo le operazioni effettuate dalla Bce gli acquisti complessivi di titoli pubblici del nostro paese saliranno a circa 150 miliardi.

Bilancio Bankitalia salirà del 30% in 2016 con Qe - Gli acquisti di titoli di Stato italiani, di strumenti Abs e di obbligazioni bancarie garantite lanciati dalla Bce determineranno entro il 30 settembre 2016 una crescita del bilancio della Banca d'Italia dell'ordine del 30% rispetto al dicembre 2014. Secondo gli ultimi dati di febbraio 2015 il totale le attività dell'istituto centrale, comprese le riserve auree, erano pari a 540 miliardi di euro. COn gli acquisti di titoli di Stato da parte della Banca d'Italia, nell'ambito del QE, "non muterà in misura significativa la natura dei rischi cui essa è esposta". Lo scrive Bankitalia, notando che i rischi di mercato potrebbero materializzarsi solo se i titoli venissero venduti prima della scadenza a prezzi inferiori a quelli messi a bilancio.

Fed e Grecia frenano i mercati - Mercati alla finestra dopo il lancio del Quantitative easing la cui partenza è stata ufficializzata con un tweet a metà mattina dalla Bce. L'operazione con la quale si inietterà una massiccia liquidità nell'Eurozona attraverso l'acquisto soprattutto di titoli di stato, continuerà a ritmo di 60 miliardi di euro al mese almeno fino alla fine di settembre 2016 o comunque fino a quando l'inflazione invertirà la rotta e si riavvicinerà all'obiettivo del 2%. Gli effetti si sono visti subito fin dall'annuncio della partenza nei giorni scorsi sui tassi di cambio con l'euro precipitato fino a quota 1,08 sul dollaro mentre le borse, al giro di boa di metà giornata, si confermano deboli. I timori per la Grecia con il delicatissimo appuntamento dell'Eurogruppo di oggi, insieme a quelli per un possibile rialzo dei tassi a giugno da parte della Federal reserve sembrano prevalere sull'ottimismo per il Qe.
Nel processo di Qe, avviato stamane proprio con l'acquisto di titoli di stato tedeschi vi rientreranno gli Abs e le obbligazioni garantite, e un 12% sarà in titoli di istituzioni europee, ma il grosso è costituito da titoli di debito pubblico, e rigorosamente sul solo mercato secondario per non violare il divieto di finanziamento monetario. Sarà possibile acquistare anche bond sovrani con rendimento negativo, ma non al di sotto del tasso Bce sui depositi che al momento è pari a -0,20%. Da quello che qualcuno ha definito come un gigantesco bancomat per gli stati europei ci si aspettano numerosi effetti positivi sull'economia reale, oltre ad un ritorno dell'inflazione: un miglioramento del credito alle imprese, una maggiore disponibilità nell'erogare i mutui e tassi inferiori, più export grazie ad un euro più debole.

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