Alitalia al rush finale, Poste e Uil ultimi nodi

Hogan presto in Italia. Si cerca soluzione con Caio, prima di cda

La data finale potrebbe essere quella del primo agosto, quando è convocato il Cda di Poste. Certo la riunione del consiglio della società guidata da Francesco Caio, che si terrà venerdì prossimo, potrebbe segnare l'ultimo passaggio prima della firma tra Alitalia ed Etihad. Poi partirà il riassetto, con la creazione delle nuove società, e l'attesa per la valutazione che dell'operazione dovrà fare la Commissione Europea: i soci arabi non potranno avere la quota azionaria di maggioranza e un eventuale diniego europeo potrebbe mettere in forse l'intera operazione, anche dopo la firma.

La preparazione delle nozze Alitalia-Etihad è arrivata al rush finale. La prossima settimana sarà decisiva per mettere a posto tutti i tasselli del complesso puzzle. Lo chiedono i soci arabi. Ma è interesse anche dell'Italia: l'acquisizione del 49% della compagnia dovrà essere blindato, reggere alla prova delle verifiche europee ma anche a quella di possibili conflittualità sindacali. Così, mentre sul fronte tecnico gli avvocati societari sono al lavoro per individuare soluzioni, il governo ha messo in campo una silenziosa diplomazia per convincere tutti gli attori della difficile partita a spianare le ultime asperità.

A Roma, per la trattativa, sono già al lavoro gli emissari di Etihad ma per le ultime fasi potrebbe arrivare presto anche il Ceo della compagnia araba James Hogan. E prima del Cda delle Poste potrebbe tenersi anche un altro Cda di Alitalia. Sul fronte degli azionisti il nodo è rappresentato dalla partecipazione di Poste, che sul piatto potrebbe mettere più dei 50 milioni dovuti per l'aumento di capitale. In cambio chiede che il proprio investimento abbia una ratio industriale. Come? Partecipando alla ''nuova'' Alitalia. I problemi restano due. Il primo: per evitare che Etihad abbia la maggioranza relativa con il 49%, il rimanente 51% dovrà stare in mano ad un solo soggetto. Potrebbe essere - e a questo si starebbe lavorando - una società che unisca Poste (con il 5%) e Cai, salvando così capra e cavoli. Tra una new-co e una old-co ci sarebbe quindi una med-co tricolore. Il secondo riguarda invece una reale sinergia industriale, che non solo darebbe valore a Poste, ma giustificherebbe anche l'operazione ai fini delle valutazioni antitrust europee (che hanno acceso un faro su possibili aiuti di Stato).

Poste potrebbe conferire la sua piccola flotta di 8 aerei per creare una nuova rete cargo in grado di rafforzare Alitalia nella logistica. Ma altre sinergie sono possibili sulla commercializzazione ed anche su aspetti assicurativi (con Poste Vita) e finanziari (ad esempio con la nascita di un'Alitalia Card fidelizzata con PostPay). Ovviamente un'operazione che abbia finalità industriali consentirebbe di superare gli ostacoli europei ma anche altri possibili problemi: come la minaccia dei consumatori dell'Adusbef di denunciare la società per un utilizzo errato dei risparmi postali. C'è poi il confronto sindacale. Gli accordi per il contratto, nonostante il mancato quorum raggiunto con il referendum dei lavoratori, sono validi. Sottoscritti dalla maggioranza dei dipendenti. Ma - è evidente - l'avvio della compagnia richiede un clima di ''pace sociale''.

Così il governo punterà a recuperare il dissenso della Uil e delle altre sigle di piloti e assistenti di volo che lamentano tagli più consistenti al personale navigante (''via la 13/ma ma alla Camera le mensilità sono 15" twitta oggi l'Anpac). Senza un accordo complessivo martedì partiranno le convocazioni del ministro Maurizio Lupi. Lo snodo è però fissato a Mercoledì quando la Uilt incontrerà il proprio segretario generale Luigi Angeletti. La Uil sostiene che la mancata firma al nuovo contratto non inficia la possibile intesa con Etihad, ma su questo punto le diplomazie sono al lavoro. E un mediazione più che possibile appare necessaria.

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